Argento Dario

Opera

Autore: 
Argento Dario
Ci sono opere liriche che, una volta messe in scena, si dice portino con sé disgrazie e sfortuna. Il Macbeth è una di queste. Il giorno prima della rappresentazione all’Opera del Macbeth di Verdi, la protagonista soprano viene investita da una macchina. Il suo posto viene preso dalla giovane e inesperta Betty (Cristina Marsillach), incredula per l’improvvisa opportunità. Durante la rappresentazione viene uccisa una maschera del teatro e un commissario di polizia, Alan Santini (Urbano Barberini), comincia ad indagare. Ma il delitto è legato al passato della giovane Betty, che si trova ad assistere, suo malgrado, ad efferate esecuzioni proposte in serie e con lo stesso rituale: legata e con gli spilli sugli occhi è costretta ad osservare le truculente gesta di uomo incappucciato, un tempo padrone dei suoi incubi. Ma erano veramente sogni neri o sono antichi mostri dell'inconscio riemersi alla memoria? Insieme ai corvi di scena è l’unica testimone dei brutali omicidi. Il cerchio si stringe intorno a Betty, che trova comprensione e protezione presso il regista (autore horror, proveniente dal cinema) che dirige l'opera di Verdi ispirata alla tragedia shakespeariana. Basterà per salvarla? L’assassino è imprendibile e irriconoscibile. O forse no. I corvi sveleranno il mistero. 
 

 
Prima reale incursione di Dario Argento nello scenario principe della musica classica (un accenno in Inferno e, anni dopo, per intero, ne Il fantasma dell’Opera), Opera si snoda con il collaudato motivo cinematografico caro al regista: un assassino trova le folli motivazioni per rievocare un passato di sangue ed uccide chiunque ne intralci il cammino. La sceneggiatura, comunque, è appena sufficiente a sostenere la trama, ma questo per il regista romano non è mai stato un problema. In effetti, come per i suoi assassini, anche ad Argento basta un nonnulla per innescare il suo narcisistico talento visionario. E qui di idee carine - passatemi il termine - ce ne sono, ancorché spesso decontestualizzate ed atte a risvegliare i nostri piccoli grandi spettri quotidiani. Gli spilli sugli occhi di Betty, per costringerla a vedere lo scempio dei corpi, la lunga sequenza al buio nell’appartamento e il volo in soggettiva dei corvi liberati sul palcoscenico verso la sala affollata nella ricerca dell’assassino, sono scene degne del miglior Argento, ma non bastano a sottrarre la pellicola da quel senso di stanca ripetizione di qualcosa che in passato era riuscita meglio. Cristina Marsillach, graziosa protagonista della pellicola, non riesce a trasmettere la giusta inquietudine che dovrebbe rendere al suo personaggio, Ian Charleston e Urbano Barberini cominciano ad incarnare quello che da questo momento in poi saranno i classici attori argentiani, cui non servirà gran che per stare sulla scena: credibili o meno cambierà assai poco, quello che conta è lo spavento. Perché oramai Argento è in cerca di consensi d’oltreoceano (qui ancora in maniera accettabile) e di percorsi che attingano più che mai all’horror di grana grossa - il successivo film, Due occhi diabolici, fu realizzato in collaborazione con lo “zombie” Romero. Nonostante ciò, in Opera, troviamo: sequenze oniriche, buoni dosi di sangue e efferatezze assortite, l’occhio compiaciuto del regista, musiche d'alta scuola (vedere i credits)  ed inconsuete parole velate di ecologismo  per una protagonista liberata dall’incubo. In un incontaminato scenario, rivolte idealmente all’assassino:
 
“Io non sono come te. Sono diversa. Amo il vento, le farfalle, i fiori, la pioggia…”
 
E per essere Argento, tanto basta. Nono thriller del regista romano e non uno dei suoi migliori, ma sempre meglio di assurdità quali la Sindrome di Stendhal, Il fantasma dell’Opera, Due occhi diabolici e il Cartaio (l’ultimo). Io, fan di Argento della prima ora, l’ho visto comunque più volte. La sua buona dose di spavento ve la regalerà. Siatene certi. 
 

 
Curiosità: Nel film appare Michele Soavi, aiuto regista di Argento e autore del riuscito Deliria e del suggestivo La chiesa. La voce fuori campo appartiene allo stesso Argento.

Regia: Dario Argento. Soggetto e sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini. Direttore della fotografia: Ronnie Taylor. Interpreti principali: Cristina Marsillach, Ian Charleston, Urbano Barberini, Daria Nicolodi, Antonella Vitale, William McNamara. Musica originale: Brian Eno, Roger Eno, Daniel Lanois, Roberto Simonetti, Bill Wyman. Costumi: Lia Francesca Morandini. Montaggio: Franco Fraticelli. Produzione: Dario Argento. Origine: Italia, 1987. Durata: 106 minuti.  

 
Léon, luglio 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com
 
ISBN/EAN: 
8017229009709

Commenti

"in Opera, troviamo: sequenze oniriche, buoni dosi di sangue e efferatezze assortite, l?occhio compiaciuto del regista, musiche d?alta scuola (vedere i credits) ed inconsuete parole velate di ecologismo di una protagonista liberata dall?incubo. In un incontaminato scenario, rivolte idealmente all?assassino:

?Io non sono come te. Sono diversa. Amo il vento, le farfalle, i fiori, la pioggia??

E per essere Argento tanto basta"

> ottima sintesi. Non ti nascondo che leggendo "l'occhio compiaciuto" di Dario Argento penso a una scena in cui il regista si cava un bulbo e lo spara in camera, ma è solo una suggestione.

Mica tanto lontana dal reale. Non sono i suoi, ma Argento qui si diverte con qualche occhio cavato: più dai corvi che dall'assassino.

Ah ecco. A posto.

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