Capra Frank

La vita è meravigliosa

Autore: 
Capra Frank
"CHE LA VITA ABBIA SEMPRE SAPORE!"
 
La vita è meravigliosa”  è uno dei film più presenti nella programmazione televisiva natalizia. Il tema, d’altronde, permette un naturale adattamento al clima di generale letizia e buoni sentimenti, con il rischio di perdere quel suo significato intrinseco rispetto alle due ore di intrattenimento che può offrire mentre si spilucca distrattamente una fetta di panettone. Il gusto di un film di Frank Capra sembra comunque legarsi indissolubilmente alle feste di Natale per quella commistione tra prodotto di evasione e lezione morale che ne costituisce il motivo dominante. La caratteristica delle sue opere cinematografiche è proprio quella di ispirare riflessioni da adattare ai più impensabili contesti della vita.
Capra, l’italo-americano che ottenne il riconoscimento del nome prima del titolo sui cartelloni pubblicitari, fu il primo tra i registi nell’esser riuscito ad ottenere la valorizzazione di una categoria che in quei tempi, per i motivi più disparati, soffriva moltissimo delle pressioni dei produttori. Il successo di pubblico, l’attenzione suscitata dalle sue storie, gli restituirono un discreto potere di manovra dietro la macchina da presa che giovò molto alla maturità artistica delle sue produzioni. Ecco uno dei motivi per cui i suoi film furono così citati nella cinematografia che venne dopo, e non solo.
Il film centrato sulla figura di George Bailey divenne uno dei più amati di tutti i tempi, senza aver né un immediato riscontro al botteghino né il riconoscimento dell’Oscar americano, segno è che, già da allora, non necessariamente l’ambita statuetta fosse sinonimo di successo.
George Bailey è il tipico esempio dell’uomo che insegue la felicità nel tentativo di emergere da quella che pensa essere una mediocre realtà. Possiede le giuste qualità per farcela, ma finisce per restare a guardare gli altri farsi strada al suo posto, secondo la descrizione che ne fa l’arcigno Mr. Henry Potter, l’avaro finanziere della città.
Il bambino George è quello che subisce la sordità da un orecchio dopo aver salvato il fratello dall’annegamento in un lago ghiacciato. Il ragazzo George è il garzone di bottega che gironzola per la città pur di non consegnare un veleno scambiato per medicinale dal proprietario del negozio. George è disposto a beccarsi un ceffone per questo apparente vagabondaggio, pur di non umiliare l’anziano signore preoccupato per la sorte del figlio lontano. La ricompensa è un abbraccio e la riconoscenza eterna dell’uomo, una volta scoperta la verità. George è l’idealista che vorrebbe girare il mondo ma è costretto a rinunciare ai suoi sogni per strane coincidenze del destino. Con la morte del padre deve prenderne il posto nella società di mutui agevolati, attendendo che il fratello minore finisca i suoi studi. Solo in quel momento potrà cedergli il lavoro ed iniziare finalmente la sua vita, ma il fratello preferisce altre strade e così George è costretto ad adeguarsi. L’amore, proprio nel momento più inaspettato, si mette in mezzo portandogli un ulteriore motivo per rimandare la scoperta di una realtà sempre sognata. Ostacolato a più riprese da Potter, tuttavia, continua la strada del padre con maggiore convinzione concedendo mutui e, conseguentemente, abitazioni anche a chi non avrebbe avuto alcuna speranza di ottenerle, per assenza di garanzie economiche. La cittadina finisce così per trasformarsi con la costruzione di un imponente quartiere ricco di case graziose e pulite che non temono confronti con quelle fatiscenti di Potter.
George è l’uomo a cui tutti devono qualcosa, ma è anche l’unico che non conosce la verità su se stesso. Ed ecco che, per colpa delle macchinazioni di Potter, la società di mutui perde ottomila dollari che potrebbero portare alla rovina sia George che lo zio.
L’incipit del film è proprio la visione serale di una serie di finestre illuminate da cui si ascoltano le preghiere provenienti da tutte le persone che hanno attraversato la vita di George Bailey.
Non si comprende a cosa si riferiscano quei cori imploranti, ma è George che crolla, dopo tante illusioni risposte pazientemente nel cassetto segreto dei ricordi.
Quest’uomo non ha più fiducia perché si convince di esser stato sfortunato nella vita per non aver mai realizzato nulla di ciò che si era sempre proposto. George cambia carattere in poche ore, arrivando a pensare alla morte come estremo rimedio per la sua sfortuna; almeno così la sua famiglia potrà incassare la modesta somma dell’assicurazione sulla vita che aveva stipulato. Nella disperazione più totale pronuncia le parole che segneranno quella sera il suo destino “vorrei non esser mai nato”..
 
Ed ecco che Clarence, il suo angelo custode, viene inviato sulla terra per sostenerlo in quel momento difficile. L’angelo avrà la prontezza di riflessi nel trovare il giusto modo per salvare George, modificando la realtà e facendogli vedere cosa sarebbe stata la vita senza di lui. George non può credere ai suoi occhi: il fratello è morto perché non c’era nessuno quel giorno a trovare il coraggio per buttarsi nel lago ghiacciato; la famiglia è distrutta con lo zio in prigione; la tragedia di un battaglione di soldati morti perché non c’era Harry, il fratello, a salvarli da vero eroe; la città è in mano all’orripilante Potter; il droghiere è un poveraccio uscito di prigione dopo vent’anni per l’omicidio di un bambino a cui aveva somministrato il veleno invece della medicina; il tassista vive in una baracca e come lui tanti poveri della città che non hanno potuto ottenere i mutui agevolati dalla società del padre di Bailey, chiusa dopo la sua morte; Mary, la moglie, è una donna che vive del suo lavoro di bibliotecaria, sola perché non ha mai incontrato l’uomo della sua vita. Non ci sono bambini, non ci sono i figli di George, non ci sono le graziose casette costruite grazie alla società di mutui. Non c’è più niente di bello in una città gremita di locali notturni e criminalità organizzata. Non ci sono più le strade illuminate e pulite, non c’è più la sua famiglia.
 
Lui non è mai esistito. Ed è proprio così, con la visione di come sarebbe stato, che si rende conto del suo valore e di quello delle sue azioni. Inseguendo i suoi sogni, aveva perso di vista la realtà. La felicità era più vicina di quello che pensava, e non in quelle piccole cose che, per strane coincidenze, non si erano posizionate come avrebbe voluto.
George vuole tornare indietro, riottenere tutto così com’era stato ed è pronto ad affrontare anche la prigione pur di riavere la sua vita. Clarence lo accontenta, ma una volta a casa, il sorridente George trova il denaro raccolto spontaneamente dalla folla di persone che lo hanno incrociato nella vita. La notizia si era diffusa e tutti si erano fatti avanti, anche da paesi lontani, per aiutarlo a salvare la società ed evitargli il carcere. Gli stessi ispettori, commossi di fronte a tanta sollecitudine, stracciano il mandato d’arresto e contribuiscono alla sua felicità con il contante a loro disposizione.
Il senso profondo della vita è racchiuso in questa favola che non ha vinto l’Oscar ma il premio più ambito per un regista che vuole raccontare agli altri la sua visione della vita: il successo che supera le barriere del tempo. È un film che riesce ad aprire gli occhi del pessimista e, allo stesso tempo, a tener vivo l’ottimismo. Non si fa così fatica nel considerare “La vita è meravigliosa” un classico  che ha saputo rendersi attuale in ogni circostanza. Non è un film sulla speranza, perché non ci sono sogni realizzati o da realizzare, se non quelli che resteranno nella mente di George Bailey. Il suo più grande si rivela essere quello che la sua vita non cambi, ma resti esattamente come quella scaturita da incidenti di percorso che avevano assunto l’apparenza di scoraggianti ostacoli per la sua realizzazione.
Bailey potrebbe ben rappresentare l’uomo che agisce solo per gli altri, non trovando mai tempo per se stesso. La nuova visione di come sarebbe stato, gli fa prendere coscienza sul significato della parola “destino”. Il suo altruismo spontaneo fa sì che, nel momento di maggiore difficoltà, qualcuno si ricordi altrettanto spontaneamente di lui. Non è buonismo dal sapore melenso, ma l’accettazione ottimista della propria realtà e dei propri limiti, perché la felicità sta anche nelle piccole cose, nelle azioni dell’uomo comune.
È vero che la visione utopistica di Capra s’inserisce in un contesto politico-sociale di più ampie dimensioni, ma il film ha la capacità artistica di slegarsi dal momento storico per adattarsi ad ogni frangente della vita. Il pensare al peggio, a volte, aiuta a riprendere in mano le redini del proprio destino al fine di rendere migliore la strada da seguire, perché la si vede con occhi diversi.
Lo sforzo cromatico del bianco e nero voluto in origine dallo stesso regista fa sì che si evitino distrazioni sulla scena per potersi dedicare al significato della storia, agli interpreti e alle caratterizzazioni dei loro personaggi. Prevale sulla folla di attori, la prova dell’indimenticabile James Stewart che sottrae a Clark Gable e Cary Grant il podio come miglior interprete dei film di Frank Capra. Lo spilungone Stewart riveste il suo personaggio di chiaroscuri adattati all’evolversi della figura complessa di un uomo che sa passare da momenti di grande slancio gioioso al dolore più acuto per la sorte dei suoi cari. Il viso di George da adulto viene esaltato da una regia “paradisiaca” (nel senso che, volendo istruire Clarence sul suo compito, i protagonisti del cielo ne analizzano a più riprese le movenze) affidando ai suoi primi piani il compito di evidenziare l’espressività dell’attore. Stupenda è la scena in cui si lancia con Mary in una danza selvaggia con il finale in piscina così come incredibilmente acuta è la sua interpretazione nei momenti concitati dell’arrivo di Clarence. È proprio quest’ultimo un curioso personaggio che aspetta la sua occasione nell’aldilà per realizzare il sogno di un paio d’ali. Nei tre quarti del film sarà una delle voci fuori campo che raccontano le vicende umane di George per poi intervenire con grande perizia e creatività angelica sulla disperazione del suo protetto.
Il lavoro di Capra è un gioiello da visionare a più riprese, nell’arco della vita, per quella miscela di ottimismo e pessimismo che trae forza da un approccio all’esistenza in cui non si riesce a distinguere il sogno dalla realtà.

“No man is poor who has one friend”

Regia: Frank Capra.
Soggetto: tratto da “The Greatest Gift”, di Philip Van Doren Stern.
Sceneggiatura: Frank Capra, Frances Goodrich, Albert Hackett, Jo Swerling.
Scenografia: Jack Okey.
Fotografia: Joseph Biroc, Joseph Walker.
Montaggio: William Hornbeck.
Interpreti principali: James Stewart (George Bailey), Donna Reed (Mary Hatch Bailey), Lionel Barrymore (Mr. Potter), Thomas Mitchell (Zio Billy), Henry Travers (Clarence), Todd Karns (Harry Bailey).
Musica originale: Dimitri Tiomkin.
Produzione: Liberty Films.
Distribuzione: RKO-Nuova Eri.
Origine: Usa, 1946.
Durata: 130 minuti.
Titolo originale: “It’s a wonderful life”.
Scheda tecnica: Imdb.

Movida
, 28 maggio 2005.
Inserita già su Lankelot.com
ISBN/EAN: 
8027253001129

Commenti

?No man is poor who has one friend?.."se ne hai tre sei un uomo ricco" (più o meno così)..

;)

mettetemi davanti ad un film di Capra o di Lubitsch e sono felice :)

perfettamente natalizia:)

E questo è davvero un SIGNOR FILM.

"Prevale sulla folla di attori, la prova dell?indimenticabile James Stewart che sottrae a Clark Gable e Cary Grant il podio come miglior interprete dei film di Frank Capra."

Ma infatti, Stewart è il migliore, c'è poco da fare :)

e quindi speciale Stewart? :)

!

Un bellissimo film, emozionante. Concordo anch'io: Stewart superiore sia a Grant che a Gable, e non solo nei film di Capra.

Forse è ora di leggere anche Leòn su qualche film degli anni Quaranta o Cinquanta...;)

9 - e hai ragione;) Gli unici film dei Cinquanta che ho recensito sono di Bergman. Vedremo di rimediare.

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