Chaplin Charlie

La contessa di Hong Kong

Autore: 
Chaplin Charlie

A Countess from Hong Kong (1967; La Contessa di Hong Kong)

È l’ultima fatica di Chaplin prima di congedarsi dal mondo del Cinema, escludendo naturalmente la composizione della colonna sonora de La donna di Parigi; anche qui Chaplin non compare se non in un breve cammeo: nel primo film era un facchino, mentre in questo è un vecchio steward che soffre il mal di mare. E possiamo notare che l’ultima immagine di Chaplin sul grande schermo è quella di un personaggio che non entra in scena e si congeda chiudendo la porta.

Il film è una commedia romantica agrodolce, che ha il suo fulcro comico all’interno della nave, dove si sviluppa l’amore odio tra Sofia Loren e Marlon Brando. Alla prima spetta il compito di rievocare il vagabondo in una gestualità addolcita (il vestiario sproporzionato di Charlot sostituito da uno pigiama giallo troppo largo), ma che ne restituisca quantomeno un suggerimento ammiccante, che però sembra rimandare più  ad Harpo Marx che al personaggio chapliniano. È sbagliato ritenere invece che Chaplin non sia riuscito a rendere divertente Marlon Brando al pubblico: il ruolo dell’attore non trasmette una comicità diretta, ma funziona attraverso l’istrionismo della Loren, in quanto contrasta con la sua natura di uomo saldo e tutto d’un pezzo. L’umorismo nasce nel confronto, nel veder interagire una donna dall’animo libero e un uomo che tende a chiudersi in un eccessivo formalismo per non dissipare la propria integrità.

 L’inversione dei ruoli, il cambio inaspettato di carattere, il gioco dell’elefante che vuole diventare farfalla, del povero che si traveste da ricco, funziona sempre. Il problema di Brando è il suo approccio con il Chaplin regista: Brando è già un attore affermato, ha vinto l’oscar nel 1955 con Fronte del porto e si è parlato di lui come di un attore dalla impareggiabile supponenza, ma soprattutto il suo trattamento interpretativo si appoggia sul metodo Stanislavskij.  Invece Chaplin richiedeva agli attori un’esecuzione perfetta di ciò che lui mostrava, puntava ad un lavoro di imitazione della gestualità, più vicino all’attore biomeccanico che a quello psicotecnico: risulta così prevedibilmente un po’ impacciata l’interpretazione di Brando, che avrebbe voluto dei chiarimenti sulle motivazioni del suo personaggio e si trovava davanti un vecchio ostinato che faceva spallucce e continuava a chiedergli di farlo e basta.

Il film era stato pensato trent’anni prima per Paulette Godard e sarebbe stato sicuramente una frizzante e innovativa commedia per l’epoca, mentre nel frattempo il cinema si era radicalmente trasformato e questa pellicola risultava essere per i critici una commedia divertente ma un po’ datata. L’opera, che in realtà ha in sé un’anima da pantomima, ha invece dei buoni ritmi, forse non sostenuti dal montaggio che alcune volte mostra delle incongruenze percettibili, ma tutto sommato è un film di Chaplin e sa giocare bene quel ruolo in bilico tra commedia e tragedia.

Emergono i temi critici verso la società e le istituzioni: le difficoltà di Natasha di espatriare negli Stati Uniti, poiché sprovvista di documenti, e il tentativo di organizzare un improvvisato matrimonio di comodo per farle avere la cittadinanza americana sembrano, però, eccessivamente edulcorati dai toni fiabeschi della vicenda, che depauperano la satira di Chaplin a semplice comprimaria in un ruolo ambiguo tra motivazione etica e mero pretesto per una situazione comica.

Secondo Cremonini «A Countess from Hong Kong resta in definitiva “un lavoro di alto artigianato, non un capolavoro” anche se “nel film si avverte la presenza intera di Chaplin, che a 78 anni testimonia la sua indomita tenacia, la sua fiducia nella scelta individuale dell’uomo che esce vittoriosa su ogni tipo di prevaricazione e mortificazione “ (Comizio). […] è paradossale che la sua opera si chiuda nel segno dell’artigianato, quando per tutta la vita egli lo aveva almeno subordinato allo slancio delle idee e dei sentimenti» (GIORGIO CREMONINI, Charlie Chaplin, Milano, Il Castoro, 1995, 104)

 

Regia:  Charlie Chaplin
Soggetto: Charlie Chaplin
Sceneggiatura: Charlie Chaplin
Tratto da un romanzo di:
Direttore della fotografia: Roland Totheroh
Montaggio: Gordon Hales
Interpreti principali:   Marlon Brando, Sofia Loren
Musica originale: Charlie Chaplin
Scenografia: Vernon Dixon
Origine: Gran Bretagna
Durata:.120'

ISBN/EAN: 
5050582330519

Commenti

Un Alfonso Tomas diverso dal solito

Alè Ryo!

Integrato l'archivio Chaplin;)

Secondo te Marlon Brando è stata una scelta fatta per attirare spettatori o Chaplin volevo proprio uno come lui per quel ruolo?

credo volesse la maionese

"un po? impacciata l?interpretazione di Brando, che avrebbe voluto dei chiarimenti sulle motivazioni del suo personaggio e si trovava davanti un vecchio ostinato che faceva spallucce e continuava a chiedergli di farlo e basta."

> Chissà come si sentiva Brando. Che film ha girato subito dopo? Con cosa si è sfogato?

un panetto di burro e via

capito.

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