Burton Tim

Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street

Autore: 
Burton Tim

La prova più grande, l'ennesima dell'autorialità (ma era necessario?) del cineasta statunitense. Non v'è superamento dei canoni del musical, Burton ci sguazza dentro felice come una pasqua di poter roteare la cinepresa con eleganti carrellate e dolly morbidi e sontuosi.

Ottimo osservatore, attinge dal modus operandi di Moulin Rouge, sebbene qui le musiche a mio parere non hanno quell'enfasi vigorosa che dovrebbe far strabuzzare l'attenzione dello spettatore: è invece un continuo calato molto ben calibrato con la bellissima scenografia di una Londra daltonica e (ormai si può passare questo termine) burtoniana; a volte non totalmente fruibile per l'eccessiva breve distanza tra un brano e l'altro che non agevola l'approdo empatico del pubblico.

Lo studio del barbiere in quella sorta di solaio col finestrone slavato e sghembo è totalmente cinema espressionista, così come gli occhi incavati, l'incedere vagamente ciondolante e i capelli secchi e spettinati.
Depp: in una parola perfetto. Non c'è microparticella del suo volto che non esprima efficacia rappresentativa, non cade mai nel gigionesco anche se spesso Burton tende ad imprimere in ciò che vuole un certo pizzico caricaturale. E mentre cioè che con altri attori ottiene bene ma in maniera imperfetta con il buon attore che ha indossato i panni del pirata Jack Sparrow, si trasforma in una miscela pirica di grande impatto, catturata da una fotografia impeccabile dal sapore lunare.

Per questo è il suo attore feticcio ha sempre bisogno di uno strumento per funzionare, che esso sia o le forbici o le lame di un rasoio, o un grosso paio di occhiali dalle lenti spesse, o una fabbrica di Oompa Loompa.
Al barbiere che vorrebbe vendicare la morte della moglie, viene chiesto come fosse questa donna e l'unica cosa che risponde è "ricordo che aveva i capelli biondi". Sweeney Todd è mosso dalla sete di vendetta, una condizione che Burton inizialmente ci lascia comprendere per poi condannarla con la punizione totale, ovvero la dimostrazione che essa è mossa da uno spirito cieco che arriva ad annullare il ricordo stesso per il quale essa è stata concepita.
Sangue ne scorre a fiumi ma c'è l'eleganza del rubino su una superficie notturna di luna: un rosso fin troppo vivo, che schizza dal collo reciso nella più astratta teatralità di un Giuditta e Oloferne caravaggesco.

Il gusto macabro in Burton confligge sempre con una vena surreale mai del tutto sopita e un gusto sardonico astutamente infantile che si carica di poesia nell'uso calcolato di una matrice naif che separa due visioni diverse del mondo: quella burtoniana fatta di chiaroscuri, luci basse, sensibilità gotica e tinte pallide e quella ridanciana, chiassosa e kitch. Così come in Edward mani di forbice il castello rappresentava l'elemento incongruo, la mente dell'autore nel suo esplicarsi fantasioso, rispetto alle schiere di case colorate a tinta unita del paese.
Sono elementi che da sempre infestano l'universo del suo cinema, così come questo folle amore per i marchingegni meccanici, le ruote, le molle, gli ingranaggi, nella loro fredda e spettrale presenza occultano fobie e fantasmi della mente che le realizza; stupende quindi le sequenze iniziali con un sangue estremamente rosso che scorre negli ingranaggi.
Il potere delle percezioni visive del regista ha secondo me un sodalizio ambiguo con gli spettatori giovanissimi che rende loro un senso di pesante angoscia visiva più di quanto riescono a percepirla gli adulti.

La fisicità del barbiere raggiunge tratti di inumanità col procedere del racconto: ogni omicidio diventa sempre più perfetto: volto di pietra, sguardo di lama tagliente come quello dei suoi strumenti con i quali decide la sorte dei propri clienti. Il suo volto si riflette in uno specchio rotto deformandone i tratti, assumendo le fattezze di un orco cieco di rabbia, incapace di amare.
Il gusto per il grottesco si sposa con un piacere sottilmente malvagio per un umorismo macabro del cannibalismo. Soltanto l'immagine dell'immenso tritacarne che macina carne umana vale il prezzo del biglietto.

Un film di Tim Burton. Con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head. Genere Musical, colore 116 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna 2007. -


http://www.sweeneytoddmovie.com/ - sito ufficiale

ISBN/EAN: 
7321958440223

Commenti

Ave Ryo!
Freschi reduci anche diversi tra noi - Patrick, Léon, Marco - della visione. Intanto ho aggiunto tutto l'archivio Burton e il tag "cinema".

"Ottimo osservatore, attinge dal modus operandi di Moulin Rouge, sebbene qui le musiche a mio parere non hanno quell?enfasi vigorosa che dovrebbe far strabuzzare l?attenzione dello spettatore: è invece un continuo calato molto ben calibrato con la bellisima scenografia di una londra daltonica e (ormai si può passare questo termine) burtoniana;"

> Vero, le musiche sembrano deboli (a me è rimasto in testa soltanto "Joanna Joanna". Londra daltonica? Aggettivo coraggioso:).
Non hai scritto la parola chiave, per ora: grand guignol!

"Lo studio del barbiere in quella sorta di solaio col finestrone slavato e sghembo è totalmente cinema espressionista, così come gli occhi incavati, l?incedere vagamente ciondolante e i capelli secchi e spettinati."

> Domanda da profano: perché è cinema espressionista?

"Sweeney Todd è mosso dalla sete di vendetta, una condizione che Burton inizialmente ci lascia comprendere per poi condannarla con la punizione totale, ovvero la dimostrazione che essa è mossa da uno spirito cieco che arriva ad annullare il ricordo stesso per il quale essa è stata concepita.
Sangue ne scorre a fiumi ma c?è l?eleganza del rubino su una superficie notturna di luna: un rosso fin troppo vivo, che schizza dal collo reciso nella più astratta teatralità di un Giuditta e Oloferne caravaggesco"

> Bellissimo passo, Elio.

"Il gusto per il grottesco si sposa con un piacere sottilmente malvagio per un umorismo macabro del cannibalismo. Soltanto l?immagine dell?immenso tritacarne che macina carne umana vale il prezzo del biglietto."

> Quell'immagine che dici è sicuramente un omaggio.
A chi? A "The Wall" di Parker. Pensaci:).
Ho colto anche un altro omaggio, direi a "The Crow".

Aspettiamo adesso la pagina di Federico.
Ave! Bel pezzo elia.

2: grand guignol è una parola che mi sa di "rigurgito cormorani" 3: cinema espressionista trattino tedesco: luci bassi, finestre storte, trucco teatrale simile a quello che realizza burton vediamo se trovo una foto adatta per riassumere quello che non sto dicendo... eccola: http://www.dune12.demon.co.uk/caligari.jpg oppure anche www.activitaly.it/immaginicinema/caligari/dottor_caligari_sonnambulo_agg...
4:uo siiii 
5:sai che nn ci avevo fatto caso al possibile referente. piazzo subito the wall...

Uh ma ne hai scritto anche tu. Tra poco me lo leggo allora;)

Sistemate la grafica però, altrimenti si fa fatica a leggere.

riduco le foto, asp

Non ho ancora letto. Ti segnalo un piccolo refuso:

"""La fisicittà""" del barbiere raggiunge tratti di inumanità col procedere del racconto: ogni omicidio diventa sempre più perfetto: volto di pietra, sguardo di lama tagliente come quello dei suoi strumenti con i quali decide la sorte dei propri clienti. Il suo volto si riflette in uno specchio rotto deformandone i tratti, assumendo le fattezze di un orco cieco di rabbia..."

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