Nolan Christopher

The Prestige

Autore: 
Nolan Christopher
“Al pubblico non interessa il personaggio che sparisce sulla scena, ma quello che, alla fine, riappare”.
 
Un gioco pieno di trappole, di specchi, di alterazioni della realtà; una finzione-rappresentazione che confonde, travolge, appassiona. The Prestige, quinto lungometraggio del talentuoso Nolan, è un’opera che fin dalle prime sequenze chiarisce la sua natura di inganno circolare e labirintico, basandosi sorprendentemente - visto il tema trattato - più sulla struttura narrativa che sul sovraccarico di visività.
 
Londra, fine Ottocento. Freddie Borden (Christian Bale), noto illusionista, è accusato di aver ucciso l’altrettanto noto collega e antagonista Robert Angier (Hugh Jackman). Le circostanze non sono chiare, il tutto è avvenuto durante un pirotecnico spettacolo di teletrasporto umano al quale Borden si era intrufolato per carpire il segreto di un’illusione dall’apparenza troppo realistica. Una volta condannato e dietro le sbarre, Freddie Borden riceve la visita del portavoce di un facoltoso personaggio misterioso che vuol comprare i trucchi del condannato a morte. Un vero illusionista sa bene che se rivela il segreto della sua illusione perde la sua magia, si umanizza, diventa in sostanza un comunissimo essere umano. Ancora una volta il teletrasporto umano è l’oggetto che insinua brama di conoscenza, l’effetto, il prestigio per eccellenza che aveva portato l’illusione a sembrare (diventare) magia. Bisogna retrocedere nel tempo, una quindicina d’anni: siamo nel 1872, Borden e Angier sono due giovani apprendisti del mago Milton, ognuno in ricerca di una propria dimensione scenica, un proprio modo di presentare “il prestigio”, il primo in maniera più estrosa e sognante, il secondo attraverso vie più razionali ed eleganti. La competizione nasce improvvisa e virulenta in conseguenza di una morte in scena: la moglie di Angier rimane intrappolata nella vasca piena d’acqua (famosa illusione del mago Houdini), proprio perché la corda legatale alle mani da Borden era stretta in un nodo inusuale e più difficile da sciogliere. La tragedia chiama da subito la vendetta, per una colpa che resterà sempre marchiata a fuoco su Borden, trasformandosi presto in lotta sullo stesso campo: la ribalta spettacolare. Le carriere dei due stentano in avvio, per diversi motivi, primo tra i quali il boicottarsi a vicenda, con gravi ripercussioni, soprattutto per Borden, privato per sempre dell’uso di due dita della mano. Nonostante ciò, Borden, felicemente sposato e con una bimba appena nata, mette a punto l’idea impossibile che aveva in testa da tempo: il teletrasporto umano. A differenza delle rappresentazioni del nemico collega, facoltoso e dai modi signorili, gli spettacoli di Borden sono rozzi nella forma, ma assai godibili nella sostanza; l’estro, la creatività e il genio partoriscono l’invidia-ammirazione dell’irriducibile competitore. E poi c’è il teletrasporto umano. Com’è possibile? Non sembra esserci trucco, non sembra esserci inganno, al contrario di ciò che propone Angier: lo stesso teletrasporto, anche con maggior successo di pubblico, ma con l’aiuto di un sosia ubriacone e presto ricattatore. I personaggi di contorno non sono semplice cornice: il vecchio Milton è alla corte di Angier, mentre Borden è aiutato da un personaggio nebuloso, apparentemente muto e fedelissimo alla causa. E poi c’è anche la donna che divide, un’aiutante di scena inviata a fare il doppio gioco, innamorandosi prima dell’uno e poi dell’altro. Un’altra chiave della storia è Nikola Tesla (David Bowie), antagonista di Edison - ancora una volta creatività contro razionalità -, costruttore di “macchinari magici” che sfruttano l’energia corporea. Uno di questi fantastici e pericolosi giocattoli è finanziato da Angier, cui non basta più l’illusione del teletrasporto, sempre più convinto che dietro quello messo in scena da Borden si celasse un segreto, una tecnica, un’abilità strabilianti. l'impulso iniziale di vendetta lascia il posto all’invidia, alla competizione, al desiderio di annichilimento-annientamento di Borden. L’ultima mezz’ora, densa di eventi, sorprese e inganni, è giusto non rivelarvela; ve la godrete davvero, incollati allo schermo magico per eccellenza:il cinema.
 
 
Che dire, signori, quando si esce dalla sala si è veramente frastornati; è evento raro e per certi versi consolatorio accorgersi che il cinema ha – ogni tanto – questo sublime potere di generare evasione e fuga dalla realtà. E Nolan è maestro dell’intrattenimento e dell’artificio visivo-narrativo, ti tiene incollato alla poltrona come pochi altri cineasti contemporanei sanno fare. Come nell’immediatamente precedente Batman Begins, ancor più che nei sempre ottimi Insomnia e Memento, si resta travolti dal potere della narrazione per immagini; mai una pausa, mai un momento di stanca, mai una tregua, ma un viaggio avvincente dalla prima all’ultima scena. Omaggio dell’illusione e dell’inganno, del tempo e della memoria circolare, The Prestige racconta quanto la realtà sia debole rispetto ad una perfetta messinscena, quanto il dubbio logori e quanto la manipolazione sia potente, quando è abile a distrarci dall’oggetto reale con l’ausilio dei suoi artifici. Tutto questo è il cinema di Nolan, intrecci improbabili narrati abilmente e amabilmente, senso della finzione, dell’arte cinematografica all’apice della sua forza espressiva. Ottimo l’uso del mezzo tecnico, in una pellicola che cerca spesso suggestioni in campo lungo, seguendo sempre i suoi personaggi e riavvicinandoli lentamente per immortalare espressioni più che mai vive, ancorché spesso travestite dall’ inganno. Egli ci aveva già dato brillanti saggi del suo saper far cinema con le opere sopra citate, ma qui, bontà sua, va addirittura oltre, trova un’empatia perfetta tra spettatore e personaggi, creando stati di immedesimazione permanente e continuata: si esce dalla sala convinti che il gioco non sia ancora finito, o meglio, si desidera fortemente che perduri. L’immedesimazione riesce facile anche perché i protagonisti sono veramente in parte, gli ottimi Christian Bale e Michael Caine, con cui il regista è tornato a lavorare dopo l’altrettanto convincente prova fornita dalla coppia in Batman Begins, si confermano su standard qualitativi molto alti, ma la vera sorpresa è quel Hugh Jackman che abbiamo visto un po’ troppo sotto le righe in Scoop di Woody Allen. L’unica presenza decorativa è quella della bella Scarlett Johansson, ancora una volta relegata, come in The Black Dahlia, l’ultimo De Palma, nel ruolo di ragazza tutta pose e sorrisi, contesa - nemmeno troppo, a ben guardare - dai due protagonisti (ed è un peccato, perché Scarlett è brava, ma ultimamente non sa scegliere gran ché i suoi ruoli).
 
 
La pellicola si avvale di una fotografia di notevole impatto visivo, unita a scenografie credibili che rendono pienamente l’atmosfera d’eterna disfida e la dimensione londinese dell’Inghilterra vittoriana. Ciò che rende memorabile la pellicola, oltre all’adattamento ben riuscito del testo omonimo di Priest, alle prove degli attori, ad un ritmo visivo-narrativo che cattura dalla prima all’ultima scena, è l’idea di concentrare nell’epilogo dubbi e soluzioni che, proprio al culmine della rappresentazione, alimentano nuovi dubbi e nuove soluzioni. In fondo, se il trucco c’è è bene che ci sia, perché: “Voi non volete saperlo, voi volete essere ingannati”. È il gioco dell’illusione, come detto, dell’inganno, del prestigio, della finzione: del cinema. E Nolan è - considerando cosa ci propinano attualmente nelle sale -cinema con la c maiuscola, signori. Se restava qualche residuo dubbio in merito, dopo questo film è del tutto fugato. 
 
Regia: Christopher Nolan. Soggetto: Christopher Priest. Sceneggiatura: Jonathan Nolan, Christopher Nolan. Direttore della fotografia: Wally Pfister. Scenografia: Nathan Crowley. Montaggio: Lee Smith. Costumi: Joan Bergin. Interpreti principali: Christian Bale, Hugh Jackman, Scarlett Johansson, Michael Caine, David Bowie, Rebecca Hall, Piper Perabo, Andy Serkis, Jamie Harris, Chris Cleveland, Samantha Mahurin, Rob Arbogast, Mark Ryan. Produzione: Touchstone Pictures, Warner Bros. Musica originale: David Julyan. Origine: Usa, 2006. Durata: 130 minuti.
 


ISBN/EAN: 
7321961106475

Commenti

Allora, il film è nelle sale proprio in questi giorni. Vi consiglio vivamente di non perderlo!

L'ho visto la settimana scorsa, dopo aver sbirciato il post di Simone sul suo blog.
Non uscivo così felice dal cinema, dai tempi di "A beautiful mind".
Gran bel film, davvero.

Contento di trovare affinità di gusto, Angela, anche io era un po' di tempo che non ero cosi soddisfatto all'uscita da una sala cinematografica. Evidentemente, avendo anche percepito la soddisfazione del pubblico pagante, il film merita davvero molto, al di là del giudizio personale positivo da me espresso e motivato nel pezzo.

appena visto anche io....ovviamente ne ho apprezzato tantissimi aspetti, ma comunque senza inneggiare al capolavoro. Comunque un film al di soprà della sconfortante media attuale. Credo che prima dovrò cibarmi di Nolan a lungo, prima di esprimere giudizi al momento sospesi. Recensione al solito chiara ed entusiasta.

Me ne hanno parlato bene anche altre persone, dopo questa recensione penso che correrò a vederlo...

4 - Non so se sia un capolavoro, Paolo, so che ti lascia una bellissima sensazione. é spettacolo puro, ammesso e rivendicato sin dal principio. A volte è bello perdersi in storie avvolgenti dal ritmo trascinante, senza dover a tutti i costi cercare la masturbazione mentale (ma attenzione, questo non vuol dire che sia un film da vedere a cervello spento, anzi...). Può essere che poi, rivedendolo, ci possa trovare delle pecche che l'emozione della prima visione può aver nascosto, ma, come si diceva proprio ier l'altro, è la prima visione quella che conta veramente.

5 - Caro Ian, non vorrei aver contribuito - unitamente alle impresioni ricavate dai tuoi amici - ad alimentare una grandissima aspettativa. é veramente un ottimo film, su questo nessun dubbio, ma io ne ho goduto parecchio proprio perchè non lo immaginavo cosi coinvolgente. Nel senso: a volte è meglio non sapere o aspettarsi troppo;)

6. non amo la masturbazione...neanche mentale :-). Un film di grande ritm oe con una grande sceneggiatura (a mio parere...perfettamente giocata sui colpi di scena "illusionisti"). Però mi voglio vedere un po' di Nolan e poi magari dirò (è una mia lacuna).

****

Ti volevo proporre un lavoro su Barnabo, visto che ne parlavi su "Un amore" di gieffe. Io, se riesco a mettere in moto il videoregistratore, ho la cassetta del film. Potrei fare un pezzo su quello correlato in qualche misura al tuo sul romanzo. Anche perché su Buzzati volevo più o meno recensire tutto tranne ciò che già c'è qui. Fammi sapere :-)

Mi manca questo di Nolan. Andai a vedere Insomnia, dopo Memento, e forse per le aspettative che avevo, rimasi un po' deluso. Batman begins invece l'ho trovato davvero spettacolare (e lo sono andato a vedere anche per Christian Bale, che come attore mi sembra stia crescendo bene. Visto in American Psycho, the Machinist, Batman begins...e vedo che è anche ne L'impero del sole..questa non la sapevo. Il ragazzo promette bene). Di Prestige non me ne avevano parlato granché, e me lo sono perso...ma pare debba rimediare! grazie.

Si, Andrea, dei quattro "Insomnia" è il più discontinuo, questo invece ha la stessa intensità di Batman Begins più una storia davvero intrigante (e ottimi attori, come tu noti Bale - non so se hai visto anche "L'uomo senza sonno" - migliora di film in film).

Paolo, ok su Barnabo, poi dettagliami meglio quando ritrovi il film (che ho cercato inutilmente dove tutto si trova, o si dovrebbe trovare...).

Sì, L'uomo senza sonno è The Machinist. Una traduzione...come dire?

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