Di Gregorio Gianni

Il pranzo di ferragosto

Autore: 
Di Gregorio Gianni

Senza mezzi termini: io voglio bene a mia nonna. Non lo dico con leggerezza, né tento di spiazzare il lettore con una confessione personale e, direi, intima; né tantomeno cerco di farmi strada verso la sua attenzione - quella del lettore - con un cappello apripista. In breve: io voglio davvero bene a mia nonna. Questa considerazione apparentemente leggera e spensierata, è in realtà grave e non priva di conseguenze. La prima è che, dopo una prima deliziosa visione de Il pranzo di ferragosto, ho deciso di portare anche lei a godersi l'esordio di Gianni Di Gregorio. Voi non conoscete mia nonna: come critico cinematografico indipendente è peggio di un qualsiasi Gianni Canova incazzato e con la prostata gonfia. Avete presente il Morandini? Ecco, mia nonna ce l'ha tatuato tra le rughe. Va a vedere The Millionaire e lo stronca come noccioline. Poi va a casa e guarda la nuova Ruota della Fortuna e mi esaspera perchè "ormai funziona tutto al contrario: la consonante che si chiama è ormai diventata chiarificatrice, determinante della parola idiota che i concorrenti enunciano subito dopo... Ma dov'è finita la R di Roma, la P di Palermo e tutte le altre", mi chiede con fare reazionario. Mia nonna è una forza...

La seconda conseguenza del fatto che voglio bene a mia nonna è una tacita benedizione, un consenso sussurrato tra le file del cinema semivuoto: nonna, gli faccio, se mai volessi riaccasarti, un pensierino su Gianni, bé, fallo pure! Ma mia nonna non fa una piega, continua a guardare il film. Peccato, perché Gianni, il protagonista del film, è fantastico: romano sulla sessantina che, stoico, rimane nella capitale anche a ferragosto - saranno una ventina tuttalpiù - e scapolo senza essere vitellone; discreto conoscitore di vini e bevitore ancora migliore, è una specie di Drugo Lebowski che, invece del Vietnam, s'è vissuto la Guerra fredda e il '77 e se n'è dimenticato (a mia nonna piacerebbe).

Di Gianni (lo stesso Di Gregorio) non si sa niente: non lavora, non ha una donna - ma "ha avuto le sue storie", racconta sua madre - e apparentemente campa di bicchieri di bianchetto e della compagnia della mamma, con la quale vive ancora e pure bene.  Da bravo italiano medio e quindi mammone mi piace pensare che Gianni, in una utopistica meritocrazia, sarebbe eletto presidente onorario. Gianni è un tesoro, non fa mancare nulla alla mammina (Valeria De Franciscis Bendoni) e per coprire i debiti condominiali, ormai ingenti, accetta la proposta dell'amministratore Luigi ( l'impagabile Alfonso Santagata): gli terrà la madre (Marina Cacciotti), un'ottantenne scassapalle che ha ancora fuoco che gli scorre nelle vene. Un vero peperino, insomma. Insieme a lei rimarrà anche Zia Maria (Maria Cali), sicula d'origine e cuoca provetta. Luigi gli lascia un paio di cinquanta euro, cancella il debito - a dimostrazione che sì, il debito si può cancellare anche senza gli U2 - e parte con l'amante. Giusto il tempo di far conoscere Marina e Maria a mamma Valeria e Gianni si ritrova in casa un'altra ospite speciale: Grazia (Grazia Cesarini Sforza), ovvero la madre del suo medico curante, anche lui alle strette per le ferie. Il quartetto è completo. Mia nonna è estasiata: non ne poteva più di sentire al telegiornale di vecchi suoi coetanei che, abbandonati a casa per le vacanze da figli ingrati, tiravano le cuoia. Io sorrido e mi beo per la seconda volta del fatto che in Italia, a cercare bene e pazientemente, c'è chi sa scrivere davvero una sceneggiatura brillante.

Da qui in poi c'è poco da raccontare: Gianni va a comprare il vino e si fa un bicchiere di Ribolla gialla; si accende una sigaretta; cucina per le quattro commensali; tenta di non far fare i capricci a Marina; trasporta il televisore da una stanza all'altra... Il tutto con una delicatezza che ricorda certi protagonisti del cinema di Marco Ferreri (La grande abbuffata, Dillinger è morto) ma con una verve malinconica che in Ferreri si traduceva in una disperazione senza scampo. Ma il film non grava tutto su Gianni: le quattro vecchiette (mia nonna mi avverte: queste sono vecchiette, sono simpatiche, non sono anziane) sono scatenate, eleganti come la Dietrich, la Garbo, la Monroe e Dunaway che giocano a carte. Giocate voi a capire chi è chi. Quattro non-professioniste che risultano irresistibili e magnetiche non meno delle suddette dive, con uno charme naif che si sposa perfettamente con la splendida sceneggiatura e i dialoghi improvvisati. Alla Cassavetes, se volete.

            

Il film è una sorprendente sinfonia per orchestra da camera, una perla che brilla proprio del suo non essere un diamante. La macchina da presa per una volta segue il protagonista senza asfissiarlo, partecipando al suo viavai lungo ventiquattro ore senza rubargli il tempo o allungando le distanze per masturbazioni estetiche. Giustificatissimo quindi l'uso della steady-cam a passo claudicante (l'ha detto anche mia nonna!), che spesso indugia con grazia sui particolari doni della vecchiaia: le occhiaie perenni di Gianni, le splendide mani di mamma Valeria, la sapienza di Maria nell'usare il mestolo.

Da vedere, rivedere e poi rivedere di nuovo: scoprirete un film molto poco italiano nella struttura - un plauso al Di Gregorio sceneggiatore - e italianissimo nel soggetto; una Roma ferragostina che nella sua desolazione sembra sospesa in una bolla di sapone come un orologio rotto; settanta minuti e spiccioli di cinema che chiedono soltanto complicità e dedizione allo schermo. Parola di mia nonna!

Ps. : il film si è avvalso incredibilmente di sovvenzionamenti pubblici. Strano, visto che l'ultimo film che ricordo abbia goduto di tali contributi è stato 3msc - Tre metri sopra il cielo. A mia nonna non piacerà...

Regia: Gianni Di Gregorio
Soggetto: Gianni Di Gegorio, Simone Riccardini
Sceneggiatura: Gianni Di Gregorio
Direttore della fotografia: Gian Enrico Bianchi
Montaggio: Marco Spoletini
Interpreti principali: Gianni (Gianni Di Gregorio), Valeria (Valeria De Franiscis), Luigi (Alfonso Santagata), Maria (Maria Cali), Grazia (Grazia Cesarini Sforza), Marina (Marina Cacciotti)
Musica originale: Ratchev & Carratello
Scenografia: Daniela Casciella
Costumi: Silvia Polidori
Produzione: Matteo Garrone, Archimede Productions
Origine: Ita

Durata: 74 min.

Anno: 2008

Info: www.ilpranzodiferragosto.it

Paolo Castronovo, Maggio 2009.

ISBN/EAN: 
8017229496066

Commenti

è piaciuto a mia nonna... ;)

"Ps. : il film si è avvalso incredibilmente di sovvenzionamenti pubblici. Strano, visto che l?ultimo film che ricordo abbia goduto di tali contributi è stato 3msc - Tre metri sopra il cielo. A mia nonna non piacerà?"

> Il post scriptum merita forte:)

"Gianni, il protagonista del film, è fantastico: romano sulla sessantina che, stoico, rimane nella capitale anche a ferragosto - saranno una ventina tuttalpiù - e scapolo senza essere vitellone; discreto conoscitore di vini e bevitore ancora migliore, è una specie di Drugo Lebowski che, invece del Vietnam, s?è vissuto la Guerra fredda e il ?77 e se n?è dimenticato (a mia nonna piacerebbe)."

> Presentato così ha il suo fascino, ti dico.

E' piaciuto parecchio anche a me. In particolare, trovo strepitosa la madre di Gianni con le sue irrinunciabili abitudini di signora altolocata.

"Il film è una sorprendente sinfonia per orchestra da camera, una perla che brilla proprio del suo non essere un diamante. La macchina da presa per una volta segue il protagonista senza asfissiarlo, partecipando al suo viavai lungo ventiquattro ore senza rubargli il tempo o allungando le distanze per masturbazioni estetiche. Giustificatissimo quindi l?uso della steady-cam a passo claudicante (l?ha detto anche mia nonna!), che spesso indugia con grazia sui particolari doni della vecchiaia: le occhiaie perenni di Gianni, le splendide mani di mamma Valeria, la sapienza di Maria nell?usare il mestolo."

> Ma dai? Ma è in sala adesso? 2009? E come sta andando a livello di critica e di pubblico? Che bella notizia...

5. Ops. Ho inserito l'anno: è uscito nel 2008! A Venezia era in concorso nella sezione Orizzonti e pare sia andato molto bene. Gli altri italiani erano Corsicato e Ozpetek,rispettivamente con "Il seme della discordia" e "Un giorno perfetto". Li ha stracciati.

2. Un giorno mi piacerebbe capire i criteri di scelta dei film finanziati... Credo che un degli ultimi sia stato anche "Parlami d'amore" di Silvio Muccino...

7,2. ahah. eh.

7. non so come funziona per il cinema, ma ti estraggo questo pezzo da un articolo (per quanto riguarda il teatro): "Economicamente è un disastro, perché le compagnie (parlo di quelle senza grandi nomi) faticano a trovare le piazze, e dunque a mettere insieme il numero di repliche richieste dal ministero per erogare i finanziamenti. Perché il criterio del ministero è solo numerico, non qualitativo. Tu puoi anche fare uno spettacolo orrendo, ma se fai un certo numero di repliche, i finanziamenti te li danno comunque."

L'articolo per intero è qui: http://www.ilmaleppeggio.it/05_07/articolo03.php

Molto interessante per capire il lavoro degli attori, attori di teatro. Sembra la fiera dell'assurdo.

Per quanto riguarda i finanziamenti, dunque, se funziona come a teatro, devi poter assicurare un certo numero di copie nelle sale, quindi è chiaro che può avere il finanziamento chi ha un grosso distributore. Ma non so se è così, ho solo fatto una deduzione.
ciao.

6 - Corsicato e Ozpetek erano nella selezione ufficiale: due brutti film, ma proprio brutti. Il pranzo di ferragosto è uscito nelle sale a settembre, e credo che ancora venga proiettato in una sala romana minore. Ha avuto un buon successo, considerando la fortuna che ottengono film italiani del genere nel Belpaese. Un successo dovuto al passaparola. Purtroppo - me colpevole! - non l'ho ancora visto.

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