Cronenberg David

La zona morta

Autore: 
Cronenberg David

Johnny Smith è un giovane professore di letteratura, anonimo e mite quanto il suo nome. Una sera, dopo una gita in campagna insieme alla fidanzata Sarah, Johnny resta coinvolto in un incidente automobilistico. Entra in coma e vi resta per cinque lunghi anni. Quando si risveglia il passato che ricordava non esiste più: Sarah si è sposata con un altro ed ha unbambino. Johnny intanto si rende conto che il suo lungo dormire ha provocato in lui una trasformazione. Johnny si accorge di avere il potere di vedere eventi futuri e passati, attraverso il contatto con persone ed oggetti. Inizialmente incredulo, Johnny riesce, grazie al suo dono, a salvare la vita alla figlia di una infermiera e rivela a questa che sua madre, creduta defunta, è in realtà ancora viva. La fama per Johnny arriva rapida e rapace: immediatamente posto sotto i riflettori di mezzo mondo, John è trattato come un fenomeno da baraccone, deriso e schernito anche in televisione. Sua madre, vedendo in uno show televisivo e maltrattato dai giornalisti, ne muore dal dolore. Depresso e frustrato, John si rifugia in una piccola cittadina di provincia. Ma qui lo sceriffo locale lo coinvolge nelle indagini su un maniaco omicida. Johnny ne esce vivo per miracolo. Continuando la sua fuga dal mondo, Johnny si imbatte nel figlio di un politico locale, a sua volta amico intimo del candidato alla presidenza alla Casa Bianca. Grazie ad un visione, John apprende che il candidato una volta eletto avrebbe innescato un nuovo conflitto nucleare su scala mondiale, e decide di ucciderlo. Stillson, il candidato, tuttavia si accorge dell'attentatore e vigliaccamente si fa scudo col bambino di Sarah, il quale rimane ucciso insieme a Johnny. Ma il sacrificio dell'uomo non è stato vano: una visione mostra Stillson che si suicida, distrutto dai sensi di colpa.

Regia: David Cronenberg  Soggetto: tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King  Sceneggiatura: Jeffrey Boam  Fotografia: Mark Irwin  Scenografia: Barbara Dunphy  Suono: Brian Day  Musica: Michael Kamen  Costumi: Olga Dimitrov  Interpreti principali:  Christopher Walken (Johnny Smith), Brooke Adams (Sarah Bracknell), Martin Sheen (Greg Stillson), Jackie Burroughs (Vera Smith)  Anno: 1983, Canada

 

LE "ZONE MORTE"

Per chi ha letto il romanzo di Stephen King - scrittore di dubbio valore (e moralità!) ma autore di interessanti soggetti cinematografici, basti pensare a Shining o allo stesso La zona morta - è facile comprendere che per zona morta, lo scrittore intendeva quella imprecisione, quelle informazioni che, nelle visioni di John, mancavano o, quantomeno, erano latenti. Se così non fosse stato John sarebbe stato del tutto simile a un dio, con la piena coscienza dei suoi poteri, nonchè il pieno controllo di essi. Invece c'era sempre qualcosa di oscuro, di impreciso, nelle visioni dell'uomo, un nome di una strada non visualizzato, il momento dell'evento futuro spesso approssimato, insomma un particolare che rendeva la visione imperfetta e quindi meno funzionale.

Nella trasposizione cronenberghiana la zona morta è più la condizione di John Smith. Non soltanto per la situazione difficile in cui egli si trova nella società - che si potrebbe ricondurre, semplicisticamente, ad una forma da complesso di Cassandra - , ma soprattutto per la sua situazione temporale. Per spiegarsi meglio si dovrebbe essere fisici quantistici. Ma si potrebbe ragionare in questa maniera: John stringe la mano a Stillson, futuro presidente, e in un attimo vede il futuroSì, ma quale futuro? E' il futuro che prevede l'elezione di Stillson, che prevede lo scoppio di una terza guerra mondiale. E' il futuro che non concepisce l'esistenza del Johnny-profeta, che di fatto andrà a modificarlo. Quindi, si tratta solo di uno dei possibili futuri. L'argomento è abbondantemente esemplificabile con Minority Report o Ritorno al futuro, tra i tanti, e che ha fatto la fortuna di Donnie Darko.

 

IL CERVELLO E LA CINEPRESA

Ci sono interessanti risvolti metafisici - metacinematografici. Il volo cerebrale di John, la cavalcata delle sue visioni verso il futuro, non è altro che un fenomeno di flash-back e flash-forward. Se in Videodrome James Woods viveva un rapporto carnale con il televisore, e l'attenzione era rivolta in primis verso l'hardware - il marchingegno catodico - , in La zona morta Cronenberg presta più attenzione ai meccanismi video, ai vari canali, allo scorrimento veloce, al significato dei single frames ovvero le visioni di John, decodificate dal suo cervello e interpretate in un secondo luogo.

Johnny Smith rappresenta un crocevia, incrocio tra futuri possibili, futuri probabili e futuri inverosimili, tutti in un precario equilibrio, sottilissimi fili a reggere un'intera struttura che sembra essere incosciente - o incurante - della propria precarietà. John rappresenta una pericolosa variabile, una particella impazzita. Forse la sua fine non poteva che essere inevitabile. Ma la sua non è la caricatura di un perdente e non soltanto per il mezzo lieto fine (la morte del futuro distruttore della Terra e di conseguenza la salvezza di questa). John decide di rischiare la propria vita per difendere un mondo che lo ha schernito e costretto all'isolamento per la sua diversità. Agli occhi del pubblico sarebbe risultato un eroe anche solo per averci provati. Anzi, sarebbe diventato un martire.

 

Il sesto film di David Cronenberg sembra essere il meno personale. Forse perchè troppo influenzato dallo script originario di King, forse perchè tenuto sotto pressione dalla produzione, forse perchè ostacolato dal budget più consistente mai avuto, il regista canadese è meno incisivo del solito. Tuttavia l'interpretazione di Christopher Walken è impeccabile, regge benissimo i panni di un personaggio carico di afflizione. Inoltre il film è incredibilmente ipnotico. Il lavoro di fotografia è ai massimi livelli del primo periodo del regista - ma Suschitzky, che arriverà poco più in là, rimane sempre uno dei migliori direttori della fotografia, è lassù insieme a Nykvist. Un film che, dunque, non reputo tra i migliori del regista ma in ogni caso un dramma intenso ed una feroce satira contro il potere mediatico.

FILMOGRAFIA DEL REGISTA

Il demone sotto la pelle (1975); Rabid – Sete di sangue (1976); The Brood – La covata malefica (1979); Scanners (1980); Videodrome (1982); La zona morta (1983); La mosca (!986); Inseparabili (1988); Il pasto nudo (1991); M. Butterfly (1993); Crash (1996); eXistenZ (1999); Spider (2002); A history of violence (2005).

 

 

ISBN/EAN: 
8033844181170

Commenti

E con questo siamo al tripudio cronenberghiano.

Questo è parte integrante dell'adolescenza di diversi tra noi; era girato con linearità e intelligenza, sapeva essere allucinato senza deragliare eccessivamente, e la satira politica - pensa pure a Taxi Driver - ci stava tutta. Non è un capolavoro, come giustamente annoti, e non so se sia un'eccezione, dal punto di vista stilistico, nella regia di Cronenberg; sulla base delle mie poche conoscenze, posso dirti che certe allucinazioni di Spider mi hanno riportato qua, ad esempio. Grazie a tutti voi per questa cavalcata nel cinema di DC.

Hai ragione. In effetti Spider forse è il Cronenberg più vicino a La zona morta. Ho amato entrambi ma - come avrete capito - mi ha affascinato di più il Cronenberg fine anni '80/'90.

"Il sesto film di David Cronenberg sembra essere il meno personale. Forse perchè troppo influenzato dallo script originario di King, forse perchè tenuto sotto pressione dalla produzione, forse perchè ostacolato dal budget più consistente mai avuto, il regista canadese è meno incisivo del solito. Tuttavia l?interpretazione di Christopher Walken è impeccabile, regge benissimo i panni di un personaggio carico di afflizione. Inoltre il film è incredibilmente ipnotico. Il lavoro di fotografia è ai massimi livelli del primo periodo del regista - ma Suschitzky, che arriverà poco più in là, rimane sempre uno dei migliori direttori della fotografia, è lassù insieme a Nykvist. Un film che, dunque, non reputo tra i migliori del regista ma in ogni caso un dramma intenso ed una feroce satira contro il potere mediatico".

Tutto condivisibile, anche per me non è il miglior Cronenberg, anche se lo preferisco a Spider (dato che è stato evocato). Difficile dire quale sia il miglior Cronenberg, invece, ma se dovessi sforzarmi dico Videodrome. Vedo che hai fatto un elogio al grande Nykvist. Ergo, dovrebbe piacerti Bergman. Se cosi fosse non è che - sempre nel tempo e nei modi a te più congeniali - ti andrebbe di colmare buchi della sua cinematografia? Ti spiego, io ho scritto 13 pezzi e 2 ne ha scritti Epic. Come saprai però la lista è lunghissima, pertanto se ti va sei il benvenuto (io comunque ne scriverò altri in futuro sul cineasta svedese).

Tornando a Cronenberg, il prossimo pezzo che lascio sarà "The brood" o "Scanners".

4. Adoro Bergman! Si può provare a fare qualcosa insieme per colmare le lacune. Grazie per la disponibilità :)

Sto preparando lentamente "Crash".

Come miglior Cronenberg devo dire che nella sua semplicità e linearità "A history of violence" è uno dei migliori degli ultimi tempi. Ma Videodrome e Crash presentano temi impareggiabili. Difficile, condivido, la scelta.

A History of violence è piaciuto molto anche a me, concordo. Ottimo per Crash, siamo quasi alla fine dei film del caro David, allora.

Su Bergman: é indicizzato, guarda i titoli che io e Luca abbiamo recensito, e semmai suggeriscine alcuni con cui vorresti (potresti) integrare.

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