Cassavetes John

Una moglie

Autore: 
Cassavetes John

Una moglie, Mabel, che vuole solo amare e essere se stessa. Una moglie anomala, picchiatella e lunatica, che passa da sprazzi entusiasti a depressioni contrastanti in un batter d’occhio. Un marito, Nick, padre di famiglia e capo cantiere, che la trascura e non capisce a fondo i suoi stati d’animo. Tre figli, ancora ignoranti e immuni alle brutture e ai pregiudizi del mondo, che la adorano e la rispettano e non possono farne a meno.
Una situazione familiare incrinata, perché lei è pazza, si pensa sia pazza: e così ci si risolve nella decisione più assurda. E nonostante tutto questo Nick è un brav’uomo, perché se fa internare Mabel, lo fa per l’incolumità dei suoi figli, perché è mosso da istinti e buona fede e crede nell’istinto e i suoi errori sono sempre seguiti dal pentimento, perché quando lei torna e niente sembra ricomporsi, fa di tutto per riesumare la vecchia Mabel, per raccogliere e riunire i pezzi spaiati.
Cassavetes è indipendente, anarchico e bastian contrario di natura: sferra destri e sinistri alla middle class americana raccontando quello che si cela dietro le ipocrisie e le apparenze; non ha un soldo e i suoi film traggono vita e ispirazione dal low budget; pensa e respira come un autore a tutto tondo che scrive e dirige perseguendo sempre la ricerca; la sua poetica non ha né passato e né debito artistico e vive sulla vena creativa e immedesimativa dei suoi attori. Come in Una moglie, dove l’attorialità assurge allo statuto di autorialità.
Qui, come in tutti i film del regista, gli attori vanno oltre i cliché e i lasciti di Strasberg e Stanislavskji, vanno oltre la patina del personaggio per raccontarsi mediante un’improvvisazione studiata di un copione che diventa canovaccio e pretesto per superare il concetto di interpretazione.
Gena Rowlands e Peter Falk non sono interpreti ma pezzi di un’umanità allo sbando, esausti e spossati da un quotidiano che riserva solo dubbi e amarezze, adattati e disadattati a un contesto solo per necessità: sono l’esempio massimo di cosa vuol dire “non recitare”, nel senso migliore di questo termine.
Ma Una moglie non è solo interpretazioni. La regia di Cassavetes si affianca di diritto alla Camera stylo della nouvelle vague. Il montaggio, ridotto ai minimi termini, lascia il campo del racconto a piani sequenza – improvvisati e sui generische fanno respirare personaggi e diegesi: i tagli si esplicitano solo per necessità e non si risolvono mai secondo formule ordinarie.
È una regia irregolare che adotta un modus operandi deviante: i campi lunghi diventano lunghissimi e i controcampi diventano campi e viceversa – la macchina da presa insiste spesso su personaggi che non parlano per catturare le radici di una dramma che si esplicita in un fuori campo esplicitato.
Come nella scena, la scena madre per estetica e autorialità, in cui Mabel tracolla e proferisce frasi senza senso. Qui, la macchina da presa ci nega sapientemente il primo piano di Nick e riprende sullo sfondo in campo lungo la moglie abbracciata disperatamente al padre, mentre lui appare solo di spalle, dalla cintola in giù. Qui, la drammaturgia esce fuori in tutto il suo spessore, perché l’occultamento del marito ne amplifica il cordoglio e la frustrazione ed è una fiondata al cuore del pubblico che non può far altro che restare impotente. Ecco cosa vuol dire raccontare per sottrazione! Qui, Cassavetes commuta le parole in dramma e in immagini, qui va davvero oltre i canoni della rappresentazione, qui si conferma autore di rango e genio cinematografico.



Ottobre 2005.

Regia: John Cassavetes.
Soggetto e Sceneggiatura: John Cassavetes.
Direttore della fotografia: Al Ruban.
Montaggio: David Armstrong, Beth Bergeron, Sheila Viseltear.
Interpreti principali: Peter Falk, Gena Rowlands, Fred Draper, Lady Rowlands, Katherine Cassavetes.
Musica originale: Bo Harwood.
Scenografia: Phedon Papamichael.
Produzione: Sam Shaw.
Titolo originale: “A Woman Under The Influence”.
Origine: Usa, 1974.
Durata: 155 minuti.
Approfondimento:
John Cassavetes Pages / The Films of John Cassavetes.  

IN LANKELOT:
Cassavetes John - Faces - leibniz
Cassavetes John - Una moglie - leibniz

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Continua la saga del cinema indipendente!

"Cassavetes è indipendente, anarchico e bastian contrario di natura: sferra destri e sinistri alla middle class americana raccontando quello che si cela dietro le ipocrisie e le apparenze; non ha un soldo e i suoi film traggono vita e ispirazione dal low budget; pensa e respira come un autore a tutto tondo che scrive e dirige perseguendo sempre la ricerca; la sua poetica non ha né passato e né debito artistico e vive sulla vena creativa e immedesimativa dei suoi attori"

Una presentazione che non può non farci godere.

"Ecco cosa vuol dire raccontare per sottrazione! Qui, Cassavetes commuta le parole in dramma e in immagini, qui va davvero oltre i canoni della rappresentazione, qui si conferma autore di rango e genio cinematografico".
> qui Simone Buttazzi - se ci leggesse - si emozionerebbe e non poco, con la sua cultura della sottrazione.

Dei dell'Olimpo, che film... Mi commuove ogni volta che lo vedo. La Rowlands è oltre ogni elogio, al di sopra di ogni altra interpretazione di un ruolo vicino alla pazzia. La scena del pranzo con i colleghi è sublime. E non è niente rispetto a quella finale. Mabel trasuda umanità, lo si vede bene dal rapporto che ha con i bambini e con ogni conoscente. Alla fine del film ci si chiede chi sia il vero pazzo. E' una storia sull'incomunicabilità, sulla difficoltà dei rapporti umani ibridati dalle parentele, dalla paura del giudizio pubblico.

Mabel è una border-line e viene trattata come una cellula difettosa da isolare e - nel peggiore dei casi - distruggere. Ma in questo caso è la famiglia intera a subirne le conseguenze. Grande anche Peter "Colombo" Falk.

Da notare anche che Cassavetes avrebbe potuto dare al film tutto un altro taglio e raccontare una storia più politica, un'accusa alla società benpensante americana. Ma invece il film è prima di tutto un dramma familiare. Assolutamente commovente.

Grazie IanDeGrassi, gran bel pezzo di recensione!

A woman under the influence è in assoluto il mio film di Cassavetes preferito. sì, sottrarre serve. crea bellezza che dura, con un valore.

Simone! Campione! sbotta Patrizia.

Già che ci siamo. Ti dedica "Breaking Glass".

Baby, I've been breaking glass in your room again
Listen

Don't look at the carpet, I drew something awful on it
See

You're such a wonderful person
But you got problems oh-oh-oh-oh
I'll never touch you

Da Patrizia:
Cosa vuol dire la Cultura della Sottrazione?

Patrizia, questo tag se l'è inventato Gianfranco. io mi limito ad applicarla sovrappensiero e a versarle il mio ideale otto per mille.

campiona. tu. così a priori.

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