Burton Tim

Edward Scissorhands

Autore: 
Burton Tim

Un bambino costruisce
un castello con la sabbia.
Si avvicina un cavaliere
arenato sulla spiaggia…

(Tiziano Sclavi).

È la storia di quelle sensibilità che finiscono per essere distrutte, dopo troppe ferite; di quelle anime che forse non hanno soltanto qualcosa di umano, e devono fuggire gli uomini per poter respirare e nella solitudine essere, esistere e creare; è la storia di quelle storie d’amore che non potevano essere normali, perché non ne avevano diritto e la società non le accettava. È la storia di quei diversi che la società, prima d’emarginare, lusinga e idolatra; e infine imbavaglia o scaccia o uccide, perché non vuole più capire.
O forse non ha capito mai.

“Edward Scissorhands” è la creazione di un genio del nostro tempo, Tim Burton.

L’architettura della narrazione è quella consueta delle favole. Chi racconta la storia è una nonna alla sua nipotina: fuori nevica – e quella neve ha un’origine e un senso che quasi nessuno può più ricordare.
La nonna si schiarisce la voce, e lascia che le memorie della sua giovinezza tornino alla luce; racconterà di un ragazzo che aveva le forbici al posto delle mani, perché il suo inventore (Vincent Price) non aveva fatto in tempo a finirlo: troppo vecchio, morì prima di poterlo aggiustare. Così, Edward (Johnny Depp) era rimasto da solo, nel grande castello che si stagliava, tenebroso e diroccato, sull’unico colle della cittadina; spaventato e disperatamente solo, passava le sue giornate dedicandosi al suo giardino ornamentale.
Là aveva disegnato, con le sue forbici, stravaganti e splendide figure, nelle piante: quasi come quel minotauro che pretendeva d’avere simili, e s’era ritrovato a danzare per gli specchi; e lui solo tornava a vedere, e lui solo poteva riconoscere.
Un giorno, la mite e sensibile Peggy (Dianne Wiest), madre d’una famiglia allegra e aperta, pasticciona e sfortunata rappresentante Avon, s’allontana dalla cittadina di plastica e dalle bambole false e bigotte che la popolano per avanzare oltre la buia soglia del castello, dove nessuno era andato mai. E vede strani macchinari, e gotiche sculture; gargoyle e mostri – quel castello è popolato dalle illustrazioni d’un bestiario medievale, sin dal suo giardino. Si conforta ripetendosi qual è il suo lavoro, quasi a volersi rassicurare che quella non può essere la realtà – e chiama, a gran voce, gli abitanti del castello. Nessuna risposta. Nel solaio, nascosto nell’ombra, Edward aspetta d’essere adottato.
“Non mi ha finito” – dice, sventolando le forbici. È pallido, e ha le guance sfregiate dalle sue stesse forbici; indossa un completo di pelle nera.
Peggy non ha più paura quando guarda Edward negli occhi.
È indifeso e solo; e non può più restare nel castello, adesso – deve essere lei a badare a lui. Peggy vuole che Edward diventi un membro della sua famiglia.
Il cyborg scende dal castello e si guarda attorno – tutto quel che vede sta comunicando; comunicano le piccole case, e i giardini tutti uguali; comunicano le immagini del lavoro quotidiano, rubate sbirciando dalle finestre; comunicano le donne, che s’ostinano a fissarlo, stupite e affascinate e ossessionate dalla sua anormalità. Edward non sa che sta per diventare un caso.
È nuovo, estraneo e nemmeno uomo: è solo, e non ha origini.
Muto spesso rimane, ascoltando e imparando e imitando tutto quel che vede; e s’abbandona alle cure della nuova mamma, che cerca di pulire le sue ferite e di cicatrizzare quegli sfregi; soltanto, le sorride.
La famiglia di Peggy è composta da gente semplice e senza eccessive preoccupazioni. Il marito è il campione locale di bowling, il figlio frequenta ancora le scuole medie, la figlia…la figlia non è ancora tornata in casa, dopo un lungo viaggio. Edward s’innamora di lei soltanto guardandola in foto. Kim (Winona Ryder) è un’adolescente, come lui: e sembra avere quella scontrosa grazia che incenerisce l’anima di chi è sensibile, addomesticandolo.

Quando Kim tornerà, Edward stabilirà un dialogo fatto di sguardi sospesi in silenziosi intervalli, di rocambolesche intese e di rovinose incomprensioni; mentre il cyborg diventa l’idolo della città delle case di bambola, parrucchiere e giardiniere richiesto, preteso e osannato, Kim lentamente s’accorge che quel che sente per lui è qualcosa di profondo, di sconosciuto e di disperatamente vivo; il suo fidanzato non sopporta l’idea che un anormale possa rubargli quel che più ama, e che sente come proprietà – e non perde occasione per umiliare il ragazzo con le forbici.

E la favola non può che conoscere il dolore della rottura dell’equilibrio e dell’incrinatura dell’armonia, quando infine il cyborg non è più nuovo, e non è più un caso, e non è più affascinante, ma torna a essere mostro, anomalia da sradicare e incendiare, straniero sgradito e sgradevole: errore, e guasto. Soltanto l’umanità di chi ha saputo leggere nel suo sguardo, allora,  sorriderà all’uomo che creava la neve per la ballerina di un carillon; e quando il mostro tornerà tra i mostri, nei tetri saloni d’un castello diroccato, una sola persona riconoscerà le sue lettere d’amore – quando bianche cadono sui tetti e sui prati, perché tu possa danzare ancora.

E la fine della storia
la conosci pure tu:
quel che è sabbia torna sabbia,
quel che è stato non è più
” (Tiziano Sclavi)


“Lankelot”, Gianfranco Franchi. Dicembre 2004. Prima pubb: Lankelot.com

A Elio, Ryoga.


Regia: Tim Burton.
Soggetto: Tim Burton, Caroline Thompson.
Sceneggiatura: Caroline Thompson.
Direttore della fotografia: Stefan Czapsky.
Montaggio: Colleen e Richard Halsey.
Interpreti principali: Johnny Depp, Winona Ryder, Dianne Wiest, Vincent Price, Anthony Michael Hall, Alan Arkin.
Musica originale: Danny Elfman.
Produzione: Tim Burton, Denise Di Novi.
Origine: Usa, 1990.
Durata: 105 minuti.

Info Internet: Sito Ufficiale.
Articoli e approfondimento: Tim Burton Dream Site / The Edward Scissorhands Fanlisting / The Tim Burton Collective / CastleRock / Cinematografo.

ISBN/EAN: 
8010312022029

Commenti

nn l'ho neanche riletta perchè la conosco a memoria. oltre ad essere una magnifica recensione, regala il piacere di spararselo di nuovo e di nuovo in dvd:

"Edward stabilirà un dialogo fatto di sguardi sospesi in silenziosi intervalli, di rocambolesche intese e di rovinose incomprensioni".

oltretutto questo capolavoro è paragonabile solo ad Elephant Man di Lynch

"E la favola non può che conoscere il dolore della rottura dell?equilibrio e dell?incrinatura dell?armonia, quando infine il cyborg non è più nuovo, e non è più un caso, e non è più affascinante, ma torna a essere mostro, anomalia da sradicare e incendiare, straniero sgradito e sgradevole: errore, e guasto. Soltanto l?umanità di chi ha saputo leggere nel suo sguardo, allora, sorriderà all?uomo che creava la neve per la ballerina di un carillon; e quando il mostro tornerà tra i mostri, nei tetri saloni d?un castello diroccato, una sola persona riconoscerà le sue lettere d?amore ? quando bianche cadono sui tetti e sui prati, perché tu possa danzare ancora".

Eh... che film, e quali giuste parole per raccontarlo. Questo è un capolavoro assoluto, davvero imperdibile. Lakelottiani? L'avete visto tutti (più volte), si?

Elephant Man è più crudo e doloroso Ryo, meno fiabesco. Comunque identico nel voler porre al centro il tema della diversità. Non a caso Lynch e Burton, pur attraverso un cinema differente, sono, immagino, i due più grandi cantori cinematografici di un mondo in fuga dalla nostra grigia realtà contemporanea.

..Beh, magnifico..

Questo è il mio film preferito. E non solo per riflesso di identità.

Devo dire che al di là del film (perfetto anche come regia, credo) mi sorprende il tono sognante e fiabesco del "giovane" Lanke nella ineccepibile recensione. Il mio viaggio burtoniano continua e devo dire, per ora son soddisfatto. Rivisti ad anni di distanza Mars attacks e questo, grazie anche ai vostri suggerimenti, ho assorbito cose che all'epoca della visione m'erano completamente indifferenti. Grazie.

La chiave, amice Baol, è nella dedica:).
Grazie a te per la nuova condivisione.

La prima visione di un film deve essere a livello empatico.
La seconda a livello empatico.
La terza si può analizzare.
Secondo me.

i colori. mmmmmmmmmmmmm fondamentale il contrasto tra quelli stucchevoli e caramellosi, di casette e abiti, e il nero, di Edward. ; )

(è la terza volta che provo a scrivere 'sto commento... e salta la luce. in tutto il quartiere...)

(è che l'Italia si sta riprendendo. Altro che recessione economica. 'sto Paese rifiorisce e noi che critichiamo senza capire perché...)

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