“Gli abiti fanno l’uomo. Meno c’è l’uomo più cresce il bisogno dell’abito”.
Poche gelide parole biascicate, farfugliate sommessamente nella confusione e nel disorientamento tradotti dal gelo di uno sguardo assente e proiettato all’indietro, nel doloroso passato, fatto di immagini indelebili e sfocate che si sovrappongono all’apparente realtà contingente per riprendere il filo di quella tela intessuta di agghiaccianti angosce e solitudini incolmabili. Viaggio nel labirinto intricato della mente, percorso a passi lenti ed insicuri come quelli di chi ritorna sulla scena madre della propria esistenza perdendosi nei corridoi dei ricordi presunti. Violenta e indolente “toccata e fuga”, quella di Cronenberg, che si accosta pericolosamente ad una psiche deragliata dalla vita e dalla percezione del tempo e dello spazio che costituiscono la realtà oggettiva. Vortice abbagliante, impetuoso ed affascinante in forma di indifesa ed inerme disperazione, soffocata da quella ossessione grafomane che si scopre rivelatrice della necessità di un ordine nel marasma dei fili di uno Spider malato e melanconico, adulto eppure ancora bambino, reso perfettamente, nella sua fragilità, dalla eccellente interpretazione dell’ottimo Fiennes: semplicemente superbo nella scena della vasca da bagno, raggomitolato in posizione fetale, una scena che, da sola, racchiude il significato dell’intera pellicola. Il ritmo lento ed incessante delle riprese, il suono lontano e cadenzato della perfetta colonna sonora, la grigia e incombente tristezza della vecchia Londra esprimono nettamente, con algida armonia, il grido di dolore, violentemente soffocato nel totale straniamento degli occhi di un uomo-ragno che, da predatore, diventa debole preda dei propri sentimenti e dei contorti meccanismi della propria mente allucinata, restando invischiato e attonito, vittima di quel nero sorriso volgarmente fragoroso e martellante che lo spinge a cadere nella trappola da lui stesso ordita.
Il regista sceglie di incamminarsi per un sentiero largamente esplorato dalla cinematografia contemporanea, sceglie di portare sul grande schermo il romanzo di McGrath per confrontarsi con la tematica della percezione plurima della realtà servendosi, dunque, degli attori che si fanno interpreti della meticolosa analisi con cui il canadese esamina l’animo umano soffermando la propria attenzione, lucida e partecipe, sul disagio psichico del protagonista e risultando capace di realizzare un’opera densamente introspettiva, ma mai scontata a dispetto dell’argomento abbondantemente abusato in diversi ambiti di espressione negli ultimi anni.
E le immagini sullo schermo si trasformano in lame sottili che si insinuano nei pensieri degli spettatori, testimoni basiti di questo inconsapevole naufragio della ragione il cui epilogo, benché ipotizzabile, lascia paradossalmente sorpresi e smarriti nella sua fredda immediatezza, nella sua crudezza priva di fronzoli che afferma e rinnega tutto quanto descritto sino all’istante immediatamente precedente, colpendo nel vivo e raggelando il sangue, mentre i titoli di coda scorrono sulla nostra finta incredulità, figlia dell’ostinata speranza e del bisogno di percorrere vie contraddistinte dalla linearità di un ordine univoco e generalmente condiviso e condivisibile.
“La cosa peggiore del perdere la memoria è ritrovarla”.
Regia: David Cronenberg.
Tratto da un romanzo di: Patrick McGrath.
Sceneggiatura: Patrick McGrath.
Fotografia: Peter Suschitzky.
Montaggio: Ronald Sanders.
Interpreti principali: Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Gabriel Bryne.
Musica: Howard Shore.
Scenografia: Andrew Sanders.
Costumi: Denise Cronenberg.
Produzione: David Cronenberg, Samuel Hadida, Catherine Bailey.
Durata: 98 minuti.
Origine: Francia / Canada / UK, 2002.
Info: Sito ufficiale del film / Sito ufficiale del regista.
Approfondimento in rete: Blackmailmag / CentralDoCinema / Spietati / Repubblica.
CRONENBERG in LANKELOT:
Angela Migliore, febbraio 2005
originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
Non una recensione, solo poche righe messe giù all'uscita del cinema. (sala quasi intimista, appena 30 posti)
Un film stupendo, che riesce a non sfigurare per niente rispetto al libro (McGrath riesce a dare una visione cinematografica coerente del suo romanzo, tutt'altro che facile da fare) con accorgimenti inevitabili per poterlo portare sullo schermo. McGrath, da scrittore vero, non si fa imbalsamare dal suo romanzo e riesce a tradirlo fedelmente. Dimostra di capire che un romanzo e un film non possono correre sugli stessi binari, e per me non è poco. A me sono piaciuti molto, come si vede, sia il romanzo che il film, visto a casa di un amico in dvd. Fiennes strepitoso. Se prendete il dvd, guardate il making of di alcune scene, in cui lo si può apprezzare "dal vero", al "naturale", senza tutto il lavoro di fotografia, quell'aria un po' verde e fosca che pervade il film...e ora smetto. ciao!-) grazie angela.
"Viaggio nel labirinto intricato della mente, percorso a passi lenti ed insicuri come quelli di chi ritorna sulla scena madre della propria esistenza perdendosi nei corridoi dei ricordi presunti. Violenta e indolente ?toccata e fuga?, quella di Cronenberg, che si accosta pericolosamente ad una psiche deragliata dalla vita e dalla percezione del tempo e dello spazio che costituiscono la realtà oggettiva".
"Vortice abbagliante, impetuoso ed affascinante in forma di indifesa ed inerme disperazione, soffocata da quella ossessione grafomane che si scopre rivelatrice della necessità di un ordine nel marasma dei fili di uno Spider malato e melanconico, adulto eppure ancora bambino, reso perfettamente, nella sua fragilità, dalla eccellente interpretazione dell?ottimo Fiennes: semplicemente superbo nella scena della vasca da bagno, raggomitolato in posizione fetale, una scena che, da sola, racchiude il significato dell?intera pellicola".
"Il ritmo lento ed incessante delle riprese, il suono lontano e cadenzato della perfetta colonna sonora, la grigia e incombente tristezza della vecchia Londra esprimono nettamente, con algida armonia, il grido di dolore, violentemente soffocato nel totale straniamento degli occhi di un uomo-ragno che, da predatore, diventa debole preda dei propri sentimenti e dei contorti meccanismi della propria mente allucinata, restando invischiato e attonito, vittima di quel nero sorriso volgarmente fragoroso e martellante che lo spinge a cadere nella trappola da lui stesso ordita".
Semplicemente stupendo questo scritto, veramente un incanto.
Qualunque sia e comunque sia questo mondo, Cronenberg ipnotizza come sempre, soprattutto con questo film lento e doloroso che avvolge piano piano, davvero come un ragno. Sei lì che segui Spider e all'improvviso stai correndo in tondo nel gasometro, e siamo tutti lì.
Una telaragna molto ben tessuta e in modo quasi impercettibile, all'inizio. Un film che disorienta, che rende reale il malessere della pazzia, del dubbio, della verità-bugia
Grazie Angela, ottima lettura.
Raffaella
Da amante di Cronenberg, questo è uno dei film che m'è piaciuto meno. é più cervellotico, meno spontaneo rispetto agli altri. non so cosa ne pensa Paolo in merito.
Il fatto è che non apprezzo granché McGrath come scrittore, anche se penso che "Follia" sia un libro interessante. Quindi Spider non l'ho apprezzato a livello di script. Sono pienamente d'accordo con Léon, mi è sembrato un film poco personale, non troppo sentito dal regista. Grande fotografia in ogni caso, Suschitzky rules. Perfetta scelta del protagonista. E' il cronenberg che ho apprezzato - forse capito? - di meno...
"E le immagini sullo schermo si trasformano in lame sottili che si insinuano nei pensieri degli spettatori, testimoni basiti di questo inconsapevole naufragio della ragione il cui epilogo, benché ipotizzabile, lascia paradossalmente sorpresi e smarriti nella sua fredda immediatezza, nella sua crudezza priva di fronzoli che afferma e rinnega tutto quanto descritto sino all?istante immediatamente precedente, colpendo nel vivo e raggelando il sangue, mentre i titoli di coda scorrono sulla nostra finta incredulità, figlia dell?ostinata speranza e del bisogno di percorrere vie contraddistinte dalla linearità di un ordine univoco e generalmente condiviso e condivisibile."
...ma incantevoli righe! ;)
Me ne intendo pochissimo, e credo sia impossibile nasconderlo. Ma sono contenta abbiate apprezzato la mia lettura della pellicola. Il cinema è un mondo di cui ignoro i codici, di un film posso permettermi di analizzare soltanto la trama. Qui era spudoratamente protagonista. Almeno a parer mio.
è un film che ho apprezzato tantissimo. l'analisi che ne fai è validissima.
E' incredibile son abbastanza sicuro di avere visto questo film ma non ne ho memoria. Me lo rivedere. Comunque l'articolo è fatto molto bene, Grazie.
7-8> E' un film fuori dai canoni, così come il mio scrivere di cinema. E' un mondo che non m'appartiene, ma fa piacere l'apprezzamento.
ecco, questo di Cronenberg mi ha davvero rapito. Un viaggio nella mente che mi ha folgorato, splendida fotografia, Fiennes da Oscar (per quanto può valere)