
Allucinante - mai come in questo caso il termine è calzante - viaggio nel metamorfico mondo onirico di David Cronenberg, Videodrome è un inquietante fanta-horror che fortifica il personalissimo stile visivo-narrativo del regista canadese. Già autore di pellicole visionarie come Il demone sotto la pelle, Rabid, e The brood, Cronenberg esaspera i temi tipici del suo cinema, che ritroveremo nelle famose opere successive (La mosca, Il pasto nudo, Crash, eXistenZ) e che costituiscono il suo originale marchio di fabbrica. Corpi mutilati, deformati e mutanti, iniziano ad interagire con le macchine (tv e vhs, in particolare) estetizzando visioni disturbanti che diventano parola, comunicazione, metafora, archetipo e specchio del nostro tempo: allegoria apocalittica. Quando Max comincia la sua ricerca sull’origine e le finalità di Videodrome, lo spettatore si trova di fronte all’impietosa interpretazione che Cronenberg dà della realtà mediatico-catodica americana - che già cominciava ad insinuarsi in tutto l’occidente. Un potere che controlla, che annienta le menti e le coscienze, che cresce a dismisura col crescere dei messaggi subliminali introiettati attraverso il mezzo televisivo. “La televisione è realtà e la realtà è televisione”, sentenzia l’immagine registrata del professor O’Blivion, che ha cominciato prima di morire un improbabile studio con l’ausilio di barboni raccattati per le strade d’America, poi proseguito dalla figlia Bianca. I barboni, soffrendo di deficit televisivo, in qualche modo e nella sua idea malata aggravano ulteriormente la loro condizione socio-intellettiva. È altrettanto agghiacciante il modo con cui Videodrome rende schiavi i fruitori delle sue immagini: Il segnale provoca un tumore nel cervello degli spettatori che si espande man mano che aumentano le visioni, creando deformi allucinazioni di violenza e di morte - sotto forma di piacevoli perversioni. “Che cos’è la nostra realtà se non la percezione della realtà”, asserisce convinto il capo della Spectacular Optical - ideatore di Videodrome - spiegando a Max l’importanza futura della video-arena. C’è un solo video-sistema di allucinazioni programmate che dominerà il mondo perché: “L’America sta diventando debole e il resto del mondo più aggressivo” e ancora: “Viviamo in un’era selvaggia, dobbiamo prepararci ad esser puri, ordinati e anche forti se vogliamo sopravvivere”. Farneticazioni vere e proprie che in questi ultimi vent’anni sono state fatte proprie, con un linguaggio non troppo diverso, da più d’un inquilino della Casa Bianca. Cronenberg sembrava aver capito già allora lo sconcertante destino dell’occidente - del mondo… pian piano arrivano ovunque, ovunque portino democrazia -, rincoglionito dalla tv e soggiogato dai suoi burattinai. Anch’essi burattini, comunque, nelle mani d’un potere che tanto occulto non è più. Le suggestioni di orwelliana memoria echeggiano, dunque, anche in questo film ossessivo-paranoico (paranoico nemmeno tanto, a ben guardare), che consente al regista canadese di sviscerare il suo estro in modo non banale, anche se liberato attraverso un registro di genere. Il sesso, altro tema caro a Cronenberg, vive di pulsioni irrefrenabili e diventa anch’esso una mistura tra reale e virtuale: sesso tecnologico, rapporto uomo-macchina. La conclusione è simbolica e senza speranza: “Lei ora è video-parola che si è fatta carne”, interiorizza l’oramai semicosciente Max. È carne che si trasforma e che degenera. Egli, prima della morte, è più vicino ad essere una macchina (il video) che un uomo. Trovandosi a doversi uccidere, secondo il comando ricevuto, probabilmente lo diventa del tutto.

Regia: David Cronenberg. Soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg. Direttore della fotografia: Mark Irwin. Scenografia: Carol Spier. Montaggio: Ronald Sanders. Interpreti principali: James Woods, Sonja Smits, Deborah Harry, Peter Dvorsky, Leslie Carlson, Lynne Gorman, Jack Creley. Musica originale: Howard Shore. Origine: Canada / Usa, 1983. Durata: 90 minuti.
Commenti
"È carne che si trasforma e che degenera. Egli, prima della morte, è più vicino ad essere una macchina (il video) che un uomo" - può rivelarsi una profetica metafora generazionale...
Purtroppo, si.
?Che cos?è la nostra realtà se non la percezione della realtà?
già.
anche questo è uno di quei film che rivedo periodicamente e sempre con piacere. la prima volta è stata senz'altro un colpo allo stomaco.
Ti piace allucinarti, allora? Per certi versi è il Cronenberg più inquietante, il che è tutto dire...
eh, diciamo che sono allucinata! ; ) mi piace far lavorare il cervello quando vedo un film devo trovare un riscontro con la mia inquietudine... altrimenti mi addormento. di cronenberg non ho visto molto. "inseparabili" e "la mosca", direi. (è che da qualche anno mi sono allontanata parecchio dal ?video?, cinema e tv.)videodrome lo preferisco! ; )
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codice ean (dvd disponibile) + archivio DC in calce!
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[Videodrome] Recensione che mi ero perso, Lankelot è un piccolo grande mondo pieno di sorprese. Quando lo vidi per la prima volta fu un bel pugno allo stomaco anche per me.
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[videodrome] e adesso, a distanza di tanti anni, che effetto ti fa?
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[Videodrome] Più o meno la stessa sensazione e adoro l'inquietudine che mi lasciano i film di Cronenberg, anche se quelli dell'ultima fase mi trasmettono molto di meno.