Daldry Stephen

The Hours

Autore: 
Daldry Stephen

Lettura, scrittura. Decompressione dei file zippati dalle contorsioni dell'animo umano, dalla repressione delle pulsioni, dal nauseante peso delle convenzioni sociali. E Poi avviare i file del desiderio, della memoria, della risoluzione finale costi quel che costi.

Nicole Kidman (Virginia Wollf), Julianne Moore (Laura), Maryl Streep, (Clarissa) tre attrici in un film che riscrive e rilegge a suo modo storie parallele, infra ed extra al romanzo "La signora Dalloway" di Virginia Woolf (Mrs Dalloway,Londra, 1925, ed. italiana Mondandori) , con un soggetto tratto a sua volta da un altro romanzo, Michael Cunningham, The Hours , (premio Pulitzer 1999, in Italia reperibile come "Le ore", Milano, Bompiani 2001).
Un complicato trasloco di idee azioni ed immagini, una plusvalenza di di commistioni e transcodifiche, un esperimento se si vuole, polimorfico e multistrato.
Il potere catartico, avvolgente e stringente de leggere e dello scrivere, intesi come esperienze totali e totalizzanti fino all'estremo, come fine e non come mezzo, padroni incontrastati delle anime e dei cervelli, assoluti protagonisti.
Regia di Stephen Daldry, inglese del 1960, noto perlopiù con il film Billy Elliot (2000).
E tre donne. Un numero perfetto per dire basta.
Basta alla famiglia. Basta ai mariti. Basta alle convenzioni, alle convinzioni, alle aspirazioni, alle bugie. Basta. Vivere, vivere fino in fondo anche se paradossalmente può anche significare di morire.
Tre storie disseminate nel tempo dagli anni venti ai giorni nostri, fili che si annodano, si intrecciano e poi si dipanano, una tela di Penelope che tesse pensieri, azioni, sentimenti, vite di tre esistenze al femminile. Le tre donne non si conoscono, ma sono tre facce di una stessa ossessione: essere se stesse.
Per quello che costi.
Per quello che valga.
Per.
(R-)esistere.
Tutte e tre infatti "subiscono" le ansie di un amore che non si riesce o non si lascia amare, anche perchè (e soprattutto perché) è un amore omosessuale oppure una vita sbagliata dalla testa ai piedi.
Ma ci vuol bene altro per sbaragliare l’esercizio lento e costante che la forma scritta esercita sulla suggestione, sulla fantasia e talvolta anche sulla volontà.

Una giornata banale.
Virginia Woolf, donna ed artista nel baratro perenne di crisi di nervi, deve preparare un tè più amaro del caffè senza zucchero per la sorella Vanessa.
Laura vuole onorare il compleanno del marito con una mirabile torta. Clarissa vuole annegare le malinconie di un perduto amore ubriacandosi di mondanità organizzando un cocktail per il suo ormai lontano amore Richard, malato terminale nonché poeta in preda al timor mortis.
Una giornata ordinaria. Ma il disordine è alle spalle,e sta per avvinghiare tutte e tre le esistenze, come un rapace falco la sua ignara preda. Si vivrà all’estremo l’ esperienza di sentirsi estranei alla propria vita. E come dirà la Kidman-Virginia "...qualcuno morirà perché gli altri imparino ad amare la vita".
Da apprezzare la Kidman, una Wollf schizofrenica, solitaria e senza passione per i menage familiari, da lei distanti e per lei dimidianti, introversa quanto basta, tetra eppur viva, affogata nella pagina bianca dei suoi romanzi da venire e nello stesso tempo rincorsa dalle pagine già scritte e da quelle che avrebbe voluto scrivere ma non scriverà mai più.
Ordinariamente efficace il totem Streep, grande, carismatica, complessa perchè semplice e lineare, la sua solita parte svolta con maestria superiore, colei che ha tutto per non avere niente, colei che cerca e non è mai cercata, colei che si sente come Atlante con il mondo sulle spalle, ma il mondo é da un'altra parte, gira, gira su se stesso e ti suggerisce ad ogni secondo che puo' fare a meno di te. Vai Streep-Clarissa, organizza questa benedetta festa per il tuo ex amante ormai malato terminale, affronta tutto per capire magari che poi non hai affrontato niente.
E nel mezzo una straniata,stranita Moore, casalinga inquieta ed inquietata da una "semplice" e complicata lettura del romanzo della Woolf, casalinga che non sa preparare dolci perchè la sua vita è amara, troppo amara e leggere Virginia Woolf le fa scattare la molla. Come on baby, light your fire, passo dopo passo, lacrima dopo lacrima, pagina dopo pagina comincerai ad ascoltare l'unico silenzio che sa parlare, la voce della propria anima.
Una vita di ciascuna che all’improvviso è squarciata dal peso angosciante della felicità come miraggio, felicità che non è mera oasi nel deserto ma soltanto una serena per quanto difficile presa di coscienza della propria omosessualità e della propria attuale inconsistente vita, traendo linfa e semmai vigore dalla lettura di un romanzo che rivela la determinata e ineffabilità casualità delle cose e degli eventi seppur ordinati e pretederminati.
E gli uomini?
E gli uomini non ci sono o meglio fanno la parte peggiore, deboli, innamorati di donne idealizzate che non sono le concrete figure che gli si muovono davanti, incapaci di comprendere, di cambiare, di dare per dare e non solo per avere, pallide ombre per le luci che opache e opacate sono ombra attorno alle tre sfavillanti figure femminili, tre fuochi di artificio che illuminano una buia serata e che poi magari scompaiono, ma hanno brillato come una stella.
Fantasmi, insomma, gli uomini. Maschio se ci sei batti un colpo.

Tre storie di vita variamente repressa e depressa, in un film d'autore, certo non facile, che non è un ameno polpettone nutrito di quel sudaticcio ed appiccicoso sentimentalismo onnicomprensivo di sapore estivo, ma una pesante polenta invernale, che trasmette una grande quantità di calorie psico emotive  per il cervello, il calore che emanano le vite vissute, combattute, a volte perse, ma sempre e comunque vissute fino alle estreme conseguenze.
Atmosfera, silenzio che fa rumore e quasi assorda, regia sapiente, scene e dense e lente come un buon cioccolato caldo, musica cool adatta, citazioni a iosa anche da Amleto di Shakespeare, il potere della letteratura (e dell'arte in generale) avvolgente, coinvolgente,stravolgente, riflesso ed immediato.
Tutto, o quasi, in una pellicola, strano che sia americana, é talmente intensa da sembrare fatalmente europea.
Emozionante insomma, ma non solo per brivdii a livello cutaneo meramente scaturiti da facili impressionismi, ma sottili ed elettrici innervamenti del proprio senso estetico.
A volte l'emozione ha la scorza liscia e dura, quasi annichilente di una pagina bianca tutta da scrivere.
 
"The hours" (Usa 2002), 114 Min,
regia di Stephen Daldry
Con Julianne Moore, Meryl Streep, Nicole Kidman, , Toni Collette, Claire Danes, John C. Reilly, Ed Harris
 
NOTE
Compaiono nella recensione stralci del medesimo autore tratti di un' opinione pubblicata sul sito Ciao.it nel settembre 2005
ISBN/EAN: 
8007038052249

Commenti

Piccolo ma comunque grosso spunto autoreferenziale. Trattasi della mia prima recensione ( o comunque aspirante tale) pubblicata su sito Ciao.it, dopo moltissimi anni travagliati e di scarsa produttività. La ricordo e la ricorderò sempre con sommo affetto, per questi motivi. Mi pareva giusto e consequenziale rielaborarla leggermente anche per Lankelot, in segno di affetto e stima e quant'altro per tutti gli utenti e non utenti di questo loco. Grazie a voi, comunque

Grazie quindi per questa preziosa e autoreferenziale - ma solo apparentemente - condivisione. Non ho visto il film quindi non posso intervenire altrimenti. Omaggi.

"Emozionante insomma, ma non solo per brividi a livello cutaneo meramente scaturiti da facili impressionismi, ma sottili ed elettrici innervamenti del proprio senso estetico."

"A volte l?emozione ha la scorza liscia e dura, quasi annichilente di una pagina bianca tutta da scrivere."

Anche la tua rec è emozionante.
Un film doloroso (per me quasi insostenibile) per i contenuti, duro e crudele nel mostrare quanto sia facile far male agli altri (anche ai propri figli) senza cattiveria. Bellissimo film, ma i contenuti e le idee e la forza sono di Cunningham, autore, la cui scrittura non amo particolarmente, ma che con Laura Brown (Julianne Moore) ha creato una raffigurazione tragica di donna all'altezza della grande letteratura.

Grazie di averlo presentato.

Raffaella

"..una Wollf schizofrenica, solitaria e senza passione per i menage familiari, da lei distanti e per lei dimidianti, introversa quanto basta, tetra eppur viva, affogata nella pagina bianca dei suoi romanzi da venire e nello stesso tempo rincorsa dalle pagine già scritte e da quelle che avrebbe voluto scrivere ma non scriverà mai più."
La Wolf mi aveva colpito in questo film tutto donnecome ben sottolinei tu.
Un film difficile, che però dovrei rivedere per rimeditarci sopra.
In ogni caso la rec è molto coinvolgente e partecipe.

Aspetta che arriva la recensione di Drago Karlsen!
Eccola qua:
http://www.lankelot.eu/?p=1853

Quando puoi dai un'occhiata, avrete di che discutere...

Anche per me era la prima recensione! Vite parallele!

archivio SD in calce!

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