Romantico ritorno ad un medioevo letterario e caotico, “Ladyhawke” è una fascinosa favola gotica martirizzata da una colonna sonora squalificante, composta da Andrew Powell e prodotta da Alan Parsons. È un peccato, perché a distanza di venti anni il film non ha perduto freschezza e ha mantenuto intatta la magica atmosfera originale, senza intaccare il respiro di un estremo e disperato amore e di un inquietante e lacerante incubo: mentre ascoltare l’aberrante sound barocch-ottant-eggiante, già sgraziato al tempo, risulta oggi un’irripetibile esperienza estetica kitsch.
“Ladyhawke” è la storia della maledizione patita dal cavalier Navarre (Rutger Hauer) e da Isabeau (Michelle Pfeiffer, in quella che è, probabilmente, la miglior interpretazione della sua vita): lui, capitano delle guardie, lei, splendida dama idolatrata a corte, si sono innamorati, attirandosi invide e gelosie.
Primo nemico della nascita della loro unione, un porporato (John Wood): terribilmente invaghito di Isabeau, pur di non rinunciare a lei è sceso a patti col demonio e ha ordinato che i promessi sposi fossero sempre insieme, ma eternamente divisi: di giorno, lei si sarebbe tramutata in falco; di notte, lui sarebbe divenuto un lupo dal nero mantello. Soltanto per un breve istante, al crepuscolo, avrebbero potuto guardarsi negli occhi: dannati alla solitudine.
Incontriamo Etienne Navarre e la dolce Isabeau a quasi due anni di distanza dalla “maledizione metamorfica”: tramite dello spettatore è infatti il testimone del romantico epilogo della loro vicenda, Phillippe Gaston, detto il Topo (Matthew Broderick), ladruncolo famoso per essere evaso da carceri di massima sicurezza, sgusciando via con impressionante agilità.
Phillippe verrà salvato da un tentativo di cattura delle guardie dal ramingo Etienne, che si trova sulla via del ritorno ad Avignone, per massacrare il cardinale: una volta venuto a conoscenza dei talenti del “Topo”, nel corso del film, capirà che il suo sostegno è fondamentale per poter espugnare il castello.
Frattanto Phillippe si troverà, suo malgrado, ad assistere alle inquietanti apparizioni d’un lupo, di notte, e d’una donna d’una bellezza incredibile: convinto che si tratti d’opera del demonio (e in fondo, ammettiamolo, non ha torto), o d’un sogno particolarmente vivido, cercherà in diverse circostanze di tagliare la corda per tornare alle sue occupazioni e alla “realtà”. Ovviamente, invano: perché se dapprima sarà il capitano Navarre a ostacolare o annullare i suoi tentativi di fuga, in seguito, una volta intesa la triste e meravigliosa storia del falco e del lupo, sarà lui stesso a voler restare fedele alla coppia maledetta e a volerla accompagnare fino ad Avignone.
Poco a poco, sarà messaggero dei pensieri e dei sentimenti dell’uno e dell’altra: alterando e manipolando il contenuto e la forma delle loro frasi con una spontaneità difficile da non apprezzare, perché volta a vincere la sconsolata amarezza che affligge i due infelici amanti.
Nei tempi morti, Phillippe parla con Dio: un Dio ovviamente muto e paziente, pronto a chiudere un occhio sui giuramenti abiurati e sui furtarelli quotidiani, determinato – questo lascia intendere il film – a correggere le sorti dei due innamorati tramite l’aiuto dello stravagante “Topo”.
L’esito della storia è quello che si può prevedere: così, tra combattimenti, tragici ferimenti del falco, favolose guarigioni di preti spretati, rivelazioni a proposito della segreta clausola per dissolvere la maledizione (il Diavolo non fa i coperchi, neppure nel medioevo letterario), romanticherie e apprezzabili evoluzioni personali (il povero diavolo Phillippe si guadagnerà un posto tra gli angeli), accompagneremo Lady Falco e il suo cavaliere fino alla liberazione.
È puro “fantastico”: un film in cui le divinità sembrano voler parteggiare per i protagonisti, come nell’epica classica; in cui un grande amore è ferito dal grande amore d’un altro uomo, che rinuncia alla sua anima perché in fondo non ne ha più bisogno, perché la donna cui ha sentito e deciso appartenesse l’ha rifiutata; in cui due innamorati si trovano a lottare contro il demonio, gli uomini e la loro stessa “neo-natura”, fino a dimostrare che il loro sentimento può vincere ogni cosa e dominare il tempo.
La fotografia di Storaro e le efficaci ed empatiche interpretazioni di Broderick, Hauer e Pfeiffer suggellano la buona qualità d’un film di genere che non dovrebbe essere dimenticato.
Lankelot, G.Franchi, aprile del 2004. Prima pubb: Lankelot.com
Regia: Richard Donner.
Soggetto: Edward Khmara.
Sceneggiatura: Edward Khmara, Michael Thomas, Tom Mankiewicz.
Direttore della fotografia: Vittorio Storaro.
Montaggio: Stuart Baird.
Interpreti principali: Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer, Matthew Broderick, Leo McKern, John Wood, Alfred Molina.
Musica originale: Andrew Powell.
Produzione: Lauren Shuler, Richard Donner.
Origine: Usa, 1985.
Durata: 121 minuti.
Info Internet: Fable.com / From Dusk Til Dawn.
Recensioni e Schede: Off Screen / Cinematografo. it
Commenti
Amo davvero molto questo film, evoca bellissimi ricordi. Da far vedere ai ragazzi. Trascuro la colonna sonora, effettivamente non la ricordo. Ma se dici che è squalificante, visto il tuo gusto estetico e musicale, non ho elementi per dubitarne.
:) - ti assicuro che rende grottesche certe sequenze che grottesche non erano affatto. Semplicemente dovrebbero sostituirla e tornare a far circolare il film con nuova colonna sonora. Avrebbe tutto un altro impatto.
Eh si, tanto che oggi con la tecnica a disposizione si potrebbe anche fare. Purtroppo, invece, alle volte cambiano cose ottime degli originali: hai presente il doppiaggio di "Cuore Selvaggio" di Lynch? Quello originale (parlo della voce di Cage, il protagonista) è assai credibile. Quello rifatto da poco è davvero straniante e la pellicola ci perde parecchio.
L'avevo visto da bambino e me ne ero innamorato, l'ho rivisto recentemente e mi è apparso piuttosto datato: soprattutto nei dialoghi e, concordo con te frater, nella colonna sonora, kitsch e fuori luogo. Alcune belle scene, in effetti, sono proprio rovinate dalla musica. Anche Storaro è piuttosto sbiadito e la scenografia del film, credo quasi interamente girato nei parchi abruzzesi, non fornisce il giusto supporto ad una storia che per poesia e metafora, ha ancora oggi ragione di essere...
Da piccolo era un film super-cult, spesso un classico del palinsesto natalizio. La colonna sonora ricorda quella di certi film storico-mitologico di serie C!!!
alcune scene (esterni col castello) sono state girate a Rocca Calascio in Abruzzo, un posto bellissimo,in montagna (1200 m d'altezza). Adesso l'hanno restaurato, c'é pure un rifugio, ma è sempre un luogo di alta suggestione, vi si respira il medioevo. Quanto al film, anni fa mi era piaciuto, insomma la trama è proprio carina.
il miglior film del regista (ricollegandomi al discorso intrapreso su Distretto 13 di carpenter) rimane I goonies.
che tra l'altro è uno dei miei film preferiti.
7 - Concordo, i Goonies è uno dei migliori film sull'adolescenza, tra i migliori prodotti d'intrattenimento avventuroso-fiabesco degli Ottanta.
8 - E ci aggiungerei anche Stand by me, ricordo di un'estate, tratto da una novella di King e diretto da Rob Reiner. Con i Goonies c'è molta vicinanza, ancorché Stand by me sia più adulto e profondo.
sì, un altro bel film sull'adolescenza. se ne fanno ancora ma non così. e anche perchè non sono più adolescente. qualcuno mi ha detto che chuck ha una certa somiglianza con gianfranco