Charles Larry

Brüno

Autore: 
Charles Larry

Un detto italiano – o forse solo romano, non so dirlo! – dice che “sono tutti frosci col fondoschiena altrui”, ed in effetti ci vuol poco a fare di molti luoghi comuni del mondo GLBT (Gay Lesbian Bisex Transgender) una parodia, dimenticando che – tristemente – poi sono proprio le persone che tentano nella vita di tutti i giorni di discostarsi da certi cliché a pagare il prezzo di questi stereotipi. Il succo, dunque, è sempre lo stesso: gira che ti rigira il celeberrimo cetriolo finisce inevitabilmente nello stesso posto, per giunta delle medesime persone.

Brüno, quint'essenza di tutto ciò che di peggio possa essere trovato (anche col lanternino) nel mondo omosessuale, è la storia di un'immaginaria e quantomai criticabile star tv austriaca che, perso il proprio lavoro in televisione perché assolutamente incapace di fare altro al di fuori del rendersi ridicolo, decide di andare negli States per diventare una celebrity di Hollywood. Inutile dire che il su detto personaggio è gay, o almeno così dovrebbero suggerire i suoi vestiti e la sua adorazione per il fallo maschile.


La trama, assolutamente banale, non tragga in inganno lo sprovveduto aspirante spettatore che voglia avventurarsi in sala per visionare la pellicola, perché – al contrario di quanto si potrebbe pensare – riuscire a seguire il filo conduttore dell'intera vicenda è faccenda assai ardua, a causa dei continui colpi di scena trash che rischiano di far perdere la bussola.

Uno ad uno tutti i più scontati, odiati e stigmatizzati “mali” del mondo omosessuale sono immortalati nel film, consacrati sì che nessuno possa, in alcun modo, dimenticarli.

Facciamo qualche esempio... È opinione comune che il destino dell'uomo gay sia legato al bizzarro, all'eccesso ed alla moda, pertanto “Il lato B di Borat” - come Brüno è stato definito, in memoria del personaggio di Sacha Baron Cohen che lo ha preceduto nelle grandi sale – non poteva certo esimersi dal bazzicare le passerelle di Milano vestito con capi d'abbigliamento assurdi e munito di esuberanti cinture falliche.

Che differenza c'è poi tra un omosessuale ed un eterosessuale nell'approcciarsi con il partner? Ma ovviamente il fatto che il primo, in realtà, sia un libertino nato, creato non per mettere radici ed amare una persona, vivendo in monogamia, ma per spargere il proprio seme e brandire il regale augello in ogni camera da letto... ed allora ovviamente anche il teutonico Brüno non ha certo un uomo accanto a sé, ma una collezione di amanti – di cui uno anche abbastanza psicolabile da assecondarlo nei suoi pericolosissimi e assurdi giochi erotici – da far invidia al Marchese de Sade... sia mai che qualcuno stentasse ancora a non considerare l'omosessualità immorale!

Per caso, poi, si era pensato ad un gay che alleva un figlio?! Dio ce ne scampi e liberi sempre, perché poi il povero frugoletto – è palese – potrebbe finire a fare la comparsa in una jacuzzi piena di uomini nudi, andando in giro per la città con una maglia con scritto “Baby Gay”, ché è chiaro che un omosessuale non può fare altro che allevare propri simili! Ovviamente i riferimenti sessuali si sprecano, compreso il ballo di un pene (vero!) che al termine della propria esibizione ha anche l'ardire di parlare! (Ma d'altronde se un gay può voler allevare un figlio, cosa dovrebbe impedire ad un pisello di aprir... bocca?!)


Non so... sinceramente uscito dalla sala ho sentito il bisogno di urlare, scuotere il capo.... forse discorrere col mio pene, per cercare di fare chiarezza nel mio cervello. Passi l'esagerazione per fare ironia ed il sarcasmo per fare riflettere ma, sinceramente parlando, mi sembra che qui si sia scaduti solo nella volgarità e nel trash e che Cohen si sia preso gioco dell'intera comunità GLBT infischiandosene bellamente di ciòche le persone, quelle vere, sono costrette ad affrontare.

E' un film pro-omosessualità? Non credo, forse l'intenzione primigenia era quella, ma il risultato è solamente un'accozzaglia di immagini – a volte divertenti o dissacranti, altre solamente di cattivo gusto – che trattano la materia senza padroneggiarla, con la volontà di sdoganare cliché di cui poi lo stesso autore cade vittima senza accorgersene.

È un film omofobo? Non credo neanche questo, seppure ritenga che chi già non prova simpatia per gli omosessuali dopo la visione di questa pellicola non sia portato a ricredersi, ma anzi a continuare a ritenere il gay un diverso ed un disattatato.

Per concludere posso dire che Brüno è un film assolutamente incompleto, irrisolto, che butta sulla brace tante argomentazioni che poi vengono semplicemente lasciate lì, a far presenza, in un angolino, dimenticate per far posto ad improbabili cerette anali ed ai falli finti: una gran brace di temi che potevano essere adeguatamente trattati e che, al contrario, sono stati letteralmente carbonizzati.
Un film per chi è forte di stomaco ed ha molta, moltissima ironia, perché l'offesa e il politically un-correct in Brüno sono in agguato ad ogni cambio di scena e ci si può ritrovare, increduli e non positivamente shockati, a sentir parlare un tipo in piume di struzzo di argomenti quali l'aborto con la stessa leggerezza con cui, qualche scena dopo, lo stesso improbabile ominide propone ad un pastore di fare sesso orale.

Certo, in fondo il mondo gay è questo, tutto si riduce a quello, alla venerazione dell'Asta... ma non erano i francesi ad avere come simbolo un enorme pene in ferro?! Ah giusto, Parigi è la capitale della moda, ergo dei gay...!


Andrea Betti – 24 Ottobre 2009


Regia:
Larry Charles

Soggetto: Sacha Baron Cohen

Sceneggiatura: Anthony Hines, Dan Mazer, Jeff Schaffer, Sacha Baron Cohen, Peter Baynham

Direttore della fotografia: Anthony Hardwick, Wolfgang Held

Montaggio: Scott M. Davids, James Thomas

Interpreti principali: Sacha Baron Cohen

Produzione: Everyman Pictures, Four by Two, Media Rights Capital

Origine: USA, 2009

Durata: 81 minuti

Titolo originale: “Brüno"

 

ISBN/EAN: 
00

Commenti

"Non so? sinceramente uscito dalla sala ho sentito il bisogno di urlare, scuotere il capo?. forse discorrere col mio pene, per cercare di fare chiarezza nel mio cervello. Passi l?esagerazione per fare ironia ed il sarcasmo per fare riflettere ma, sinceramente parlando, mi sembra che qui si sia scaduti solo nella volgarità e nel trash e che Cohen si sia preso gioco dell?intera comunità GLBT infischiandosene bellamente di ciòche le persone, quelle vere, sono costrette ad affrontare".

Mi è bastato Borat. Purtroppo mi aspettavo quello che puntualmente scrivi. Non lo andrò certo a vedere, questo è sicuro.

aggiungo in calce l'archivio LC!

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