Argento Dario

Tenebre

Autore: 
Argento Dario
La follia vive in un libro. Tenebre è l’ultimo bestseller di un noto scrittore americano di genere. Peter Neil (Anthony Franciosa), autore dell’opera, sbarca in Italia per promuovere il thriller consapevole della vasta eco ottenuta dal libro in Europa. Ma non sono i possibili fan ad accoglierlo, bensì un capitano di polizia (Giuliano Gemma) che lo informa di un brutale omicidio appena avvenuto e ispirato agli accadimenti del suo romanzo. Una prostituta è la prima vittima della furia omicida di qualcuno che si erige a purificatore delle coscienze. In effetti Tenebre sembra alludere ad un movente di sangue di carattere morale: l’assassino della fantasia è percepito dall’assassino reale come un misogino che si scaglia contro aberrazioni e degenerazioni sessuali. La finzione innesca un' esaltazione malata nella mente instabile dell'assassino, cosi da favorire l'inquietante emulazione del personaggio del testo. Il cerchio si stringe intorno allo scrittore, che riceve lettere dopo ogni omicidio, che si ritrova fatalmente nelle mire dello squilibrato. La polizia brancola nel buio, ma Peter Neil si è fatto una sua idea sull’autore dei delitti. Ci sono però molti altri tasselli del mosaico che cercano la loro giusta collocazione: una vecchia fiamma dello scrittore che sembra riapparire, l’ossessione di qualcuno che non è detto sia l’assassino, una relazione segreta, una ragazza dalle scarpe rosse che rievoca un passato inquietante. Chi è questa ragazza? Qualcuno, nell’ombra, seguendo un sottile gioco ancora votato al massacro (vere e proprie mutilazioni dei corpi), rivolta le carte in tavola, trovando la via per una vendetta risvegliata da una latente ossessione riemersa dalle profondità di una mente disturbata. Con un unico scopo: uccidere. 
 

 
Tra i più sanguinosi - più di dieci morti, una vera e propria carneficina - film di Dario Argento, Tenebre, suo ottavo lungometraggio, è forse l’ultimo thriller non soprannaturale che restituisce il pathos dei primi indimenticabili lavori del regista romano. Lo fa seguendo un percorso narrativo abbastanza lineare fino a che Peter Neil, assecondando l’ispirazione del romanziere che è in lui, collega alcuni indizi che gli dovrebbero rendere possibile l’individuazione del maniaco assassino. Gli avvenimenti successivi all’ingresso di Peter e del suo giovane assistente nella villa del presunto omicida, dirigeranno la storia - anche se non tutti lo percepiranno d’immediato - verso una terribile e ancor più ossessiva follia, fino ad allora sopita nell’inconscio di qualcuno. E la genialità del film è proprio in questo punto di rottura, che una narrazione volutamente illusionista lascia passare come facile - quanto efferata - continuità. Il colpo di scena infatti c’è, ed ha, come spesso accade nei film di Argento, motivazioni legate a tragiche esperienze del passato che eventi improvvisi sono in grado di risvegliare (il flashback domina queste sequenze). Il regista è bravissimo, qui come in altre pellicole, a suggestionare lo spettatore a tal punto da non lasciargli il tempo di notare incongruenze narrative che, a rigor di logica e d'attenzione, rielaborando o rivedendo la pellicola, dovrebbero risultare evidenti. Ma, come ben sa chi ama il maestro del brivido, il ritmo vince sulla logica, le suggestioni sulla storia, il regista sugli attori. Ed è lampante come per Argento gli attori siano meri esecutori delle sue ossessioni visionarie, lasciando il posto alla macchina da presa che muove verso la vittima, alla mano che brandisce l’arma (quasi sempre affilata e nelle mani del regista stesso) come annunciazione della morte in arrivo. Qui rasoi e accette la fanno da padrone, ed immagino che possano suscitare in qualche neofita del genere un disgusto pari al disprezzo. Ma per quanto l’effettaccio grossolano delle “lame perforanti”  - sdrammatizziamo evocando le armi di un qualche cartone animato perduto nella memoria - sembri essere, qui come non mai, piuttosto a buon mercato, l’idea del libro evocante e rievocante (capirete perché questa duplice chiave di lettura) manie assassine, riunite nella finzione narrativa e nell’idea della sceneggiatura, è un tocco di sublime genialità cui comunque Argento non si era mai spinto. È difficile spiegarvi oltre, pena rendervi partecipi degli snodi essenziali della pellicola, precludendovi il gusto di esser rapiti dagli eventi. 
 

 
La musica dei Goblin, diretta con maestria dall'immancabile  Claudio Simonetti, contrappunta efficacemente le scene madri del film (oltre al tema principe, notevole l'ossessiva Flashing ), richiamando alla memoria le sinistre emozioni di Suspiria, Profondo Rosso e Inferno. Tenebre, nonostante l’ ottimo successo di pubblico, non fu affatto amato dalla critica che lo definì un campionario di macelleria ed efferatezze gratuite. Fuori da ciò, e dalla ricerca di congruenza tra la suggestione proposta e la verosimiglianza degli eventi narrati, è innegabile che questo sia un raro caso di thriller che tiene costantemente legati alla poltrona: ciò non è affatto trascurabile per un film di genere. Due anni dopo il regista romano diede alla luce il suo miglior film con venature soprannaturali, quel Phenomena che sancì la fine - sia pure in bellezza - di una superba ispirazione visionaria. Dopo, solo prodotti di routine - ma anche fiaschi colossali e inguardabili: Due occhi diabolici, La sindrome di Stendhal, Il fantasma dell’opera.
 
Curiosità: Nei panni delle donne del mistero (una del presente ed una del passato) possiamo riconoscere Veronica Lario, moglie dell’ex Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, e Eva Robin’s, noto ermafrodito. 

Regia: Dario Argento. Soggetto e sceneggiatura: Dario Argento. Direttore della fotografia: Luciano Tovoli. Interpreti principali: Anthony Franciosa, Daria Nicolodi, Giuliano Gemma, Veronica Lario, John Steiner, Lara Wendel, John Saxon, Eva Robins. Musica originale: Claudio Simonetti, Fabio Pignatelli, Massimo Morante. Scenografia: Giuseppe Bassan. Montaggio: Franco Fraticelli. Produzione: Claudio Argento. Origine: Italia, 1982. Durata: 110 minuti.  

 
Léon, Luglio 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com 
 
ISBN/EAN: 
8010020098187

Commenti

"È difficile spiegarvi oltre, pena rendervi partecipi degli snodi essenziali della pellicola, precludendovi il gusto di esser rapiti dagli eventi". Io non sono molto d'accordo con questo. Credo che uno spettatore debba essere in grado di godere di un film pur conoscendone già intreccio e fabula. Se il film è ben fatto, saprà catturarlo ugalmente. Di Tenebre ricordo che era il mio Argento preferito. Non lo guardo da quasi dieci anni. E mi sa nemmeno il vecchio Dario. Basti pensare a "Il cartaio"...

Togli pure il quasi, i dieci anni sono passati eccome. Santi numi.

Ma si, in linea generale hai ragione. Solo che, se ben ricordi il film, qui svelare gli eventi è un po' crudele nei confronti del potenziale spettatore.

Devono essere anni che Dario Argento non riguarda le sue vecchie pellicole. D'accordo sul "Cartaio", e non solo.

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