“Blow” significa cocaina nello street slang statunitense sin dagli anni Settanta. George Jung fu il primo pusher ad inaugurare, per così dire “in grande stile”, il mercato della cocaina negli Stati Uniti. Giunse fino a controllarne circa l’85%. Legato al criminale colombiano Pablo Escobar, si costruì negli anni un patrimonio inimmaginabile: cento milioni di dollari. Patrimonio poi bruciato dalla sua condotta dissoluta, da una serie di rovesci della sorte e dal suo ultimo arresto. Oggi Jung è in carcere. Vi rimarrà fino al 2015. Bene: questo signore è il protagonista del film.
Immagino che qualcuno sia contrariato dall’idea che la storia di un uomo come Boston George sia diventata il soggetto di un film, e che dunque, pregiudizialmente, ci sia chi voglia dichiararsi disinteressato a una pellicola del genere: accantonate, per un attimo, il livore e i (forse condivisibili) moralismi e non voltate pagina. “Blow” non è soltanto la storia di uno spacciatore ambizioso, folle e megalomane. È la storia di un figlio che non s’era mai sentito amato dai genitori, e che aveva sofferto terribilmente della loro stessa infelicità; ed è la storia di un padre macerato dai rimorsi nei confronti di una figlia che ha perduto per sempre. Figlia che ancora oggi rifiuta di vederlo: non può perdonarlo per quel che ha fatto in passato, e per il vuoto che ha lasciato nella sua vita.
Trama.
Jung (Johnny Depp) era un ragazzotto del Massachussets, partito giovanissimo per la California assieme ad un amico d’infanzia, l’inseparabile Tuna. Era il 1968: i due si trovavano, all’improvviso, trasportati in quello che giudicavano una sorta di eden: apertura mentale, ribellione, libertà e desiderio di cambiare il sistema si sposavano a buona musica, ottime letture, libertinaggio e ampia e gaia circolazione di spinelli. Jung voleva essere indipendente dalla sua famiglia e gettarsi alle spalle le sofferenze della sua infanzia. Tuna gli propose di cominciare a spacciare fumo per potersi mantenere e, progressivamente, arricchire. Complice così l’atmosfera del tempo, gli scarsi scrupoli e l’eccezionale richiesta del “prodotto”, assieme a delle hostess e a un parrucchiere per uomini (per giunta, un pioniere nella sua attività), Jung edificò una piccola società che, in un breve lasso di tempo, divenne una strabiliante macchina da soldi.
La strategia vincente fu quella di bypassare gli intermediari per rivolgersi direttamente alla fonte: gli agricoltori messicani.
Tutto sembrava filare liscio, fin quando non fu arrestato e condannato per la detenzione di trecentotrenta chili di droga. In quel periodo, George fu duramente provato dalla morte della sua compagna: latitante, fu poi tradito da sua madre e consegnato alla polizia.
Nel periodo di detenzione, Jung fu compagno di cella di Diego Delgado (Jordi Mollà): entrato in galera come spacciatore di hashish legato all’area messicana, ne uscì come interlocutore privilegiato per i traffici di cocaina colombiani, diretti dall’assassino Pablo Escobar (Cliff Curtis).
La (tragica) fortuna della circolazione della cocaina negli Stati Uniti lascia immaginare il resto. Soltanto l’avidità separerà i due antichi compagni Delgado e Jung: forse provvidenzialmente, perché George s’è nel frattempo sposato con la splendida Mirtha (Penélope Cruz) e ha avuto una bambina.
Il pusher più spregiudicato della storia è giunto a un punto di svolta: può redimersi e cambiare esistenza, e dedicarsi integralmente alla sua famiglia, oppure tornare di prepotenza sul mercato.
L’amore per la bambina sembra spingerlo sulla buona strada: e si riesce addirittura, almeno in questo frangente, a simpatizzare, in qualche modo, per lo spirito paterno di quest’uomo che nulla ha, apparentemente, di buono.
Inevitabilmente, sempre nuovi errori e nuovi precipizi spingeranno Jung nel baratro: i tradimenti dei soci e della moglie e le (fortunatamente) fallimentari nuove velleità “imprenditoriali” causeranno l’epilogo della sua esistenza da uomo libero.
Nelle ultime scene, l’appesantito e immalinconito Boston George si dedica al giardinaggio nel penitenziario, tormentato da spettri e rimorsi.
Appunti.
“Blow” è il testamento artistico di Edward “Ted” Demme, morto d’infarto ad appena trentotto anni, durante una partita di basket tra celebrità, nel 2002. Imdb spiega le cause del decesso: preferisco non trascriverle.
Lo stravagante artista americano (nipote di Jonathan Demme, regista di “Philadelphia” e de “Il silenzio degli innocenti”), alle spalle un’esperienza di videoclip e di spot televisivi, aveva esordito nel 1993 con il lungometraggio “Who’s the Man?”. In patria è reputato un cult movie “Beautiful Girls”, con Matt Dillon e Natalie Portman: una sorta di alter “Grande Freddo”, se non ho frainteso il senso delle sinossi lette qua e là, girato nel 1996.
L’argomento di “Blow” è pericoloso e delicato, ma Demme ha dimostrato una franchezza e una spontaneità davvero non comuni nel trattarlo. Ted Demme avrebbe potuto creare ancora qualcosa di nuovo e di atipico, mostrava sensibilità e originalità e aveva talento. Peccato.
Il film è pregiato da una notevole colonna sonora (Bob Dylan, Rolling Stones, Cream e una deliziosa ballata di Nikka Costa, “Push and Pull”), da un’empatica e magistrale interpretazione del sempre grande Johnny Depp, da una singolare capacità di raccontare la (tetra) vicenda di un uomo senza intaccarla con pregiudizi di qualsiasi sorta: avvince e non ammorba, colpisce e non infastidisce, al punto che si sente davvero che chi ha girato la storia non esitava a sedersi al fianco di Caino. Impresa difficile, rara e non sempre condivisibile: ma l’intento non sembra essere apologetico.
È la storia della vita di un uomo che sta pagando, ogni giorno e da anni, per le sue colpe e le sue responsabilità: è la storia di un’anima che sembrava non conoscere rimorsi, e non fa che rivelarne in ogni singolo momento del film.
Da vedere.
Lankelot Franchi, novembre del 2003. Prima pubb: Lankelot.com
Regia: Ted Demme.
Sceneggiatura: David McKenna, Nick Cassavetes.
Tratto da un libro di: Bruce Porter.
Direttore della fotografia: Ellen Kuras.
Montaggio: Kevin Tent.
Interpreti principali: Johnny Depp, Penélope Cruz, Franka Potente, Rachel Griffiths, Paul Reubens, Ray Liotta, Jordi Mollà.
Musica originale: Money Mark, Graeme Revell, Nikka Costa.
Produzione: Ted Demme, Denis Leary, Joel Stillerman.
Origine: Usa, 2001.
Durata: 124 minuti.
Info Internet: Sito ufficiale.
Approfondimento: georgejung.com
Commenti
"...magistrale interpretazione del sempre grande Johnny Depp, da una singolare capacità di raccontare la (tetra) vicenda di un uomo senza intaccarla con pregiudizi di qualsiasi sorta: avvince e non ammorba, colpisce e non infastidisce, al punto che si sente davvero che chi ha girato la storia non esitava a sedersi al fianco di Caino".
Condivido in toto.
http://it.youtube.com/watch?v=DlUHIiTwBzQ
video.
Mr. Nothing's got a lot
He's got a lot to say
He's good at being what he's not
Gives nothing away
Another day goes on by
And he never speaks his heart
He takes his chance with what he's got
It's too late now to stop
You push and you pull and struggle with the knot
It's tying you up while you're fadin'
You give and you take and take what you got
Round and round 'till it breaks and
You push and you pull and struggle with the knot
It's tying you up while you're fadin' into your lie
Mr. Nothing is late
He's running out of time
He questions whether chance or fate will ever show a sign
Looks to the sky above
For a glimpse of what it means
And never never never make
Make no sense to him
You push and you pull and struggle with the knot
It's tying you up while you're fadin'
You give and you take and take what you got
Round and round 'till it breaks and
You push and you pull and struggle with the knot
It's tying you up while you're fadin' into your lie
You push and you pull it
"Nel periodo di detenzione, Jung fu compagno di cella di Diego Delgado (Jordi Mollà): entrato in galera come spacciatore di hashish legato all?area messicana, ne uscì come interlocutore privilegiato per i traffici di cocaina colombiani, diretti dall?assassino Pablo Escobar (Cliff Curtis)"
Mi ricordo la frase entrai in carcere con un diploma in marijuana ed uscii con una laurea in cocaina. Evidentemente anche negli Usa il carcere aiuta la riabilitazione dell'individuo.
Grandissimo Johnny Deep.
quoto.
Mr. Nothing is late
He?s running out of time.
http://it.youtube.com/watch?v=DlUHIiTwBzQ
locandina!
locandina!