Per lo scettico cinematografico medio, cioè non ancora giunto ai dolci ma scomodi lidi dello snobismo incondizionato, questo film aveva tutte le carte in regola per essere una boiata pazzesca. Per cominciare, L'Assassinio di Jesse James esce a distanza ravvicinata - forse troppo - dal deludente Quel treno per Yuma, anonimo remake western che non riusciva a brillare neanche grazie alla presenza di star hollywoodiane Christian Bale e Russell Crowe. La lista dei produttori, inoltre, lasciava perplessi: un Tony Scott che ultimamente non ne imbrocca una, e un Brad Pitt, anche protagonista del film, che una su due non entra nella parte. Che dire poi del neozelandese Andrew Dominik, misconosciuto ai più (a parte il successo di Chopper in madrepatria) e qui sotto pressione con un prodotto tanto ambizioso.
Viste le premesse, quindi, il film poteva risultare proprio questo: un subprodotto dello star system chiuso in sè stesso e anzi, di più, un' ennesima rivisitazione dell'epica americana ottocentesca.
Enorme - e piacevole! - la sorpresa, invece, di fronte ad una storia amara e malinconica, un racconto teso sulle sfumature del bianco e del grigio, una sinfonia invernale sul tradimento. Cronaca di una morte annunciata: metà del diciannovesimo secolo, la banda dei fratelli James, Frank e Jesse, terrorizza il west mettendo a segno le più grandi rapine del secolo. In realtà si tratta di una one man band: ritiratosi a vita più tranquilla il fratello maggiore, Jesse diventa la mente della banda, un demone solitario che in seguito sarebbe entrato nella leggenda. E qui si fermano i libri di storia.
Dominik si mostra più interessato a cogliere le ombre infernali che tormentano il tenebroso Jesse: un'analisi psicologica che dipinge un personaggio straordinario che ha il volto di un Brad Pitt dal talento fuori dal comune, sicuramente nella sua interpretazione migliore. Jesse è spietato, lunatico, irascibile e senza scrupoli; ma è anche amabile, intelligente, un padre premuroso ed affettuoso, nonché un buon amico. Jesse verrà tradito, ucciso alle spalle a soli trentacinque anni, in casa sua, davanti a sua moglie e ai suoi bambini.
Jesse James chiede a Robert Ford: "Tu vuoi essere come me oppure vuoi essere me? ". Ovviamente la risposta è data più avanti nella storia, ancor prima che Robert si provi di nascosto il cappello di jesse, giaccia nel suo letto matrimoniale annusando il suo cuscino. Ma la componente omosessuale, seppur molto significativa, non basta a spiegare il complesso rapporto tra i due, tra il mito e l'uomo comune. E cosa vuole l'uomo comune, cosa pretende l'uomo comune da ogni mito? Che il mito sia pronto a morire per l'uomo comune e non, paradossalmente, viceversa: perchè i miti devono essere sacrificati per essere "superati", una sublimazione indispensabile alla formazione e alla crescita individuali. E' l'affermazione del sé. Robert Ford sacrifica un amico, un mentore, una figura paterna, un mito. Lo fa perché crede così di diventare un uomo, o addirittura un eroe; lo fa perché ha paura che Jesse lo uccida come il traditore qualunque che é; lo uccide perché il suo eroe lo umilia quotidianamente e perchè lui gli sarà sempre inferiore e sottomesso.
Nella scena che ogni spettatore crede sia la scena finale, Jesse capisce il tradimento e volta di proposito le spalle a Ford. "C'é troppa polvere su questo quadro", dice Jesse mentre si gira verso la parete. Queste le sue ultime parole: naturalmente non parla solo del dipinto appeso al muro. Robert gli spara alla nuca. A questo punto il film potrebbe tranquillamente finire e sarebbe una scelta azzeccata. Dominik invece prosegue per altri venti minuti e racconta ul'altra morte annunciata.
Per un breve periodo Ford e il fratello mettono in scena lo spettacolo della morte di Jesse James.Ogni sera in teatro, Robert uccide Jesse e lui stesso muore lentamente, corroso dal rimorso e dall'incomprensione del pubblico. Inizia a ricevere lettere minatorie da sconosciuti che lo chiamano traditore e codardo. E' il sogno americano che va in frantumi: uccidi il bandito e diventerai un eroe. Comico che se ne sia accorto un neozelandese ad Hollywood.
Odiato dalla gente, caduto nell'indifferenza dei media, Ford tuttavia riesce a superare il suo idolo: quando uno sconosciuto megalomane gli punta contro il fucile, Robert Ford si volta a guardarlo negli occhi, cosciente che sta per morire, per affrontare il suo assassino e la sua dipartita con dignità e coraggio. Ford si volta e rivede se stesso come Jesse rivide se stesso vedendo Robert. Adesso, solo adesso, Ford è davvero diventato uomo.
Regia: Andrew Dominik
Soggetto: Ron Hansen
Sceneggiatura: Andrew Dominik
Tratto da un romanzo di: Ron Hansen
Direttore della fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Curtis Clayton, Dylan Tichenor
Interpreti principali: Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Rockwell, Mary-louise Parker, Sam Shepard, Paul Schneider
Musica originale: Nick Cave & Warren Ellis
Scenografia: Troy Sizemore
Costumi: Patricia Norris
Produzione: Liza Ellzey, Brad Pitt, Tony Scott
Origine: Usa
Durata: 160 min.
Paolo Castronovo, Maggio 2008.
Commenti
Avventori!
Paolo Castronovo su "L'assassinio di Jesse James"
"Che dire poi del neozelandese Andrew Dominik, misconosciuto ai più (a parte il successo di Chopper in madrepatria) e qui sotto pressione con un prodotto tanto ambizioso."
> in effetti non l'avevo mai sentito nominare, e ti ringrazio anzi per avermi chiarito almeno un paio di dettagli in proposito:). Ho comprato il dvd in edicola con Ciak qualche settimana fa, le impressioni sono state molto buone. Continuo a leggerti...
"Dominik si mostra più interessato a cogliere le ombre infernali che tormentano il tenebroso Jesse: un?analisi psicologica che dipinge un personaggio straordinario che ha il volto di un Brad Pitt dal talento fuori dal comune, sicuramente nella sua interpretazione migliore. Jesse è spietato, lunatico, irascibile e senza scrupoli; ma è anche amabile, intelligente, un padre premuroso ed affettuoso, nonché un buon amico."
> Accordo pieno. Bella analisi, Paolo.
Sono riuscito a vederlo integralmente al quarto-quinto tentativo (purtroppo cominciavo sempre a tarda sera...) ma credo che tornerò a guardarlo a breve. C'è qualcosa, tu evidenzi l'allegoria della fine del sogno americano, il riscatto dell'omicida codardo, l'ultima battuta di Jesse James di fronte al quadro... questo film sembra un'allucinazione lineare.
Ottima recensione, condivido in pieno anche io l'analisi.
Un film che per la cifra autoriale ha sorpreso non pochi. Come dici bene il clima da resa dei conti diventa un inferno di distruzione e allucinazione. Come se fin dall'inizio James avesse scelto il suo angelo della morte. La sequenza dell'assassinio di James secondo me è notevole. Ottima interpretazione anche quella di Casey Affleck.
"Per lo scettico cinematografico medio, cioè non ancora giunto ai dolci ma scomodi lidi dello snobismo incondizionato, questo film aveva tutte le carte in regola per essere una boiata pazzesca".
Io non ero scettico, anzi. Però l'ho trovato una mezza boiata. Lento, troppo lento e inconcludente. Lungo, prolisso e immotivatamente visionario in alcuni momenti. Una vera delusione. Dopo anni mi sono quasi addormentato in sala. Pitt non era in parte e troppo piacione, giusto Affleck si salvava. Ho preferito il remake del treno per Yuma, a dire il vero. Certamente più epico, nonostante il pessimo Crowe.
Stavolta non concordiamo, Paolo. Capita;)
1. Sempre solerte, buonissimo mago!
4. Davvero. L'ho visto come viaggio onirico nella sua sfocatezza limpida. Il suo incedere lento, un po' ubriaco ma nitido mi hanno affascinato parecchio.
5. Esatto :)
6. Addormentato in sala? Sul serio? Beh lo sai, vado matto per la fotografia e questo film è fotografato da dio. Per essere lento è lento, ma nel senso che procede come una marcia funebre molto discreta.
Grazie della lettura ;)