Carpenter John

Halloween. La notte delle streghe

Autore: 
Carpenter John
Il capostipite degli slasher movie (a dir la verità non è chiarissimo se sia il capostipite: vedere discussione nei post che seguono il pezzo)  fu girato a basso costo, realizzato su commissione da John Carpenter, regista di talento ancora poco noto nel circuito internazionale, ancorché avesse partorito un’opera interessante come Distretto 13: le brigate della morte (1976). John Carpenter e Debra Hill (co-soggettista e co-sceneggiatrice) idearono una storia semplice e lineare, ambientata in un piccolo centro urbano americano, nella “notte di Ognissanti”, con adolescenti protagonisti. Di qui il terrore, l’imprevista e indistruttibile manifestazione del male nella tranquillità della provincia made in U.S.A. Vi sa di già visto? E ci credo, dopo questo film nacque un vero e proprio filone cinematografico, che ha i suoi più noti epigoni nell’immortale maniaco Jason di Venerdì 13 (l’ultimo capitolo, Jason X, è ambientato addirittura in un’astronave nel futuro) e nel sanguinario e memorabile mostro onirico Freddy Kruger (Wes Craven, Nightmare: dal profondo della notte). Halloween fu la fonte, l’ispirazione per il cinema d’orrore che sarebbe venuto negli Ottanta e che avrebbe continuato – pur stancamente – a perpetuarsi per tutti i Novanta, prima di esser sopraffatto dall’horror metafisico orientale. Prima di capire il motivo per cui questa pellicola dalla trama cosi lineare sia considerata, ancora oggi, l’horror migliore di tutti i tempi (avete capito bene, lo dicono le classifiche degli esperti, per quanto contano le classifiche – e gli esperti…), tratteggiamo brevemente gli snodi essenziali della trama.
 
 
1963, Haddonfield, Illinois. Nel piccolo paese della provincia americana si consuma un terribile fatto di sangue: durante la notte di Halloween, dedicata alle streghe, un bambino di sei anni si traveste ed uccide la sorella più grande con un grosso coltello da cucina. Quindici anni dopo, Michael Meyers, bambino omicida oramai cresciuto, con un abile stratagemma fugge dal manicomio criminale. Gli anni trascorsi nella struttura sono stati per Michael all’insegna del silenzio: sguardo vuoto, fisso contro il muro, nessun cenno di coscienza. Appreso della fuga del ragazzo, il medico-psicologo (Donald Pleasence) che lo aveva in cura si precipita diritto nella cittadina teatro del passato fatto di sangue, preoccupato seriamente per l’incolumità degli abitanti. Perché lo psichiatra è cosi convinto che Micheal tornerà ad uccidere? Perché è certo che lo faccia proprio dove l’orrore fu generato? La popolazione del luogo ha oramai rimosso il ricordo dell’atroce esecuzione, la casa dei Meyers è disabitata e cadente, considerata dai bambini dimora dei fantasmi, ma ancora affittabile. Ciò che il tempo ha cancellato, un orrore fanciullo, insensato e inspiegabile, è pronto a tornare e farsi adulto, sempre in maschera, ancora una volta nella notte delle streghe: quattro ragazzi, due bambini e il medico psicologo saranno le potenziali vittime di uno scenario da incubo.
 
Il male, mai cosi glaciale e inumano, si presenta coperto da una maschera i cui lineamenti sono altrettanto freddi e inumani; una maschera-volto priva di spirito, più eloquente e terrificante di tanti mostri truculenti partoriti dalla fantasia di celluloide. Questo è il primo lampo di genio di Carpenter, personificare il male attraverso un volto-non volto, una maschera che rappresenta il male per sottrazione: niente fauci, dentoni acuminati, occhi rossi, tratti deformi, corna o quant’altro. Soltanto il vuoto, l’assenza di una pur minima emozione. Nessuna motivazione, nessuna spiegazione, niente di niente, solo un istinto a dar la morte che si fa unica e vera ragione di ritorno per un bambino cresciuto senza proferire parole e guardando fisso il muro. Carpenter ci immerge subito in un'atmosfera di morte, l’incipit è memorabile e resta iscritto di diritto tra le più riuscite sequenze horror della storia del cinema: il primo piano sugli occhi del bimbo omicida, filtrato attraverso la maschera, è un incubo di classe purissima. Ma Carpenter non si limita a stupirci con l’impressionante incipit, disseminando una tensione palpabile per tutta la pellicola, che si fa terrore allo stato pura nell’ultima, agghiacciante mezz’ora. Eppure la trama è davvero semplice, tratteggiata al minimo, il film è un gioco di suggestioni continue, affatto imperniato sull'eccesso di sangue, al contrario costruito su meccanismi della tensione e dello spavento improvviso. A ciò contribuisce la memorabile colonna sonora, eseguita dallo stesso Carpenter, il quale propone un motivo ipnotico e ridondante che ricorda per affinità quello dell’Esorcista di Friedkin.
 
 
La tensione ininterrotta che caratterizza l'ultima parte è favorita da un suggestivo scenario di penombra (diciamo quasi buio), dal quale fuoriesce improvviso Michael Meyers, killer assai circospetto e imprevedibile rispetto ai suoi numerosi epigoni. L’atmosfera claustrofobica pervade l’intera pellicola, è continua e presente – cosa del tutto inusuale e difficilissima da realizzare – anche sotto la luce del giorno, lungo le strade semideserte che separano le villette a schiera della borghesia di provincia. Dalla luce al buio muta però la manifestazione della presenza di Meyers, prima esclusivamente spettrale (Jamie Lee Curtis - per lei è la pelllicola d'esordio - avverte la sua presenza ovunque, pur non avendo chiaro se sia reale o immaginaria ), poi incarnata e pronta a dare la morte. Nella sarabanda finale, alla quale partecipa anche il medico-psicologo, molte sono le scene da ricordare, ultima delle quali – forse la più terrificante – proprio quella conclusiva, poco prima che il motivo musicale del regista chiuda la pellicola, prolungando il brivido dello spettatore: l’incubo sembra concluso, ma il corpo di Meyers, crivellato da più proiettili, è sparito nel nulla. Difatti ci saranno ben sette sequel (ben inteso, nessuno diretto da Carpenter, poco incline ai film seriali), progressivamente sempre meno riusciti – il secondo e il terzo (ancorché nel terzo, l’unico in questo senso, sia assente il personaggio Michael Meyers) più che decorosi.
 
A conti fatti Carpenter ci ha regalato una grande pellicola di genere, che ha qualche debito solo con modalità tecniche argentiane (l’uso della soggettiva sull’assassino, ancora poco abusato al tempo), ma che fu capace di rinnovare (se non addirittura di inventare un nuovo tipo) l’horror partendo da principi essenziali quanto basilari: la paura della strega, dello spettro indistruttibile che si manifesta nelle notti di luna piena, in una particolare ricorrenza (come Halloween, appunto) o in favorevoli condizioni ambientali. Insomma, una fiaba. Una fiaba gotica, una fiaba nera, l’orrore negli occhi del fanciullo (in una sequenza emblematica il bimbo dirà alla baby sitter che immaginava di aver ucciso Meyers:“nessuno può uccidere l’ombra della strega”). I bambini, solo loro (perchè non corrotti dalla razionalità propria agli adulti), sanno che le streghe non si uccidono certo con le pallottole, con uno stratagemma della ragione. Questo è l’Halloween di Carpenter, una storia di adolescenti e per adolescenti, girata con una classe, con un tocco d’autore che avrà fatto impallidire – nel tempo - parecchi cineasti più celebrati.
 

 
La carriera di Carpenter ha partorito altre notevoli pellicole di genere (Fog, 1997 – Fuga da New York, Grosso guaio a Chinatown, Il seme della follia), più un altro capolavoro (La cosa, datatao 1980, splendido remake del fanta-horror La cosa da un altro mondo, Christian Nyby, 1951). Senza trascurare altri lungometraggi interessanti, per cinefili agguerriti (Il Signore del male, Essi vivono, Fantasmi da Marte). Amante di H.P. LovecraftStephen King, Carpenter è considerato regista antisistema (le sue pellicole sono piene di messaggi sottotraccia), fuori dai giri hollywoodiani. Io vi consiglio, se amate il genere, di andarvi a cercare tutta la sua cinematografia, privilegiando senza dubbio la pellicola in questione, senza la visione della quale non ci si potrà mai proclamare veri amanti dell’horror.
 
Curiosità: è in lavorazione una sorta di remake del film di Carpenter (uscita nelle sale americane prevista per il prossimo 31 Agosto), affidato a Rob Zombie (La casa dei mille corpi). Nel ruolo di Loomis, lo psichiatra che tiene in cura Michael, ci sarà Malcom McDowell.
 
Regia: John Carpenter. Soggetto e sceneggiatura: John Carpenter, Debra Hill. Direttore della fotografia: Dean Cundey. Scenografia: Tommy Lee Wallace. Montaggio: Charles Bornstein, Tommy Lee Wallace. Interpreti principali: Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, Nick Castle, Nancy Stephens, Brian Andrews, P.J.Soles, Kyle Richards, John Michael Graham, Charles Chypers. Musica originale: John Carpenter. Titolo originale: “Halloween”. Origine: Usa, 1978. Durata: 91 minuti.
 
 
 
Léon, febbraio 2007.
 


ISBN/EAN: 
8026120176359

Commenti

Ammazza, è una piccola monografia:).
Non sono così appassionato del genere da poter confutare quel che scrivi - esprimo solo una ricca riserva sulla derivazione della creatura di Craven da quella di Carpenter; affinità sì, derivazione mi sembra complesso:). Magari avrai qualche fonte invincibile da propormi, come una dichiarazione diretta di Craven. Fammi sapere.
(peraltro il dubbio si fonda sulla fonte prima di Krueger... che non sembra semplicemente un serial killer "onirico". Piuttosto pare avere radici lontane nel tempo e ben impiantate nell'inconscio di diversi popoli)

A proposito: "Non Aprite quella porta" di che anno era?
(Halloween capostipite?)

1974 se non erro.

Ah ecco:). Insomma, capostipite mi sembra un po' discutibile...

"Non aprite quella porta" - si è del 74 - non è considerato "slasher movie", io sono stato chiaro al proposito. Il film di Carpenter è considerato il capostipite del genere. Wes Craven non si è ispirato a Meyers, questo è lampante, ma ha comunque creato una pellicola in cui l'assassino, per quanto molto diverso, possiede le classiche caratteristiche dello slasher, di qui l'affinità con Meyers, l'unica. Ed io è in questo senso che ho motivato il paragone.

Mostro onirico è una definizione tutta mia, Franco, mi sembrava corretto definirlo cosi, proprio perchè appare in sogno. Sul fatto delle radici antiche siamo d'accordo, sapevo anch'io;)

Non è uno slasher movie? E che movie è allora?
Mi sembrava semplicemente un massacratore. Dove sono catalogate e da chi, queste categorie? Qual è la fonte delle tue informazioni?

"Non è uno slasher movie? E che movie è allora?" Ti riferisci a "Non aprite quella porta" se non ho capito male.

Puoi cercare ovunque, "slasher movie" sono assassini unici, folli e sostanzialmente immortali (come Meyers, Jason e Freddy, appunto). Questo (Halloween) è il primo riconosciuto come tale, ne sono più che certo.

http://en.wikipedia.org/wiki/Slasher_film

Ho cercato. Qui danno come capostipite Psycho. Quindi, "Non aprite quella porta". Vedi tu:)

Per questo ti domandavo la fonte. E' abbastanza enorme definire Carpenter un capostipite. Non capisco:).

http://it.wikipedia.org/wiki/Slasher il mediocre wikipedia in italiano falsa completamente quanto affermato da quello inglese. E definisce "capostipite" Carpenter.
Stessa fonte, due lingue diverse, diversa competenza e preparazione dei redattori. Curioso, no?

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