Argento Dario

Il gatto a nove code

Autore: 
Argento Dario
Un anziano signore cieco (Karl Malden), accompagnato da una bambina, al rientro da una passeggiata serale, si trova per caso e di sfuggita ad ascoltare un concitato dialogo che si svolge dentro una macchina parcheggiata. Resta una parola nella sua mente: ricatto. La stessa notte, proprio nei pressi dell’accaduto, qualcuno si è introdotto nell’Istituto di ricerche genetiche Terzi. Apparentemente non ha rubato nulla, ma qualcosa non sembra quadrare. La polizia pensa ad un possibile spionaggio industriale ma, quando il giorno seguente uno dei ricercatori dell’istituto muore sulle rotaie d’un treno, un possibile legame tra gli eventi sollecita l’attenzione di qualcuno. L’anziano signore cieco, ex giornalista appassionato d’enigmistica, sottopone la teoria del legame tra i fatti al reporter (James Franciscus) incaricato di seguire il caso. Viene subito loro ad evidenza che il ricercatore è stato spinto sotto il treno, che l’intreccio è più complesso di ciò che sembra e che nell’Istituto di ricerca vi è la chiave per trovare la soluzione dell'enigma. L’assassino, perso il controllo della situazione, comincia ad uccidere tutti coloro che si avvicinano a scoprire il movente dei delitti e - di conseguenza - il suo terribile segreto. Morti efferate, crude e sanguinose; sospetti che convergono sui ricercatori, sul responsabile dell’Istituto e sulla sua giovane figlia. L’assassino stesso si mette sulle tracce dell’enigmista cieco e del giornalista, troppo vicini ad una verità inquietante, legata a segreti studi genetici riguardanti le anomalie cromosomiche. X e Y sono la fine della naturale serie cromosomica, ma se questa dovesse cambiare in X,Y,Y, qualcosa di abominevole albergherebbe nell’essere umano. La furia dell’assassino viene proprio da li, la necessità di nasconderlo a tutti è il movente che ha liberato il suo istinto omicida. 
 
 
Secondo lungometraggio dell’indiscusso maestro del brivido Dario Argento, il Gatto a nove code segue di un paio d’anni il brillante esordio del regista con L’uccello dalle piume di cristallo. Argento ripercorre le suggestioni nevrotico-ossessive introdotte nell'opera d'esordio, aumentando l’efferatezza delle gesta dell’assassino e mantenendo il geniale uso della macchina da presa come occhio deformato del carnefice sulla preda. L’uso dell’occhio in primo piano che riempie per intero alcune sequenze sarà, successivamente, nel prosieguo della carriera del regista, uno dei marchi di fabbrica della sua visionaria cinematografia. L’iter narrativo prende forma secondo alcune consuetudini già adottate nel film precedente: le motivazioni assassine cresciute nel "dark side", l’indagine affidata non alla polizia ma a coloro che si trovano, loro malgrado, protagonisti degli eventi (quasi tutta la prima filmografia del regista segue questo iter), la soluzione legata al particolare, alla rievocazione improvvisa del passato. I personaggi sono avvolti dalla trama, tutto cerca la soluzione dell’enigma, ogni sguardo dello spettatore vive con e alla ricerca dell’assassino. La dimensione onirica - anche se qui in maniera minore rispetto ad altre pellicole successive - e la realtà si fondono, le sensazioni e le suggestioni contano più dei fatti, la coerenza narrativa diventa quantomai insignificante. E qui le incongruenze della sceneggiatura sono parecchie: se ne L’uccello dalle piume di cristallo vi è una certa linearità, la storia in questione spiega poco o nulla del come l’assassino potesse prevedere o anticipare le mosse dei due improvvisati detective. Non spiega, inoltre, o lascia intendere fin troppo frettolosamente, alcuni nessi e legami tra vittime e carnefice - soprattutto per ciò che riguarda la fidanzata di Calabresi, il primo ricercatore morto. Ma, come accennato in precedenza, cercare coerenza o perfetta linearità nelle storie scritte e sceneggiate dal regista romano è un esercizio inutile e assai poco produttivo se si vuole gustare un suo film. Bisogna lasciarsi vincere dal ritmo e dalla concatenazione - quella si, sempre abbastanza originale - degli eventi. 
 

 
La prima volta che ho visto questa pellicola avevo all’incirca dieci-dodici anni - non ricordo con precisione - ed ero animato dalla curiosità di scoprire - dopo esser stato rapito dal più grande thriller che ricordi: Profondo rosso - la cinematografia di questo insuperato maestro italiano del giallo-horror. Le emozioni di ritorno certo cambiano, ma il senso d’attesa e di scoperta che Dario Argento, come pochi altri maestri di genere sa dare resta, e resta con piacere misto a gratitudine. I primi quattro film (L’Uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio e Profondo Rosso), più Suspiria, Tenebre e Phenomena, rimangono i suoi migliori in assoluto e sono tra i più originali prodotti venuti alla luce negli anni più bui per il nostro cinema, i Settanta e gli Ottanta. Il gatto a nove code tra questi è,  probabilmente, il meno convincente, ma va visto nell’ottica di voler conoscere e rivalutare, qualora ce ne fosse bisogno, quest’autore nevrotico-ossessivo-visionario, capace di usare la macchina da presa come pochi, dunque degno di trovare posto tra i grandi del cinema italiano. Io l’ho amato e continuerò ad amarlo, nonostante i fiaschi degli ultimi anni, dovuti ad un’evidente crisi creativa figlia dell’imborghesimento delle idee. Idee troppo spesso sottoposte, ahimé, al contagio dei dollari americani. Benigni (ancorchè protagonista di un genere cinematografico differente), ahilui, sembra stia andando incontro all’identica sorte. 

Regia: Dario Argento. Soggetto: Dario Argento, Luigi Collo, Dardano Sacchetti. Sceneggiatura: Dario Argento. Direttore della fotografia: Enrico Menczer. Scenografia: Carlo Leva.  Interpreti principali: Karl Malden, James Franciscus, Catherine Spaak, Cinzia De Carolis, Carlo Alighiero, Rada Rassimov, Tino Carraro. Musica originale: Ennio Morricone. Montaggio: Franco Fraticelli. Produzione: Salvatore Argento. Origine: Italia, Francia, RFT 1970. Durata: 112 minuti. 

 
Léon, Luglio 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com 
 
ISBN/EAN: 
8032807029252

Commenti

Forse, rivedendo un film come questo, Argento potrebbe ritrovare un minimo di quell'ispirazione che ha perduto. Non perchè sia il suo migliore, ma perchè più di altri maggiormente noti, rivela quel talento che, pur se ancora acerbo, si liberò con virulenza nei lungometraggi successivi. Chissà se il regista romano rivede i suoi film, ogni tanto. Dovrebbe.

[gatto a nove code] aggiorno

[gatto a nove code] aggiorno il codice ean: adesso è nuovamente disponibile in dvd.

[gatto a nove code] scrivevi

[gatto a nove code] scrivevi - con piena ragione: "cercare coerenza o perfetta linearità nelle storie scritte e sceneggiate dal regista romano è un esercizio inutile e assai poco produttivo se si vuole gustare un suo film. Bisogna lasciarsi vincere dal ritmo e dalla concatenazione - quella si, sempre abbastanza originale - degli eventi. "

> Molto saggio:). In effetti (ieri notte ho finalmente finito di studiare il film) nel caso del "Gatto" la sceneggiatura sa rivelarsi un colabrodo, e la sensazione è che semplicemente lo sviluppo della trama fosse stato un po' abbandonato, a un tratto. Non c'è davvero nessun indizio sensato che possa condurre lo spettatore a decidere chi sia il killer. Nessuno.

B-movie con qualcosa di peculiare... ma b-movie.

(Gatto a nove code) Si, della

(Gatto a nove code) Si, della prima produzione Argento "Il gatto a nove code" è il meno riuscito, ma è comunque piacevole e con momenti di pura tensione. Ti consiglio di vedere "Tenebre", se ancora non l'hai visto.

 argento - d'accordo,

 argento - d'accordo, recupererò anche "Tenebre". Ho quasi finito di recuperare tutti i suoi film "fondamentali", a questo punto... man mano passo per le tue vecchie schede, e alè.

 

(Argento) "Tenebre" è il film

(Argento) "Tenebre" è il film con più colpi di scena di Argento (e più macelleria), e poi c'è anche l'ex lady Berlusca in una scena considerata mitica (ancora di più da quando la Lario è diventata famosa per altri meriti)  dei film di Dario ah ah ah

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