MORTE A PAGAMENTO.
Johnny Depp è uno dei migliori attori degli ultimi quindici anni. Su questo, credo, non ci siano dubbi. Affascinante, eclettico, originale, in grado di ricoprire i ruoli più svariati, l’attore nato a Owensboro, nel Kentucky, si è sempre segnalato per le sue interpretazioni particolari e caratteristiche: lo ricordiamo, agli esordi, interpretare il timido Edward dalle mani di forbice – nel film di Tim Burton, del 1990 – o nei panni dello stralunato e anticonformista regista Ed Wood, autore di pellicole assurde e sconclusionate, o ancora lo immaginiamo come Donnie Brasco, o ispettore ai tempi di Jack lo Squartatore, o ancora fascinoso pirata in "La maledizione della prima luna".
Ma Johnny Depp è anche un regista. Forse in pochi sapranno di questa sua passione, ma anche lui, una volta, ha provato cosa vuol dire trovarsi dall’altra parte della macchina da presa, a dirigere e coordinare le riprese per la realizzazione di un film. Poco importa, alla fine, se il protagonista della pellicola sia stato lui stesso. Infatti, "Il coraggioso" (in lingua originale "The Brave") è una creatura interamente sua, da lui diretta e interpretata, anche se adattata da un romanzo di Gregory McDonald.
E Depp, per la prima volta scrittore, regista e attore, decide di stupire lo spettatore, creando una storia ambigua, crudele ed estrema, ambientata in una bollente ed emarginata periferia americana. Un film ricco di spunti interessanti e di sorprese, "Il coraggioso", che conferma tutto quello che di buono e positivo si dice e si scrive a proposito di Depp come attore, ed a questo è necessario aggiungere gli inaspettati e meritati complimenti per l’inedito ruolo di regista, da lui ricoperto con sicurezza e coraggio. Un applauso, dunque, a Johnny Depp, uno dei volti nuovi del cinema americano che più ci piace e ci emoziona, che merita ancora di più, soprattutto dopo la visione di questo film, tutta la nostra stima e la nostra considerazione.
LA TRAMA
Il giovane Rafael, nativo americano cupo e malinconico, vive nella squallida e desolata baraccopoli di Morgantown, con la bella moglie Rita (Elpidia Carillo), angosciata per il futuro incerto, e con i due figli piccoli, Frankie e Marta. Morgantown è un agglomerato di immondizie e catapecchie, dove tutti gli abitanti vivono alla giornata, senza un futuro, nella povertà più assoluta e senza speranze di risollevarsi da una simile situazione. Ci sono indiani, afroamericani, ispanici, tutti reietti ed emarginati dalla società, tutti intenti a tirare a campare, in un modo o nell’altro, ma destinati ugualmente al fallimento e alla rovina. Non sembrano esserci possibilità o previsioni di miglioramento, per il povero Rafael e la sua famiglia, tanto più che lui è un alcolizzato cronico con poche prospettive lavorative. Le giornate passano monotone e tristi, tra le polveri del deserto e sotto il sole cocente, e nulla sembra presagire un cambiamento. Ma il futuro gli riserverà una sorpresa. Seguendo le indicazioni scritte su un biglietto passatogli da un conoscente, Rafael entra in contatto, nell’oscurità di un cupo sotterraneo, con il perfido e disumano regista MacCarthy (Marlon Brando), ricco disabile che gli offre cinquantamila dollari per farsi ammazzare durante le riprese di uno snuff - movie, nel quale sarà torturato e massacrato. Rafael non sembra pensarci due volte. Tutti quei soldi significherebbero la salvezza per la sua famiglia, soprattutto ora che Morgantown è destinata ad essere rasa al suolo, dopo che il terreno è stato acquistato da un potente industriale. Ha una settimana per pensarci. Una settimana. Soltanto sette giorni, e poi dovrà decidere: la sua morte potrà significare il benessere della sua famiglia, far felice i suoi figli, mentre un rifiuto lascerà tutto nello squallore abituale. Quale sarà la sua decisione? Ripercorrere gli ultimi giorni in compagnia di Rafael, tra dubbi, illusioni, folli regali ai bambini, attimi di gioia e di rabbia, poi la grande festa sotto il sole cocente, la passione e l’amore al tramonto, sulle pietre di un canyon americano, significa vivere attimi di estrema tensione e intimità, quasi come se ci trovassimo anche noi di fronte al dilemma del povero ubriacone indiano, che desidera, per l’unica e ultima volta, riscattare una vita gettata alle ortiche.
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L’esordio alla regia del bel tenebroso Johnny Depp sorprende per la durezza del tema trattato, l’ambientazione e le scelte stilistiche. Parlare di snuff–movies e del suicidio, per il bene della propria famiglia, è stata di sicuro una scelta coraggiosa. E Depp ha cercato di rendere in ogni modo l’angoscia e la drammaticità di quella situazione e della scelta finale. Secondo noi c’è riuscito davvero bene. L’indiano emarginato Rafael è una figura che affascina incredibilmente e alla quale ci affezioniamo, sin dal primo momento. I suoi silenzi, i suoi atteggiamenti apparentemente rudi, i piccoli gesti d’affetto nei confronti della moglie, il modo in cui parla ai piccoli figli, gli alti – pochi – e i bassi – molti – della sua vita ce lo fanno amare e ci immedesimiamo, con passione, nel suo personaggio, desiderando unicamente che faccia la scelta giusta. Ma qual è, in questo caso, la scelta giusta?
Per quanto riguarda l’ambientazione, affascinanti paesaggi rocciosi e assolati si alternano a tutto lo squallore presente nelle baracche di Morgantown, dove non vi sono leggi, c’è chi scava da decenni per trovare il petrolio e chi vaga senza meta, chi sfrutta la prostituzione e chi vive raccogliendo rottami Depp ripercorre quei sette, lunghi giorni, quasi come se leggesse il diario di questo coraggioso, che ha solo voglia di offrire una vita migliore alla propria famiglia, e per farlo è disposto a tutto, anche a morire. E lo fa con una macchina da presa che osserva il mondo di Rafael in maniera partecipe e interessata, quasi come se si trattasse dello sguardo di un altro povero diavolo, come lui, che lo accompagna nella disavventura. E lo segue nelle lunghe camminate polverose, sotto al sole, nei viaggi in pullman verso l’ufficio sotterraneo di MacCarthy, nelle passeggiate senza meta all’interno di Morgantown, nella luce abbagliante così come nell’oscurità dello scantinato del regista. Molto bella anche la scena della festa, tutta colori e musica, con la macchina da presa che riprende, compiendo un giro di 360 gradi su se stessa, la frenetica attività del popolo di Morgantown, che può, anche se per poco tempo, passare attimi di gioia.
In certe inquadrature notiamo tutti i maestri interiorizzati da Depp, e la sua voglia, talvolta esagerata, di mostrare d’aver appreso la lezione di alcuni dei più grandi registi dei nostri tempi. Vediamo il Wenders di "Paris, Texas", nelle inquadrature lungo le strade desertiche di Morgantown; riviviamo le scene corali di Kusturica e del cinema di Theo Angelopoulos, alcuni toni epici e leggendari presenti anche nei film di Michael Cimino. Il risultato, anche se a tratti può sembrare eccessivo e ancora poco maturo, molto spesso è intenso e suggestivo: "Il coraggioso" è una pellicola angosciante e dolorosa, che esplora a fondo l’animo umano, e si pone interrogativi importanti, riuscendo a commuovere e ad appassionare. A chi ha rimproverato al film di essere troppo lento, e al regista di voler essere troppo intellettuale, non possiamo fare altro che consigliare la visione senza quei pregiudizi che spesso accompagnano i critici, quando un attore decide di passare dall’altra parte della macchina da presa. Questa volta, il risultato ottenuto dal novello regista, è davvero degno di elogi. Depp è davvero in parte nel ruolo dell’indio tenebroso e coraggioso, mentre Marlon Brando si esibisce in un’altra delle sue metamorfosi: grasso, viscido, su una sedia a rotelle, con una coda di bianchi capelli lunghi, interpreta magistralmente la parte del regista maligno e approfittatore. Completano il cast una bellissima Elpidia Carrillo (già vista in "Predator" e "Bread and Roses") e Luis Guzmàn, splendido caratterista ispanico presente in moltissimi film. Piccolo cammeo anche per Iggy Pop, autore delle musiche, che appare durante la festa organizzata da Rafael, mentre addenta una gigantesca coscia di tacchino. Promozione piena per l’esordio alla regia di Johnny Depp, nella speranza di vedere al più presto, dopo le splendide interpretazioni degli ultimi anni, la sua seconda opera come regista.
Regia:Johnny Depp.
Soggetto: dal romanzo omonimo di Gregory McDonald
Sceneggiatura:Johnny Depp, Paul McCudden, D.P. Depp..
Direttore della fotografia:Vilko Finac
Montaggio: Pasquale Buba.
Interpreti principali:Johnny Depp, Marlon Brando, Marshall Bell, Elpidia Carrello, Iggy Pop, Frederic Forrest, Luis Guzmàn.
Musica originale: Iggy Pop.
Produzione:Charles Evans Jr., Carroll Kemp per Acappella Pictures.
Origine:U.S.A., 1997.
Durata:120 minuti.
Titolo originale: "The Brave".
Antonio Benforte, 25 marzo 2005.
Commenti
ripescatelo, è un bel film.
qualcuno sa qualcosa di un nuovo film con Depp alla regia?
ecce codice ean:)
Ho comprato il dvd per il tuo articolo, stanotte o domani parlotteremo del tutto. A più tardi - e ancora una volta, grazie per questo bel recupero.
http://it.youtube.com/watch?v=Jfj86X_CqX4&feature=PlayList&p=0B29E0C7723...
sul tubo c'è tutto il film!
"L?esordio alla regia del bel tenebroso Johnny Depp sorprende per la durezza del tema trattato, l?ambientazione e le scelte stilistiche. Parlare di snuff?movies e del suicidio, per il bene della propria famiglia, è stata di sicuro una scelta coraggiosa. E Depp ha cercato di rendere in ogni modo l?angoscia e la drammaticità di quella situazione e della scelta finale."
> Sai cosa, guardandolo ho pensato che si trattasse di una tetra allegoria del suo lavoro, della forzata rinuncia agli affetti per lungo tempo, durante certi film, e della necessità di questa scelta - fatte le debite proporzioni, considerando gli introiti.
Forse è il cinema - l'industria del cinema - lo snuff movie, in un certo senso.
"romanzo di Gregory McDonald."
> Qualcuno l'ha letto? E' mai uscito in IT?
"Depp è davvero in parte nel ruolo dell?indio tenebroso e coraggioso, mentre Marlon Brando si esibisce in un?altra delle sue metamorfosi: grasso, viscido, su una sedia a rotelle, con una coda di bianchi capelli lunghi, interpreta magistralmente la parte del regista maligno e approfittatore."
> E questo è forse il vero passaggio di consegne tra i due...
"Piccolo cammeo anche per Iggy Pop, autore delle musiche, che appare durante la festa organizzata da Rafael, mentre addenta una gigantesca coscia di tacchino."
> M'era sfuggito.
Ma a proposito di IGGY, quest'anno era uscita una stupenda biografia, purtroppo a un prezzo demenziale (27 euro) con cento pagine di sua discografia in salsa franchiota. L'autore è Trynka, e se mai un giorno il libro vedrà la luce in economica in tanti ne gioiremo. Se volete sondare gli uffici stampa Arcana per fare un recupero, ditemi e vi do i contatti. Chissà, forse si può.
http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8862310099
http://indiemusic.blogosfere.it/2008/07/iggy-pop-tutti-i-colori-delligua...
locandina!
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