FRA LE NUBI ALLA RICERCA DELLA LUNA
(Appunti sul cinema di Brakhage)
Parlare di questo film separatamente alla poetica del suo autore sarebbe inefficace, poiché l’arte di Stan Brakhage sta nei suoi film ma soprattutto nel rapporto tra l’autore e il mezzo espressivo.

Stan Brakhage, il padre del cinema sperimentale, non quello razionale, ma l’artigiano del colore astratto in movimento, dell’inesauribile ricerca, continua ricerca di armonia, di suggestione, indagine personalissima di una strada altra. Stan Brakhage ha una filmografia sterminata, quasi 400 opere realizzate, con le sue stesse mani: lavorava la pellicola fotogramma per fotogramma, la graffiava, la dipingeva, apportava su di essa le tecniche pittoriche e decorative che potevano ritrovarsi su un quadro o su un pannello. Se Pollock rifuggiva il contatto tra il pennello e la tela, al contrario Brakhage immergeva le mani nel negativo e lo plasmava come fosse argilla. È a Stan Brakhage che, spiritualmente, dobbiamo la diffusione delle videocamere digitali, egli era convinto che chiunque dovesse avere la possibilità di creare il proprio cinema. Docente di Storia ed Estetica del cinema, Brakhage è un punto di riferimento per gli sperimentatori di tutto il mondo, compresi i nostri registi underground degli anni Sessanta e Settanta, da Grifi a Tonino De Bernardi. Ma lo stile di Brakhage non nasce d’improvviso, è un graduale sprofondare verso l’irrazionale. Uno dei film più incisivi del suo percorso è Anticipation of the Night (1958), un film straordinario che nasce come tentativo di rendere la percezione visiva di vari soggetti, tra cui un neonato, o attraverso gli occhi di un suicida. L’audio svanisce, rimane la totale vitalità dell’immagine e il fondersi di nuove sensazioni.

In Dog star man non c’è trama. C’è però una scansione temporale divisa in un Prologo e quattro frammenti. Il tema di ognuno di essi può liberamente ritrovarsi negli altri, questo non vuol dire che siano uguali. Oltre la narrazione, verso l’orizzonte degli eventi. Dove la compressione dell’immagine sboccia in un caos incomprensibile, ogni fascio di luce di allunga, si frammenta, si fonde, dona colore ad oggetti mai visti prima. Oggetti che si smaterializzano per poi ricomporsi nella memoria. C’è chi parla di mitopoiesi, e cito testualmente “La fase lirica di Brakhage culmina con la realizzazione di Dog Star Man, il più stupefacente tra i suoi capolavori (recentemente il film è stato inserito dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel registro nazionale di film “a futura memoria”). La visione del mondo è quella dei suoi film lirici ma rielaborata in termini mitici. […]In Dog Star Man questi ‘avvenimenti’ riguardano la nascita della coscienza, il ciclo delle stagioni, l’antagonismo tra uomo e natura e l’equilibrio sessuale nell’evocazione della caduta di un titano, dal nome cosmico “Uomo della stella del Cane”. In Dog Star Man emerge in tutta la sua potenza la sua concezione ‘arcaica’ dell’arte: per Brakhage l’ispirazione poetica è poiesis, azione per eccellenza, diversa e superiore all’azione comune, e dunque azione magica che esprime ed evoca una (super)realtà creativa “medicatrice delle passioni” dell’animo umano.”
Al di là di una lettura simbolica dell’opera, risulta per chi scrive ancor più fascinosa l’interpretazione già enunciata su un film quasi coevo e in sé diversissimo come Jeanne Dielman, ossia l’immolazione della tradizionale forma narrativa per una più totale, irragionevole, ricerca dell’anti-utile, e di conseguenza, dell’anti-estetico (quantomeno dell’estetica canonica tradizionale che nel campo cinematografico ha un solo nome, Hollywood). La libera sperimentazione – e, inevitabilmente, la rielaborazione – del canone classico produce talvolta, ai livelli più alti, nuovi classicismi in un continuo rincorrersi tra neo, post e anti, che come ricorda Dorfles lasciano nell’autodefinirsi il tempo che trovano: per questo con la rivoluzione dell’arte contemporanea all’inizio del secolo scorso niente è più catalogabile, meno che mai l’avanguardia. Il nuovo Rinascimento artistico annienta le barriere anche tra le varie arti e Brakhage ne è esempio calzante: per Anticipation of the Night scrisse infatti una sceneggiatura in versi, prima di girare. Sarebbe affascinante poterla leggere, naturalmente.

In attesa che i suoi testi vengano tradotti in Italia, ci accontentiamo del suo cinema che non conosce barriere linguistiche, perché l’unico linguaggio che utilizza è universale: poesia in immagini. Il cinema lirico di Brakhage rincorre disperatamente una stabilità che, per cercare un parallelo nell’arte un po’ forzato, può ricordare la tecnica del pointillisme: il mosaico infuocato che ne vien fuori risulta per lo spettatore ipnotizzato come un bombardamento di una purezza devastante. I temi di Dog star man sono anche forti, si distingue un parto o organi interni che pulsano, ma vengono astratti e perdono il loro significante originario, divengono frammenti lirici – per ricollegarci all’espressionismo anche letterario – che si rinnovano di nuova essenza che è fiamma incandescente. La parola (immagine) si sgretola e si frammenta, fondendosi con nuovi frammenti che producono ulteriori frammentazioni. Non è fuga dalla realtà, ma un tuffo velocizzato dentro un petalo di rosa, tra i tessuti che lo compongono, verso l’interno sempre più in fondo, ciò che resta infine è l’antico ricordo del suo profumo.
Regia: Stan Brakhage
Soggetto e Sceneggiatura: S. Brakhage
Montaggio: S. Brakhage
Origine: Usa 1961/1964
Durata: 74 minuti.
Luca Martello
Commenti
Segnalo il nuovo contributo del cadetto di Guascogna!
Il ritorno del grande Hammer!
ahhahaa :) Dai, dopo un film del genere non potevo non scrivere qualcosina per il sito!
Purtroppo non si trova in dvd, almeno in Italia.
" Ma lo stile di Brakhage non nasce d'improvviso, è un graduale sprofondare verso l'irrazionale. Uno dei film più incisivi del suo percorso è Anticipation of the Night (1958), un film straordinario che nasce come tentativo di rendere la percezione visiva di vari soggetti, tra cui un neonato, o attraverso gli occhi di un suicida. L'audio svanisce, rimane la totale vitalità dell'immagine e il fondersi di nuove sensazioni."
> Stupendo.
“per Anticipation of the Night scrisse infatti una sceneggiatura in versi, prima di girare. Sarebbe affascinante poterla leggere, naturalmente.”
> Mi informerò…
“La parola (immagine) si sgretola e si frammenta, fondendosi con nuovi frammenti che producono ulteriori frammentazioni. Non è fuga dalla realtà , ma un tuffo velocizzato dentro un petalo di rosa, tra i tessuti che lo compongono, verso l'interno sempre più in fondo, ciò che resta infine è l'antico ricordo del suo profumo.”
> Magistrale, Hammer. Applausi.
:) Questo è assolutamente, nella forma più estrema, "cinema per pochi". Lankelot mi è sembrato un posto in cui certa memoria trova confortevole asilo.
In calce, aggiungo preso paro paro da Wikipedia:
“Muore a Victoria, British Columbia per un cancro alla vescica probabilmente causato dalle tinte utilizzate per colorare le pellicole”
Se questa non è totale dedizione all’arte…
Madonna.