Terzo capitolo di quella che vado definendo come la "trilogia di Mortensen" di David Cronenberg (insieme ai precedenti A history of violence del 2005 e La promessa dell'assassino del 2007), A dangerous method è film inusuale quanto alla cinematografia del regista canadese. Inusuale poiché enfatizza quell'aspetto compiutamente autoriale (in senso europeo) mai pienamente cercato né tanto meno raggiunto lungo la carriera ormai più che trentennale di questo eclettico cineasta.
Le vicende qui proposte sono risapute, e per la notorietà delle persone coinvolte (Freud e Jung), e per l'antecedente filmato alquanto recente: Prendimi l'anima di Roberto Faenza (2002). Sabina Spielrein, figlia di un mercante ebreo e sofferente di una grave forma di isteria, fu ricoverata nell'ospedale psichiatrico di Burghölzli, nei pressi di Zurigo, dove all'epoca lavorava Carl Gustav Jung, successore designato alla guida del neonato movimento psicoanalitico e discepolo prediletto del fondatore medesimo, Sigmund Freud. Al ricovero ed alla sperimentale "terapia della parola" (e, si badi, la sceneggiatura del film di Cronenberg prende le mosse dalla pièce del 2002 The talking cure di Christopher Hampton) fece seguito una relazione pericolosa (pericolosa in primis perché Jung era coniugato e secondariamente per il precetto di non infrazione del transfert in un ancor più destabilizzante - per il medico curante - controtransfert; per inciso, la Spielrein si laureò in medicina nel 1912 e furono proprio i suoi studi a suggerire a Freud l'elaborazione del concetto stesso di controtransfert; a margine si annoti che fu il medesimo Christopher Hampton a firmare la pluripremiata riduzione cinematografica datata 1988 del torbido romanzo epistolare di Choderlos Laclos) che annoverava il Maestro come terzo vertice di un triangolo non amoroso ma alquanto fluido ed irrisolto.
Conformandosi agli assai abbienti locali elvetici delle cliniche di inizio XX secolo la regia di Cronenberg illanguidisce di concerto, si fa estetizzante e narrativamente disincarnata, assumendo un tocco quasi ivoryano e proprio come nelle produzioni del filmmaker statunitense una compassata, puntigliosa cura ed attenzione letteralmente maniacale vengono riservate alla fedeltà della ricostruzione d'ambiente ed alle loro pertinenze; A dangerous method può dunque e a pieno titolo definirsi quasi un kammerspiel, in cui è la perizia degli attori a dominare la scena, e dove la mano del regista canadese indugia in frequenti primi piani che tradiscono l'evidente origine teatrale dello script ma che ben coadiuvano lo "sguardo" dello spettatore senza distoglierlo da quella che si "configura" a tutti gli effetti come una visione privilegiata - e minuziosamente riproposta sulla scorta del carteggio Freud-Jung - del dibattito interno al nascente movimento psicoanalitico, con le sue accensioni euforizzanti e le sue inequivocabili controversie. Viene altresì sfiorata la figura di Otto Gross, uno dei primi adepti di Freud a potersi fregiare del duplice ruolo di analista e paziente ed il cui influsso su Jung (in special modo per quanto riguarda l'attitudine neo-paganeggiante, nietzschiana che tanta fascinazione avrà sull'eresia jungiana, per l'interesse destato nel medico zurighese verso gli elementi irrazionali ed occulti, non strettamente riconducibili alla ortodossia pulsionale freudiana) è indiscutibile ancorché misconosciuto. Vincent Cassel, chiamato a rivestirne il ruolo, si disimpegna egregiamente come pure l'intero corpo attoriale. Una menzione riservo all'ascendente astro di Michael Fassbender, impeccabilmente credibile e "calzante" nei panni rigidi ma tormentati del teorico dell'inconscio collettivo. Più di maniera - ed in questo senso, sì, intimamente ivoryani - le prove della diafana Knightley e di Mortensen, in ispecie quest'ultimo, poco adatto, più per fisionomia che per talento, ad impersonare l'azzimato Professor Freud (Cronenberg era infatti orientato ad affidare la parte a Christoph Waltz, costretto a declinare a causa di concomitanti impegni).
Luca Ormelli, ottobre 2011.
Regia: David Cronenberg. Sceneggiatura: Christopher Hampton. Interpreti principali: Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Keira Knightley. Musica originale: Howard Shore. Produzione: Jeremy Thomas. Origine: Germania, Canada, Regno Unito. Durata: 93' minuti. Per approfondire: CRONENBERG in lankelot.
Commenti
[cronenberg] tutto DC in
[cronenberg] tutto DC in lanke. http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?C/Cronenberg+David
[a dangerous method] dice
[a dangerous method] dice Luca: "Terzo capitolo di quella che vado definendo come la "trilogia di Mortensen" di David Cronenberg (insieme ai precedenti A history of violence del 2005 e La promessa dell'assassino del 2007), A dangerous method è film inusuale quanto alla cinematografia del regista canadese. Inusuale poiché enfatizza quell'aspetto compiutamente autoriale (in senso europeo) mai pienamente cercato né tanto meno raggiunto lungo la carriera ormai più che trentennale di questo eclettico cineasta..."
> buona lettura!
(Cronenberg)"Terzo capitolo
(Cronenberg)"Terzo capitolo di quella che vado definendo come la "trilogia di Mortensen" di David Cronenberg (insieme ai precedenti A history of violence del 2005 e La promessa dell'assassino del 2007), A dangerous method è film inusuale quanto alla cinematografia del regista canadese. Inusuale poiché enfatizza quell'aspetto compiutamente autoriale (in senso europeo) mai pienamente cercato né tanto meno raggiunto lungo la carriera ormai più che trentennale di questo eclettico cineasta".
Non mi è chiaro cosa intendi in questo passaggio. Premetto che non ho ancora visto il film, di cui non m'hanno parlato bene, ma sono un grande amante di Cronenberg. Considero "History of Violence" e "La promessa dell'assassino" due capolavori, senza voler andare troppo indietro. Di questo, altri amanti esperti del regista canadese, m'hanno detto che risente di una regia un po' piatta, quasi televisiva, estranea a quei virtuosismi che caratterizzano Cronenberg. Valuterò di persona, ovviamente, ma mi sconcertano queste tue righe in particolare " è film inusuale quanto alla cinematografia del regista canadese. Inusuale poiché enfatizza quell'aspetto compiutamente autoriale (in senso europeo) mai pienamente cercato né tanto meno raggiunto lungo la carriera ormai più che trentennale di questo eclettico cineasta". Cosa c'è di autoriale se la regià è, a quel che mi dicono, piatta e televisiva. Al contrario, cosa non hai trovato di grandemente autoriale nei suoi recenti capolavori (e ci metto pure "Existenz", altro gioiello) ? O forse non ci intendiamo sul termine autoriale...
[cronenberg] A me il film è
[cronenberg] A me il film è piaciuto. Non è perfetto ma era molto difficile raccontare questo singolare triangolo senza concessioni al banale. Il nuovo Cronenberg, quello della trilogia, è meno ossessionato dal corpo e propone film forse più classici rispetto al passato, ma ripeto coinvolgenti e convincenti. A dangerous method - parere personale - è un gradino inferiore a quello splendido affresco sulla mafia russa a londra che è La promessa dell'assassino.
[A dangerous method] - Ma non
[A dangerous method] - Ma non è certo il caso di lasciarsi sconcertare per due righe caro Léon, suvvia...il senso delle quali è in quanto segue: «la regia di Cronenberg illanguidisce di concerto, si fa estetizzante e narrativamente disincarnata, assumendo un tocco quasi ivoryano e proprio come nelle produzioni del filmmaker statunitense una compassata, puntigliosa cura ed attenzione letteralmente maniacale vengono riservate alla fedeltà della ricostruzione d'ambiente ed alle loro pertinenze; A dangerous method può dunque e a pieno titolo definirsi quasi un kammerspiel, in cui è la perizia degli attori a dominare la scena, e dove la mano del regista canadese indugia in frequenti primi piani che tradiscono l'evidente origine teatrale dello script ma che ben coadiuvano lo "sguardo" dello spettatore senza distoglierlo da quella che si "configura" a tutti gli effetti come una visione privilegiata - e minuziosamente riproposta sulla scorta del carteggio Freud-Jung - del dibattito interno al nascente movimento psicoanalitico, con le sue accensioni euforizzanti e le sue inequivocabili controversie». Dico regista di taglio europeo quel regista che (e poiché si tratta di generalizzazioni non accolgo eccezioni perché l'eccezione non conferma ma svilisce la regola) che "subordina" le immagini al dialogo. Dove il dialogico ha la precedenza sul visuale. Allen o Ivory sono, in questo senso paradossale, prettamente europei, secondo il mio canone. Moretti lo è perfettamente. Antonioni, Wenders o Bresson, tanto per fare altri nomi, decisamente meno. Buona giornata.
(Cronenberg) Va be dai su,
(Cronenberg) Va be dai su, non era mica uno sconcerto polemico. Ho usato il termine sconcerto perché non mi era chiaro ciò che intendevi. Ti sei spiegato meglio, facendo nomi e cognomi, anche se non concordo gran ché. Ma va be', questo è un mio parere personale. In tutto ciò non mi è chiaro però il discorso sulla trilogia: a questo punto l'unico legame con i 2 precedenti dovrebbe essere Viggo Mortensen, e niente altro, a quanto mi sembra di capire. Ad ogni modo, quando lo vedrò mi farò un'idea più chiara.
[Cronenberg] - attendo il tuo
[Cronenberg] - attendo il tuo riscontro dunque. L'unico legame E' Mortensen. La chiamo "trilogia di Mortensen" infatti. Ammesso che si confermi trilogia e non abbiano a seguirne altri film! Se vogliamo forzarci la mano direi che tutti e tre i film condividono la violenza quale tema portante. Una violenza privata in History, una violenza più codificata e ritualizzata in La promessa, una violenza "scientifica" in A dangerous method. Non a caso Hampton ebbe a dichiarare: «Penso che David Cronenberg riesca a combinare, in modo davvero unico, una oggettività estremamente fredda e un coinvolgimento emotivo decisamente violento». Certo siamo ad anniluce da Crash o Inseparabili quanto a visionarietà ma il sostrato di "perturbante" (per dirla alla Andrea Sartori che a sua volta cita Thomas Bernhard) mi sembra sempre presente. Forse si tratta di un film, per la prima volta, "senile". O, più plausibilmente, su "commissione".
[Cronenberg] Qualche giorno
[Cronenberg] Qualche giorno fa ho letto un articolo su Il fatto che utilizzava la parola peste ma l'ho letto di fretta, se lo ritrovo riporto qualche passo. Sono curioso di vederlo anche se amo particolarmente la prima produzione di Croneberg "Il demone sotto la pelle", "Rabid", "Videodrome" e fino a M Butterfly sono riuscito più o meno ad amarlo, da lì in po' ho cominciato a perderlo di vista.
[cronenberg, faenza] ne
[cronenberg, faenza] ne parlavi nel pezzo: http://www.lankelot.eu/cinema/roberto-faenza-prendimi-lanima.html
[dangerous method] Ho trovato
[dangerous method] Ho trovato il film freddo e "asettico" in ogni suo aspetto. Mi ricorderò per parecchio la bruttezza di Keira Knightley (lode ai truccatori).