Martin Brundle, brillante scienziato misantropo, incontra una giornalista in cerca di scoop. La invita nella sua eccentrica casa-laboratorio e la mette a parte di uno strabiliante esperimento: il teletrasporto di un oggetto. Scomposizione e ricomposizione molecolare in due distinti contenitori adattati all’operazione. L’esperimento è cosa perfettibile, non si è ancora provato a teletrasportare esseri animati. Incredula e fortemente attratta, la giovane giornalista è pronta a scrivere il suo pezzo, ma Brundle, incline a voler trovar la chiave del teletrasporto animato, convince la ragazza a seguirlo giornalmente nell’evoluzione dei suoi studi, per poi pubblicare un libro a suggello della riuscita operazione. I due si innamorano, e condividono per intero vita privata e professionale. Arriva così l’atteso successo, si decompone e si ricompone (dopo una prima prova fallita) uno scimpanzè. Tutto sembra evolvere nella giusta direzione, fino a che Brundle – ubriaco, e geloso per le attenzioni che la giornalista riceveva ancora dal precedente compagno – sceglie di provar l’esperimento su se stesso. L’apparenza dice che ogni cosa è riuscita. Brundle si sente un leone, esaspera progressivamente e con successo le sue prestazioni fisiche, tanto da infondere dubbi nell’amata. Dubbi sul fatto che non tutto è andato come doveva. In effetti, nelle capsule del teletrasporto è entrato qualcosa di assai impercettibile. Un insetto. Una mosca. Ma l’uomo, Brundle, non ha inglobato l’insetto; vi si è inconsapevolmente – geneticamente - mescolato. È la genesi di un mostro.

David Cronenberg – geniale e visionario cineasta canadese – ci porta ancora una volta nel mondo delle trasmutazioni e delle metamorfosi. Lo fa ispirandosi - ma è un remake molto differente - in maniera decisamente più truce e sanguinosa al classico di Kurt Neumann: L’esperimento del dottor k. - del 1958. La suggestione che muove le ossessioni del regista canadese è sempre la medesima: vivisezionare l’anima attraverso la mutazione dei corpi. C’è un che di morboso e al contempo affascinante negli itinerari da lui proposti. Ne La mosca, ad esempio, l’ossessione di ricerca di Brundle sfiora la megalomania e trasborda dai suoi occhi allucinati fin dalla sequenza iniziale. Cresce attraverso l’evoluzione della sua improbabile scoperta, e si placa lievemente solo negli intermezzi amorosi. Cronenberg segue la metamorfosi di Brundle come se stesse filmando il documentario su un mostro, focalizza i particolari stomachevoli e dipinge il tutto con venature horror. La visività acceca e stordisce, teletrasporta anche lo spettatore, ma non lo sottrae all’indagine che lo stesso regista compie meno in superficie: il rapporto tra l’uomo e la macchina. Altro tema caro a Cronenberg, è il perverso è sottilissimo equilibrio che si instaura tra l’uomo e la macchina. Se in Videodrome la macchina (il televisore) aveva un potere ipnotico e catalizzatore, ne La mosca, il computer tradisce Brundle non segnalandogli l’inatteso ospite e non rispondendo come auspicato una volta che l’unione molecolare Brundle-mosca è avvenuta. Inquietano le sequenze in cui Brundle parla col computer (che aveva in memoria la voce dello scienziato registrata), è raggelante – e doveva esserlo soprattutto ai tempi in cui il film uscì nelle sale – l’impersonalità di una conversazione che riecheggia e si dilata nella solitudine delle mura dell’abitazione dello scienziato. L’epilogo cui va incontro Brundle è una totale metamorfosi in cui la mosca riesce a sopraffare la natura umana. Ma forse c’è una possibile salvezza: l’amore. Si, perché questo horror fantascientifico parla anche - sorprendentemente - d’amore, un amore che guarda oltre la ripugnante metamorfosi. Il finale lasciò comunque la possibilità di una prosecuzione della storia; visto il successo commerciale della pellicola, i produttori si affrettarono a finanziarne una nuova: La mosca 2 – pessimo e sconsigliabile, cui Cronenberg naturalmente non si prestò - fu affidato al modesto Chris Walas.

La forza del film, oltre che nella talentuosa regia di Cronenberg, sta nella straordinaria interpretazione di un Jeff Goldlblum più che mai a suo agio nell’allucinazione progressiva del controverso personaggio affidatogli. Nella raffinata e sanguinosa galleria cronenberghiana La mosca - film più costoso del regista - è probabilmente il maggior incasso al botteghino, ma non il suo film migliore. Pur riconoscendo alla pellicola un indubbio fascino dovuto al pathos e alla tensione che regala (anche premio Oscar per il trucco), La mosca è collocabile lievemente sotto il livello di altre sue opere quali Il pasto nudo, Videodrome, eXistenZ, La zona morta e Inseparabili. Ma far selezione in tale autore è assai complicato se se ne ama il cinema. Perché David Cronenberg è un cineasta estremo che non può generare equidistanza. O lo si ama o lo si odia (più che odio genera disgusto nei detrattori). Per ciò che mi riguarda, mi iscrivo senza dubbio alcuno alla categoria degli amanti.

Curiosità: Molti spettatori furono raccapricciati dalle immagini della pellicola. Il film fu vietato ai minori di 14 anni. Cronenberg interpreta un ginecologo, come Jeremy Irons in duplice performance nell’altrettanto allucinante incubo del regista canadese: Inseparabili.
Regia: David Cronenberg. Soggetto: Tratto dal racconto di George Langelaan. Sceneggiatura: David Cronenberg, Charles Edward Pogue. Direttore della fotografia: Mark Irwin. Scenografia: Carol Spier. Costumi: Denise Cronenberg. Montaggio: Ronald Sanders. Interpreti principali: Jeff Goldblum, Geena Davis, John Getz, Joy Boushel, Leslie Carlson, George Chuvalo, Michael Copeman, David Cronenberg, Shawn Hevitt, Carol Lazare. Musica originale: Howard Shore. Produzione: Brookfilms. Titolo originale: “The fly”. Origine: Usa, 1986. Durata: 95 minuti.
Commenti
Che paura, da piccolo, per questo film.
L'ho visto in vhs, più o meno a 10 anni. Incubi a ripetizione, mi sembra di ricordare.
La forza del film, oltre che nella talentuosa regia di Cronenberg, sta nella straordinaria interpretazione di un Jeff Goldlblum più che mai a suo agio nell?allucinazione progressiva del controverso personaggio affidatogli.
Ma che fine ha fatto Goldblum?
RADIOHEAD - LET DOWN
Transport, motorways and tramlines,
starting and then stopping,
taking off and landing,
the emptiest of feelings,
disappointed people, clinging on to bottles,
and when it comes it's so, so, disappointing.
Let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.
Shell smashed, juices flowing
wings twitch, legs are going,
don't get sentimental,
it always ends up drivel.
One day, I am gonna grow wings,
a chemical reaction,
hysterical and useless
hysterical and
let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.
Let down, again,
Let down, again,
Let down.
You know, you know where you are with,
you know where you are with,
floor collapsing, falling, bouncing back
and one day, I am gonna grow wings,
a chemical reaction, [You know where you are,]
hysterical and useless [you know where you are,]
hysterical and [you know where you are,]
let down and hanging around,
crushed like a bug in the ground.
Let down and hanging around.
stai leggendo il libro:) Grande.
4 - Eh si;) Grande tu, davvero suggestivo l'accostamento tra Let down e il film di Cronenberg.
archivio DC in calce!
archivio DC in calce!