Chow Stephen

Shaolin Soccer

Autore: 
Chow Stephen

La multinazionale che ha unto le rotelle è la Puma. Vale fare i nomi, secondo me, nel magro tentativo di montare un po’ di (contro?) informazione. La fiera del grottesco è stata allestita per esibire, come pezzi forti, primissimi piani di magliette e scarpini, tute e borsoni, cartelloni da stadio fissi nel guizzo del loro felino. Dal sito ufficiale, peraltro, ho appreso come la multinazionale sia divenuta di recente lo sponsor unico della S.S. Lazio. Ecco: tre calciatori della società biancoceleste, Peruzzi, Pancaro, Mihajlovic, hanno fatto da doppiatori nella versione italiana del film. Altri tre, per controaltare, e forse più fortuitamente, sono della Roma: Delvecchio, Candela, e Tommasi. Non è costume nuovo, nella Hollywood dei nostri incantevoli giorni, rendere palese la pubblicità smerciata un tempo per occulta. Di un disinvolto rapporto con le grandi corporazioni, e di un’etica senz’altro piena di brio, hanno dato prova i produttori dei recenti “Panic Room” e “Minority Report”: per citare appena i primi che vengono in mente. Memorabili, poi, le incursioni a suon di bigliettoni operate da Gucci e Bulgari nel copione di “Mission Impossible 2”. Con tanto di battute-listino prezzi: «Maledizione! Ho pagato quattrocento dollari queste scarpe di Gucci!». Mi arrischio a supporre, però, che mai in passato si sia data ingerenza aziendale più sguaiata di quella inflitta allo spettatore, o alla spettatrice, di “Shaolin Soccer”. Primo moto di nausea. Primo premio, congratulazioni!, al concorso internazionale – meglio, multinazionale – “Per un′arte sempre più libera”.

 

La trama: un paio di pensierini messi in croce, in un paio di parole dipanabile. Il giovane Sing (Stephen Chow, che è anche regista e sceneggiatore), o, come lo chiamavan tutti, Schizzo, viene convinto da un ex-calciatore fallito, Fong, dell′opportunità di applicare allo sport in ascesa del momento, il soccer, le eccezionali doti psicofisiche apprese a scuola di kung-fu. Schizzo se la sta passando male, non ha lavoro: il kung-fu, nella Cina neo-capitalistica, sembra non filarselo più nessuno; e così, fatti due calcoli, non può che accettare, e andare alla ricerca dei suoi vecchi compagni di scuola per mettere in piedi una squadra come si deve: il Real Shaolin. Non si tratta, precisamente, di brillanti uomini di successo. Uno è ingrassato di sessanta chili, un altro – sosia di Bruce Lee – vive in una baracca in condizioni sociosanitarie a dir poco disperate, un terzo ha venduto la nobile anima del kung-fu tentando la sorte nei mercati azionari, un quarto combatte la pelata incipiente con un riporto imbarazzante, ecc.

 

Benché interdetti dalla demenzialità spesso inquietante dell′umorismo, fin qui, a circa metà del cammino, con un po′ di buona volontà sarebbe possibile notare perfino qualcosa di attraente, diciamo una simpatia strampalata, in questa variante cinese del più visitato tra i plot per commedia: quello del disgraziato, o del gruppo di disgraziati, che per necessità è costretto a cimentarsi in un campo non suo, e che dopo un inizio incerto, grazie ad un mix di talento e fortuna, sbaraglia tutti nell′unanime incredulità, e vince (presente “Full Monty”?). Suggerisce potenziali sbocchi di partecipazione empatica, fin qui, ancora, l′accostamento kung-fu/pallone. Mi spiego. Quattro balordi che trovano il modo di rivitalizzare il loro superato percorso di studi, che non ha al suo orizzonte neanche l′ombra di una ricaduta professionale, non possono che attirarsi la solidarietà, fra il pubblico, di chi all′Università non ha fatto Biotecnologie o Ingegneria elettronica. Eppure, di lì a poco, diventa estremamente difficile trattenere il secondo violento moto di nausea. In primo luogo di fronte ad una scelta di doppiaggio tanto straniante e contestabile. Il mite Damiano Tommasi è impareggiabile nel trasmettere la sua sonnacchiosa cadenza veneta al prode Schizzo, e per il resto è un′inedita babele di cinesi che si esprimono ora in calabrese, ora in campano, ora in lumbàrd, quando non nel serbo-latino di Mihajlovic.

 

A lungo andare, ogni speranza di divertimento si squaglia. La vicenda, che prosegue con l′armata dei dementi alla scalata della coppa, contro l′Infamitas United di Hung O′ Fetentone, è a tal punto banale; la violenza e gli effetti speciali così ridondanti; la comicità ad un livello tale di insensata piattezza; che ci si domanda se non sia più probabile, al contrario, che il film sia nato da una consapevole astuzia. Forse, nell′Estremo Oriente, qualcuno ha capito che per far colpo (e soldi), qui da noi, basta saper solleticare il nostro gusto per il trash. È un indice, fra i più insuperabili in eloquenza, dello stato in cui è ridotta la sensibilità, non solo artistica, dell′Occidente. A noi diverte vedere un cinese, deformato dal lardo, che si getta ai piedi di un tizio, e prende a leccare l’albume di un uovo finito sulle sue sudice scarpe infangate. Giudichiamo spassoso che al termine di una partita di calcio, giocata a colpi di mazzate con chiavi inglesi sulle tibie, siano infilate in testa all’allenatore sconfitto le mutande (visibilmente sozze) del capitano avversario. Ci va l’idea che il cinema sia degradato a uno sconcio spot pubblicitario, per un marchio di scarpe da ginnastica; che lo si svuoti di argomenti, e lo si converta in un ridicolo videogioco-fumettone. “Shaolin Soccer”, allora, è stato pensato per le nostre menti. Non c’è dubbio che “Shaolin Soccer” abbia queste responsabilità. La nausea, lo vedremo, non è che all′inizio.

 

Titolo originale: Siu lam juk kau.

Regia: Stephen Chow.

Sceneggiatura: Stephen Chow, Kan-Cheung Tsang.

Direttore della fotografia: Pak-huen Kwen, Ting Wo-Kwong.

Montaggio: Kit-Wai Kai.

Interpreti principali: Stephen Chow, Vicki Zhao, Man Tat Ng, Yin Tse, Sarondar Li, Yut Fei Wong, Cecilia Cheung, Karen Mok, Kar-Ying Law

Musica originale: Raymond Wong.

Produzione: Kwok-fai Yeung. Star Overseas Production/Universe Entertainment

Origine: Hong Kong, 2001.

Durata: 111 minuti. Usa: 87 minuti.

Info Internet: http://www.buenavista.it/film/shaolin/home.htm

 


 

Patrick Karlsen.

ISBN/EAN: 
8007038052614

Commenti

http://www.lankelot.eu/?p=1290 qui l'altro CHOW.

"Dal sito ufficiale, peraltro, ho appreso come la multinazionale sia divenuta di recente lo sponsor unico della S.S. Lazio."

> il che aiuta a detestarla, non solo a livello capitolino dico, la Puma. (pensa che stiamo finendo nelle mani della Legea)

I muloni però ga fato un bon campionato. Bisogna darghe atto.

Beh ci voleva poco, senza squalifiche i iera quinti...

Grandi lo stesso. Demoghe atto.

"Il mite Damiano Tommasi è impareggiabile nel trasmettere la sua sonnacchiosa cadenza veneta al prode Schizzo, e per il resto è un?inedita babele di cinesi che si esprimono ora in calabrese, ora in campano, ora in lumbàrd, quando non nel serbo-latino di Mihajlovic."

> l'impatto, sottoscrivo, è francamente raccapricciante. Riusciranno mai a restituirci la versione originale, nel director's cut, magari sottotitolata in inglese?

Te dirò Buccia. Mi no me frega niente ;)

"La nausea, lo vedremo, non è che all?inizio".

> ma tu vai ancora al cinema?
Io manco dal settembre 2006, e prima ancora dall'inverno 2005 o giù di lì...

L'ultimo che go visto xe sta Death of a President.
Anche lì... bella idea ma basta. E soprattutto basta far politica con le arti!
Intendo politica contingente, no "impegno civil".

mi no so gnanca de cos te sta parlando. Death of a president de chi? De cossa parlava...de Bush? Quel là della locandina nera con le date? Come iera?

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