Del Toro Guillermo

Il labirinto del fauno

Autore: 
Del Toro Guillermo

Il labirinto del fauno è una fiaba a tinte cupe. Ambientata nella Spagna franchista narra le vicende di una bimba che si avvia verso l’adolescenza, ma che per scelta o per necessità rifiuta di abbandonare quella dimensione fantastica e innocente che caratterizza, almeno nel mondo letterario, lo spirito dell’infanzia.

 
La trama piuttosto semplice, riprende alcuni spunti classici della mitologia nordica. La bambina, costretta dagli eventi ad un viaggio in terra sconosciuta, scopre un mondo fatato e inquietante, abitato da un fauno.
Questi la informa del suo retaggio principesco, e le commissiona un trio di prove (che possiamo identificare con il coraggio, l’obbedienza, la purezza di spirito). L’intera narrazione si incentra sullo svolgimento delle tre prove, cui fanno eco equivalenti verifiche nel mondo reale.
 
L’ambientazione storica è più che altro un innesto, una scusa, un gioco di colori e di luci. La visione della guerra cupa e crudele serve a dare dimensione e spessore alla vicenda fiabesca e ne è cornice più che colonna portante.
Anche se risulta innegabilmente caratterizzato da una feroce critica antifascista, la storicità del racconto è da prendere con le pinze; più che autentico documento è un pretesto per dare rilievo ad alcuni notevoli contrasti: tra giorno e notte ad esempio,dove alla notte sono dedicati gli incontri col fauno, mentre è di giorno che avvengono la maggior parte degli scontri con il padre crudele e spietato.
Altro contrasto notevole quello tra il fauno e il padre; il primo creatura dall’aspetto inquietante, disordinato e inumano, il secondo impeccabile ed elegante, hanno per la bambina ruoli opposti. Il padre mostruoso e malvagio si contrappone al fauno, punto di riferimento e sostegno nel momento del bisogno. Significativo è il ruolo che i due svolgono nei confronti della madre incinta e malata. Il padre insensibile alle sorti della donna ordina di preferire alla sua la vita del figlio; il fauno invece si adopererà per garantirne la sopravvivenza.
Alcuni critici hanno infine notato l’importanza dello sviluppo temporale; per il padre il tempo è una vera e propria ossessione, scandito da un orologio che riappare regolarmente, un tempo lineare e inesorabile, un tempo che appare limitato.
Il rimando costante è al tempo concesso prima della morte; non a caso l’ora della morte si rivela un elemento fondante nel caratterizzare la psicologia paterna.
In contrapposizione troviamo il tempo fiabesco del fauno; creatura antichissima e immortale, promette alla bimba la stessa eternità se riuscirà nelle prove proposte. Il suo appare più come un tempo ciclico e privo di reale significato; la sua esistenza è scandita da avvenimenti e da fatti compiuti, senza che l’ordine temporale rivesta alcuna importanza, un’analogia questa con il mondo fiabesco di Peter Pan.
 
Da lodare anche la fotografia e la sceneggiatura, impressionanti nelle scelte di colori, nella mancanza, anche di giorno, di luci forti, nella predominanza di rossi e marroni, colori associati alla terra e al fango, elementi del mondo del fauno.
Numerose scene contribuiscono ad accentuare l’atmosfera cupa e talvolta angosciante, sia nella componente reale, sia in quella fantastica. La scena dell’orco, di sicuro impatto visivo, è magnifica.
 
I limiti principali restano la povertà della trama, decisamente priva di originalità, e soprattutto la psicologia dei personaggi, spesso appena abbozzata. Risulta poco credibile l’ingenuità della bambina nei confronti di quanto la circonda, soprattutto alla luce dell’ambiente circostante, della guerra, e dei suoi ormai dodici anni.
Il padre malvagio è forse il personaggio più caratteristico, anche se l’esagerazione è palese. Il fauno, con la sua ambiguità, avrebbe potuto essere meglio approfondito, così come la figura della madre.
A fianco compaiono una domestica e alcuni partigiani, soldati e inservienti della casa in cui la favola è ambientata, un medico. Nessuno di questi riesce davvero a superare il ruolo di comparsa; la loro caratterizzazione è sommaria e affatto originale.
 
Il film si è aggiudicato tre oscar (fotografia, scenografia e trucco), tutti ampiamente meritati. Nonostante i limiti palesi questo è un film che lascia ben sperare per lo sviluppo del fantasy al di là delle barriere del puro intrattenimento.
 
Regia: Guillermo Del Toro.
Soggetto e sceneggiatura: Guillermo Del Toro.
Direttore della fotografia: Guillero Navarro.
Montaggio: Bernat Vilaplana.
Interpreti principali: Ivana Baquero, Sergi Lopez, Ariadna Gil, Doug Jones, Maribel Verdù, Alex Angulo, Roger Casamajor.
Musica originale: Javier Navarrete.
Scenografia: Eugenio Caballero.
Costumi: Rocio Redondo.
Titolo originale: “El Labirinto del Fauno”, “Pan’s Labyrinth”.
Origine: Messico / Spagna / U.S.A., 2006.
Durata: 114 minuti.
 
Approfondimento in rete: www.panslabyrinth.com
                               http://it.wikipedia.org/wiki/Il_labirinto_del_fauno
 
In lankelot: http://www.lankelot.eu/?p=1668 di Leon

 

ISBN/EAN: 
8031179919567

Commenti

abbiamo già parlato di questo film in occasione della rec di Federico: a me non è piaciuto per niente, troppo cupo, non è storico e non è fantasy, il padre è una figura orrida, gli altri personaggi non hanno spessore, insomma io mi auguro che si ossa realizzare davvero di meglio.

"Il labirinto del fauno è una fiaba a tinte cupe. Ambientata nella Spagna franchista narra le vicende di una bimba che si avvia verso l?adolescenza, ma che per scelta o per necessità rifiuta di abbandonare quella dimensione fantastica e innocente che caratterizza, almeno nel mondo letterario, lo spirito dell?infanzia."

> Io rimango curioso sul serio, a dispetto della mezza stroncatura di Leon e prendendo nota della tua cauta approvazione. Ho il dvd da mesi, pronto per la visione. Ripasso. Ma ho delle cose da domandarti, provvedo subito.

"dimensione fantastica e innocente che caratterizza, almeno nel mondo letterario, lo spirito dell?infanzia."

> Nel mondo letterario? No. Nel mondo delle favole, che è un sottoinsieme:)

"La trama piuttosto semplice, riprende alcuni spunti classici della mitologia nordica."

> Cosa intendi per "mitologia nordica"?
A quali classici ti riferisci, in particolare?
Peraltro, i FAUNI erano ROMANI.
http://it.wikipedia.org/wiki/Fauno

"Alcuni critici hanno infine notato l?importanza dello sviluppo temporale"

> Quali critici?

D'accordo con Marina e con Federico, aggiungerei un'osservazione notevole. Non è il padre, l'uomo senza cuore del film, ma il patrigno della bambina. Il che potrebbe racchiudere tutta una serie di significati anche molto evidenti (pensiamo alla figura delle matrigne delle fiabe, fenomeno che affonda le radici nell'alta mortalità femminile antica per parto che portava a moltissimi secondi matrimoni).
Per il resto un film che fa una confusione incredibile tra storia e richiami fantastici mal mescolati.
Altra annotazione puramente "didattica": i promo facevano pensare a un film per bambini. Io mi immagino gli incauti genitori che pensando a un film fantastico si sono trovati davanti le scene cruente di tortura e ammazzamenti vari...
Ma qui la colpa va ai distributori, non certo al regista che le idee confuse a mio parere le aveva in partenza...

Forse la fotografia si salva, ma la sceneggiatura a mio parere proprio no. E il fantasy, anche cinematografico, per me resta altrove...

3> Si, hai ragione.
4> I fauni erano greci mi pare, ma questa fiaba introduce anche fatine dei boschi e una sorta di orco che invece sono solitamente nordici.
Soprattutto le ambientazioni e il modo di rendere i personaggi fantastici mi sono sembrati più improntati alla mitologia nordica che a quella greco-romana. Infine il fauno romano era una creatura superficiale e sfuggevole, non certo il latore di notizie che vediamo qui.

Richiami diretti a grandi classici non ne vedo in particolare, tranne forse alcuni richiami alle figure presenti in peter pan.

5> È un problema. Ho trovato questo trimando sulla pagina di wikipedia, mi ha fattio riflettere. Come sai wiki è anonimo, quindi so che qualcuno ci ha pensato prima di me, ma non chi.
Poi ho elaborato un po'.

Infine Marina e Ilde: certamente questo non è un film per bambini.
Non è nemmeno stato pubblicizzato come tale; qui passava al cinema di recente e lo davano come horror.

La dimensione storica è assolutamente un pretesto e dubito abbia mai avuto pretese di veridicità. Serve a dare carattere.
Invece le scelte di colori, i costumi, le immagini, sono magnifiche. Questo è il principale pregio del film.

Il patrigno (che però viene imposto come padre, e così la bambina lo chiama) è un personaggio in cui si identifica il male assoluto; serviva una figura così, ne troviamo in moltissime fiabe.

Concluderei con una nota sul fantasy: il fantasy non è soltanto fiabesco, e non è soltanto riservato ai bambini. Per fortuna.
Negli ultimi anni sono uscite saghe e opere fantastiche, penso soprattutto alle "cronache del ghiaccio e del fuoco" e a "la ruota del tempo" in cui i rimandi mitologici sono quasi assenti. Sono opere che fanno leva soprattutto sull'araldica e sull'aspetto epico. I punti forti sono l'enorme complessità della trama (entrambe le opere viaggiano sulle 6000 pagine e arriveranno alle diecimila prima della fine), dalla caratterizzazione dei personaggi, dall'abbandono delle dicotomie del fantasy classico (tipo buoni belli e bravissimi controp brutti e malvagi).
Il cinema sull'onda del successo del Signore degli anelli, si sta svegliando e comincia a proporre qualcosa.

Questo film dal punto di vista "personaggi" è carente, l'ho segnalato, invece segna un punto per l'originalità dei costumi e per le atmosfere di tensione riuscitissime.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.