Crowe Cameron

Quasi famosi

Crowe Cameron

Quattro anni dopo la nomination all’Oscar ottenuta per la regia di Jerry Maguire, e un anno prima dell’uscita nelle sale del remake del film dello spagnolo Amenabar Apri gli occhi (nella versione hollywoodiana affidata a Crowe prese il titolo Vanilla Sky), lo sceneggiatore regista e produttore Cameron Crowe portò sul grande schermo una pellicola quasi autobiografica che racconta la storia di un ragazzo di 15 anni, nei primi anni Settanta, immerso nel mondo magico del rock, a seguito del tour di una band emergente della quale avrebbe dovuto scrivere un pezzo per il celebre magazine Rolling Stone. Vicenda che, inevitabilmente, vista l’età del protagonista, assume valore iniziatico e formativo. Anche Crowe, in effetti, diventò giornalista a soli 15 anni, scrivendo recensioni e articoli musicali per importanti riviste dell’epoca (tra le quali Creem, Playboy, Penthouse), fino ad approdare al mitico Rolling Stone. In giovanissima età, pertanto, ebbe modo di intervistare grandi star come Bob Dylan e i Led Zeppelin. Considerate le premesse, Almost famous non poteva non essere un atto d’amore per quel tempo e per quella musica, filtrato dagli occhi di un alter ego che si fa simbolo inequivocabile della giovinezza del regista.

Storia di William Miller, bambino senza padre cresciuto da una madre amorevole, colta ma estremamente protettiva, che grazie alla piccola grande eredità – i dischi più belli dei fine Sessanta, quelli che cambiarono la storia del rock: Dylan, Led Zeppelin, The Who, The Beach Boys, Joni Mitchell - lasciatagli dalla sorella diciottenne divenuta hostess, scopre un mondo nuovo e capisce la sua vera natura: non avvocato, come voleva la madre, ma giornalista rock. A 15 anni comincia a scrivere, ed a inviare pezzi al noto e disilluso Lester Bangs, il maggiore tra i giornalisti rock del tempo. Colpito dalla scrittura del ragazzo, Bangs affida a William il suo primo incarico, recensire un concerto dei Black Sabbath. Il ragazzo accetta con entusiasmo, ma è assolutamente privo delle credenziali minime per assistere all’esibizione. Gli verranno in soccorso, quasi immediatamente, un gruppo di scalmanate groupies (le ragazze che aiutano le band ai concerti, le loro fan più sfegatate, sovente innamorate dei loro idoli), guidate dalla bella Penny Lane, e uno dei gruppi emergenti del momento, gli Stillwater. Pur visto con diffidenza, perché giornalista (quindi nemico), William conquista gli Stillwater con la sua innocenza e con la sua competenza musicale lontana dagli stilemi del professionismo, dimostrandosi un fan accanito della band. Notato niente meno che da Rolling Stone, creduto adulto, William otterrà carta bianca per scrivere una sorta di reportage con annesse interviste sul tour degli Stillwater. È l’inizio del viaggio che gli cambierà la vita, nonostante le ritrosie di una madre che comunque non si oppone, al seguito dei suoi idoli e della bella Penny Lane, di cui s’era subito perdutamente innamorato. Un viaggio iniziatico, come accennato, in cui William vedrà tutto il bello ma anche il brutto che c’è nel mondo del rock, passando dall’entusiasmo alla disillusione fino a giungere ad una consapevolezza: il rock è grande, la musica è grande e i Settanta sono anni meravigliosi.
 
 
Toni lievi, grande musica, inevitabile sentimentalismo e tanta nostalgia per gli anni dell’adolescenza e della scoperta. Almost Famous è una pellicola che si lascia apprezzare facilmente, pur non essendo un film che stordisce o che vibra di intenso pathos, proprio per la sua linearità – dunque non piattezza – di sceneggiatura e di regia. Cameron Crowe costruisce un film anche furbo, non neghiamolo, ma privo di sovrastrutture, che punta direttamente all’immedesimazione dello spettatore con l’adolescenza e con la vita dei primi anni Settanta. Ancora mitici, quegli anni, per chi li ha vissuti, come i secondi Sessanta, tempo di rivoluzione globale dei costumi e dei gusti, tempo in cui ancora si inseguivano i sogni, fors’anche ingenuamente. Nonostante l’alone nostalgico e celebrativo, il regista americano lascia filtrare la consapevolezza che il business, già allora, rendeva l’arte – quella musicale, nella fattispecie – un prodotto oramai immaginato solo per il consumo. Eppure ci si poteva ancora illudere che cosi non fosse, al contrario di oggi in cui la mercificazione di ogni cosa è palese anche ai bambini. Questo è un punto fondamentale per comprendere il fascino discreto di pellicole come Almost famous, opera benvoluta dalla critica, vincitrice di un Golden Globe e di un Oscar per la sceneggiatura, meno suffragata dall’incerta resa al botteghino, negli Stati Uniti come in Europa. E poi, su tutto, la musica, quella di Simon & Garfunkel, degli Who, di Elton John, Iggy Pop, Cat Stevens, le infinite citazioni e i rimandi agli Zeppelin, a Bowie, ai Pink Floyd, agli Stones. E ai Beatles, omaggiati col nome di una loro nota canzone, divenuto nel film quello di un personaggio cardine: la groupie Penny Lane.
 
 
 
Oltre alla musica, sempre protagonista assoluta nei film di Cameron Crowe, c’è da annotare l’ottima resa corale degli attori, tra i quali spicca la prova di Penny Lane-Kate Hudson, nominata agli Oscar insieme alla McDormand (moglie di Joel Coen e già Oscar per Fargo), mentre il bravo Billy Crudup (Big Fish, Sleepers) incarna in modo convincente in ruolo della rock star. Indovinata anche la scelta del giovanissimo alter ego del regista: Patrick Fugit, scelto dopo una lunga serie di provini, ha il volto buono dell’adolescente timido, due occhi vergini pronti a scoprire il mondo. Ottima, come al solito, sia pur nelle sue fugaci apparizioni, la performance di Philip Seymour Hoffman (superbe prove in Capote e Onora il padre e la madre, ma non soltanto), uno dei più bravi attori americani attualmente in circolo. Cameron Crowe aveva scelto come titolo dell’opera Untitled, in omaggio dichiarato al quarto album degli amati Led Zeppelin, non trovando però il conforto della produzione. Si è rifatto in DVD, con una nuova versione dell’opera intitolata proprio Untitled.
 
Un film che coinvolge con leggerezza, che non potrà non piacere agli appassionati del rock, non solo quelli dei Settanta. Perché la magia di quegli anni la respiriamo anche noi, che nei Settanta ci siamo “solo” nati, attraverso quei dischi in rigoroso vinile che resteranno immortali. Abbiamo tutti troppo bisogno di ritrovare un tempo in cui si possa, anche solo ingenuamente, credere che il futuro sia. Ispirazione, libertà, rivoluzione, musica e sogno.
 
Regia: Cameron Crowe. Soggetto e sceneggiatura: Cameron Crowe. Direttore della fotografia: John Toll. Scenografia: Clayton Hartley, Clay A. Griffith. Montaggio: Saar Klein, Joe Hutshing. Interpreti principali: Billy Crudup, Frances McDormand, Kate Hudson, Patrick Fugit, Philip Seymour Hoffman, Jason Lee, Anna Paquin, Zooey Deschanel, Noah Taylor, Michael Angarano. Produzione: Dream Works SKG – Vinil Films Musica originale: Nancy Wilson. Titolo originale: “Almost famous”. Origine: Usa, 2000. Durata: 122 minuti.
 


ISBN/EAN: 
8013123032669

Commenti

Film nostalgico ma assai gradevole, rivisto per la seconda volta (la prima fu in sala), e nuovamente apprezzato. Per gli amanti del rock e dello spirito dei primi Settanta.

adoro questo film. L'ho rivisto giusto qualche notte fa, dopo aver letto i due libri della musa-groupie Pamela Des Barres.
E' autobiografico, ma riesce a essere paradigmatico. Probabilmente il miglior film di Crowe.

"Cameron Crowe aveva scelto come titolo dell?opera Untitled, in omaggio dichiarato al quarto album degli amati Led Zeppelin, non trovando però il conforto della produzione. Si è rifatto in DVD, con una nuova versione dell?opera intitolata proprio Untitled."

> cioè? Nel mio Dvd manca...
io ho tutta una serie di interviste e articoli di CC, in primis quelli dedicati ai Led Zeppelin (che si nascondono abbastanza bene dietro alla band di questo film:) )

A proposito, direi che Penny Lane è decisamente la nostra amica PDB:
www.lankelot.eu/index.php/2008/07/15/des-barres-pamela-sto-con-la-band/

Quanto al grande Lester, il libro da leggere è decisamente questo:
www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=262

da annoverare nella categoria "modelli indiscutibili di scrittura rock". Un libro che cambia qualcosa in chiunque scriva di mestiere.

3- Pare sia una nuovissima versione, io non la possiedo. Non ti saprei dire se limitata o meno.

2 - Bravo, hai colto nel segno "é autobiografico ma riesce ad essere paradigmatico".

4 - é decisamente a lei che si ispira Crowe.

5 - Non sapevo di questo libro. Vedrò di procurarmelo, mi interessa assai.

2 - Per me è il miglior film di Crowe, ma pensavo tu preferissi Vanilla Sky? O ricordo male?

Credo di averlo visto, ma ho davvero un ricordo troppo vago per esserne sicura. Aggiungi poi un'assoluta ignoranza in fatto di rock...
Dopo la tua pagina, però, lo guarderò con altri occhi. Bella davvero, specie la chiusa.

8. Sono invecchiato. Vanilla Sky non mi fa più effetto alla 35° visione:).

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