Un anno dopo l’improvviso riconoscimento mondiale, dovuto ai quattro premi oscar ottenuti con Gli Spietati (tra cui miglior film e miglior regia), Clint Eastwood conferma al suo pubblico l’indubbio talento registico con una pellicola on the road dalle venature malinconiche. Un mondo perfetto non solo ripropone il cineasta americano su livelli d’ eccezione, ma rafforza l’impressione che il suo cinema è oramai centrato sull’indagine introspettiva di un America al margine che troverà, successivamente, proprio in Eastwood uno dei suoi maggiori cantori.
Texas, 1963. Due detenuti evadono nella notte di Halloween. Butch (Kevin Costner) e Terry, soggetti assai differenti, sono costretti ad accompagnarsi finché le condizioni non consentano loro di separarsi. Durante la fuga, in circostanze impreviste, prendono in ostaggio un bimbo per allontanarsi indisturbati da una cittadina. Comincia la caccia agli evasi, condotta da un Ranger anticonformista (Clint Eastwood), coriaceo e taciturno, pressato dall’imminente chiusura della campagna elettorale per la rielezione del governatore uscente, e affiancato da una psicologa (Laura Dern). Butch non sopporta Terry, ritenendolo privo di cervello e pericoloso; quando si accorge dei suoi pessimi approcci all’ostaggio, trova il modo di liberarsene. Intraprende cosi, insieme al bimbo, un viaggio difficile verso una meta improbabile: l’Alaska. Il rapporto tra i due evolve, Butch riesce a conquistare, senza alcuno sforzo, la fiducia di un ragazzino che aveva sofferto l’assenza della figura paterna. Il piccolo viene da una famiglia di Testimoni di Geova, ed ha sempre vissuto di privazioni rispetto ai suoi coetanei; Butch gli restituisce le piccole gioie dell’infanzia. Le montagne russe, i dolcetti, una maschera da fantasmino, tutto concorre ad alimentare un mondo oscurato dalla prescrizione e dal dogma. Ma nulla sembra essere casuale, l’assenza del rapporto padre-figlio è ciò che ha spinto Butch alla fuga, ingegnosa quanto disperata, attraverso un’America povera, solitaria e marginale. Più passa il tempo, più Butch lascia dietro di sé tracce del suo passaggio, più il fiuto del Ranger avvicina un epilogo inevitabile: la possibile cattura. Nel doloroso finale, non tutto va come dovrebbe, ma resta un’evidenza: l’incontro tra un detenuto in fuga e un bimbo timido e bisognoso d’affetto virile ha un senso ed un motivo. Quello che resta senza senso (non lo aveva allora, e ancor più non lo ha oggi) , ci dice chiaro Eastwood nella sua riflessione di celluloide, è una nazione, gli Stati Uniti d’America, che emargina sempre i suoi figli in difficoltà. Regalando loro dolore, indifferenza e oblio.

Asciutta e impietosa parabola sulle contraddizioni d’America, Un mondo perfetto accentua lo sguardo eastwoodiano sui paradossi di un sistema che si è sempre ammantato di parole come democrazia e libertà, costruendo, al contrario, ghetti e prigioni, prima psicologiche che fisiche. Di qui la scelta di proporre una trama on the road in cui la suspense è praticamente azzerata, privilegiando invece lo spessore emotivo di personaggi che trattengono nel volto e negli occhi l’intensità della vita vissuta. Senza concedere (quasi) nulla allo spettacolo, Eastwood crea il fulcro narrativo nel rapporto tra Butch e il bimbo, regalando a Kevin Costner il ruolo più bello tra tutte le sue prove d’attore, nonché la possibilità di sorprendere il pubblico – dopo prove incerte - con la sua migliore interpretazione. L’Eastwood attore, difatti, rimane defilato, proprio per concentrarsi su una vicenda che trova nei dialoghi il suo elemento più riuscito ed emblematico, concedendosi quei caratteristici primi piani in cui le sue smorfie rugose parlano da sole. La sceneggiatura impeccabile è supportata da una fotografia che esalta i paesaggi naturali, la regia è sempre attenta e misurata nell’equilibrare panoramiche a riavvicinamenti di macchina, seguendo con coinvolgimento e partecipazione tutte le sequenze in cui il bimbo e il fuggitivo sono insieme – lo sono per tutto il film. Chi credeva che Gli Spietati fosse un picco d’ispirazione eastwoodiana felice (e fortunato) destinato a non ripetersi, ebbe subito modo di ricredersi, perché Un mondo perfetto, nonostante non abbia ottenuto statuette o premi d’altro genere (ma sappiamo che ciò non sempre è un male…), è un film che non ha nulla da invidiare all’immediatamente precedente. Rigore etico e stilistico si mescolano in una storia pensata per far riflettere lo spettatore, per fotografare la verità di un autore che attraverso l’arte cinematografica ha trovato la sua forma d’espressione più limpida e naturale. Non disdegnando, nel costruire le sue storie livide e dolorose, echi lirici e tensioni melodrammatiche. Il finale di Un mondo perfetto non può non coinvolgere emotivamente lo spettatore, che farà difficoltà a trattenere lacrime che sono tutto fuor che a buon mercato. Lasciando una suggestione circolare: la vicenda di Buck si apre e si chiude con la stessa immagine (che è emblema di un destino), in cui protagonisti sono – nonostante la circostanza - la quiete, la possibilità, il sogno: che non svaniscono in nessun passaggio dell’esistenza, pur all’apparenza definitivo. Non c’è buonismo, né indulgenza, né giochi di prestigio nel suo cinema, ma tanta consapevolezza di un paese che edifica i suoi principi morali sulle proprie, infinite contraddizioni. Sempre da stigmatizzare, smascherando gli inganni del potere.

Un cinema che diviene sempre più iperrealista, dunque, e che proseguirà, anche in opere di genere (Potere assoluto, Fino a prova contraria, Space Cowboys, Debito di sangue), nella scelta di bacchettare l’iniquità del sistema americano, pur tradendo, sempre volutamente, l’amore per la nazione in cui è nato. Insieme a Gli Spietati e Million dollar baby, Un mondo perfetto è l’opera più densa e riuscita di Clint Eastwood. Se l’avete persa, e amate il suo cinema, sarebbe un delitto non andarla a recuperare.
Regia: Clint Eastwood. Soggetto e sceneggiatura: Jack Lee Hancock. Direttore della fotografia: Jack N.Green. Montaggio: Joel Cox, Ron Spang. Scenografia: Henry Bumstead. Costumi: Erica Edell Phillips. Interpreti principali: Kevin Costner, Clint Eastwood, T.J. Lowther, Laura Dern, Keith Szarabajka, Leo Burmester, Paul Hewitt, Jennifer Griffin, Leslie Flowers, Belinda Flowers, Bradley Whitford, Ray McKinnon. Musica originale: Lenny Niehaus. Produzione: Clint Eastwood, Mark Johnson, David Valdes per la Malpaso Productions. Titolo originale: “A Perfect World”. Origine: Usa, 1993. Durata: 138 minuti.
Commenti
Ecco l'altro Eastwood promesso.
"on the road dalle venature malinconiche" > pure american.
Mentre "ci dice chiaro Eastwood nella sua riflessione di celluloide, è una nazione, gli Stati Uniti d?America, che emargina sempre i suoi figli in difficoltà. Regalando loro dolore, indifferenza e oblio" > this is not pure American, quindi ci interessa molto di più. Ottimo lavoro.
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"Rigore etico e stilistico si mescolano in una storia pensata per far riflettere lo spettatore, per fotografare la verità di un autore che attraverso l?arte cinematografica ha trovato la sua forma d?espressione più limpida e naturale. Non disdegnando, nel costruire le sue storie livide e dolorose, echi lirici e tensioni melodrammatiche." > splendido.
Si l'"on the road" è classico yankee, anche se questo è un viaggio molto particolare. Grazie dell'apprezzamento. Il suggerimento è quello di sempre: quando puoi misurati anche con Eastwood. Con l'Eastwood migliore, però. Mi raccomando.
Dato che ne ho tessuto le lodi, vedrò di analizzare anche "Gli Spietati" e "Million dollar baby".
"Asciutta e impietosa parabola sulle contraddizioni d?America, Un mondo perfetto accentua lo sguardo eastwoodiano sui paradossi di un sistema che si è sempre ammantato di parole come democrazia e libertà, costruendo, al contrario, ghetti e prigioni, prima psicologiche che fisiche"
Finalmente, mentre siete in buona parte alla presentazione di Disorder a divertirvi :-), riesco a trovare il tempo per leggere questa tua rec, che aspettavo.
Il film è bellissimo e concordo con le idee che hai esposto, è proprio un on the road nell'America emarginata e povera e Kostner qui è in una delle sue migliori interpretazioni. Interessantissimo il rapporto tra l'evaso Kostner e il ragazzino, cresciuto nel bigottismo e senza gioie o affetti particolari. É un film asciutto, non buonista e nello stesso tempo commovente, ottima interpretazione la tua. Grazie, ci voleva proprio.
Gli Spietati mi manca, dovrò rimediare.
"Insieme a Gli Spietati e Million dollar baby, Un mondo perfetto è l?opera più densa e riuscita di Clint Eastwood".
Assolutamente d'accordo. Gran pezzo, Fede.
Grazie, Marina e Patrick, per aver apprezzato questo scritto in particolare. é un film che amo molto e di cui si è persa un po' la memoria.
"Gli Spietati" ha un ambientazione western, ma va ben oltre il film di genere. Anche qui Eastwood è al suo meglio.
4 > aspettiamo. Quando vuoi:).
"Rigore etico e stilistico si mescolano in una storia pensata per far riflettere lo spettatore, per fotografare la verità di un autore che attraverso l?arte cinematografica ha trovato la sua forma d?espressione più limpida e naturale".
Sono d'accordo,Federico.
Bella recensione, e il film è speciale: ha un tratto fine e pudico caratteristico del cinema di Eastwood, apparentemente elementare e diretto ma che in realtà nasconde una grande sensibilità.
Grazie
Raffaella
Concordo, diretto e pieno di sensibilità. A mio modo di vedere Eastwood è tra i grandi contemporanei che danno lustro alla settima arte. Questo film poi, regala emozioni che si trovano raramente nel cinema degli ultimi venti-venticinque anni.
Grazie a te di aver apprezzato.