De Palma Brian

Vestito per uccidere

Autore: 
De Palma Brian
New York. Una donna ha problemi d’intesa sessuale con il partner e ne parla al suo psicanalista. Il giorno seguente, ad una mostra, incontra un uomo con cui ha una relazione occasionale: soddisfatta dell’esperienza scopre con sorpresa che egli è afflitto da malattie veneree. Sconvolta, se ne allontana durante il sonno ma, tornata indietro per aver dimenticato un anello, trova la morte in un ascensore. Una squillo è testimone dell’efferato accaduto, una donna bionda armata di rasoio sembra essere l’omicida. Lo psicanalista che aveva in cura la vittima è convinto che l’assassino sia un suo paziente, potenziale transessuale. La testimone è in pericolo e comincia a indagare insieme al figlio della vittima. Ma l’apparenza inganna e non tutto è come sembra.
 
Brian De Palma, grande autore e poliedrico cineasta, costruisce una pellicola che insegue atmosfere hitchcockiane rimandando alle suggestioni mirabilmente elaborate dal maestro del brivido in film come Vertigo e Psycho. Ci riesce in parte. La trama di Vestito per uccidere è meno articolata di quella esibita nelle opere su citate, ma riesce comunque a coinvolgere grazie all’indubbia conoscenza della (e amore per la) settima arte che mostra De Palma - sublimata pienamente in pellicole fascinose come Scarface, Gli intoccabili e Carlito’s way. L’occhio per i particolari ed un intrigante contrappunto musicale di Pino Donaggio calano lo spettatore nella dimensione inquieta di Angie Dickinson - vittima non annunciata, visto i titoli da co-protagonista - alla ricerca dell’uomo che aveva preso il suo guanto lasciato appositamente a terra (era lui il destinatario), in una sala tutta quadri e stanze vuote. L’atmosfera sospesa e rifuggente la narrazione sincopata dilata un film che, tutto sommato, è costruito su un’idea minima e su un solo omicidio. Pochi dialoghi e più immagine, questa è la ricetta di De Palma per entrare nel mondo dei suoi personaggi, soggetti quasi avulsi dal contesto che li accoglie e rappresentativi della routine quotidiana. Tutti insoddisfatti e in ricerca. Ma il regista non indaga più di tanto le loro psicologie, tutto si dovrebbe desumere dai volti; e – immagino - essendo questo un film di genere, dall’azione. L’azione, come detto, è rallentata e cerca la suggestione dello spettatore nella costruzione circolare onirica  - un incubo apre, un incubo chiude - e nel rimando al giallo d’atmosfera. Gli attori, pertanto, sono lontani dal virtuosismo e vivono una misura che non giova particolarmente alla loro interpretazione. Nemmeno Caine - il più famoso del cast -, nonostante la complessità possibile del personaggio interpretato (lo psicanalista), emerge dal basso profilo imposto dai toni scelti per la narrazione. A suo modo, De Palma, pur richiamando Hitchcock - un amore mai nascosto per il suo cinema -, cerca di perfezionare un suo stile registico che aveva già convinto (più la critica che il pubblico) con l'horror gotico Carrie, e che diventerà un marchio di fabbrica con l’immediatamente successivo Blow Out.
 
 
Altro merito ascrivibile al regista statunitense è quello di aver liberato in questa pellicola un seducente erotismo mai volgare. Il tema legato alla transessualità è egualmente centrale e permette, sia pur vagamente visto i tempi in cui il film fu prodotto, un’incursione dello spettatore in una realtà sociale ancora lontana dall’essere conclamata come oggi. Il ruolo della squillo fu proposto a Liv Ullmann, ma rifiutò. C’è da rilevare, inoltre, come lo spunto da cui prende vita la pellicola sia legato all’esperienza giovanile e privata del regista: su richiesta della madre, dotato di un registratore, seguì il padre per sorprenderlo in flagrante con un'altra donna. A quanto sembra, un predestinato - a mio modo di vedere, due i suoi capolavori: Scarface e Carlito’s Way.
 
L’undicesimo lungometraggio di De Palma, pertanto, può sedurre ed intrigare, certo non sconvolgere, ma lasciare un’ansia che si risveglia sottotraccia nei sogni notturni. Negli incubi adolescenziali che aiutano a crescere. 

Regia: Brian De Palma. Soggetto, Sceneggiatura: Brian De Palma. Direttore della fotografia: Ralf D. Bode. Scenografia:Gary Weist. Montaggio: Gerald B. Greenberg. Interpreti principali: Michael Caine, Angie Dickinson, Nancy Allen, Keith Gordon, Dennis Franz, David Margulies, Susanna Clemm, Anneka Di Lorenzo. Musica originale: Pino Donaggio. Titolo originale: “Dressed to kill”. Origine: Usa, 1980. Durata: 105 minuti. 

 
Léon, Ottobre 2005. Pubblicato originariamente su www.lankelot.com 
 
ISBN/EAN: 
8010312037801

Commenti

"L?azione come detto è rallentata e cerca la suggestione dello spettatore, nella costruzione circolare onirica - un incubo apre, un incubo chiude - e nel rimando al giallo d?atmosfera" - ecco, sebbene non sia esattamente il mio genere, l'idea di qualcosa che vada confondendo e ibridando più piani di percezione della realtà mi suggestiona. Un sogno che apre e uno che chiude sono un sigillo che la quotidiana esperienza tende a negare.

Ecco, la settima arte - tutte le arti - serve proprio a questo: alterare in maniera verosimile ciò che la realtà spesso nega. E De Palma in questo è autore di prima grandezza, pur non essendo quello in questione il suo film che preferisco.

Alterare in modo verosimile ciò che la realtà spesso nega.
Ma: la creazione artistica è già rappresentazione e quindi alterazione. La verosimiglianza è una categoria complessa, non so se vada associata così facilmente all'alterazione. Perché: tendenzialmente, ogni alterazione è verosimile.

Forse hai ragione, ogni alterazione è verosimile. Ma l'ho scritto per mettere a contrasto il potere dell'arte con il grigio di cui spesso si colora il reale.

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