Il film per il quale Chaplin avrebbe voluto essere ricordato. Fu ispirato da un fatto di cronaca e da un libro su una spedizione fallimentare in cui alcuni scalatori furono costretti, per vincere la fame ad atti di cannibalismo e a nutrirsi dei propri mocassini: così da un passo serio di cronaca Chaplin riesce a ridere e farci ridere della fame.
Il film è anche una grande riflessione sulla solitudine e una satira sull’avidità della società. Una pellicola che può annoverare almeno quattro scene che fanno parte della storia del cinema: la visione di Big Jim che vede in Charlot una gigantesca gallina; il pranzo con i mocassini; la capanna che dondola pericolosamente su un burrone; la danza dei panini. La grandezza narrativa di Chaplin ha saputo qui, meglio che in altre pellicole, fondere la gag con la narrazione, donando al discorso filmico una consequenzialità impareggiabile.
La gallina, interpretata dallo stesso regista, pur nella sua natura fanciullesca è una perfetta rappresentazione di quanto grande sia l’appetito di Big Jim e quando orribile sia la fame, puntualizzata nell’estrema decisione di nutrirsi di una delle scarpe del vagabondo. La gag nasce dalla natura surreale dell’atteggiamento di Charlot e nella sua ostinazione nel mantenere una certa dignità: cucina la calzatura con fare da vero chef e la spilucca come se stesse spinando un’orata o un ossicino di pollo.
Non sembra fare troppo sforzo nel dimenticarsi quello che sta mangiando, al contrario del suo corpulento compagno di sventura che si mostra insofferente all’adattamento gastronomico. Quando la situazione sembra precipitare riescono ad uccidere un orso e ripartire ognuno per la propria strada.Si conclude così la prima metà del film che ha visto come temi l’avidità e la fame inseguirsi come causa ed effetto. La seconda parte ha come tema la società che porta alla solitudine e al disadattamento. Il villaggio, formatosi ai piedi della montagna innevata, dove i più coraggiosi hanno sfidato le intemperie della natura alla ricerca dell’oro, ha come fulcro principale il saloon dove il vagabondo incontra per la prima volta Georgia, una ragazza che lavora nel locale che si prende gioco di lui per far ingelosire il ragazzone che le fa la corte.
La giovane promette di festeggiare con le amiche il Capodanno nella casa che il vagabondo tiene in custodia per conto di un uomo generoso che l’ha ospitato. Naturalmente lei non si presenterà e Charlot che ha allestito tutto, facendo lavori saltuari per rendere dignitosa la festa, si addormenta nell’attesa di Georgia che non arriva.
Durante il sonno immagina la festa e si dipinge come l’anima della serata, la sua timidezza non gli permette di tenere il discorso e ancora una volta emerge la sua ingenuità nella celebre danza dei panini: era una gag già utilizzata diversi anni prima da Fatty Arbuckle, ma collocata in questo film raggiunge una dimensione poetica tutta nuova, poiché viene superata la semplice ostentazione del pezzo di bravura tecnica. È una condizione di un persona incapace di interagire realmente con le persone, nella quale si fondono, ad uno stesso tempo, il candore del fanciullo ingenuo, il sentimento di amore spropositato (poiché l’esibizione è tutta per la sua amata) e l’immensa tristezza nel sapere che si tratta di un’illusione.
Quando Big Jim ritrova l’omino per farsi guidare di nuovo sulle montagne, una nuova tormenta spinge la baracca sul ciglio di un burrone. Qui la bravura dei tecnici che lavorano per Chaplin è stata fondamentale, infatti risulta realmente difficile distinguere le differenze tra il modellino e l’interno della capanna. Insieme alla gag, così come si vedrà nel Circo si respira una tensione narrativa notevole e anche in questo Chaplin non è inferiore a nessuno nel raccontare delle storie e provocare tutta una gamma di sentimenti diversi: dal sorriso alla lacrima, dalla felicità alla paura.
Il finale sembra essere un banale Happy ending, con lui ormai ricco che ritrova lei e vivono insieme felici e contenti, anche se nella versione senza didascalie e con commento sonoro dello stesso Chaplin, risulta inspiegabilmente alterato il finale che si concludeva con un bacio durante uno scatto fotografico, mentre in questa versione c’è un più casto allontanarsi assieme. Sta di fatto che non viene alterato il senso dell’opera: Charlot diventato un facoltoso milionario, viene invitato da un fotografo giornalista ad indossare nuovamente i panni del vagabondo, per immortalare meglio la sua ascesa economica.
Appare un personaggio molto più a suo agio con i panni cenciosi che con quelli rifiniti della sartoria e viene presto confuso, dai marinai della nave crociera, con un clandestino. La ragazza lo salva per compassione e subito dopo viene svelato l’equivoco e i due finiranno per sposarsi. Dietro questo finale felice c’è probabilmente una componente satirica: la ragazza avrebbe mai deciso di convivere con Charlot se lui fosse stato solamente un vagabondo?
Regia: Charlie Chaplin
Soggetto: Charlie Chaplin
Sceneggiatura: Charlie Chaplin
Direttore della fotografia: Roland Totheroh
Montaggio: Charlie Chaplin
Interpreti principali: Charlie Chaplin
Musica originale: Charlie Chaplin
Scenografia: Charles D. Hall
Produzione: United Artist
Origine: USA
Durata:.69'
Elio Satta, ottobre 2008
Commenti
Ave Elio!
Arrivo.
"Una pellicola che può annoverare almeno quattro scene che fanno parte della storia del cinema: la visione di Big Jim che vede in Charlot una gigantesca gallina; il pranzo con i mocassini; la capanna che dondola pericolosamente su un burrone; la danza dei panini. La grandezza narrativa di Chaplin ha saputo qui, meglio che in altre pellicole, fondere la gag con la narrazione, donando al discorso filmico una consequenzialità impareggiabile."
> Allora sì, è clamoroso errore franchiano.
Pensavo fosse uno scherzo. Chiedo umilmente perdono.
(d'altra parte, ammettilo, è delirante :)))
(integro archivio Chaplin. A stanotte!)
- e scusami ancora molto, mi prendo a schiaffi da solo (e rido)
Big Jim è un fico
ahaha
ricordati i credits, eliuccio...
ecchili
http://www.bigjim.it/images/index.jpg
e proprio ha la faccia di uno che mangia mocassini facendo la danza dei panini e ritendo che un uomo sia una gallina.
ahahaha
7, uosì.
9 ahahahahahahahahaaa