Bressane Julio

Un angelo è nato

Autore: 
Bressane Julio
Chi è Bressane?
 
Mentre in Europa i turchi* fondavano una nuova pagina di storia, anche in Brasile nasce una sorta di Nouvelle Vague: il Cinema Nôvo.
 
Esso deve moltissimo al Neorealismo italiano e ai formalisti russi, Ejzenstejin, Pudovkin, Vertov ecc. Il movimento nasce contro la Nouvelle francese e soprattutto contro il tirannico potere del cinema hollywoodiano.
La nuova corrente, apertamente di estrema sinistra, ha come ideale padre fondatore Nelson Pereira dos Santos che nel 1955 girò Rio 40 Graus con attori di strada, dando via a una vera e propria scuola che vede tra i suoi allievi più affermati: Glauber Rocha, autore di Il dio nero e il diavolo bianco (Deus e o diablo na terra do sol, 1963), Ruy Guerra regista de I fucili (Os fuzis, 1963), Anselmo Durante con Pagador de promessas Palma d’oro a Cannes 1962, Carlos Diegues e De Andrade.
 
Il Cinema Nôvo influenzò tutta la cultura brasiliana, dando vita ad un’altra tendenza chiamata tropicalismo, che puntava su uno sguardo grottesco ma più umoristico, della popolazione indigena.
Quando il movimento di dos Santos ormai si era affermato in Brasile nasce una nuova piccola voce, ben più estremistica, che non accetta il cinema che va formandosi nel Paese e lo contesta pesantemente: unigrundi, l’underground brasiliano. Julio Bressane fa parte di questo schieramento
 
La trama.
 
Due banditi sottoproletari, di cui uno ferito alla gamba, in fuga, vanno in giro rapinando, stuprando e uccidendo senza un reale motivo. Uno di loro ha una sorta di crisi mistica.
 
Il film
Privo di titoli di testa e di coda, girato con un budget ridottissimo, rispecchia l’epiteto auto postosi: “estetica della spazzatura”. Ghezzi lo paragona a Ciprì e Maresco, poiché le riprese vengono effettuate nelle favelas, mai in studio.
 
Camera a spalla, zoom sempre presente, la narrazione è destrutturata e va componendosi man mano che si sviluppa il film.
Immagini rivelatrici che guadagneranno senso solo più avanti, aprono la pellicola, alternandosi con alcuni disegni stilizzati che propongono allegoricamente ciò che faranno i personaggi: pesci che hanno a che fare con squali e ne verranno sconfitti.
Silenzi desolati e sprazzi feroci di musica che sconvolgono, come le immagini di violenza gratuita, ridondanti, autocompiaciute.
Il piano sequenza è evidente e ripetuto, reso ancor più reale da macchine traballanti e riprese in esterni; Bressane, come gli altri registi in antitesi col Cinema Nôvo ufficiale, si sofferma a poeticizzare, una poetica aspra e cruda, su argomenti talvolta raccapriccianti, forzati, disturbanti. In alcuni film della corrente vengono addirittura parodiate scene intere tratte dai colleghi-antagonisti.
Opponendosi non solo a Hollywood, ma anche all’anti-Hollywood dei colleghi più fini, si ottiene un cinema grezzo, eccessivo; i due protagonisti scappano, nel loro cammino uccidono ridendo, in completa amoralità efficacemente stuzzicante, è ancora presto per lo splatter, benché la vista del sangue sia un elemento prediletto nel film.
Piccolo appunto, probabilmente l’accostamento è vano, però c’è una sequenza dove Santamaria e Urtiga in macchina corrono verso nessun luogo, forse inseguiti, forse no, il primo sta quasi svenendo per via di una pallottola conficcata nella gamba, l’altro guida. Si accenna di un angelo, ma Ondana non vuol parlarne. La scena ricorda vagamente i dialoghi pseudo metafisici di Travolta e Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, e di materiale pulp il film di Bressane è davvero colmo.
Sequenze significative sono quelle in cui i due sono prima in cinema, poi in macchina. Nella prima l’attore di colore che impersona Santamaria ride a crepapelle, si spolmona nel buio della sala; nella seconda le parti si scambiano, Urtiga ferito a morte urla di dolore, grida lunghe e laceranti. Alla sala buia della prima parte si oppone una lucente giornata di sole che illumina gli interni dell’auto, le poltrone del cinema diventano sedili automobilistici, il riso si tramuta in pianto. Il pianto per una condizione disperata, dove la strada per una lieta risoluzione è ancora lontana. La fine del film è insopportabile e sublime al contempo.
 
L’auto dei due infelici svanisce in fondo ad una strada in una prospettiva centrale chapliniana, col sole cocente a fronte. Ma quando la macchina non è più visibile il film non termina.
 
La pellicola scorre e il film con lei, passa una macchina, ne passa un’altra, il campo rimane desolato. Prima che la scritta “Fine” appaia sullo schermo passano ben sette lunghi, interminabili minuti.
 
Basta.
 
Regia: Julio Bressane
Soggetto e Sceneggiatura:Julio Bressane.
Direttore della fotografia: Thiago Veloso.  
Interpreti principali: Hugo Carvana, Milton Gonçalves, Norma Bengell, Neville De Almeida, Maria Gladys.  
Montaggio: Mair Tavares, Geraldo Veloso.
Musica originale: Guilherme Magalhães Vaz.  
Produzione: Julio Bressane.
Origine: Brasile, 1969. B/N
Durata: 90 minuti.
Titolo originale: “O anjo nasceu”.
 

 
 

La versione del film recensita è quella mandata in onda Fuori Orario su Rai3 nell’inverno 2003/2004.
 
 
* “I turchi” era il soprannome dei registi francesi della Nouvelle Vague, ossia François Truffaut, Jean Luc Godard, Luis Malle, Jacques Rivette, Claude Chabrol, Eric Rohmer.
 
ISBN/EAN: 
00

Commenti

"Opponendosi non solo a Hollywood, ma anche all'anti-Hollywood dei colleghi più fini, si ottiene un cinema grezzo, eccessivo; i due protagonisti scappano, nel loro cammino uccidono ridendo, in completa amoralità efficacemente stuzzicante, è ancora presto per lo splatter, benché la vista del sangue sia un elemento prediletto nel film" - ecco da dove ha preso il tizio di City of God, Cidade de Deus. Non avevo capito.

"Si accenna di un angelo, ma Ondana non vuol parlarne. La scena ricorda vagamente i dialoghi pseudo metafisici di Travolta e Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, e di materiale pulp il film di Bressane è davvero colmo."

Non ci avevo mai pensato.

refuso (credo): Ejzenstejn. prima riga secondo capoverso.

Danke, corretto :)

Andrea, come te la cavi con impaginazione, editing, norme redazionali, etc?

ahahah. potrei cavarmela bene. ma ci son tante cose. tipo i link. tipo che. tipo ma. poi sono uno palloso. e ora siamo in ot!!!!

mmm. Se ne riparla via mail, faremo qualche prova dopo Ferragosto. Ti ci vedo bene come admin-editor, sei equilibrato e hai competenze adeguate.Se ne riparla:)

che bello sapere di altri apassionati al cinema brasiliano...Torino film festival ha fatto una retrospettiva molto bella su questo regista..anche se secondo il film meglio riuscito "Andò al cinema e uccise la famiglia"...oltretutto Bressane mi interessa perché ebbe una aperta polemica con Glauber sul fatto che avesse copiato negli ultimi film il suo stile...cosa che Glauber non ha mai ammesso anche se è vero que "A Idade da Terra", l'ultimo film, non ha titoli di testa e coda! Pero non sono del tutto in accordo con che il cinema novo nasceva contro la Nuovelle Vague, se pensiamo che per esempio loro gli aprirono la strada con le loro pubblicazioni e che lo stesso Glauber partecipò come attore-non attore in un film di Godard "Vento dell'est". Ma ogni cosa può trasformarsi in mito e trascendere dai fatti realmente accaduti, la sinistra in europa non era la stessa sinistra in Brasile, sopratutto negli anni della dittatura...Una opinione, mi sembra interessante l'articolo, questa appendice non vuole sminuirlo!!!

:)) Grazie per il passaggio, Daniela. Sì, come in ogni relazione fra correnti c'è sempre un (più o meno tacito) rapporto di amore ed odio. Anche con Hollywood si ama prendere le distanze, eppure è la patria ufficiale di capolavori esemplari, sia per artisti rivoluzionari che per altri meno arrabbiati :)

pienamente d'accordo..sia sul tacito rapporto tra distinte correnti sia sui capolavori hollywoodiani!!! Scusa la mia redazione, ma stando in Spagna ho già dimenticato come si scrive in italiano!!!

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