L’Europa unita era il sogno di Christian Diestl (Brando). Il Nazionalsocialismo sarebbe stato il propulsore di questo grande processo unificatore che avrebbe posto fine ai conflitti europei: millenari e fratricidi. Christian aveva preso parte alla Seconda guerra mondiale con entusiasmo, deciso a offrire al progetto hitleriano il tributo più alto: la vita di un altro essere umano, uccidendo; oppure la sua, facendosi uccidere. L’esatto opposto di Michael Whiteacre (Martin), cantante a Broadway, trascinato a forza in un evento a lui del tutto estraneo per moventi e finalità; e di Noah Ackermann (Clift), l’ebreo americano che aveva appena imparato a sciogliere le sue timidezze con l’aiuto della dolce Hope. Christian sarà spedito in Nord Africa, riceverà lezioni di superficialità dal fatuo capitano Hardenberg (Schell), poi peregrinerà senza più comando in una Germania in disfacimento e vedrà con i suoi occhi l’abominio dei campi di sterminio. Michael preferirà a lungo la compagnia della bottiglia e del suo scetticismo rinunciatario, prima di conoscere un sussulto di orgoglio che lo farà andare volontario in Normandia. Mentre Noah dovrà combattere su due fronti, andandosi ad aggiungere all’antisemitismo dei tedeschi quello ugualmente vigliacco dei suoi commilitoni americani. Per ciascuno di loro, la guerra segna l’avvio di una trasformazione profonda quanto sofferta. Michael e Noah l’hanno vissuta come un rito di passaggio a una fase più matura delle loro esistenze e in modi diversi ne escono migliorati. Inoltre non avevano grandi ideali; e alla fine li guadagnano. Chi ne aveva tanti, Christian, viceversa li perde tutti; e al loro crollo non potrà salvarsi.
All’epoca fu salutato dal pubblico e dalla critica come un nuovo “Guerra e pace”. E in effetti, “The young lions” fu uno di quei titoli – come “Orizzonti di gloria” di un anno precedente – che dimostrarono possibile un certo approccio critico alla guerra. Oggi il film di
Dmytryk colpisce ancora per il suo coraggioso antimilitarismo e per la sincerità spesso audace della sceneggiatura di Edward Anhalt: concedere a un nazista l’attenuante dell’idealismo e, soprattutto, ritrarre l’esercito americano come non indenne a infiltrazioni antisemite, nel 1958 non era cosa da poco. E pensare che vi erano compresi altri spunti ben più fastidiosi – direttamente mutuati dal romanzo di
Irwin Shaw, ma non sopravvissuti alla censura. Tanto che il finale originale si presentava ribaltato completamente, per dinamica e morale narrative, rispetto a ciò che appare ora: un Christian non poi così disilluso sparava ai due americani al grido di “Welcome to Germany!”, in uno scatto estremo di patriottismo. Le caustiche incursioni nella realtà cruda dei fatti, insomma, che tanto piacevano al miglior Dmytryk.
Ottime tutte le interpretazioni, da Schell e Plowman in su: eccezion fatta, a voler essere pignoli, per qualche sospiro di maniera di un Clift tremebondo talora a dismisura. Brando sfodera un irresistibile accento tedesco (cassato dal doppiaggio italiota); spesso si accende in improvvisazioni ispiratissime (fa una palla di neve e la sgranocchia come una mela) ed è capace di esercitare un vigile freno drammatico, da solo, ogni volta che il racconto sterza in direzioni melò altrimenti molto rischiose. Forse solo Nicole Kidman, oggi, può altrettanto. Contribuì allo spiazzamento del pubblico Dean Martin, il duro fascinoso e indolente, al suo primo ruolo lontano dal registro della commedia. Bellissime le fotografie di Joe MacDonald in un glorioso Cinemascope. Nelle scene di battaglia, la presa talentuosa ed energica di Dmytryk provoca più di un sobbalzo perfino in chi è già assuefatto agli attuali sbarchi spielberghiani.
PK.
Regia: Edward Dmytryk.
Titolo originale: The young lions.
Tratto da un romanzo di: Irwin Shaw.
Sceneggiatura: Edward Anhalt.
Direttore della fotografia: Joe MacDonald.
Montaggio: Dorothy Spencer.
Interpreti principali: Marlon Brando, Montgomery Clift, Dean Martin, Hope Plowman, Maximilian Schell, Barbara Rush, May Britt, Lee Van Cleef.
Musica originale: Hugo W. Friedhofer.
Produzione: 20th Century Fox.
Origine: Usa, 1958.
Durata: 167 minuti.
Commenti
Per proseguire con il Brando Tribute.
Mi manca, provvederò a colmare questa lacuna. Di Brando ce ne è uno solo.
E "Fronte del porto" ? C'è l'hai in serbo, si? Quello è il più bello.
Quella ce l'ho io, ma la pubblico domani...
Ok, l'aspetto:)
"Nelle scene di battaglia, la presa talentuosa ed energica di Dmytryk provoca più di un sobbalzo perfino in chi è già assuefatto agli attuali sbarchi spielberghiani". > davvero? Ecco qualcosa che devo recuperare. Annota.