Qualsiasi perplessità sull'opportunità di visionare questo film è sfumata non appena le note di “Everything in its right place” dei Radiohead, splendido incipit di quel gioiello sperimentale che è “Kid A”, si sono diffuse nell'aria. Non dubitavamo delle elettive preferenze rock di Cameron Crowe, memori del recente “Almost Famous”; dubitavamo della scelta di girare in America un remake di un film da poco apparso in Europa, con alterne fortune: “Apri gli occhi” di Alejandro Amenábar (1997).
Dubitavamo del bailamme pubblicitario sorto attorno alla coppia Cruise-Cruz: il rischio era che fosse stata la solita capziosa ed opportunistica manovra commerciale. Con qualche incertezza dunque, interdetti per via delle numerose stroncature lette qua e là, siamo entrati in sala. Mi preme dire che mai stroncature furono più ingiuste; e tuttavia, al contempo, più prevedibili. Mi spiego: possiamo catalogare questo “Vanilla Sky” nel filone di certa fantascienza impegnata, raffinata dalle intuizioni e dalle visioni di Philip K Dick o di Ray Bradbury; concordo con chi ha accennato a una qualche analogia con certi aspetti di “Blade Runner” o di “Nirvana” del Salvatores, come meglio vedremo in seguito; meno con chi ha accostato “Vanilla Sky” a “Matrix”. Dipende dall'interpretazione che si offre al film: che sia analisi, ricerca e discussione della memoria o della realtà tutta. Proponevo questi accostamenti per via dell'assoluta volontà di demistificazione e re-interpretazione della realtà e di folle introspezione e scavo nell'identità e nella memoria; una tendenza che ha origini nella filosofia di Schopenhauer, che ha riflessi nelle avanguardie ermeneutiche, nelle più funamboliche sperimentazioni letterarie narrative e poetiche. Nell'immenso filone contemporaneo di epigoni e diadochi della matrice iniziale, “Blade Runner”, e penso ad un'evoluzione diretta come “The cube” di Natoli o a un'involuzione artigianale come “Gattaca”, trova spazio, alla pari di un “Essere John Malcovich”, questo Vanilla Sky.
Tom Cruise stupisce ancora una volta: questa sua interpretazione si apre come edonistica e superficiale, tutta giocata su un'effervescenza che sfiora la trivialità e l'ostentazione qualunquistica di un benessere benevolmente accordato dalla sorte, e si rivela poi dolorosa e dilaniante, sino allo scempio di se stesso, al martirio del proprio fisico, della propria individualità, alla dicotomia schizoide distruttiva e autodistruttiva, al contempo; non fatico a rinvenire in questa interpretazione l'esito del fortunato incontro con Kubrick e Schnitzler, in “Eyes wide shut” e con l'Anderson di “Magnolia”. Impressiona, nelle vicende di questo giovane rampollo di una potente casa editrice, osservare come cura di Crowe e di Cruise sia stata quella di creare un Dorian Gray che assiste malinconicamente alla dissoluzione della sua antica esistenza e al martirio della sua nuova ed ultima speranza: il primo vero amore della sua vita. Cruise vive da dissoluto; incarna l'archetipo del Don Giovanni, si direbbe; governa con difficoltà l'appena ereditata casa editrice. Incontra, ad una festa, una giovane affascinante spagnola, Sofia(Penelope Cruz); subito traballa la sua relazione con una Cameron Diaz di rado tanto seducente e convincente.
La Diaz interpreta da un lato una giovane artista innamorata della bellezza e del potere del rampollo; dall'altro l'incarnazione archetipica dell'amore rifiutato e dimenticato, del dolore più perfetto e incancellabile; un ruolo che crea difficoltà di adesione ad un personaggio così complesso. Non è solo amante: è l'amore perduto e dimenticato, e diverrà l'ossessione e il rimorso.
L'amore tra l'editore e la spagnola viene tratteggiato con quel gusto per l'impressione, luminosa sino ad essere accecante, nuova sino a risultare estraniante, che echeggia il titolo stesso: omaggio al cielo di un paesaggio di Monet. È un amore incompiuto; ma seducente per via dell'energia inespressa, del romanticismo soave. Avviene infatti che l'amante ripudiata, la Diaz, insegua e pedini l'editore sino all'abitazione di Sofia; Cruise sta uscendo dalla casa, e sembra volare sulle ali di quel sentimento nuovo, finalmente innocente e pulito, sorridendo ad una prospettiva futura radiosa.
Viene convinto dallo sguardo seducente dell'antica amante ad accompagnarla in macchina sino a casa; sembra tuttavia incantato, felice della poesia delle sensazioni nuove appena vissute, e non presta attenzione al tono della Diaz, sempre più triste, irreale, sino ad apparire definitivo. Riconoscendo che la storia tra loro è terminata, pur di non condividere il suo amore con nessun'altra donna, la Diaz decide di uccidersi assieme a lui schiantandosi contro un ponte. Muore sul colpo; Cruise, dopo settimane di coma, rimane in vita; ma è orribilmente sfigurato e mentalmente distrutto.
Qui ha davvero inizio il film; sublime, secondo l'antica accezione della parola, letteralmente. Un martellante soverchiante insinuante labirinto di sogni e memorie e angoscia e malinconia, e sensi di colpa per la morte della prima compagna, per la bellezza perduta, per la percezione di essere definitivamente altro da quel che si era stati in passato. Il trauma destabilizza e sconvolge. Assisteremo al tentativo di Cruise di recuperare la sua identità; alla sua difficoltà di ripristinare la consapevolezza del confine sottile tra memoria, sogno, desiderio e timore; alla dissoluzione dell'antica sua vita, ben rappresentata dalla maschera che indosserà pur di non apparire a tutti tanto orribilmente sfigurato. È memorabile la scena del ballo in un locale; splendida l'inquadratura di Cruise che balla con la maschera riversa sulla nuca, rivelandosi come un Giano bifronte alla spaventata Sofia; in uno scenario che si presenta, assieme, dantesco e brechtiano, di sofferenza e incomunicabilità, come il minotauro di Dürrenmatt si ripiega su se stesso e interroga gli specchi per cercare un suo simile.
Quanto avverrà al loro amore, o quanto sia avvenuto, sarete voi a vederlo- non posso anticipare null’altro. Musiche di Jeff Buckley, Peter Gabriel, Sigur Ros, Radiohead, Bob Dylan; omaggi a Balthus e Monet; a certa grande cinematografia, che vedrete affissa nelle locandine sulle pareti delle stanze di Cruise.
Un film completo: non mancano i momenti di difficoltà interpretativa, ma se si ha qualche esperienza del genere la lettura è lineare; lasciano perplessi gli ultimi dieci minuti della pellicola, che si segnalano tuttavia per un aperto omaggio a Wenders; entriamo nell'anima e nella memoria divelta e diroccata del protagonista, atterriti dal suo dolore e dalla sua poesia; usciamo dalla sala scossi, spaventati dall'intensità di certe sensazioni, dalla consapevolezza di aver assistito alla decadenza e alla rovina e al sogno infinito di un amore; ogni cosa al suo posto, come cantano i Radiohead.
È solo che questa malinconia che adesso mi attanaglia non scompare; questa violenta caducità, questa certezza dell'irripetibilità della vita e dell'essenzialità del rifugio rappresentato dai sogni stringe la gola; non è un caso che di Jeff Buckley sia stata scelta proprio “Last Goodbye”. Nel silenzio di questa notte, non posso non tornare a perdermi negli abissi della mia anima, accecato dal colore dei miei sogni.
Da vedere. Non potrà non segnarvi.
BREVE AGGIORNAMENTO DVD.
Acquistato in dvd. Il costo del dvd si aggira attorno ai ventinove euro.
Elenco i contenuti speciali:
Audio dolby digital, 5.1. Surround, in italiano o in inglese.
Sottotitoli al film: italiano o inglese.
Commento del regista, Crowe, e dell’autore delle musiche.
Inclusi brevi frammenti delle conversazioni con Cruise. Due dietro le quinte: “Preludio a un sogno” e “Colpire nel segno”. Si tratta di video di non straordinario interesse estetico, onestamente. Due versioni del trailer; interessante la galleria fotografica, con introduzione di Neal Preston. Un’intervista a Paul McCartney, autore della canzone eponima del film, e un video di Letfield/Africa Bambataa.
***
Mi domando, una volta terminata la visione del film, come sia possibile che Vanilla Sky non sia stato salutato come l’evento cinematografico della stagione. Sfortunato il confronto con l’originale di Amenabar o troppo severe(pregiudiziali?) le critiche?
Lankelot, Gianfranco Franchi, febbraio del 2002. Importanti sezioni di questa recensione, ampliata e revisionata nel maggio del 2003, sono state pubblicate su ciao.com nel febbraio del 2002.
Regia: Cameron Crowe.
Soggetto e Sceneggiatura: Alejandro Amenábar, Mateo Gil, Cameron Crowe.
Direttore della fotografia: John Toll.
Montaggio: Mark Livolsi, Joe Hutsching.
Interpreti principali: Tom Cruise, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Kurt Russell, Jason Lee.
Musica originale: Nancy Wilson.
Produzione: Cameron Crowe, Tom Cruise, Paula Wagner.
Origine: Usa, 2001.
Durata: 135 minuti.
Commenti
Ho scritto questo pezzo a 24 anni. Ma avrò visto il film decine di volte. Non è soltanto per la colonna sonora. E il film di Amenabar mi è scivolato addosso. Chi vuole, spari pure:).
l'ho visto in dvd, ma confesso che dovrei rivederlo adesso, dopo aver riletto il tuo pezzo così intenso e così bello. E struggente. A suo tempo il film non mi aveva colpito molto.
Non si spara a tradimento, e non si esorta a farlo!!!!! :-)
Guardalo senza pensare che sia un remake. E concentrandoti sulla musica. E' pieno di Sigur Ros, Radiohead, Buckley. Il meglio degli anni Novanta, in sostanza. Una cosa che non capita mai.
E poi ci sono determinate scene che mostrano quanto e cosa significhi la psichedelia - penso alle allucinazioni di Cruise durante l'ultimo rapporto con la Cruz. C'è tutto un cosmo di deviazione e distorsione rock (e dell'immaginazione) dietro la corrosione della percezione della realtà del protagonista (e del regista). Acido e visionario, nella sua "commercialità pseudomainstream".
Già che ci siamo. Questa era fantastica. Buckley junior al massimo.
This is our last goodbye
I hate to feel the love between us die.
But it's over
Just do this and then I'll go:
You gave me more than before,
More than you'll ever know.
Well, this is our last embrace,
Must I dream and always see your face?
Why can't we overcome this wall?
Baby, maybe it's just because I didn't know you at all.
Kiss me, please kiss me
But kiss me out of desire, babe, and not consolation
Oh, you know it makes me so angry 'cause I know that in time
I'll only make you cry, this is our last goodbye.
Did you say "no, this can't happen to me"?
And did you rush to the phone to call?
Was a voice unkind in the back of your mind saying
"maybe... you didn't know him at all,
you didn't know him at all,
oh, you didn't know"?
Well, the bells out in the church tower chime
Burning clues into this heart of mine
Thinking so hard on her soft eyes, and the memories
Offer signs that it's over... it's over...over...
*
J. Buckley. Last Goodbye.1994.
Non saprei. Il film mi lascciò perplesso. Forse perchè non sopporto Tom Cruise, forse perchè l'ho trovato confusionario, forse perchè non mi convinse e basta. fatto sta che non mi ha lasciato gran che. Certo il tuo scritto trasmette passione, e la musica è indubbiamente di prima qualità. Ci sono anche i R.E.M, perchè loro niente evidenza?
Perché li ho amati finché sono stati i R.E.M., ma ho l'impressione che siano finiti e naturalmente mi dispiace e mi piace ricordarli com'erano (cfr. opera omnia di Caio su Lankelot.com, che magari un giorno restituisce al mondo anche qua;) ).
*
Però, ecco, finire dopo aver scritto "Nightswimming" o "Swan" o "Losing My Religion". Mica male;).
Io li ho amati molto, i R.E.M. Certo, gli ultimi 10 anni un po' meno. Quindi il mio sospetto era giusto, l'omissione è voluta ;)
già. e già nel 2002. Mica casuale:).
http://it.youtube.com/watch?v=dEGmd-3Gg-s
Anche io tra l'originale e il remake, ho preferito il remake.
Per me un filmone.