De Maria Renato

Paz!

Autore: 
De Maria Renato

Tributo all’arte del fumettista Andrea Pazienza: il regista Renato De Maria s’ispira ai personaggi delle strisce del più fedele interprete italiano degli anni Settanta e Ottanta, icona, assieme a Tondelli, d’una generazione che ha visto cadere i suoi cantori troppo presto; e ne deriva un film dal ritmo sincopato e clipparolo, giocato su qualche felice invenzione linguistica e rallentato da una micidiale carenza d’azioni e di eventi. Nonostante l’apprezzabile fedeltà allo spirito dell’opera di Pazienza, la puntuale ricostruzione degli ambienti, degli abiti e dei cliché della Bologna alternativa, modaiola e maledetta raccontata da Pazienza, il film si lascia vedere senza decollare mai.

 “Paz!” ha il merito d’aver rappresentato il primo, studiato omaggio del cinema italiano a un artista atipico e coraggioso: si pregia d’una colonna sonora fondamentalmente felsinea, accuratissima, intelligente e mai estranea all’ambientazione; segnala infine, ancora una volta, il talento emergente del giovane Claudio Santamaria, attore promettente e poliedrico.    

 

TRAMA.

Bologna, tardi anni Settanta.

Ventiquattro ore, dalle quattro di mattina in avanti, nella vita di tre personaggi che abitano nello stesso palazzo, e si incrociano senza incontrarsi e senza conoscersi mai, à la Kieslowski.

Sono tre outsider: estranei o estraniati dal sistema, facili allo stordimento e al divertimento con le droghe, puri elementi di disturbo in un tessuto sociale caotico e frammentato.

 

Pentothal (Claudio Santamaria), studente fuorisede, fumettista estraniato dalla realtà, disinteressato allo studio, tartassato dall’insonnia e lacerato dall’improvvisa rottura della sua relazione con Lucilla (Fabrizia Sacchi), vive con indosso un pigiama e delle clark slacciate. Per uscire in strada, non si cambia: si copre con un loden, e via. Nel frattempo, i suoi coinquilini si battono nelle rivendicazioni del movimento studentesco: ma a Pentothal tutto questo sembra non interessare, deliziosamente confuso come appare, nel suo isolamento, tra la contemplazione della realtà e l’irruzione dei suoi spettri e dei suoi folletti (Antonio Rezza e Frankie Hi Nrg) al centro dei suoi pensieri.

Pentothal disegna poco e di malavoglia; è assillato dall’idea di aver perso la sua compagna, Lucilla, e si rivela sempre più ossessionato dal rimpianto e dal dolore. Ad un tratto, è talmente scisso che non si comprende più se quel che gli accade sia sogno o realtà: vive d’immaginazione, è alienato e non vuole ribellarsi alla sua condizione; crea, e le sue creazioni popolano la realtà fino a impadronirsene. È un visionario in pigiama: un tardo bohemien fascinoso e assolutamente crepuscolare.   

È disperatamente solo: e non sembra esistere rimedio alla sua dannazione.    

 

Massimo Zanardi, detto Zanna (Flavio Pistilli), liceale di lungo corso, è un giovane disadattato che s’accompagna, nelle sue avventure, con il belloccio e taciturno Colas (Matteo Taranto) e il piccolo e rabbioso Petrilli (Claudio Callegaro). Ha appena crocifisso, per infame rappresaglia, il gatto della sua preside (Iaia Forte): dopo essersi sorbito una severa reprimenda, aggravata dalla presenza d’un funzionario della polizia, Zanna si impone di recuperare l’unica prova della sua colpevolezza, un’agendina, dall’abitazione della preside.  

Nel frattempo, amoreggia con qualche ragazzina, incastra il primo della classe fotografandolo nel clou d’una sodomia e lo costringe a partire in spedizione presso la casa della preside. Zanardi appare regolarmente negativo, estremo e arrabbiato. Ma non è un emarginato come Pentothal: quando vuole, sa esercitare fascino su chiunque e risultare, a suo modo, “integrato”. Dipende dalle lune e dagli intenti. Dissociato capace di riadattarsi a tempi e ritmi del sistema, ha uno sguardo cupo e luciferino.    

 

Enrico Fiabeschi (Max Mazzotta), fuorisede e fuoricorso, mai inserito nell’ambiente universitario, regolarmente al verde ma mantenuto dalla sua compagna Anna (Barbara Bonanni), si sveglia per andare a sostenere al Dams un esame, l’unico dell’anno, utile per evitare la leva: la sua preparazione sul capolavoro di Coppola, “Apocalypse Now!”, si limita a un paio di nozioni: il nome del regista e la presenza della musica dei Doors. L’esito è quello prevedibile: le escandescenze e le proteste decisamente no. Fiabeschi fuma una miracolosa quantità di canne, in neppure ventiquattro ore, e alterna avventurette con studentesse e sbarbine al più autentico vagabondaggio.

È uno sconfitto che non ha sentimenti nei confronti della sconfitta. Si diverte.    

 

Le vicende dei tre si intrecciano, si sovrappongono e si alternano, come si scriveva in apertura, senza mai amalgamarsi. “Succedono”, in ogni senso.

Eccellente la colonna sonora: dagli Area ai CCCP, dagli Skiantos a Lucio Dalla. La musica viene spesso integrata direttamente nella narrazione: la valenza diegetica di alcuni brani è una scelta estetica piuttosto insolita nella nostra cinematografia, e meriterebbe nuove e più coraggiose adozioni.  

 

Apprezzabile, ma non memorabile: comunque, “Paz!” è da vedere.

 


 

Lankelot Franchi, dicembre 2003. Prima pubb: lankelot.com


 


Regia: Renato De Maria.

Soggetto: Ivan Cotroneo, Renato De Maria.

Sceneggiatura: Ivan Cotroneo, Renato De Maria, Francesco Piccolo.

Tratto dalle opere di: Andrea Pazienza.

Direttore della fotografia: Gian Filippo Corticelli.

Montaggio: Jacopo Quadri.

Interpreti principali: Claudio Santamaria, Flavio Pistilli, Max Mazzotta, Fabrizia Sacchi, Matteo Taranto, Claudio Callegaro, Antonio Rezza, Frankie Hi Nrg Mc, Barbara Bonanni, Iaia Forte, Rosalinda Celentano.

Musica originale: Riccardo Sinigallia, Francesco Zampaglione, Meme.

Produzione: Roberto e Matteo Levi, in associazione con Beppe Caschetto e Maurizio Feverati.

Origine: Italia, 2002.

Durata: 102 minuti.

Info Internet: Sito ufficiale. Saggio di Glioti.  

Mollica intervista Pazienza. Film.it. Italica.Rai.  

Clarence.

 

ISBN/EAN: 
8032700998549

Commenti

(350).

Questo, invece, a mio avviso, è una boiata assoluta.

No, nel senso che è un tributo a una diversa arte e inevitabilmente rimane vincolato ai lettori e ai cultori di Pazienza. Non ho, in memoria, altri tributi cinematografici in memoria di Pazienza. Non è un capolavoro ma è stato necessario (e Santamaria mi piace parecchio, qui. Molto adatto al ruolo).

Questo è vero, e Santamaria non dispiace nemmeno a me, ma l'omaggio a Pazienza (che comunque non amo) poteva essere un po' più di spessore.

Leggo Rezza tra gli attori. Lo vidi a teatro e mi investì con eclettismo e originalità. Pazzia condivisibile dove spicca vera energia creatrice. Tanta vita da esprimere.

Non conosco l'opera di Pazienza ma, Franco lo sa già, questo film l'ho trovato poco digeribile. Arpa: Rezza qui è usato malissimo. Senza parlare del nepotismo nei cammei, con una scena agghiacciante con Ricky Menphis studente del DAMS... Però, come giustamente annotato, va visto. E non solo per i peli pubici della Celentano.

Ricky Menphis... ma quanto è stolto?

E quanto è scarso... Pensa che qui si presenta ad un esame confodendolo per un altro, e la sua recitazione ricorda quella del protagonista seduto di Greta Garbo Forever.

Ahahahah, non fare certe citazioni, altrimenti qualcuno vorrà saperne di più, e non sarebbe conveniente...

Giusto, censuro.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.