De Rienzo Libero

Sangue - La morte non esiste

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De Rienzo Libero

Io mi aspettavo qualcosa da questo film dal titolo così bello. Non dico chissà che cosa. Qualcosa. Trattasi dell'opera prima di Libero De Rienzo, giovane attore partenopeo ormai entrato nel cuore del giovanissimo pubblico italiano. De Rienzo negli ultimi anni ha lavorato con registi quali Marco Ponti (Santa Maradona, A/R) e Luca Guadagnino (Melissa P., Mundo civilizado). Forse, considerate le credenziali, penso, c'era anche da aspettarsel

 

La storia è quella di Iuri, piccolo pusher con vistose tendenze paranoiche, e di sua sorella Stella, la quale presto volerà verso New York e l'eccitante nuovo mondo dell'università. La vicenda è narrata nell'arco di 48 ore. Si parla di amore incestuoso tra i due fratell; di tuffi nel substrato underground delle droghe leggere e non; di polizia, fascista e violenta come non se ne vedeva dai tempi di Orwell; di rave party, di arte contemporanea e di famiglie a pezzi. (Difficile capire in che ordine di valore).

Iuri non parla col padre. Iuri ha paura che sua sorella possa essere violentata. Iuri sobbalza e suda freddo ogni volta che sente bussare alla porta. Stella si sente in colpa perchè deve partire. Si sente in colpa perchè deve lasciare Iuri. Stella si sente in colpa perchè sua madre è morta e lei no.

Il problema - forse sarebbe meglio dire la "tendenza" - di questa nuova e crescente produzione cinematografica - e letteraria, ricordiamo i vari Ammaniti, Zocchi, Panarello, Mocci - è l'indecisione. Si vuol fare pedagogia senza rinunciare all'individualismo. Si pretende di attuare un'analisi sociologica ed infilarci pure una storia d'amore. Si cerca di acchiappare un'intera generazione per i capelli e al tempo stesso di far vivere personaggi di cui il pubblico si innamorerà. Il tutto senza trascurare la sensation, il fattore scandalo. La bacchettata in testa ai bacchettoni. Quindi: droga, sesso e anarchia a go go.

Il piano è ambizioso ma non irrealizzabile. Visto secondo questi criteri il film di De Rienzo è un mezzo flop. Un ni secco. In primo luogo perchè il regista vuol dare un netto taglio espressionista al film. Tuttavia la storia è compiuta solo nella testa di De Rienzo. E' un film sul disagio dell'essere giovani, descritto come una malattia più che come una "normale" fase della vita, una storia sull'assurdità delle situazioni e sul senso di spossatezza che avvolge l'interpretazione dei sentimenti. Ma il regista - seppur alla sua prima esperienza dietro la cinepresa - è troppo ingenuo. Che la sua ingenuità sia frutto del fatto che De Rienzo stesso è immerso nella stessa materia di cui tratta, non rappresenta una giustificazione.

Citazionista, con intenti scatologici, il film dà tuttavia il suo meglio quando la sceneggiatura si lascia andare a momenti di puro surrealismo - i poliziotti che sembrano gli squadroni della morte se non peggio; i personaggi secondari, plausibili come il caffè corretto al ketchup. Il filo conduttore del film è la masturbazione, mentale e psicologica. Il film stesso potrebbe esser letto in tale chiave.

                       

                                    

           

C'è un senso della dissacrazione - ostie imbevute di lsd; la messa pseudo-hippy finale letta in latino maccheronico dal protagonista ("Manganellus non bastan! Viri liberi siamus!") ad una platea di poliziotti - che spesso lascia interdetti e che cede abbondantemente al qualunquismo. Siamo ribelli ma abbiamo una nostra spiritualità. Abbasso le istituzioni ma votiamo Rifondazione - tappandoci il naso. Abbasso la polizia, violenta e fascista, omofobici dalla divisa impeccabilmente inamidata. Quanta facilità, in questo cinema. Mi sembra di sentire echi fricchettoni, da qualche parte. Peace, love and (mis)understanding. Basta una canna in mano.

La canna. La vera prima donna del film. Si oscilla tra un verbo gergale ed uno tecnico, da professionisti. Ennesima romanticizzazione del joint, dello spinello, della canna appunto. Vero motore della storia, anche. Stella parte per l'America grazie ai soldi ottenuti dallo spaccio di hascish; Iuri ha un filtrino perennemente tra le labbra; gli esterni sono girati nei pressi di una fabbrica di Torino, tra feste illegali e incontri con potenziali clienti.

Il film è diviso in tre capitoli, Il racconto di Stella, Qui Adesso, Epilogo comico. La prima metà del film è un polpettone introspettivo, un montaggio nervoso, sincopato, a volte sgangherato. Non c'è comunicazione, solo un inutile sfoggio edonistico dell'immagine. Il monologo di Iuri sull'hascish è ridicolo ("Fatevi una canna ma... con la dovuta cautela"), apparentemente uscito fuori da un film di Ponti, ma forse per questo piacerà ai rebeldes. La seconda parte risolleva - di qualche tacca - le sorti del film. L'incontro con le autorità porta la storia verso un'assurdità che sfiora l'inverosimile. Chi si crede di essere questo De Rienzo? Bunuel? Boris Vian? Si scherza, si scherza. E' ambizione giovane.

Elio Germano (Iuri) certamente si crede il James Dean italiano. Ruoli da ribelle, espressione furbetta, una discreta ugola - urla, più che recitare. Dopo Romanzo Criminale, Che ne sarà di noi, Melissa P., l'attore s'impegna nella sua prova più difficile, un paranoico che ama leggere solo Adelphi, ha una venerazione polmonare per le droghe leggere, è innamorato della sorella. Aldilà dell'improbabilità del personaggio, Germano è monocorde, ansioso e ansimante. Emanuela Barilozzi (Stella), che tutti ricorderanno per la pubblicità dei cioccolatini "Un bacio? Cosa vuoi dirmi?" è assolutamente da dimenticare. Una dizione impastata e pastosa, gemiti al posto delle parole. Lo stesso De Rienzo appare in una piccola parte che sembra rubata al Lebowski - quello sì, grande -  coeniano, un ispanico in canottiera bianco lercio, saggio filosofo e dispensatore di consigli gratuiti.

Un'opera prima che mira troppo alla provocazione per risultare onesta. Suicidio commerciale che mira all'espressione, sfocia nel surreale, scivola nell'assurdo e quasi affoga nel ridicolo. Si spera in una crescita artistica, magari abbandonando vanità autobiografiche e assumendo uno sceneggiatore degno di questo nome.

Regia, sceneggiatura, montaggio: Libero De Rienzo  Interpreti principali: Elio Germano, Emanuela Barilozzi, Luca Lionello, Libero De Rienzo  Anno: 2005  Durata: 87 minuti

                     paolo castronovo                                                                                                                                                                       

ISBN/EAN: 
8032700996088

Commenti

Dopo la legnata su Ponti non poteva mancare. ;)

Franco, c'è qualche problema col bordo inferiore, la barra di scorrimento non dovrebbe esserci! O sbaglio?

Ma Elio Germano è anche in N. di Virzì, giusto? Comunque, di film con lui non ne ho visti punti. Grazie per questo pezzo, ero curioso del film, che non ho ancora visto, mi sta simpatico lui. Ho visto che ha lavorato anche con una regista francese, Breillat, e con la Fura dels baus, compagnia catalana di teatro, e con altri. Il che non giustifica niente, semmai fa capire meglio, almeno a me ha reso più chiaro, il "netto taglio espressionista" o il "surrealismo" di cui parli, da dove viene. Poi, certo, la realtà è anche peggio. Ha annacquato un po' tutto, a quel che ho capito. e vabbè.

Ma perche dobbiamo fare tutta sta pubblicità a un cane come De Rienzo (parlarne, pur male, è sempre pubblicità)? Fosse per me un film con lui protagonista non avrebbe mai visto la luce (e qui addirittura ci sono 3 pezzi che lo riguardano). Detto ciò, capisco i motivi per cui hai voluto integrare, Paolo.

Ma Elio Germano è anche in N. di Virzì, giusto? Comunque, di film con lui non ne ho visti punti. Grazie per questo pezzo, ero curioso del film, che non ho ancora visto, mi sta simpatico lui. Ho visto che ha lavorato anche con una regista francese, Breillat, e con la Fura dels baus, compagnia catalana di teatro, e con altri. Il che non giustifica niente, semmai fa capire meglio, almeno a me ha reso più chiaro, il ?netto taglio espressionista? o il ?surrealismo? di cui parli, da dove viene. Poi, certo, la realtà è anche peggio. Ha annacquato un po? tutto, a quel che ho capito. e vabbè.

N. di Virzì?

De Rienzo mi sta abbastanza sulle scatole ma scommetto che è un gran simpaticone. Ha peccato di superbia, secondo me. Germano mi è piaciuto in Romanzo Criminale. Ha annacquato abbastanza, esatto. :)

4. C'hai proprio ragione, Léon. Volevo giustificare l'affitto del dvd, più che altro. E poi c'era curiosità - un po'.

Tranquillo, Paolo, era per dire che dovremmmo concentrarci anche su tanti grandi registi ancora assenti su Lanke. O riempire buchi di alcuni già presenti. Prendiamo Cronemberg, ad esempio, che piace ad ambedue: io ho scritto su Videodrome, La mosca, History of violence, tu su Inseparabili e Il pasto nudo, se non erro. Possiamo riempire ancora, che so tu puoi fare Scanner e La zona morta, io Il demone sotto la pelle e The brood, o viceversa...

Fantastico. Se non è cooperazione questa... Allora deciso!

DEciso? Quali fai?

Vorrei scrivere su "La zona morta" e "M. Butterfly" o "Crash". Per te è ok?

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