I FANTASMI HANNO PAURA (neo-Canterville?)
Surreale, wildiano, stravagante: “Beetlejuice”, spettrale commedia di Tim Burton, va a costituire un pattern delle ghost stories e si propone come indovinato e intelligente contraltare al mondo raccontato dai “Ghostbusters” soltanto qualche anno prima: sono i fantasmi ad avere ospiti indesiderati in casa, con una dozzina d’anni d’anticipo rispetto a “The Others” di Amenabar.
Si tratta di una coppia di giovani, morti nelle prime battute del film, nel generoso tentativo di salvare la vita a un cagnolino. Barbara (Geena Davis) e Adam (Alec Baldwin), sposini della provincia, erano felici e sognavano d’avere un bambino: si ritrovano, dopo l’incidente, nelle stanze della loro villa. E dalla casa non potranno più uscire: se oltrepassano l’ingresso, si ritrovano in uno scenario desertico dove strani serpenti (ricordano quelli di “Dune”) sembrano pronti ad aggredirli. In uno scenario alla Dalì.
Per fortuna, possono contare sul manuale del novello morto (“recently deceased”), per orientarsi nella loro nuova dimensione esistenziale e capire quali poteri abbiano.
Neppure il tempo di prendere coscienza d’esser morti, che subito i vivi vengono a rovinare la pacifica infestazione di quella che era stata, un tempo, la loro casa: si tratta di una spaventosa coppia di borghesi newyorchesi, lei scultrice e arredatrice, lui manager in disarmo. Hanno una figlia, la piccola Lydia (Winona Ryder), dark ed introversa, depressa e insofferente nei confronti della matrigna. Adam e Barbara, fallito qualche primo tentativo di spaventarli con trucchetti da Grand Guignol, si ritirano nel solaio, a scandagliare il manuale per studiare una nuova strategia.
Mentre la nuova padrona di casa fa a pezzi i loro mobili e snatura le loro vecchie camere, per rendere meno provinciale e kitsch (almeno: a suo modo di vedere) la mansion, gli spettri infelici scoprono che l’unica persona che può vederli è la piccola dark, Lydia. La figlia che non avevano mai avuto.
E così, poco a poco, tra la viva che desidera soltanto morire e i morti che farebbero carte false per poter tornare in vita si stabilisce un dialogo vivace e affettuoso: nessuno ha più paura, e l’intenzione sembra essere quella di coalizzarsi per danneggiare la matrigna e i suoi ospiti, scivolati nella realtà direttamente da una copertina di Vanity Fair.
Dopo aver fallito una serie di tentativi per spaventare a morte gli indesiderati viventi (memorabile una possessione al ritmo di “Banana Boat” di Belafonte, con relativa danza calypso), Adam e Barbara si rivolgono a un aggressivo e grottesco “bio-esorcista”, Betelgeuse (Michael Keaton): per evocarlo basta pronunciare per tre volte il suo nome (4 anni prima di “Candyman”). Assume forme scioccanti e improbabili, si trova terribilmente a suo agio con tutto ciò che è disgustoso e repellente, è reduce da una sfortunata carriera in seno alla società dei morti: da assistente d’una “assistente tombale”, l’equivalente della nostra assistente sociale, aveva deciso di intraprendere la carriera di bio-esorcista per guadagnare qualcosa e divertirsi a danno dei vivi e dei morti.
Betelgeuse verrà evocato in diverse circostanze: per poi essere faticosamente rispedito “altrove”, regolarmente, perché tende, come dire, ad abusare dei propri poteri e dei propri orribili talenti; ha inoltre un atteggiamento da volgare pappagallo che infastidisce donne d’ogni condizione e ogni status.
Adam e Barbara seguiranno a menadito le indicazioni del manuale, invano: dipingeranno una porta su un muro e busseranno tre volte, scoprendo che il mondo dei morti è retto da una solidissima struttura burocratica, in cui i suicidi sono impiegati e i tempi d’attesa straordinariamente prossimi a quelli della vita terrena. I corridoi di questi uffici ricordano, a un tratto, i quadri di Escher.
Il regista di Burbank gira per dieci settimane tra Los Angeles e il Vermont. Il risultato è un fantasma di Canterville più brillante e contemporaneo, intriso d’una voglia di vivere splendida: non capita mai di prendere coscienza della tragedia dei due sposi, perché di fatto la loro morte è semplicemente un passaggio: indolore. E il dubbio che Burton pone, semmai, è legato alle differenze tra la mostruosità dei vivi e la solitudine dei morti: l’umanità sembra condannata comunque a ripetere i propri errori e a eternare quanto di buono aveva espresso in passato, e la chiave di volta – come sempre – sembra poter risiedere nella comunicazione, nella necessità d’un dialogo tra “altre dimensioni”, tra un soggetto e l’alterità. L’esito pacifico e assolutamente divertente della vicenda, Lydia che danza, posseduta, “Jump in the Line” di Belafonte per festeggiare un dieci in matematica, mentre i genitori borbottano e ridacchiano nella stanza a fianco, sta a significare l’avvenuta fondazione d’un nuovo equilibrio tra “diverso” e “standard”: e lo spettatore trova, incredibilmente, meno spaventoso un bio-esorcista erotomane delle sculture della matrigna.
L’irriconoscibile Michael Keaton dà vita a un personaggio destinato a restare nella galleria delle più fantastiche e ispirate creazioni del genere: un losco figuro in grado di vedere centosettanta volte “L’esorcista”, ridendo in continuazione.
Deliziosa favola gotica.
Gianfranco Franchi, Lankelot. Maggio 2004. Prima pubb: Lankelot.com
Adesso: chiedo perdono ma ho una gran voglia di ballare, all’improvviso…
Shake, shake, shake, Senora, shake your body line
Shake, shake, shake, Senora, shake it all the time
Work, work, work, Senora, work your body line
Work, work, work, Senora, work it all the time
My girl’s name is Senora
I tell you friends, I adore her
And when she dances, oh brother!
She’s a hurricane in all kinds of weather
(Jump in de line, rock your body in time) OK, I believe you!
(Jump in de line, rock your body in time) OK, I believe you!
(Jump in de line, rock your body in time) OK, I believe you!
(Jump in de line, rock your body in time) Whoa!
Shake, shake, shake, Senora, shake your body line
Shake, shake, shake, Senora, shake it all the time
Work, work, work, Senora, work your body line
Work, work, work, Senora, work it all the time
You can talk about Cha Cha
Tango, Waltz, or the Rumba
Senora’s dance has more title
You jump in the saddle
Hold on to de bridle!
(Jump in de line, rock your body in time) OK, I believe you!
(Jump in de line, rock your body in time) Rock your body, child!
(Jump in de line, rock your body in time) Somebody, help me!
(Jump in de line, rock your body in time) Whoa!
(…)
Regia: Tim Burton. Soggetto: Michael McDowell, Larry Wilson. Sceneggiatura: Michael McDowell, Warren Skaaren. Direttore della fotografia: Thomas Ackerman. Montaggio: Jane Kurson. Interpreti principali: Alec Baldwin, Geena Davis, Jeffrey Jones, Catherine O’Hara, Winona Ryder, Sylvia Sydney, Michael Keaton. Musica originale: Danny Elfman. Produzione: Michael Bender, Larry Wilson, Richard Hashimoto. Origine: Usa, 1988. Durata: 92 minuti. Articoli, Recensioni, Curiosità: Cinematografo / CastleRock / Scaruffi / The Neitherworld.
Commenti
Strepitoso.
"Sono Juno, la vostra assistente tombale"
Questo film è troppo meraviglioso!
Il mio ricordo va, in questo momento, al tipo con la capoccietta piccolissima con il corpo enorme mi fa morire dalle risate...
Ti accontenterò...
guarda http://www.youtube.com/watch?v=MEy89l0SOZs
uahhaha, grazie epico ! :)
Che spettacolo. Ora ballo!
Shake, shake, shake, Senora, shake your body line
Shake, shake, shake, Senora, shake it all the time
Work, work, work, Senora, work your body line
Work, work, work, Senora, work it all the time
Fà, cmq ho il dvd, se vuoi ci s'organizza per neo-proiezione domestica, quella scena va gustata ancora con la giusta gradazione.
MERAVIGLIOSO! non so quante volte l'ho visto... so che non mi stancherò mai di ridere anche se, ormai, lo conosco quasi a memoria!
***
"Day-o, day-ay-ay-o
Daylight come and he wan' go
home
Day, he say day, he say day, he say day, he say day,
he say day-ay-ay-o
Daylight come and he wan' go
home
Work all night on a drink a'rum
(Daylight come and he wan' go home)
Stack banana till
morning come
(Daylight come and he wan' go home)
Come, Mr. Tally Mon, tally me banana
(Daylight
come and he wan' go home)
Come, Mr. Tally Mon, tally
me banana
(Daylight come and he wan' go home)
It's six foot, seven foot, eight foot, BUNCH!
(Daylight come and he wan' go home)
Six foot, seven
foot, eight foot, BUNCH!
(Daylight come and he wan'
go home)
Day, he say day-ay-ay-o
(daylight
come and he wa'n go home)
Day, he say day, he say
day, he say day, he say day, he say day
(Daylight
come and he wan' go home)
A beautiful bunch
a'ripe banana
(daylight come and he wan' go
home)
Hide thee Deadly black tarantula
(Daylight
come and he wan' go home)
It's six foot,
seven foot, eight foot, BUNCH!
(Daylight come and he
wan' go home)
Six foot, seven foot, eight foot,
BUNCH!
(Daylight come and he wan' go home)
Day, he say day-ay-ay-o
(Daylight come and he wan'
go home)
Day, he say day, he say day, he say day, he say
day, he say day
(Daylight come and he wan' go
home)
Come, Mr. Tally Mon, tally me banana
(Daylight come and he wan' go home)
Come, Mr. Tally
Mon, tally me banana
(Daylight come and he wan' go
home)
Day-o, day-ay-ay-o
(Daylight come and
he wan' go home)
Day, he say day, he say day, he say
day, he say day, he say day-ay-ay-o
(Daylight come and he
wan' go home)"
pure mi fa schiattare! : )
e la scena del matrimonio?! il fatidico momento del "si"... ahahhahhahahha grandiosa...!!
***
anche cuccio (mio figlio) l'ha visto, almeno, un paio di volte... appena ha visto lydia (la figlia di edgar allan poe. ahahhaha meravigliosa!!) ha detto: "quella sei tu!" quando poi, ha sentito... "... tutta la mia vita è una camera oscura. un'unica immensa camera oscura... "
ci siamo guardati e ridendo "sì. sei tu." ahahhahahha e non vi dico alla "lettera d'addio"... delirio. ; D
:).