De Oliveira Manoel

Aniki Bòbò

Autore: 
De Oliveira Manoel
Aniki Bòbò è il primo film di fiction del regista centenario Manoel De Oliveira. Dopo l'opera prima del 1931, da poco restaurata, Douro, fauna fluvial il regista portoghese aveva continuato col documentario per altre quattro prove. Nel 1942 decide di narrare una storia, scoprendosi affabulatore per immagini di raro talento. Il tema portante dei precedenti film è la terra natia, che si estenda sino a Lisbona o che si focalizzi sulle strade che gli hanno dato i natali, ossia la città di Oporto. A ben guardare il tema dell'infanzia, o della memoria o della nostalgia, ritorna sempre anche nelle opere più recenti – il titolo più indicativo in tal senso è Porto della mia infanzia.
 
 
 
 
 
Aniki Bòbò si può tradurre con il nostro “ambarabà ciccì coccò” e già iniziamo a comprendere i temi e il tenore di ciò che ci aspetta: la cantilena infantile, il gioco, l'estate.
Il film parla di una classe di bambini, c'è il bullo, la ragazzina che infiamma i cuori, l'innamorato timido, l'imbranato e il secchione. C'è il professore burbero, ma c'è anche la bella stagione e quindi il mare, il porto con le barche e la spiaggia da cui tuffarsi. C'è persino un negozietto, una bambola in vetrina e un inserviente imbranato.
Parte l'intreccio, il bullo vuole la bella, il timido non sa come conquistarla. La bambola in vetrina è il regalo perfetto, il timido però è povero per poterla comprare e il suo amico imbranato gli dà una mano. Tutto si compone, ogni pezzo va al suo posto. Il mare distrae dalla scuola, il professore loda il secchione, il venditore si sfoga sull'imbranato aiutante.
Può succedere però che il filo della vita con cui giochiamo senza remore possa incrinarsi o ingarbugliarsi: il passaggio d'un treno spazza via il sole e tutto si tinge di morte.
Allora i ricordi ameni divengono sensi di colpa e incubi terribili, pressioni allo stomaco e voglia di scappare: il bullo che cade dalla rupe vicino alle rotaie frantuma la storia e il melodramma si fa più teso, il timido incolpato di omicidio è assalito dal rimorso ed esiliato dagli stessi amici. Com'è stato osservato non sembra affatto una storia di bambini, ma di adulti recitata da fanciulli. Però è l'intervento di un grande, il venditore, a mettere tutto apposto e riporre la fiducia negli animi inquieti dando la buona novella che il piccolo bullo è sopravvissuto e la vita scorre ancora.
 
 
 
 
 
A differenza dei contemporanei film dei paesi vicini, Aniki Bòbò non ha niente a che vedere col cinema neorealista italiano, né tanto meno con la cruda realtà bunueliana dei suoi Figli della violenza. Il paesaggio gioioso e disincantato del film di De Oliveira ricorda più le campagne francesi di Giorno di festa di Jacques Tati, nella quiete che ne disegna i contorni luminosi così accesi, tra il brillare del mare e l'ombra delle fronde sul molo.
Particolarmente matura è la sequenza dell'incubo: un carosello di dissolvenze incrociate che alternano i ricordi più nefasti al terrore di essere punito. I sensi di colpa si manifestano in immagini surreali con un ritmo che molto ricorda le avanguardie e i loro deliri visivi.
 
Eppure è un film sulla gioia di vivere, anche gli aspetti più angusti come la classe o le strade notturne hanno sfumature ironiche che attenuano la tensione. I personaggi dei piccoli poi sono disegnati con una leggerezza che non è superficialità, ma sintesi sapiente: rapidi tic contrassegnano i personaggi (l'imbranato che cade continuamente, la sua risata contagiosa), elementi ricorrenti che aiutano lo spettatore ad inquadrare subito i ruoli di ciascuno di loro (esemplare il “primo della classe”, occhiali e riga in mezzo impomatata). Tutto però è all'insegna della moderazione: pennellate sobrie atte ad introdurci in un piccolo cosmo fatto di passioni, riflessioni, fresche lezioni di vita. Con l'occhio di un bambino che riguarda al suo passato e sorride di nostalgia, una nostalgia sana che non è rimpianto: è la parte più romantica del ricordo, una saggezza che non invidia ma che sa individuare la ciclicità della vita, non la sua caducità. Per questo è un film sempreverde e terapeutico per chi non sa scorgere il sole oltre le nubi. Probabilmente ha in sé il segreto dell'infanzia, il disimpegno nell'accezione più candida e incontaminata.
 

Regia: Manoel De Oliveira. Soggetto e Sceneggiatura: M. De Oliveira dal poema di Rodriguez de Freitas. Fotografia: Antònio Mendez. Montaggio: M. De Oliveira, Vieira de Sous. Interpreti principali: Nascimento Fernandez, Antònio Santos, Horàcio Silva, Vital do Santos, Fernanda Matos. Musica originale: Jaime Silva (figlio) Produzione: Fernando Garcia. Origine: Portogallo, 1942.Durata: 70 minuti.

 
ISBN/EAN: 
00

Commenti

L'11 dicembre festa mondiale. Manoel De Oliveira compirà cento anni.

"Aniki Bòbò si può tradurre con il nostro âmbarabà cicì cocò e già iniziamo a comprendere i temi e il tenore di ciò che ci aspetta: la cantilena infantile, il gioco, l'estate. Il film parla di una classe di bambini, c'è il bullo, la ragazzina che infiamma i cuori, l'innamorato timido, l'imbranato e il secchione. C'è il professore burbero, ma c'è anche la bella stagione e quindi il mare, il porto con le barche e la spiaggia da cui tuffarsi. C'è persino un negozietto, una bambola in vetrina e un inserviente imbranato."

> Come hai scoperto questo film?

"A differenza dei contemporanei film dei paesi vicini, Aniki Bòbò non ha niente a che vedere col cinema neorelista italiano, né tanto meno con la cruda realtà bunueliana dei suoi Figli della violenza. Il paesaggio gioioso e disincantato del film di De Oliveira ricorda più le campagne francesi di Giorno di festa di Jacques Tati, nella quiete che ne disegna i contorni luminosi così accesi, tra il brillare del mare e l'ombra delle fronde sul molo. "

> Descrizione bellissima (ocio al neorelista)

"Per questo è un film sempreverde e terapeutico per chi non sa scorgere il sole oltre le nubi. Probabilmente ha in sè il segreto dell'infanzia, il disimpegno nell'accezione più candida e incontaminata".

 > Una clausola eccezionalmente solare.

Ecchime :)
Come l'ho scoperto? Niente di che, dato che l'11 quel vegliardo compie un secolo di vita ho deciso di recuperare e vedere tutti i suoi film. Questo l'ho pizzicato su raitre, naturalmente.
E' un film che infonde molto ottimismo.

Beh, ammazza. Micidiale Hammer. Nuova lezione di cinema.
*
Siamo tutti tuoi debitori.

Senti chi parla. Ti donerò un rene.

Ma dai.
Io accetto solo trapianti di fegato...:)

E allora caschi male :)

ahahahahahaha

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