Campion Jane

In The Cut

Autore: 
Campion Jane

Introduzione: ovvero, disarticolate la spogliata Ryan.

 

Cerebrale e citazionistico poliziesco, il cui tasso erotico è stato strombazzato per titillare le curiosità, al solito pruriginose, del pubblico di ogni dove. Nella ricetta, ingrediente essenziale doveva essere la presenza di una Meg Ryan finalmente restituita allo stato edenico: è quanto in effetti accade, sebbene con quindici anni di ritardo (per cinefili: ma nessuno ricorda la fidanzatina d’America nei panni di Pam in “The Doors”?).

 

Cerebrale: la narrazione, tratta dal romanzo della co-sceneggiatrice Susanna Moore, procede per volute compiaciute ed esibiti manierismi, che possono sedurre qualche brizzolato (e prezzolato?) “critico” nostrano, ma che ad uno sguardo attento risultano essere nient’altro che fredda tecnica, al servizio di un soggetto che ha ben poco da raccontare, e che lo fa con molto fumo.

 

Citazionistico: gratuiti ed esasperanti richiami letterari, che vorrebbero impreziosire il tessuto narrativo e connotare la protagonista, ma che si riducono a un’ostentazione puerile e semplicistica da Reader’s Digest. Non si possono accostare Dante, Keats, Woolf, Garcia Lorca, e via discorrendo, se non in una brodaglia kitsch postmoderna, o almeno qui così pare. E fini a se stessi risultano anche gli inserti metacinematografici, come quello del ballo sul ghiaccio preso pari pari da “Orlando” (S. Potter, 1992), o il cammeo hitchockiano della regista, con relative note di Que sera sera.

 

Intendiamoci: Campion è autrice dalle belle idee e dalla sicura padronanza del mezzo, che in passato ha più volte indagato i temi della dispersione nella sensualità e delle interrelazioni sessuali in modo arguto e originale. Ma qui la forma ha la meglio, si cede all’espressione, e si è persa clamorosamente di vista la polpa narrativa.

 

Trama.

 

Frannie Avery (Ryan) è una professoressa di letteratura, che parrebbe anche scrittrice a tempo perso (ma, assicura, non si tratta né di hobby né di lavoro: è passione). Forse per questo, si aggira per una New York squallida e degradata, taccuino alla mano, per campionare slang giovanili e citazioni che le suonino appena decorose. Sentimentalmente, ma soprattutto sessualmente, ci viene descritta come una donna a pezzi: isolata, repressa, pronta a decantare le lodi dell’immaginazione alla carnosa e carnale sorellastra Pauline (la brava Jason Leigh). In uno dei tanti vagabondaggi, incappa nel mezzo del cammin di una fellatio, consumata tra una cicca e l’altra nella toilette di un simpatico localino: la scena cattura il suo istinto voyeuristico, e la sconvolge irrimediabilmente. Ancor più sconvolta sarà, quando il brutale e ferino Giovanni A. Malloy (Ruffalo), troglo-detective della Omicidi, coadiuvato dal tetro agente Rodriguez, le rivelerà che la fellatrix di prima è finita decapitata e disarticolata nel giardino di casa sua; e come se non bastasse, Frannie è convinta che il fellatum, e quindi l’assassino, fosse proprio Giovanni A. Malloy in persona.

 

Frannie non può nulla di fronte allo straripante machismo, di stampo italo-portoricano, del baffuto Giovanni A. Malloy, peraltro educato alle arti del cunnilingus dalla signora del pollo alias la vecchia della capanna (Nonna Papera o lo Zio Tom?); e così cade stordita nelle braccia del maestro d’amore Don Juan A. Malloy. Ben presto, però, in lei affiorerà il sospetto che la cruenta catena di omicidi porti la firma dell’irsuto… Giovanni A. Malloy. Sarà vero? E a chi chiederà conferma? E perché Rodriguez è così tetro?

 

Commento.

 

Sullo sfondo, viene ritagliata una particina anche per il sagace Kevin Bacon, che ritorna brillantemente al giallone dopo il successo di “Mystic River”, nelle vesti di uno studente di medicina psicotico e un po’ attempato. Per sintetizzare: “In the cut” è una storiella dimessa, trasandata, e per di più lentissima, intervallata da episodici strapiombi letterari e da onanistici esercizi di stile in fase di regia e di montaggio. È stata tanto osannata da certa critica la traballante macchina a mano di Campion. Prodotto da Nicole Kidman, di cui la recitazione di Ryan suona ampiamente debitrice. Infine, che dire dell’interpretazione dell’aitante Mark Ruffalo nei panni di Giovanni A. Malloy? Penetrante!



Regia: Jane Campion.

Tratto da un romanzo di: Susanna Moore.

Sceneggiatura: Jane Campion, Susanna Moore.

Direttore della fotografia: Dion Beebe.

Montaggio: Alexandre de Franceschi.

Interpreti principali: Meg Ryan, Mark Ruffalo, Jennifer Jason Leigh, Nick Damici.

Musica originale: Hilmar Orn Hilmarsson.

Produzione: Laurie Parker / Pathe Prods./Screen Gems.

Origine: Usa/Australia, 2003.

Durata: 118 minuti.

Info Internet: Sito Ufficiale.

Approfondimento: Barlow intervista Campion / Reflections.it.

 


 

Giovanni Lankelot Rodriguez e Patrick A. Malloy, dicembre 2003.

ISBN/EAN: 
8032442210077

Commenti

"Cerebrale: la narrazione, tratta dal romanzo della co-sceneggiatrice Susanna Moore, procede per volute compiaciute ed esibiti manierismi, che possono sedurre qualche brizzolato (e prezzolato?) ?critico? nostrano, ma che ad uno sguardo attento risultano essere nient?altro che fredda tecnica, al servizio di un soggetto che ha ben poco da raccontare, e che lo fa con molto fumo".

Ecco, qui concordo in pieno. Nel complesso un film davvero trascurabile (per non dire una bufala totale), come - a mio personalissimo avviso - è trascurabile l'opera della Champion (se si eccettua Lezioni di piano, comunque troppo lento).

Eppure si chiama Campion, ti dico, e non capisco perché le manchi proprio quella fondamentale H.
*
Da rivedere solo per Meg Ryan.

Ah ah ah. Buona questa, che il mio sia stato un lapsus freudiano;)

Concordo sulla Ryan.

L'ho trovato piatto e falsamente introspettivo.

"Eppure si chiama Campion, ti dico, e non capisco perché le manchi proprio quella fondamentale H."

Eheheh

e' fin troppo scritta bene per un episodio filmico troppo ambizioso quanto vuoto e sfilacciato.

Long live alla signora Ryan.

Il sagace e attempato Kevin Bacon è il punto di forza del film.

ahahah:)

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