Con l’infanzia si spezza l’incanto, e si schiude la lunga pena della vita adulta. Nulla scompare, il tempo non è capace di cancellare alcunché: la maglia del destino può aprirsi, allentarsi, ma poi d’improvviso riaccostare i fili di anime tenute per anni lontane.
Nel quartiere irlandese di Boston, tre ragazzini, Dave, Sean e Jimmy si vedono strappare la giovinezza da un intervento brutale del destino. L’automobile nera porta via Dave, lo conduce in un bosco stregato di lupi mannari e vampiri. È la sua mente di adolescente che trasfigura così, per sopravvivenza, i pervertiti da cui è stato rapito e brutalizzato per quattro giorni. «Non ho idea di chi sia uscito da quel bosco, ma certo è che il vero Dave è morto lì», dirà trent’anni dopo, quando il destino avrà teso di nuovo le maglie, riportato a galla il passato e riunito i tre amici: quando sarà stata uccisa la figlia diciannovenne di Jimmy (Penn).
Sul caso indagherà Sean (Bacon), divenuto detective della Omicidi, coadiuvato dal sergente Powers (Fishburne). Le circostanze porteranno entrambi a ritenere che Dave (Robbins) ne sia l’assassino. Peraltro, fin dalla prima ora erano caduti su di lui anche i sospetti della propria compagna (Harden) ai quali, tragicamente, si andranno ad aggiungere quelli di Jimmy medesimo.
La colpa che non resta mai impunita, la vendetta ineluttabile, i debiti contratti con Dio, l’insuperabilità del dolore: “Mystic river” è un compendio dei temi cari ad Eastwood, che vi è così aduso ormai da intrecciarli in un ricamo tortuosissimo come questo, riuscendo poi a “sbobinarli” uno ad uno con presa comunque salda e senza fatica per gli spettatori. Il vecchio Clint è infatti autore di pazienza e compostezza classiche, che dosa gli snodi cruciali del racconto senza la mediocre precipitazione di tanti altri nomi belli di Hollywood: e meritatamente, appunto, alla sua classe di cineasta oggi in genere non si obbietta più. Va detto che la consistenza corposa del soggetto, per di più, oltre che dall’intensa fotografia di Stern qui è supportata anche da tre magnifiche prove di recitazione: Penn è consumatissimo, Robbins spezza il cuore e Bacon è una grande personalità finalmente tornata ai livelli degli anni Novanta. Tutto perfetto, dunque? Purtroppo un esile sentimento di insoddisfazione alla fine emerge, e fa rispondere: quasi.
L’impressione è che allo sceneggiatore Helgeland sia sfuggita di mano la storia-bomba del romanzo di Dennis Lehane; che siano stati troppi gli aspetti e gli episodi da incasellare e che l’opera di compressione su schermo abbia danneggiato l’idea di base. Sarebbe stato meglio, nell’economia del racconto, accentuare un pelino di più la significanza del fiume del titolo, per esempio; tratteggiare più accuratamente alcune figure secondarie ma dopotutto determinanti; in generale avere più cura della simmetria narrativa, messa in crisi da una salvezza finale che tocca uno solo e non si capisce perché. Peccato.
Un cammèo di Eli Wallach è disseminato da qualche parte nel film: chi lo trova è bravo. Il povero Fishburne, anche senza impermeabile di pelle, non può più staccarsi di dosso il grugno del Morpheus matrixiano. Non è la prima volta che Eastwood si prende il vezzo di giochicchiare con le tastiere alla colonna sonora.
Regia: Clint Eastwood.
Tratto da un romanzo di: Dennis Lehane.
Sceneggiatura: Brian Helgeland.
Direttore della fotografia: Tom Stern.
Montaggio: Joel Cox.
Interpreti principali: Sean Penn, Kevin Bacon, Tim Robbins, Laurence Fishburne, Marcia Gay Harden, Laura Linney, Kevin Chapman.
Musica originale: Clint Eastwood.
Produzione: Malpaso Productions, NPV Entertainment, Village Roadshow Productions.
Origine: Usa, 2003.
Durata: 137 minuti.
Pk con Daniela Corazza, novembre 2003
Commenti
"La colpa che non resta mai impunita, la vendetta ineluttabile, i debiti contratti con Dio, l?insuperabilità del dolore: ?Mystic river? è un compendio dei temi cari ad Eastwood, che vi è così aduso ormai da intrecciarli in un ricamo tortuosissimo come questo, riuscendo poi a ?sbobinarli? uno ad uno con presa comunque salda e senza fatica per gli spettatori."
> Adesso posso cominciare a capire...
(ocio che non ha caricato la locandina)
"Sarebbe stato meglio, nell?economia del racconto, accentuare un pelino di più la significanza del fiume del titolo, per esempio; tratteggiare più accuratamente alcune figure secondarie ma dopotutto determinanti; in generale avere più cura della simmetria narrativa, messa in crisi da una salvezza finale che tocca uno solo e non si capisce perché. Peccato".
> Questo rilievo è eccellente. Approvo.
Morpheus a parte, posso dirti che sono rimasto progressivamente incollato alla trama; che ho intuito un'innocenza e del tutto sbagliato la colpevolezza; che nel complesso ho molto apprezzato questo divertissement noir, convinto subito dopo la fine che una seconda visione sarebbe stata dannosa:).
E così rimarrà film da una sola visione, così fertile di idee suggestioni intuizioni fraintendimenti da non poter essere ripetuta.
Vedi, tre anni e due mesi non passano invano! (pensa da quanto era arretrato:) ).
Ah, notula sulla colonna sonora: del tutto rimossa:).
"Va detto che la consistenza corposa del soggetto, per di più, oltre che dall?intensa fotografia di Stern qui è supportata anche da tre magnifiche prove di recitazione: Penn è consumatissimo, Robbins spezza il cuore e Bacon è una grande personalità..."
E' vero, Patrick, soprattutto Robbins che spezza il cuore...
Avevo già letto la tua rec sul vecio Lanke, e avevo capito che era un'opera corale, con l'agilità narrativa e la potenza drammatica di una vera tragedia. Sono corsa a vedere il film: un poliziesco con l?anima, tutt?altro che politicamente corretto e per ciò tanto più vero ed efficace
Bellissima pagina.
Raffaella
"Con l?infanzia si spezza l?incanto, e si schiude la lunga pena della vita adulta. Nulla scompare, il tempo non è capace di cancellare alcunché: la maglia del destino può aprirsi, allentarsi, ma poi d?improvviso riaccostare i fili di anime tenute per anni lontane".
A me è piaciuto molto, la trama mi ha preso e ho trovato ottimi gli attori. Il sodalizio dei ragazzini spezzato dalla violenza e poi l'intrecciarsi contraddittorio del rapporto tra loro una volta adulti sono ben studiati. Insomma non è un semplice poliziesco, vi sono tutti quei temi di cui parli tu "Il vecchio Clint è infatti autore di pazienza e compostezza classiche, che dosa gli snodi cruciali del racconto senza la mediocre precipitazione di tanti altri nomi belli di Hollywood".
"Sarebbe stato meglio, nell?economia del racconto, accentuare un pelino di più la significanza del fiume del titolo, per esempio; tratteggiare più accuratamente alcune figure secondarie ma dopotutto determinanti; in generale avere più cura della simmetria narrativa, messa in crisi da una salvezza finale che tocca uno solo e non si capisce perché. Peccato".
Concordo Patrick, ma nonostante ciò è davvero un film che ti prende. Grandi interpretazioni, come giustamente noti, e solita regia essenziale e malinconica di Eastwood.
Buck, sai che rileggendo tutto, pure rapidamente, m'accorgo che questo film lo hai nominato davvero spesso? A distanza di anni ti è rimasto così impresso?