Emmerich Roland

The Day After Tomorrow

Autore: 
Emmerich Roland

POTRESTE NON VEDERLA

Resta il dubbio che l’alba del giorno dopo sia quella destinata a non vedere chi assisterà a questo film. Siamo alle pendici più ripide dell’irta via delle produzione hollywoodiana, lo scosceso percorso che porta alla dissoluzione di ciò che rappresenta, la negazione del cinema come arte creativa.
Si potrebbe liquidare il tutto come mediocre espressione d’oneroso dilettantismo, snobbando la pellicola non degna neanche della più umile delle recensioni, ma si tratterebbe di un errore madornale, d’imperdonabile sottovalutazione di ciò che è invece, a mio parere, l’esatto contrario: collaudata ricetta, calibrata e reiterata formula cineasta, pigra ma ruffiana opera di mestieranti incalliti, di operai della pellicola, di  decennali guardiani di uno zoo ai cui animali servono un piatto unico per omologati palati anestetizzati ed ammaestrati alla bisogna.      
Ne abbiamo visti a bizzeffe, tutti uguali nella struttura ed in fondo anche negli effetti speciali. Vi risparmio la tiritera moraleggiante sul budget impiegato per questi effetti, su come questi soldi avrebbero potuto finanziare questo e quell’altro bla bla bla…

Dedichiamoci alla trama che è ingrediente fondamentale nella composizione di questo stupefacente visivo. L’onnipotenza americana necessita di eventi apocalittici, in reazione ai minimalismi stucchevoli del cinema degli “altri”, si punta al grande pubblico, e per il grande numero ci vogliono catastrofi planetarie, che sia una meteora, un mostro immane o l’ultima glaciazione, come nel caso specifico, ha poca importanza, ciò che conta è coinvolgere chiunque, arrivare dritti dritti nella vita tua, folgorato davanti a quello schermo dall’altro capo del mondo. Allora giù richiami pseudo-scientifici per dare una base verosimile al cataclisma imminente e, soprattutto, per insinuare una più facile immedesimazione: ecco il trito e ritrito conflitto individuale  farsi spazio in quello collettivo. Lo scienziato-eroe di turno, previdente veggente della catastrofe, ignorato dalle fredde autorità obnubilate dalla priorità dei bilanci di stato, si getta in un ostinato viaggio controcorrente, sconfiggendo gelo, neve, bufera, tornado e, cosa non da poco, rimettendoci anche un amico, per raggiungere il figlio rimasto bloccato in una biblioteca comunale di Manhattan

Senza la necessità di spendere più di qualche parola sull’opportunità di scegliere una biblioteca come ultimo baluardo della civiltà occidentale e passando in cavalleria l’odiosa e ruffiana retorica legata all’unico libro preservato dall’indegno falò per la sopravvivenza (la Bibbia), l’autogol di logica  è di proporzioni così clamorose da arrivare inaspettato: perché mai uno scienziato di altissimo livello (perciò presumibilmente tutt’altro che sprovveduto) dovrebbe raggiungere il figlio nel cuore della tormenta, sapendo più di chiunque altro che, nelle migliori delle ipotesi, sarebbe morto con lui? Perché dare per scontata l’equazione “miracoloso arrivo del padre nella bufera = salvezza per tutti”? Perché invece non sfruttare la già inaspettata conversazione telefonica per istruire il figlio sulle adeguate misure necessarie per intraprendere il viaggio opposto, quello cioè che lo condurrebbe in salvo dal padre? Oppure perché non dare almeno una parvenza di ragionevolezza al gesto d’infinito amore paterno, munendo ad esempio il padre di un’attrezzatura adeguata da consegnare al figlio? Posto pure che questo scienziato-Clark Kent, sia così consapevole della propria infinita forza da ritenere possibile mettersi a “cavacecio” quel cristone di Jake Gyllenhaal  e condurlo a ritroso verso il sole, come avrebbe salvato tutta la gente trovata con lui nella biblioteca? Confidava forse di caricarsene tre per arto e cinque sulla gobba?

La soluzione è più patetica del resto: una glaciazione destinata a durare secoli se non millenni si risolve miracolosamente in tre giorni, spunta un ardente sole africano a salvare capre e cavoli; resta tuttavia la domanda: Se il protagonista si e ci risparmiava quella titanica ed incredibile missione, suo figlio non si sarebbe salvato lo stesso? Una volta arrivato dal figlio, che ha risolto? Per caso, novello Apollo, si è trainato il sole appresso? 

Aldilà di queste pedanti sottigliezze da aspirante sceneggiatore, la prevedibilità del tutto è tanto palese da provocare irritazione e l’unico momento realmente spassoso della serata era il film nel film, ovvero osservare Gianfranco contorcersi insofferente sulla poltroncina del Cinema dopo essere stato condotto a forza in sala in seguito ad un’indecente congiura caldeggiata e perpetrata dai suoi ex-amici Giambo (cioè io) e Mad Bed (Marcello): il primo per mezzo di un ignobile silenzio-assenso di fronte alla proposta di terzi della vergognosa visione, il secondo inneggiando impudico: “New York sotto la neve, New York sotto la neve!” (con tanto di braccio destro stantuffante).  
Mi cospargo il capo di cenere.         

Regia: Roland Emmerich.
Soggetto e Sceneggiatura: Roland Emmerich, Jeffrey Nachmanoff.
Direttore della fotografia: Ueli Steiger.
Montaggio: David Brenner.
Interpreti principali: Dennis Quaid, Jake Gyllenhaal, Dash Mihok, Jay Sanders, Ian Holm, Emmy Rossum.
Musica originale: Harald Kloser.
Produzione: Roland Emmerich, Mark Gordon.
Origine: Usa, 2004.
Durata: 124 minuti.

 Recensioni e articoli: Repubblica / Castlerock / Dark Star / Cinematografo

 

Giovanbattista Arlechino, “Giambo”. Giugno 2004. 

ISBN/EAN: 
8010312072895

Commenti

POTRESTE NON VEDERLA.

... e con questo articolo (e relativo presagio) si conclude il recupero delle oldies di Giambo, salvo errori e omissioni.
21 pezzi, quanto basta per restare nei top writers di Lankelot.
www.lankelot.eu/index.php?staff=1

Ave, e grazie.

"Allora giù richiami pseudo-scientifici per dare una base verosimile al cataclisma imminente"
verosimile? ;)))

punti forti del film. ho riso da morire.
guarda 10'000aC. è peggio!

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