Coppola Francis Ford

ll Padrino: Parte III

Autore: 
Coppola Francis Ford

Siamo nel 1979, a New York: Michael Corleone (Al Pacino), sessantenne, fisicamente mal messo, è tormentato dai rimorsi e stanco di violenza; ha raggiunto in qualche modo una parvenza di rispettabilità: venduti i casinò ha utilizzato i servizi della Banca vaticana, dedicandosi a delle interessate opere di beneficenza, tanto da ottenere un'onorificenza della Santa Sede.
Alla festa che segue, mentre Mary (Sophia Coppola), la figlia di Michael, si innamora a prima vista del cugino Vincent Mancini (Andy Garcia), l’ex moglie Kay (Diane Keaton) chiede a Corleone di permettere al loro figlio Tony, che non gradisce gli affari del padre, di intraprendere la carriera di cantante lirico. Sarà esaudito pur dopo molte resistenze.
Micheal accoglie alle proprie dipendenze il nipote Vincent, figlio illegittimo del defunto Sonny, che lo mette in guardia contro il mafioso Joey Zasa (Joe Mantegna).
Vincent si dimostra violento com'era suo padre: una grana in più per lo zio contrario all'amore nato fra lui e Mary, primi cugini.

Nel frattempo Corleone è entrato in una grossa operazione finanziaria, l'Internazionale Immobiliare, vincendo l'ostilità di alcuni azionisti che non gradiscono un mafioso come loro socio, grazie all'aiuto di un arcivescovo dall’animo evidentemente molto poco francescano.
L’affare alletta anche i capi delle famiglie mafiose che vorrebbero partecipare all'affare; ma Michael rifiuta, perché l'operazione, nelle intenzioni, risulterebbe finalmente pulita.
I boss ne parlano in una riunione ad Atlantic City, nella quale Corleone, dopo essere stato minacciato da Zasa, assiste alla strage dei presenti, compiuta mitragliando da un elicottero, e dalla quale lo salva Vincent.
Zasa, responsabile materiale della carneficina sarà massacrato da Vincent.
L'ordine era venuto dal potente boss Lucchesi, al quale obbedisce oramai anche l'anziano capo Don Altobello (Eli Wallach), che i Corleone pensavano loro amico.

Superato a stento un attacco di diabete, Michael parte per la Sicilia: è prossimo il debutto del figlio al teatro Massimo di Palermo, nella "Cavalleria rusticana".
Giunto in Italia, l’aspirante ex Padrino confessa i suoi peccati al Cardinale Lamberto (Raf Vallone), che sarà eletto Papa di lì a poco col nome di Giovanni Paolo I...!!!!!....., e di cui conosce la fama di santità....

In relazione alla professionalità degli interpreti c’è davvero da dire molto poco: sono tutti degli eccellenti attori a cominciare dal solito Al Pacino per continuare con Andy Garcia e Jo Mantenga.
 
Ben altro discorso riguarda regia, sceneggiatura, soggetto. E qui il nostro Coppola ha toppato e parecchio, probabilmente mal consigliato o semplicemente disinteressato a dare una parvenza di realismo all’ultimo capitolo della saga mafiosa.
In compagnia dell’invecchiato Mario Puzo (me lo ricordavo scrittore volgarotto e sopravvalutato, ma dotato di una certa efficacia narrativa) ha imbastito una storia complessa e potenzialmente di grande presa emotiva; una sorta di tragicissimo melodramma moderno fatto di sangue, violenza, passione. Potenzialmente però: si alternano grandi momenti, che ricordano i due precedenti capitoli, a cadute di gusto e banalità assolutamente ridicole.
Il film regge bene fin tanto che l’ambientazione rimane americana; poi giunti in quel di Sicilia lo sbraco dei luoghi comuni e del trito e ritrito diventa totale.

Non ci viene purtroppo risparmiata una Sicilia rurale, col mafioso coppola e lupara – munito già obsoleto al tempo del prefetto Mori.
Coppola e Puzo si capisce che di italiano ormai hanno solo il cognome.
Per non parlare del terrificante pastrocchio storico-politico che ci viene propinato.
Da sempre, nel cinema (e non solo), la storia è oggetto di disinvolta manipolazione.
Basti pensare all’ultimo film di Paolo Benvenuti: una dichiarata operazione di revisionismo da sinistra ove risulta che l’eccidio di Portella della Ginestra è stato commissionato direttamente da Papa Pio XII, dal futuro Papa Paolo VI, De Gasperi, la CIA, Don Sturzo, la X MAS, Scelba, Truman, ed ovviamente Andreotti.

Ma se nel Padrino III gli  intenti politici non sono affatto evidenti, balza agli occhi semmai un frullato di luoghi comuni imbastito per esigenze di spettacolo, che si sommano a stereotipi molto americani.
Il film, nella sua ambientazione sicula, mette insieme un collage di controverse vicende italiane, più o meno mascherate, quali il suicidio – omicidio Calvi, Marcinkus e lo IOR, Gelli, il presunto avvelenamento di Papa Giovanni Paolo I, gli evidenti intrecci mafia politica.
Una notazione: quando Calo si reca da Lucchesi per fagli la pelle, prima di scannarlo esclama il leggendario “Il potere logora chi non ce l’ha!” di andreottiana memoria.
Se qualcuno ha parlato di “cadute di gusto” ci sarà pure un perché..

Tutto questo ambaradan (scannamento del simil-Calvi, uccisione dell’Arcivescovo, avvelenamento del Papa) è concentrato durante la rappresentazione della Cavalleria Rusticana al Massimo di Palermo, luogo di un'impressionante serie di ammazzamenti ed agguati.
Notazione musicale: incredibilmente la scena della processione, sicuramente di grande presa emotiva, viene posticipata verso la fine dell’opera, quando gli omicidi crescono di intensità.
Non c’è stato nessuno dei nostri benevoli critici cinematografici che abbia notato questa castroneria.
Per non parlare del mediocre Turiddu di Franc D’Ambrosio, se proprio vogliamo insistere con la  musica, che non aiuta certo a risollevare le sorti di questo terzo capitolo della saga.
Si vocifera di un Padrino IV con James Gandolfini.
Tocchiamo ferro.


Anno di produzione 1990
USA
Regia: Francis Ford Coppola
Attori: Al Pacino (Michael Corleone)
Diane Keaton (Kay Adams)
Talia Shire (Connie Corleone)
Andy Garcia (Vincent Mancini)
Eli Wallach (Don Altobello)
Helmut Berger (Frederic Keinszig)
Richard Bright (Al Neri)
Franco Citti (Calo)
Sofia Coppola (Mary Corleone)
Franc D'ambrosio (Anthony Corleone)
Donald Donnelly (Arcivescovo Gilday)
Bridget Fonda (Grace Hamilton)
George Hamilton (B.j. Harrison)
Joe Mantegna (Joey Zasa)
Don Novello (Dominic Abbandando)
John Savage (Padre Hagen)
Raf Vallone (Cardinal Lamberto)
Soggetto: Mario Puzo
Sceneggiatura: Francis Ford Coppola, Mario Puzo
Fotografia: Gordon Willis
Musiche: Carmine Coppola
Montaggio: Lisa Fruchtman, Barry Malkin, Walter Murch
Costumi: Milena Canonero
Scenografia: Alex Tavoularis
Dean Tavoularis

Recensione pubblicata originariamente nel 2003 su ciao.it e qui modificata

 

ISBN/EAN: 
8010773203616

Commenti

Lupo sul PADRINO! Parte terza.

Ben altro discorso riguarda regia, sceneggiatura, soggetto. E qui il nostro Coppola ha toppato e parecchio, probabilmente mal consigliato o semplicemente disinteressato a dare una parvenza di realismo all?ultimo capitolo della saga mafiosa.

Vero. Lo ricordo di una pesantezza e di una banalità unica.

"Ma se nel Padrino III gli intenti politici non sono affatto evidenti, balza agli occhi semmai un frullato di luoghi comuni imbastito per esigenze di spettacolo, che si sommano a stereotipi molto americani. Il film, nella sua ambientazione sicula, mette insieme un collage di controverse vicende italiane, più o meno mascherate, quali il suicidio ? omicidio Calvi, Marcinkus e lo IOR, Gelli, il presunto avvelenamento di Papa Giovanni Paolo I, gli evidenti intrecci mafia politica.
Una notazione: quando Calo si reca da Lucchesi per fagli la pelle, prima di scannarlo esclama il leggendario ?Il potere logora chi non ce l?ha!? di andreottiana memoria.
Se qualcuno ha parlato di ?cadute di gusto? ci sarà pure un perché..."

WIKI dice:

Parts of the film are very loosely based on real historical events concerning the ending of the Papacy of Paul VI, and the very short Papacy of John Paul I in 1978, and the collapse of the Banco Ambrosiano in 1982. Like the character Cardinal Lamberto, who becomes John Paul I, the historical John Paul I, Albino Luciani, reigned for only a very short time before being found dead in his bed.

Journalist David Yallop argues that Luciani was planning a reform of Vatican finances and that he died by poisoning; these claims are reflected in the film. Yallop also names as a suspect Archbishop Paul Marcinkus, who was the head of the Vatican bank, like the character Archbishop Gilday in the film. However, while Marcinkus was noted for his muscular physique and Chicago origins, Gilday is a mild Irishman. The character has also drawn comparisons to Cardinal Giuseppe Caprio, as he was in charge of the Vatican finances during the approximate period of which the movie was based.

The character of Frederick Keinszig, the Swiss banker who is murdered and left hanging under a bridge, mirrors the fate (and physical appearance) of Roberto Calvi, the Italian head of the Banco Ambrosiano who was found hanging under Blackfriars Bridge in London in 1982 (it was unclear, although widely accepted that the deaths were performed in the Masonic-style, whether it was a case of suicide or, as the Italian idiom has it, "being suicided." Courts in Italy have recently ruled the latter.) The name "Kleinszig" is taken from Manuela Kleinszig, the girl friend of Flavio Carbone who was indicted as one of Roberto Calvi's murderers in 2005.

sarà che quest'anno ho scoperto la saga, vedendola più volte, in sequenza e per singolo film, nell'arco di diversi mesi...
ma il mio giudizio non è così negativo. L'unica cosa che non mi è andata giù del Padrino Parte Terza è Sofia Coppola, che mi è istintivamente molto antipatica, non solo per la recitazione.

Tutto il resto - la capacità di mostrare come la mafia sia diventata una multinazionale; la denuncia dei traffici delle banche vaticane; il desiderio di smascherare le collusioni italiote tra poteri forti; il coraggio di offrire una lettura degli omicidi che nomini, etc - mi è piaciuto tanto.
Mi sono chiesto quale altro regista, e quale altro film, abbia puntato così forte contro il Vaticano e contro la Massoneria, contro Andreotti e contro "le altre mafie": questo è un film di vent'anni fa, quando certi poteri sembravano innominabili e indistruttibili.

Il resto lo fa Al Pacino...

Non sono un cospirazionista, ma la ricostruzione di certe collusioni mi è sembrata abbastanza credibile. Incluso il Vaticano che benedice un malavitoso: senza scomodare i fatti della Banda della Magliana, che a Roma ben conosciamo, ricordo quanto mi raccontava la nonna dei suoi anni di adolescenza a New York. Mi diceva che ad alto livello - suo padre era il capo della Dante Alighieri, era abbastanza noto, frequentava certa società, etc - l'unica famiglia italiana influente era quella dei Gambino.
Riverita e osannata.

Lei era troppo piccola per accorgersi che stava frequentando i figli dei mafiosi, bambini anche loro. Dopo ci ha riso su.

Non escludo che questo film sia il più realistico della trilogia, in un certo senso - con l'eccezione del massacro della cupola via elicottero, che mi è sembrata l'unica enorme cazzata hollywoodiana.
Gli errori filologici sulla "Cavalleria" non li avrei notati senza il tuo aiuto:).

Bel contributo, Lupo.

Ho ritrovato il romanzo di PUZO, in prima edizione. Entro qualche mese me lo pappo.

Chiudo...

http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Marcinkus

quale altro film parla - o fa parlare - di Marcinkus?
Eppure ce ne sarebbero di discussioni da fare su quest'uomo, e su cosa ha significato...

Sempre da WIKI:

, secondo le dichiarazioni rese dal pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara, considerate credibili nel 2003 con sentenza del tribunale di Roma, (nona sezione penale, con sentenza del 6 giugno 2003)[19] e rese pubbliche solo nel 2008, Marcinkus sarebbe stato il personaggio di raccordo fra l'"entità vaticana" e quella di Cosa Nostra per le attività di riciclaggio di denaro. Il pentito, fra l'altro, riferisce di aver trasportato a Roma, pochi mesi prima dell'attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, per conto di Tonino Vaccarino (presunto consigliere della famiglia di Castelvetrano) dieci miliardi di lire da investire in Sud America e nei Caraibi attraverso Marcinkus, la Banca Vaticana e il notaio Francesco Albano. L'incontro si sarebbe svolto a casa di quest'ultimo (a detta di Calcara membro, come Marcinkus, dell?Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, "contatto" fra Cosa Nostra e il Vaticano, nonché notaio personale di Giulio Andreotti, del boss Luciano Liggio e di Frank Coppola[20]), alla presenza del notaio stesso, di Marcinkus, di un cardinale, di Roberto Calvi, Vincenzo Culicchia (deputato al Consiglio Regionale della Sicilia), Stefano Accardo (detto «cannata»), Vincenzo Furnari, Enzo Leone (anch'egli componente del Consiglio Regionale della Sicilia), Antonino Marotta e il suo padrino Tonino Vaccarino[19].

A seguito dello scandalo, l'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta impose lo scioglimento dell'Ambrosiano e la sua liquidazione coatta, avvenuta il 6 agosto 1982. Andreatta stesso tenne uno storico discorso in Parlamento l'8 ottobre 1982, riferendo pubblicamente delle responsabilità della banca vaticana e dei suoi dirigenti, fra cui lo stesso Marcinkus. Secondo i suoi calcoli il Vaticano fu coinvolto nello scandalo per una somma di circa 1500 miliardi di lire. Nel 1987 Marcinkus venne indagato, assieme ad altri due dirigenti dello IOR, per concorso in bancarotta fraudolenta e venne emesso un mandato di cattura dalla magistratura italiana in rapporto al crack dell'Ambrosiano, ma dopo pochi mesi la Corte di Cassazione prima, e quella Costituzionale poi, annullarono il mandato in base all'articolo 11 dei Patti lateranensi (Marcinkus era in possesso di un passaporto diplomatico vaticano, il che lo rendeva immune).[21]

L'opinione del Vaticano, accreditata da recenti esternazioni di Giulio Andreotti e dall'opinione di Angelo Caloia, [22] è che si agì con leggerezza nel delegare incarichi così delicati a una persona che si rivelò alla fine inadeguata e inesperta. Per David Yallop [23], però, Paul Marcinkus era tutt'altro che un incapace. Semmai, attraverso la conoscenza di Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli, portò il livello economico del Vaticano a vette mai raggiunte prima, influenzando direttamente o indirettamente svariati governi.

I fatti dell'Ambrosiano tuttavia rimangono ancora tutti da chiarire e costituiscono una zona oscura della recente storia italiana. In particolare, tanto Calvi quanto Sindona furono trovati morti in circostanze misteriose. Il primo, fuggito a Londra, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei frati neri sul Tamigi; il secondo in carcere per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, fu avvelenato da un caffè al cianuro il 20 marzo 1986 e morì due giorni dopo. Inoltre, la segretaria di Calvi Graziella Corrocher fu trovata morta dopo un volo da una finestra del Banco Ambrosiano di Milano il 17 giugno 1982, il giorno prima della morte di Calvi.[24][25]

http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Marcinkus

"Ben altro discorso riguarda regia, sceneggiatura, soggetto. E qui il nostro Coppola ha toppato e parecchio, probabilmente mal consigliato o semplicemente disinteressato a dare una parvenza di realismo all?ultimo capitolo della saga mafiosa".

Be', non facciamo di un erba un fascio. La sceneggiatura è un po' farraginosa, il soggetto un po' troppo fantasioso, ma la regia è di assoluto livello. Certo, questa è un'opera meno riuscita dei primi due capitoli, che erano comunque due capolavori, ma assai godibile. E poi Al Pacino è sempre grandissimo, anche in questo film.

"Il film I banchieri di Dio del 2002 di Giuseppe Ferrara dedicato allo scandalo IOR, è tuttora sospeso dalla distribuzione per ordine della magistratura in quanto i fatti riportati dalla pellicola sono ancora oggetto di indagine. La pellicola è stata però trasmessa in diverse occasioni dall'emittente satellitare italiana Sky. Il personaggio di Marcinkus è interpretato da Rutger Hauer; la figura che ne esce è quella di un cinico finanziere più che di un ministro della Chiesa."

http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Marcinkus

Ragazzi, io tutta questa fantasia nel soggetto non la vedo. Nemmeno vedo "banalità", come dice Antonio. Ripeto, chi altro ha detto certe cose in un film, ribadendo i legami tra le banche vaticane, i politicanti italiani e la mafia?
Questo film rischia di diventare un documento plausibile di congetture tutt'altro che arrischiate.

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