Burton Tim

Il pianeta delle scimmie

Autore: 
Burton Tim

NEVER SEND A MONKEY TO DO A MAN’S JOB.

(contiene spoilers)

 

Dimenticate la profondità e lo spessore del romanzo di Boulle: dimenticate la storia originale, dimenticate i personaggi del libro, dimenticate qualunque descrizione del pianeta Soror. Il film di Tim Burton è semplicemente una (titanica) variazione sul tema: del “Pianeta delle scimmie” del romanziere francese non rimangono che spettri e ombre, come vedremo più avanti.

Il film è assolutamente indipendente, nonostante il titolo, dalla fonte letteraria: è una avventura fanta(sy)-gotico-scientifica, in pieno stile burtoniano, non immune all’irresistibile fascino del grottesco e non aliena a un evidente autocompiacimento, che in qualche circostanza fa storcere il naso. 

 

Le vicende: 2029. La ricognizione nel cosmo è affidata a una nuova generazione di piloti scimpanzé, addestrati sulla stazione orbitante Oberon.

Uno di loro, Pericle, viene spedito incontro a una incombente tempesta elettromagnetica, nonostante le perplessità del suo istruttore, il capitano Leo Davidson(Mark Wahlberg), che preferirebbe fossero gli uomini a svolgere certe mansioni delicate: d’un tratto, Pericle svanisce dal radar. Leo, generosamente, si lancia al suo inseguimento a bordo d’una navicella: risucchiato dal terribile gorgo della tempesta, si ritrova in un’altra galassia (questa è una mia congettura) e precipita su un pianeta. L’atterraggio di fortuna è attutito da uno specchio d’acqua: ne esce miracolosamente incolume, riemerge e si guarda attorno.

È nel cuore di una silenziosa foresta. All’improvviso, un vecchio e una donna in abiti para-primitivi appaiono dal folto della radura: lo osservano sbigottiti, poi continuano nella loro fuga, assieme al resto della tribù, inseguiti da un esercito di gorilla e orangutan che si esprimono in un corretto inglese, perfettamente accessibile al militare statunitense; discretamente agghindati, manifestano un certo decoro goticheggiante. Nonostante i tentativi di sfuggire alla cattura, Leo e buona parte dei  neo-umani (o umani alieni?) vengono catturati e condotti nel cuore d’una cittadina (medievaleggiante) scimmiesca, per essere venduti a un mercante come animali intelligenti di buona compagnia o bestie da soma.  

Leo incontra un’umanità ridotta alla schiavitù e sottomessa alle scimmie: i rapporti tra le specie si sono rovesciati.

 

Non tutte le scimmie trovano giusto il trattamento riservato agli uomini: la tenera Ari (Helena Bonham Carter) è una coraggiosa e radicale guerriera dei diritti umani (è il caso di dirlo). Figlia d’un senatore, è corteggiata dall’ambizioso e spietato Generale Thade (Tim Roth), che all’opposto vagheggia l’estinzione dell’intero ghenos.

Ari giudica degradante quel che sta avvenendo, e per gli uomini e per le scimmie: Thade rifiuta l’idea che gli esseri umani possano avere un’anima, perché secondo le sacre scritture scimmiesche la loro è l’unica specie a esser stata creata a immagine e somiglianza del Dio Simos (grafia del nome della divinità non verificata, mi attengo alla pronuncia).

La famiglia di Thade, si dice, discende in linea retta da Simos: la tradizione epica è rispettata anche nel Pianeta delle Scimmie.

 

Ari riscatta Leo e una femmina della tribù, Daena (Estella Warren): in Leo vede una scintilla di intelligenza superiore, e quando gli domanda da quale tribù provenga, egli risponde, con fermezza: “Aviazione degli Stati Uniti” (deve essere uno che bombarda con intelligenza texana, pensa lo spettatore), e assicura che dalle sue parti le scimmie si conquistano con una nocciolina.

Ari spera di poter dimostrare al resto del suo popolo che gli umani sono in grado di costruire oggetti e di avere una cultura: il suo sogno è la pacifica convivenza di tutte le specie sul pianeta.

 

Leo riesce a fuggire, porta con sé Daena e assieme vanno a liberare la tribù ingabbiata: Ari è al loro fianco, perché Leo le ha promesso di mostrarle qualcosa che “cambierà il suo mondo” – raggiungono la scialuppa-spaziale affondata, Leo s’immerge e torna con le prove della brillante tecnologia stars and stripes. Cerca di inviare segnali alla stazione di Oberon: trova la traccia, e il gruppetto s’avvia.

 

Nel frattempo il padre di Thade, il morente Zaius (Charlton Heston, dicunt), maledice la razza umana e rivela al figlio che un tempo essa dominava il mondo: il segreto della loro storia s’annida tra le rovine sacre di Calima, che vanno difese ad ogni costo dalle grinfie degli umani: lì nacque la civiltà delle scimmie.

È proprio a Kalima che i segnali della stazione di Oberon stanno guidando l’inconsapevole Leo e la sua strana compagnia: dopo una scaramuccia con le guardie, dragato un fiume, i fuggiaschi raggiungono il sito archeologico.

 

S’addentrano: istantaneamente amletico, Leo rinviene un teschio (ah, poor Yorick), scopre l’origine della parola Calima (CAution LIving aniMAls) spolverando un pannello, e s’accorge, con orrore, che le rovine altro non sono che ciò che rimane della sua stazione orbitante. Riesce a dar scattare alcuni meccanismi (ah, le tecnologie militari), immobili da millenni: trova testimonianze del diario di bordo. Si racconta di come Simos e altre scimmie si ribellarono, col passare del tempo, all’equipaggio, precipitato su un pianeta disabitato per inseguire la nave del capitano Davidson, inghiottita da una tempesta elettromagnetica. Per Leo sono passati pochi giorni, per le scimmie e per Oberon migliaia di anni (quindi, le comunità che Leo ha incontrato sono discendenti dell’equipaggio della nave, parrebbe).

 

Sembra non esserci scampo per il cosmonauta: dovrà capeggiare le tribù umane in rivolta sul Pianeta delle Scimmie, nella battaglia contro l’esercito del malvagio generale Thade. Quando le sorti dello scontro sembrano volgere verso un trionfo delle scimmie, sbarca una navicella dallo spazio: gli eserciti ammutoliti osservano scendere la scimmia Pericle, con tanto di bandiera statunitense (e c’è chi, tra i gorilla, giura che sia il Dio Simos delle Sacre Scritture Scimmiesche). Ultimo scontro tra Thade e Leo all’interno delle rovine della stazione di Oberon, sconfitta di Thade, imprigionato nella nave, e finalmente pacificato l’equilibrio tra le specie sul pianeta. Leo, dopo aver scambiato un casto bacio con la scimmia Ari e un focoso abbraccio con l’umana Daena, sale sulla navicella spaziale diretto alla Terra.

Torna nel gorgo della tempesta elettromagnetica; viaggia indietro nel tempo, fino all’anno 2155; ennesimo atterraggio di fortuna, ai piedi di una statua. Del generale Thade(!). Con questo epilogo, metaforico ma privo di una apprezzabile consequenzialità, si chiude il film, mentre Leo sta per essere arrestato dalle scimmie che ormai dominano la Terra.

 

Un discreto film d’azione: apprezzabili gli effetti speciali, appassionante la storiella, ma nient’affatto allegorica e davvero poco evocativa. Probabilmente una delle opere meno riuscite di Tim Burton. Peccato: se ne consiglia la visione solo agli inossidabili fan del regista, tra i quali ho l’orgoglio di annoverarmi. Noialtri troveremo familiare l’ambientazione gotica, piacevole il tono dark, divertente il sarcasmo nero. L’opera d’arte è altrove: fondamentale un successivo bagno catartico nel mondo di Pierre Boulle, davvero “di un altro pianeta”.  

 

ARI: “You know one day they’ll tell a story about a human who came from the stars and changed our world. Some will say it was just a fairy tale, but, it was never real. But I’ll know”.

 


Lankelot Franchi, settembre 2003. Prima pubb: Lankelot.com


Regia: Tim Burton.

Sceneggiatura: William Broyles Jr., Lawrence Konner, Mark Rosenthal. 

Basato sul romanzo di: Pierre Boulle.

Direttore della fotografia: Philippe Rousselot.

Montaggio: Joel Negron, Chris Lebenzon.

Interpreti principali: Mark Wahlberg, Tim Roth, Helena Bonham Carter, Michael Clarke Duncan, Paul Giamatti, Estella Warren, Cary-Hiroyuki Tagawa, Erick Avari, Anne Ramsay, Charlton Heston.    

Musica originale: Danny Elfman.

Produzione: Ralph Winter.

Origine: Usa, 2001.

Durata: 119 minuti.

Sito ufficiale di Tim Burton: http://www.timburton.com/

Ottimo fan site: http://planetoapes.tripod.com/

ISBN/EAN: 
8010312063503

Commenti

non lo so gianfrà a me questo film ha deluso parecchio sia perchè a mio parere Burton non ha espresso il suo stile (tu dici il contrario), sia perchè non ha realizzato un film d'azione degno di questo nome: è meglio Commando di sfarznegher e non sto scherzando!

Ti delude perché è Burton, il paradosso è tutto qui. Niente a che fare con Boulle, nulla a che fare con la prima traduzione cinematografica di Boulle. Questo film è sostanzialmente simbolismi burtoniani, sensibilità burtoniane poggiate su un soggetto interessante e radicalmente frainteso (per questo forse più notevole ancora).

You know one day they?ll tell a story about a human who came from the stars and changed our world. Some will say it was just a fairy tale, but, it was never real. But I?ll know.

visto ieri in TV (vergognosamente, da adoratrice di Burton mi mancava) per accontentare il mio cucciolo. oltre ad aver bestemmiato in cinese, aramaico e, pure, qualche parolina di austroungarico mi deve essere scappata per le (inaccettabili) pause pubblicitarie.. mi chiedo, cavolo ma, come si fa a gustare un film in questo modo?! dichiarato ufficialmente: è l'ultima volta che guardiamo un film in TV!!! e, in conclusione: me lo potevo, tranquillamente, perdere comunque? ; )

Forse no. Ma questo io l'ho capito alla terza visione:). Mi direte...

seconda visione (comoda): comincio a capire... e, ad apprezzare. :)

"You know one day they?ll tell a story about a human who came from the stars and changed our world. Some will say it was just a fairy tale, but, it was never real. But I?ll know."

E' una prospettiva interessante:).

anche "consolante", direi. : )

Anche. ;)

locandina+archivio!

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