Mi capita spesso di tornare a vedere i vecchi classici della Disney, e riscontrare che le cose che da piccolo non riuscivo a cogliere nel sottotesto, ora mi sono familiari e rivelano la vera essenza del fine di questa azienda, che nonostante le ambizioni commerciali evidentissime, non si è mai negata una superiore e inarrivabile qualità.
I primi titoli che tornano alla mente pensando ai lungometraggi di questa Major sono senza dubbio Pinocchio, apprezzabile (forse oggi un po' stucchevole adattamento del classico di Collodi); e poi Peter Pan, Biancaneve, Cenerentola, La bella e la bestia, La sirenetta, Aladdin etc.
Possiamo notare come si sia sempre fatta una scelta netta, nello scegliere l'intreccio fabulistico, salvo alcune eccezioni come lo strepitoso La carica dei 101, ispiratore di molti titoli di film hard.
Con Hercules ci si butta invece dentro il mito.
Il passaggio non è poi così banale, se pensiamo che da sempre la Disney si è impegnata ad edulcorare certi intrecci.
Ben noto come alcune dei fabulisti più famosi come Perrault, Andersen meno, ma senza dubbio i Grimm, amino accendere di tinte fosche i loro racconti, con sconfinamenti quasi "Noir" (ho virgolettato) e "thriller" (anche qui).
Ora difficilmente la Disney riuscirà o vorrà fare un adattamento dell'Edipo re (viene comunque ironicamente citato) per ovvie ragioni. L'azienda si è sempre rivolta ad un pubblico di giovani e giovanissimi, anche se negli ultimi anni ha cercato di allargare il proprio target, con strizzate d'occhio agli accompagnatori di giovani marmocchi, regalando sempre più qualche battuta appena superiore al livello di comprensione del minore, il quale semplicemente ignora quel particolare e transitorio istante rapito com'è dalla rappresentazione in se e per se: trovo che sia uno dei miracoli più grandi della Disney.
Lo stesso Walt ha sempre ammesso che la chiave del successo di certe rappresentazioni, sta buon mixaggio di divertimento e commozione: "commuovere e divertire" era il motto del dittatoriale e geniale presidente. Pensiamo che potrebbe essere il suggello (non riduttivo si intende) di molto cinema Chapliniano.
In Hercules non sarebbe stato affatto semplice far comprendere ai più piccini il clamoroso adulterio di Zeus, ne ai più grandi e smaliziati far accettare questa scelta apparentemente benpensante, sottraendo l'attenzione della rappresentazione. Come fare? Una scelta semplice e geniale allo stesso tempo: Zeus è il padre e siamo tutti d'accordo. Ma Hercules è inizialmente divino, coccolato e ammirato da tutti nell'olimpo, più di una volta Zeus si dichiara orgogliosamente il padre dell'infante già così forzuto, la madre è ahimè Giunone , ma non prima della fine se ne può avere una certezza assoluta dopo la conferma di un dialogo in cui si stabiliscono i ruoli di paternità.
Insomma all'inizio ci viene mostrato il neonato in fasce all'interno di un contesto familiare nel quale Giunone è moglie di Zeus e si prende cura del piccolo, ma con una leggere distanza prossemica che può (e penso voglia) far pensare semplicemente ad un ruolo di nutrice.
La storia naturalmente soffre di questo iato dal mito,sopratutto per i puristi, ma questa scelta offre un ottimo ammortizzatore alla sceneggiatura.
Il nemico è Ade che vorrebbe spodestare Zeus, ma le Moire, rappresentate come vecchie zitelle, lo informano che dovrà prima sbarazzarsi del neonato.
Manda così due suoi demoni (Pena e Panico; naturalmente il clichè li vuole incapaci e timorosi delle ire del loro capo) per rendere umano Hercules attraverso una pozione che però il giovane eroe non beve sino all'ultima goccia mantenendo così la propria forza, ma perdendo l'immortalità.
Viene così a ritrovarsi sulla terra e ad essere adottato da Alcmena e Anfitrione, che ben presto si accorgono dell'incontrollabile forza del pargoletto.
Un richiamo abbastanza ovvio alla saga di Clark Kent, e ve ne sono degli altri alla saga di Rocky, durante gli addestramenti con Filottete il satiro che addestra gli eroi (oltretutto e ci tengo a precisarlo doppiato benissimo da Giancarlo Magalli) e Karate Kid dove vengono ripresi gli addestramenti per la mossa della gru, su dei paletti in spiaggia.
La pellicola diventa davvero squisita nella divertita visione del merchandising intorno all'eroe, con i pupazzi che vanno a ruba, con le bibite e le scarpe (i calzari) che portano il suo logo, con le donne che fanno a gara per un suo cimelio, con scultori impegnati a ritrarlo con la pelle di leone in testa (oltretutto la pelle del leone è quella di Scar (Il re Leone). Le musiche sono stupende e incalzanti, come da buona tradizione disneyana, anche nella versione italiana con uno straordinario Alex Baroni.
Come già visto alcuni personaggi risultano stereotipati, ma nel genere la cosa va più che bene, poichè crea una sorta di affinità e conoscenza delle pratiche già viste e apprezzate: è una riproposizione sempre identica di uno scheletro narrativo che non cambia praticamente mai, ne dovrebbe visto che non stanca e funziona sempre. Ne risente certamente la verosimiglianza col mito antico, ma questo non è mai stato il fine della pellicola: pensiamo ad Ade, è il nemico mortale di Hercules, nel mito egli non è davvero cattivo ma piuttosto freddo e inerte, che razza di intreccio si sarebbe sviluppato? Non è forse diventato più affascinante Lucifero dopo la caratterizzazione miltoniana?
| Hercules | |
| Titolo originale: | Hercules |
| Lingua originale: | {{{linguaoriginale}}} |
| Paese: | USA |
| Anno: | 1997 |
| Durata: | 92' |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Ratio: | {{{ratio}}} |
| Genere: | animazione, avventura, commedia, musicale |
| Regia: | Ron Clements, John Musker |
| Soggetto: | Barry Johnson |
| Sceneggiatura: | Ron Clements, John Musker, Bob Shaw, Don McEnery, Irene Mecchi |
| Produzione: | Ron Clements, Alice Dewey, Kendra Halland, John Musker, Noreen Tobin |
| Art director: | Andy Gaskill |
| Animatori: | vedi in note e curiosità |
Commenti
Ave Elio! "una riproposizione sempre identica di uno scheletro narrativo che non cambia praticamente mai, né dovrebbe visto che non stanca e funziona sempre" > è il principio-cardine della fiaba:).
Non amo i cartoon della Disney. Io sono per Miyazaki;)
Non ami i cartoni della disney? Pensaci su: Red e Toby era un capolavoro. E' uno di quei film che non cancelli dalla memoria nemmeno se ci provi. E Gli Aristogatti? E La Carica dei 101? E Lilli e il Vagabondo?
Tutti bellissimi ricordi. D'infanzia e non solo.
Miyazaki è un'evoluzione intelligente e opportuna, ma disney d'antan è stata madre di grandissime emozioni. E d'innocenza, quella vera.
"commuovere e divertire" era il motto del dittatoriale e geniale presidente. Pensiamo che potrebbe essere il suggello (non riduttivo si intende) di molto cinema Chapliniano."
> Piuttosto: questo passo rimane emblematico per me che sto dove stai andando a parare, caro Elio. Avanti così. E grazie ancora per la recente ospitalità, saluta la mamma e la tua signora.
Dimentichi l'ultimo,Alla ricerca di Nemo,una bella storia d'amore che riconcilia il mondo degli adulti e dei giovanissimi in un film intenso, a tratti esilarante e molto, molto Disney (critica letta), con un applauso fragoroso al doppiaggio da parte di Luca Zingaretti, Carla Signoris (credo sia la moglie di Crozza) e Stefano Masciarelli (Ciao BBeelli!).
Eh, l'età non conta!
Bravo Ryoga.
Raffaella
£ - Parlo degli ultimi Disney, Franco (mi scuso se non ho specificato), i primi sono belli, concordo. L'ultimo che ho amato è "Il Re Leone".
Cartoni Disney: "Dumbo" su tutti. "Gli elefanti rosa" è un magnifico pezzo visionario. E non parlo del resto. Io ho scaricato anche le canzoni: giammai gli elefanti volar...
madò gli elefanti rosa è una delle cose più incredibili che abbia mai visto. vediamo se you tube ci aiuta
eccolo godetene tutti: http://www.youtube.com/watch?v=ZdwVqGGbXno&mode=related&search=
guardatelo tutto