Boorman John

Excalibur

Autore: 
Boorman John

Difficile, per un cultore della saga arturiana, non avvicinarsi al film di John Boorman con un sentimento di commozione e di meraviglia. Sentimento acuito dalla carenza di creazioni cinematografiche ispirate dalla stessa fonte, dalla recente abulica e artefatta interpretazione di Lancillotto offerta da Richard Gere nel "Primo Cavaliere", dalle sporadiche rivisitazioni letterarie degne di qualche apprezzamento, come "Le Nebbie di Avalon" della Zimmer Bradley.

Difficile nonostante sia l'ennesima volta che si visiona il nastro, ormai irrimediabilmente rovinato; e allora, piaccia al cultore tornare bambino e stendersi sul divano, le luci prima soffuse e poi spente, come in quel vecchio cinema di Monteverde venti anni prima; che neppure si capiva quale fosse il titolo del film, e rimanevano impresse scene e dettagli da sovrapporre alle paterne notturne letture. Con questi sentimenti di infantile piacere, di maturato senso estetico e di malcelato desiderio di sognare di vivere in un tempo in cui l'ideale torni a regnare sovrano, gli uomini uniti per combattere nel nome della pace e della giustizia, ho guardato nuovamente "Excalibur".
Boorman rispetta le principali sequenze cronologiche della saga: come nel "Viaggio Sentimentale" di Sterne, conosciamo Artù sin da quando era un'idea del padre, il tracotante e coraggioso Uther Pendragon, e – al termine del film – assistiamo allo scontro con il figlio illegittimo,il pallido ed efebico Mordred, nato dall'incestuosa unione con la sorellastra Morgana.

Detto questo, ed evitando di soffermarmi sulla trama – davvero superfluo anche alludervi in questo caso, considerata l'amplissima divulgazione popolare della saga – volevo offrirvi dei sentieri di lettura e delle suggestioni.

Primo. La scelta del titolo del film, "Excalibur" appunto, tradisce la volontà del regista di offrire uno sguardo complessivo e più definito sui personaggi della saga arturiana; senza dunque insistere eccessivamente sulla centralità di Perceval o di Merlino o di Ginevra, assistiamo, esattamente come nelle prime narrazioni medioevali, alla giustapposizione di eventi, accettando dunque perentori cambi di prospettiva e impetuose presenze di nuovi protagonisti, prima appena accennati o del tutto invisibili.
È la spada, Excalibur, ad essere protagonista del film: simbolo dell'unione degli uomini con la terra, madre e morte, simbolo dell'indiscussa autorità del Re, primus inter pares, e della sua comunione con la terra stessa; simbolo dell'ideale di unità al quale i cavalieri prestavano fede. Il segreto del Graal è quello di Excalibur: il Re e la Terra sono UnoUno è l'ideale, uno il sentiero, una la via. Virtù, coraggio e lealtà sono le tre doti del cavaliere: il servitore della verità, del popolo, dell'ideale.
La tavola attorno alla quale siedono i cavalieri è rotonda: a rappresentare la loro perfetta eguaglianza, la loro purezza, la loro coesione.
La spada esiste dagli albori del tempo; in un solo momento si infrange, quando Artù accecato dall'ira aggredisce l'archetipo del cavaliere perfetto, Lancillotto, che lo stava sconfiggendo a duello: solo il sincero pentimento del re permetterà alla dama del lago di restituirla, magicamente forgiata ed invincibile. Terminato il tempo di Artù, viene restituita da Perceval, il cavaliere del Graal, alla terra. (Superfluo soffermarsi sull'ambiguità delle narrazioni antiche; che sia, intendo, Galahad di Lancillotto e non Perceval a scoprire il Graal).

Secondo. La figura di Lancillotto è un esempio commovente. Il più forte e leale e coraggioso dei cavalieri della tavola rotonda, il miglior amico di Artù è segnato profondamente dall'impossibile amore per la regina Ginevra, moglie del suo signore e compagno d'armi e fratello d'ideale.
Lancillotto è il personaggio più affascinante della saga e del film; è perfetto per via della sua imperfezione, maledetto dalla sua grandezza all'incompiutezza, dannato all'isolamento e all'incomunicabilità dalla sua condizione di innamorato naturalmente infelice.
E allora, assistiamo alla sua schizofrenica sfida a se stesso nella foresta; alla sua dilaniante e avvilente e finalmente – per una sola volta – realizzata passione per Ginevra; alla sua orlandiana follia, che lo spinge a predicare al popolo la rivolta contro il regno giusto di Artù.
Proprio durante la battaglia finale tra gli ultimi eroici cavalieri del Re e i numerosi malvagi cavalieri di Mordred,dopo anni di esilio, ritorna Lancillotto, irriconoscibile, e combatte con rabbia e ferocia nel nome degli antichi ideali: nel film, questa scena è capace di esaltare e incendiare gli animi degli spettatori, ben architettata com'è tra le nebbie opprimenti, che svelano la figura maestosa di Lancillotto, e i Carmina Burana di Orff che esplodono improvvisi e solenni.
Lancillotto è un semidio; umanissima la sua passione, il suo sconforto, la sua follia, l'intento autodistruttivo e la smaniosa perdizione pur di non macchiare l'ideale; divina la sua forza, la sua rabbia, il suo valore.
 
Terzo. Artù è, in questo "Excalibur", alla pari di Merlino un personaggio che pare continuamente avversato dallo stesso destino che lo ha, per così dire, previsto; segnati entrambi da una volontà inarrestabile e da una ingenuità dolcissima, combattono e soffrono e inventano e vivono nella difficile opera del mantenimento della pace, e della edificazione di un regno che sia un tempo esemplare per gli uomini.
L'ideale si fa utopia: i cavalieri si allontanano dal re, tradito dalla regina e dal suo più grande amico e cavaliere, Artù invecchia e soffre e la terra con lui si inaridisce, il popolo si dispera; Merlino, sconfitto dall'amore per Morgana, viene recluso in una grotta di cristallo. Tuttavia, ritorna, fatto della sostanza dei sogni; e sostiene Artù, rigenerato dal Graal, nell'ultima battaglia.
Ultima battaglia che è sintesi perfetta degli ideali e dei sogni: viene vinta, ma i superstiti sono destinati a tramandarne la storia e i suoi protagonisti, incapaci come sono ormai di restituire energia e vita alla poesia di un'illusione.
Dell'ideale dell'unità e della perfezione rimane il ricordo: che è emblema, ed esempio, e simbolo.

"Excalibur" è ambientato in un tempo in cui gli dei antichi cedono il passo al cristianesimo; gli ultimi druidi sono Merlino e Morgana; e negli atti e nelle convinzioni dei cavalieri esiste un soffio divino che si fa sempre più tiepido e lontano nei nostri anni.
Meraviglioso.

Quarto. Al di là delle ancora fragili ricostruzioni storiche, basate su incerte intuizioni filologiche e discordanti interpretazioni onomastiche, possiamo accostarci ad "Excalibur" convinti della accettabile aderenza alle principali fonti letterarie:
da Goffredo di Monmouth a Sir Thomas Malory, da Chretien de Troyes a Wolfram Von Eschenbach.
Il tono dei dialoghi è aulico ed enfatico; a volte questo può infastidire. Bisogna calarsi nella parte e accettare ridondanze e barocchismi epici.
 
Quinto. Sono un uomo di ideale. Questo film mi ha formato, ha costruito la mia mitologia ed educato i miei sogni; che saranno pure desueti e utopici, ma sono il senso primo ed ultimo della mia ricerca. Verità, bellezza, giustizia e rivoluzione. Tutti possiamo tornare nell'infanzia della civiltà e nell'infanzia nostra, di individui, e recuperare il cammino del sogno.

Buona visione.
Lankelot, G.F., febbraio del 2002.

Regia: John Boorman.
Sceneggiatura: Rospo Pallenberg e John Boorman.
Tratto da un romanzo di: Sir Thomas Malory.
Direttore della fotografia: Alex Thomson.
Montaggio: John Merritt, Donn Cambern.
Interpreti principali: Nigel Terry, Helen Mirren, Nicholas Clay, Cherie Lunghi, Paul Geoffrey, Nicol Williamson, Robert Addie, Gabriel Byrne, Liam Neeson.     
Musica originale: Trevor Jones. 
Produzione: John Boorman, Michael Dryhurst, Robert Eisenstein. 
Origine: Usa, 1981.
Durata: 140 minuti.
ISBN/EAN: 
7321955220187

Commenti

400. Non poteva essere altrimenti.

"Con questi sentimenti di infantile piacere, di maturato senso estetico e di malcelato desiderio di sognare di vivere in un tempo in cui l?ideale torni a regnare sovrano, gli uomini uniti per combattere nel nome della pace e della giustizia, ho guardato nuovamente "Excalibur"."

Ed è giusto guardarlo con questi occhi. Il miglior Boorman, decisamente. Nella migliore pellicola sul tema (tanta mondezza, putroppo, altrove).

Quinto. Sono un uomo di ideale. Questo film mi ha formato, ha costruito la mia mitologia ed educato i miei sogni; che saranno pure desueti e utopici, ma sono il senso primo ed ultimo della mia ricerca.

qui ci sta bene un "UOOOO"

uoooo. sssssssiii.

www.youtube.com/watch?v=JFiV0dibIbg

L.

Arthur: Move aside! This is the king's road - and the knights you joined arms against were his very own.
Lancelot: I await the king himself. His knights are in need of training.
Arthur: I am King. And this, is Excalibur. Sword of Kings from the dawn of time. Who are you, what do you seek?
Lancelot: I am Lancelot of the Lake, from across the sea. And I have yet to find a King worthy of my sword.
Arthur: That is a wild boast. You lack a knight's humility!
Lancelot: Not a boast, sir. But a curse. For I have never met my match in joust or duel.
Arthur: Move aside!
Lancelot: I will not. You must retreat, or prove your worth in the test of arms under the eyes of God.
Arthur: Then may He give me the strength to unhorse you. And send you with one blow, back across the sea.
Lancelot: Then come across, sir.

Lealtà, Fedeltà, Onore, Coraggio.

Scontro finale, ritorno di un vecchio amico, sconfitta del traditore. Apoteosi.
Memorabile.

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