De Palma Brian

The Untouchables

Autore: 
De Palma Brian

Tradizionalmente, la democrazia americana ha un carattere pluralista più marcato rispetto a quella europea. In quest’ultima, a difesa della libertà del singolo sta la legge. Nella giurisprudenza anglo-americana, invece, c’è la concezione che l’individuo da solo non riesca a tutelarsi a dovere dall’invadenza dello Stato. Perciò, lo si incoraggia ad aderire alle associazioni, ai gruppi di pressione: le lobbies, ognuna libera di rappresentare gli interessi particolari più vari, e di competere con le altre alla determinazione degli equilibri politici, nell’ambito di un gioco plurale, democratico.

 

Dall’Ottocento, si diffusero in America le associazioni che puntavano alla proibizione dell’alcol. Erano composte soprattutto da persone religiose, molte donne, che vi si opponevano per gli effetti disastrosi provocati da quella sostanza sulle famiglie. Il movimento proibizionista si rafforzò nel corso degli anni, tanto da coinvolgere settori sempre più importanti della politica, riuscendo infine ad influenzare le istituzioni. Nel 1919, fu votato un emendamento alla Costituzione che vietava la «fabbricazione, la vendita e il trasporto di liquori nocivi».

 

Fu un provvedimento tanto ingenuo da rasentare l’insania, che sviluppò una di quelle ondate di isteria collettiva ricorrenti nella storia americana: l’anticomunismo maccartista, certo, ma simile per molti versi anche alla recente campagna anti-fumo. Ovviamente non raggiunse l’obiettivo sperato. Alimentò invece un rigoglioso mercato nero, che a sua volta contribuì a una espansione vertiginosa delle bande armate di gangsters, manovrate dalle mafie di diversa estrazione etnica: gli irlandesi, i polacchi, i serbi, in particolare gli italiani, che si spartirono il controllo del mercato nero, diventando tanto forti da risistemare completamente il tessuto urbano delle metropoli. Tutta New York cadde nelle mani degli italiani. E così Chicago. Qui spadroneggiava il napoletano Alfonso (Al) Capone, col suo impero di prostituzione, contrabbando, gioco d’azzardo. Era il capo assoluto di un universo violento e criminale, capace all’occorrenza di mobilitare imponenti risorse per difendere i suoi interessi: entro e fuori la legalità, persuadendo, orientando, o apertamente corrompendo le forze della legge.

 

Nessuno riusciva a prenderlo. Era troppo potente. Non lo si riusciva neppure ad accusare giuridicamente dei reati, fra cui innumerevoli omicidi, di cui tutti lo sapevano colpevole. Terrorizzava o pagava sia i giudici che la polizia. La sua attività criminosa si svolgeva quindi alla luce del sole, e restava impunita. La soluzione, del tutto inadeguata al caso, ma che parve l’unica possibile, fu quella di muovergli causa per delitti minori, come la frode fiscale. E proprio per evasione Capone alla fine fu processato e arrestato, nel 1931. Ma restò in prigione solo per pochi anni, e finì l’esistenza nel fasto delle sue proprietà di Miami.

 

Il film di De Palma ricostruisce la Chicago a cavallo fra gli anni venti e trenta, e le situazioni che hanno portato all’arresto di Capone. Scritto dal regista e da David Mamet, è basato principalmente sull’omonima serie televisiva, che spopolò negli anni cinquanta; ma anche, seppur alla lontana, sul libro di memorie di Elliot Ness, l’agente federale interpretato da Costner, che viene inviato a Chicago per contrastare l’azione del nostro famoso connazionale: al quale un untuoso De Niro presta fattezze particolarmente arroganti (e berlusconiche: notato?)  Appena vi arriva, Ness si accorge dell’ostilità che gli riserva tutto l’ambiente, corrotto e omertoso; ma poi è l’incarico in sé ad essere inviso alla stessa polizia, i cui agenti, evidentemente, non hanno smesso l’abitudine di un bel bicchiere fuori servizio. Una sera, al rientro da una missione fallimentare, Ness fa la conoscenza di un vecchio sbirro irlandese, Jim Malone (Connery), che subito lo colpisce per il carisma e l’esperienza. Con il suo determinante aiuto, e con quello dell’agente italoamericano Giuseppe Petri, alias George Stone (Garcia), gran sparatore, e del contabile federale Oscar Wallace (Charles M. Smith), il nostro eroe, inflessibile e dunque super-astemio per senso delle istituzioni, riuscirà a far valere la legge mettendo nel sacco Capone. Molto provvisoriamente, come abbiamo visto: ma sul finale vero della vicenda, il film preferisce glissare.

 

Coinvolgente, divertente, spettacolare, e in una confezione di lusso: musiche di Morricone e protagonisti fasciati in scintillanti gessati di Armani; attori di gran classe (Oscar a Connery), sequenze da urlo, e un profluvio di citazioni, tra cui quella della carrozzina di eisensteiniana memoria: la prova che quando è in vena De Palma ci sa davvero fare, e che un film d’azione può puntare ad essere cinema d’autore. L’insulto finale di Capone-De Niro a Ness-Costner: «Sei solo chiacchiere e distintivo! chiacchiere e distintivo!», è stato particolarmente apprezzato da Bart nella serie dei Simpson. Il termine inglese untouchable ha una valenza di “incorruttibile”, andata persa nella piatta traduzione italiana.


 

pk-., dicembre 2003

 

Regia: Brian De Palma.

Soggetto e sceneggiatura: Brian De Palma, David Mamet.

Direttore della fotografia: Stephen H. Burum.

Montaggio: Jerry Greenberg, Bill Pankow.

Interpreti principali: Kevin Costner, Sean Connery, Andy Garcia, Charles Martin Smith, Robert De Niro.

Musica originale: Ennio Morricone.

Produzione: Paramount Pictures.

Origine: Usa, 1987.

Durata: 119 minuti.        

Info Internet: De Palma’s Way. Unofficial De Palma fan site. De Palma’s Fan Page.

 

DE PALMA in LANKELOT

 

ISBN/EAN: 
8010773200769

Commenti

Finalmente tornano "Gli Intoccabili". Era ora.

Solo chiacchiere e distintivo! Solo chiacchiere e distintivo!

"Tradizionalmente, la democrazia americana ha un carattere pluralista più marcato rispetto a quella europea".

> fino a qualche decennio fa...
due blocchi indistruttibili, e poco rappresentativi: non trovi? Adesso la situazione pretende tutela speciale da parte di grandi gruppi industriali: bellici, tecnologici in primis.

" e un profluvio di citazioni, tra cui quella della carrozzina di eisensteiniana memoria: la prova che quando è in vena De Palma ci sa davvero fare, e che un film d?azione può puntare ad essere cinema d?autore."

> sottoscrivo e approvo in toto.

3. Politologicamente hai ragione. Sociolgicamente il pluralismo resiste.

?Tradizionalmente, la democrazia americana ha un carattere pluralista più marcato rispetto a quella europea?.

In apparenza, forse. Mi verrebbe da dire: ma quando mai?

Non conosci la società americana.

8 . C'ho vissuto e lavorato in America, 4 mesi, nel 1992, e ti dico che il posto meno pluraliasta che ho mai conosciuto.

Cme le spieghi le lobbies, la miriade di associazioni in competizione una con l'altra e capaci di influire sulla leglislazione dello Stato? Confronta con il vecchio continente, in modo spassionato.

9 - Se tu intendi questo come pluralismo posso pure darti ragione, ma non è ciò, a mio avviso, che rende un paese pluralista. Soprattutto tenendo conto di che lobbies si parla.

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