Cuaròn Alfonso

I figli degli uomini

Autore: 
Cuaròn Alfonso

L'adattamento di The children of men dello scrittore P.D. James sarebbe potuto tranquillamente essere una gran minchiata. I presupposti c'erano tutti: film di fantascienza sulla falsariga de La Guerra dei mondi; una supercelebrità hollywoodiana come Clive Owen (il figo dalle scarpe rosse di Sin City); la voglia di soffiare l'ennesimo Oscar a Martin Scorsese. Ma... c'era anche Alfonso Cuaron alla regia.

2027. L'umanità è sterile, ridotta così da un passato recente non ben determinato ma non troppo difficile da immaginare. Da diciotto anni ormai non nascono più bambini, tanto che la morte dell'individuo più giovane della terra, una vera celebrità per il suo status di last man born, scatena un lutto mondiale. Il mondo è nel caos. Soltanto l'Inghilterra sembra essere l'ultimo baluardo della civiltà. Londra è dilaniata dalle lotte urbane: principale gruppo sovversivo sono i Pesci, che si battono a favore dei diritti degli immigrati (le frontiere da tempo sono ormai chiuse). Julian Taylor e Theo Faron erano sposati, molti anni prima, e avevano anche un bambino, prematuramente defunto. Adesso la prima è il leader dei Pesci, mentre il secondo vive un'esistenza monotona, costantemente sull'orlo del suicidio. Quando Julian chiede a Theo di far passare la frontiera ad una clandestina, questo accetta, mettendo a rischio la sua vita. Ben presto però Theo scoprirà che i Pesci non sono i paladini della libertà quali si professano e, alla tragica morte di Julian, in un attentato molto sospetto, l'uomo si troverà solo contro tutti. Perdipiù Theo dovrà farsi carico delle speranze di tutto un pianeta: Kee, la clandestina, giovane donna di colore, è incinta.

I Figli degli uomini è girato quasi interamente ad altezza d'uomo, in una condizione di assoluto individualismo. Non si fa satira, non in senso classico. Se c'è una critica sociale, nel film è ad un livello prettamente umano. E' il singolo che fa la diffrenza, per Cuaròn, non la più numerose ma anche più volubile gente. Quando Theo scopre che Kee è incinta, quando si trova di fronte al miracolo compiuto, è l'unico che non tenta di sfruttare il bambino per interesse politico. Cosa direbbero quelli al governo se ad un certo punto saltasse fuori che un extracomunitaria - di colore! - è rimasta incinta? Si riaprirebbero le frontiere? Si userebbe il bambino per esperimenti e test sulla fertilità? Come la prenderebbero i rivoltosi? O gli stessi immigranti?

I Pesci complottano per impossessarsi della donna e del bambino, arrivando anche ad eliminare la loro leader Julian. Ecco che tutti gli ideali per i quali tanti si era lottato vengono a crollare proprio nel momento di maggiore pericolo. Cuaròn abbandona tutti dietrologismi e ci racconta il viaggio di Theo, un eroe dai tratti umani, reduce dalla tragedia della perdita di un figlio, e Kee, madonna nera incinta, fragile ma selvaggia (l'attrice Claire-Hope Ashitey), verso la nave-laboratorio Tomorrow, quartier generale mobile di Progetto Umano - una specie di Greenpeace per esseri umani. E Theo è spinto soltanto dalla sua umanità, dalla comprensione verso un suo simile, senza desideri di gloria nè altri interessi personali. E se questo può sembrare l'unica note poco genuina, un tratto forse un po' ingenuo, in un film stilisticamente iperrealista, la figura dell'eroe buono è scritta sapientemente, interpretata da Clive Owen con cuore ma soprattutto con cervello.

Il primo tempo del film mostra una panoramica della Londra del futuro, non troppo diversa dal presente, distorta solo leggermente da Emmanuel Lubezki che fa un lavoro meraviglioso con la fotografia. Le strade della città, i quartieri poveri messi a ferro e fuoco dalla polizia, gli scontri urbani tra rivoltosi e forze dell'ordine, l'attentato kamikaze dentro una caffetteria Starbucks nella prima scena del film: il tutto diretto con esperienza e talento, seguendo un ritmo deciso ma mai frenetico. Veniamo a conoscenza di qualche abitudine degli abitanti di questo futuro: vendita di kit per il suicidio assistito "per una morte serena", cannabis che continua ad essere illegale, un comitato per il recupero delle opere d'arte di mezza Europa. Tutte curiosità narrative, filtrate sempre attraverso l'occhio di Theo: i punti di vista, quello del protagonista e quello dello spettatore, spesso coincidono. In altre parole, il film prende sin dall'inizio. Vera chicca: Michael Caine, che interpreta un ex disegnatore satirico, amico di Theo, ora vive in periferia, coltiva erba e le rivende agli agenti anti-immigrazione.

Il secondo tempo è una incredibile lezione di stile. In pratica il regista ci prende per mano e ci porta all'interno di un documentario bellico. Theo e Kee sono in una città-ghetto, pronti a prendere la Tomorrow e salvarsi. Kee partorisce una splendida bambina e i tre sono costretti a farsi strada in una vera zona di guerra. Ed è incredibile come Cuaron gestisce la situazone: un lunghissimo pianosequenza da far invidia ad Orson Wells, la macchina da presa che segue costantemente Theo - grande prova fisica di Owen - che attraversa le macerie tra carri armati e cadaveri. Nessuna esplosione nucleare, nessun salto di dieci metri senza un graffio, nessuna mossa di karate mortale. E' il gioco (trucco) del regista: rallentare il ritmo (le inquadrature) quando le cose (l'adrenalina nel film) cominciano a scottare. Per questo l'intero film appare così equilibrato nella sua durata totale. Anche quando Cuaron, camera a spalla, sembra perdere di vista - nel caos delle scene di guerriglia - la linearità della trama, il regista non fa altro che lasciare immedesimare lo spettatore con la sorte dell'eroe, vulnerabile, come ogni vero essere umano, alle emozione come ai proiettili.

Una delle scene memorabili è posta in chiusura: militari e rivoltosi, che se le stanno dando di santa ragione, si fermano di colpo nell'udire il primo pianto di bambino dopo diciotto anni. Armi a terra, segno della croce che si sprecano, tutti gli occhi sono puntati su lui, l'unico bambino dell'Inghilterra. Ecco, Cuaron è tutto in questa scena: magari è ingenuo, gli piace il sentimento - non il sentimentalismo - perchè crede che un singolo possa ancora cambiare il mondo - Theo è comunque un eroe solitario, ma non rinuncia a mostrare aspetti più crudi e realistici nelle sue pellicole. E lo fa con cervello e grande stile.

 

Regia: Alfonso Cuaròn. Soggetto: Alfonso Cuaròn
Sceneggiatura: Alfonso Cuaròn, Timothy J. Sexton, David Arata, Mark Fergus
Tratto da un romanzo di: P.D. James (The children of men)
Direttore della fotografia: Emmanuel Lubezki
Montaggio: Alfonso Cuaròn, Alex Rodriguez
Interpreti principali: Clive Owen (Theo Faron), Julianne Moore (Julian Taylor), Claire-Hope Ashitey (Kee)
Musica originale: John Tavener
Scenografia: Jennifer William
Costumi: Jany Temime
Produzione: Marc Abraham
Origine: Uk/Usa, 2007

Durata:. 109 min

Info: www.childremofmen.net  / http://www.imdb.com/name/nm0190859/        

 

 Paolo Castronovo

ISBN/EAN: 
5050582478167

Commenti

(intanto passo al volo e inserisco codice ean; anno di uscita; tag "cinema messicano". A stanotte per i commenti!)

"Il secondo tempo è una incredibile lezione di stile. In pratica il regista ci prende per mano e ci porta all?interno di un documentario bellico". Ecco, appunto, ma un po' noiosetto però. Almeno per me lo è stato.

"un lunghissimo pianosequenza da far invidia ad Orson Wells, la macchina da presa che segue costantemente Theo - grande prova fisica di Owen - che attraversa le macerie tra carri armati e cadaveri". Si, l'ho notato anch'io, ma privo di pathos. Sempre a mio avviso.

"Per questo l?intero film appare così equilibrato nella sua durata totale. Anche quando Cuaron, camera a spalla, sembra perdere di vista - nel caos delle scene di guerriglia - la linearità della trama, il regista non fa altro che lasciare immedesimare lo spettatore con la sorte dell?eroe, vulnerabile, come ogni vero essere umano, alle emozione come ai proiettili". Sempre la stessa critica, avrei prefeito un po' meno equilibrato (e monocorde), e lievemente più adrenalinico.

Avrai capito, caro Paolo, che m'astettavo tutt'altro. Forse non m'avevano avvertito. Il film m'ha tediato non poco. Però non discuto la tua analisi, ben fatta. In sostanza, tecnicamente fatto bene, ma troppo uguale a se stesso: senza slancio. Dai, ogni tanto è bene che siamo pure in disaccordo:)

"Se c?è una critica sociale, nel film è ad un livello prettamente umano. E? il singolo che fa la diffrenza, per Cuaròn, non la più numerose ma anche più volubile gente."

> sociologicamente è molto interessante, questo taglio. E storicamente annuncia periodi di cambiamenti sociali e di scosse rivoluzionarie. Speriamo sia così anche stavolta, la tendenza è in atto.

(ocio a "diffrenza")

"Il secondo tempo è una incredibile lezione di stile. In pratica il regista ci prende per mano e ci porta all?interno di un documentario bellico. Theo e Kee sono in una città-ghetto, pronti a prendere la Tomorrow e salvarsi."

> annoto tra i desiderata, questo film non me lo lascio sfuggire in dvd. E' già disponibile, vedo. Sperem:)

In videoteca spiccava il cartellone da tempo, però qualcosa mi rendeva diffidente, vuoi il faccione quadrato di Owen, vuoi la fantascienza che troppo spesso delude al cinema. Però la tua sentita recensione mi ha convinto alla visione, e lo farò a breve. Se hai ragione sarà una bella esperienza da consigliare ancora.

lascio solo l'apprezzamento - doverosissimo - alla recensione... sono molto perplessa sul tema, ma quando lo passeranno su Sky magari lo vedo e ne riparliamo!

L'ho visto due giorni fa in tv. Le ambientazioni, i futuri post apocalisse mi hanno sempre interessato. Da Mad Max fino al Conan cartone animato.

Sono rimasto indeciso sull'interpretazione.

E' la rappresentazione di una moderna sacra famiglia? o che altro?

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