Burton Tim

Il mistero di Sleepy Hollow

Autore: 
Burton Tim

INDAGINE SU UN CAVALIERE AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO 

…ovvero cosa può accadere quando il gotico regista Burton attinge ad un gotico racconto del primo Ottocento: diciotto decapitazioni, memorabile conflitto tra razionalismo e irrazionalismo, libidinosa ammissione di debolezza d’un illuminista nei confronti del potere e della natura di quel che sfugge ai canoni convenzionali (o: “ammissibili”) d’interpretazione e percezione della “realtà”: tra streghe buone e streghe malvagie, esemplari negromanzie, ameni furti di teschi ed emozionanti fatture, emerge il fantastico spettro d’un cavaliere nero senza testa sulle spalle, fanatico dell’ultraviolenza e ovviamente estraneo a qualsiasi etica e qualunque moralità, doomed to kill.   

Delle precedenti, tenebrose meraviglie di Tim Burton questo film conserva la sensibilità estetica: godrete di ghiotti nebbioni, efficaci grandguignol, della superba intesa tra l’attore-feticcio Johnny Depp e il suo notturno mentore; riconoscerete la (altrove, non più comune) cura nella letterarietà dei dialoghi, precipiterete con deliziosa dedizione all’abbandono nel clima favolistico e fosco della narrazione. E non escludo che gli scettici, i materialisti (col loro chiodo fisso: che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso, cantava Guccini con Cyrano: le verità cercate per terra, da maiali), i più tenaci seguaci dei lumi della ragione e i fedeli servitori della Dea Scienza, potranno avvertire quella nausea e quella deliziosa e spesso loro oscura sensazione di fastidio, figlia della violazione del “vero” e del “plausibile”: l’incredulità è la norma, e il giusto pregiudizio è non averne mai alcuno.  
S’annuncia il tempo della Gaia Scienza. Liberazione vera.

Arbasino, in “Supereliogabalo”, la cantava giusta, accompagnando gli scienziati fuori, ai confini dell’Impero, rifiutati anche dai fedeli di Zoroastro: “Abbiamo deciso di separarci definitivamente dalla Scienza, e di congedarvi una volta per sempre, perché abbiamo concluso che se una casa piena di gadgets ci pare ridicola, una nazione piena di macchine ci sprofonda nel tedio, nel fastidio, nel lutto. Ci interessa pochissimo un’attitudine dello spirito noiosamente applicata a rimestare soltanto le quantità della realtà superficiale misurabili col regolo calcolatore e col mesto da sarta, lasciando perdere stoltamente tutto il resto, cioè l’Altro, che è di più. E non ci importa niente una specie di progresso che rimena unicamente la vecchia solfa dell’aggeggino che si perfeziona sì collaudandolo tecnologicamente con altri due milioni di aggeggini sull’astronave corazzata, però servirà in seguito a sconfinate applicazioni ecumeniche nella merceologia pacifica, negli apparecchietti per asciugare le calze a rete o raffreddare il ketchup tiepido o ritagliare i ravanelli in esagoni. Non mi sento competitivo coi giapponesi. Sull’astronave andateci voi – io no – e i vostri transistor metteteveli tutti nel dietro. Per attraversare i problemi veri, i problemi seri, io salgo sulla mia Gaia Scienza, sulla mia Differenza, non come un Disperato o un Disilluso a pesca di Rivelazioni, ma come Super-Aquarius Super-Star Super-Sex attraverso le strutture del discorso e del pensiero molto molto sopra il piccolo mondo moderno della Scienza, molto molto sotto il piccolo mondo antico della Storia, molto molto oltre les liaisons dangereuses della Ragione e le baruffe chiozzotte della Sociologia, tutto tutto al di fuori dei presuntuosi presepi di quell’Illuminismo che è davvero la minore età dell’uomo, e insomma bisogna uscirne al più presto, e all’intelletto intollerabile sostituire l’aberrazione e l’immaginazione, la frattura, la scissura, lo scarto rispetto alla norma, l’afasia, la follia. Cioè, la parola poetica”. 

È vangelo!

***

Sintetizziamo la trama. New York, 1799. Il borgomastro (Christopher Lee, in pallore e ossa) invia il giovane, ribelle e anticonformista poliziotto Ichabod Crane (Johnny Depp), fiducioso nei nuovi metodi d’indagine scientifica, iperrazionalista e assolutamente illuminista a indagare sui misteriosi delitti che vanno decimando la popolazione della non più ridente cittadina di Sleepy Hollow, fondata e coordinata da una maggioranza di abitanti d’origine olandese.
C’è chi giura che l’assassino sia un fantasma: un vecchio mercenario inglese, un cavaliere decapitato decenni prima (Christopher Walken) tornato a vendicarsi dell’ostile cittadinanza. Ichabod è scettico, e si fida ciecamente soltanto dei suoi (nuovissimi) strumenti d’indagine. Katrina (Christina Ricci) è la bella olandesina che, tramando per amore o per spontanea dedizione alla sua causa (che non anticiperò, rispettando i neofiti), accompagnerà il cervellotico e logorroico Ichabod nell’impresa.
Qual è il mistero della gaia Sleepy Hollow? Non sta a me rivelarlo: siate gotici ed elevate la vostra immaginazione oltre ogni limite. Non basterà.
Stupitevi.


Gianfranco Franchi, Gennaio 2005. Prima pubb: Lankelot.com


Regia: Tim Burton.
Sceneggiatura: Kevin Yagher, Andrew Kevin Walker.

Tratto da un racconto di: Washington Irving (1819).
Direttore della fotografia: Emmanuel Lubezki.
Montaggio: Chris Lebenzon, Joel Negron.
Interpreti principali: Johnny Depp, Christina Ricci, Miranda Richardson, Michael Gambon, Casper Van Dien, Christopher Lee, Christopher Walken
Musica originale: Danny Elfman.  
Produzione: Francis Ford Coppola, Larry Franco.
Origine: Usa, 1999.
Durata: 105 minuti.  

Articoli e approfondimento: Tim Burton Dream Site / The Tim Burton Collective / Sleepy Hollow – The Fanlisting / Cinematografo / Repubblica / Castlerock / Spietati.
A proposito di Washington Irving: Antenati / Pegasos.

ISBN/EAN: 
8017229429699

Commenti

Vera gioia per gli occhi, questo è un Burton da rivalutare, troppe critiche insensate arrivarono all'uscita di questo film che, forse, anche più dei suoi indiscussi capolavori (Edward e Big Fish), rivela tutte - ma proprio tutte - le caratteristiche del suo cinema. Riprponendo nella sua cornice più gotica, ancora una volta il tema della diversità (il cavaliere senza testa è un "diverso" geniale come i suoi predecessori cinematografici e non, Edward e il bimbo Ostrica su tutti).

S?annuncia il tempo della Gaia Scienza. Liberazione vera.
*
Non so quanto sia gioia per gli occhi, francamente l'ho trovato molto semplice, molto divertente e molto lineare. E credo che la summa di Burton sia e rimanga Big Fish. Ma sono contento se penso che - come è già accaduto - quelle due o tre persone che leggono qui e non hanno ancora visto quel film andranno a cercarne traccia, incuriosite. Mi contento di poco.

Gioia per gli occhi perchè visivamente è assai suggestivo. Big Fish, come sai, è il mio preferito insieme a Edward, dico che qui l'ambientazione è la più burtoniana di tutte.

Bene. Adesso argomenta, se ti va e quando hai tempo. Spiegaci perché.

"?ovvero cosa può accadere quando il gotico regista Burton attinge ad un gotico racconto del primo Ottocento: diciotto decapitazioni, memorabile conflitto tra razionalismo e irrazionalismo, libidinosa ammissione di debolezza d?un illuminista nei confronti del potere e della natura di quel che sfugge ai canoni convenzionali (o: ?ammissibili?) d?interpretazione e percezione della ?realtà?: tra streghe buone e streghe malvagie, esemplari negromanzie, ameni furti di teschi ed emozionanti fatture, emerge il fantastico spettro d?un cavaliere nero senza testa sulle spalle, fanatico dell?ultraviolenza e ovviamente estraneo a qualsiasi etica e qualunque moralità, doomed to kill".

Ecco, l'incipit del tuo pezzo già di per sé spiega molto del perchè è l'ambientazione più burtoniana di tutte: o meglio, quella che ci riporta al Burton originario, quello dei corti. Che poi è difficile stabilire differenze ( se non tecniche) tra i vari Burton. Ho appena scritto sulla presentazione ai corti che l'opera di Burton è circolare e non voglio certo contraddirmi. Qui, a mio avviso, c'è tutto in modo fin troppo evidente; questa evidenza rende certo meno poetica l'opera in questione rispetto a Big fish e Edward, ma può, più di Big Fish e Edward, avvicinare lo spettatore alla comprensione più immediata degli elementi che dominano il suo cinema: ambientazione che più gotica non si può, una fiaba, e un diverso che sembra cattivissimo ma che ha i suoi buonissimi motivi per esserlo. L'amante burtoniano (e non solo lui) si divertirà da matti... l'amante burtoniano (e questa volta solo ed esclusivamente lui), troverà commovente il cavaliere senza testa. Perchè l'amante del cinema di Burton riconosce in lui ciò che i più possono facilmente trovare in Edward: un diverso allontanato dagli uomini. addirittura gli avevano portato via la testa! Ma qui si gode e si ride, perchè lui si vendica in maniera efferata quanto divertente.

Fantastico. Grazie.

Di nulla, parlare di Tim Burton per me è sempre un piacere immenso.

...e dopo questo gaio dibattitto ed una pagina luminosa (on illuministica), il vostro Baol si dedicherà aBurton giorno e notte :)

così dicevamo altrove di onde buone, oggi...;)

questo dei tre che ho recentemente (ri)visto è quello che mi ha convinto di meno (mars attacks e Edward gli altri due), sapete? buon cinema ma meno degli altri...così questa mia sensazione la lascio qui

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.