Boorman John

Deliverance ("Un tranquillo weekend di paura")

Autore: 
Boorman John

A trenta anni di distanza dall’uscita nelle sale, “Deliverance” (noto al pubblico italiano come “Un tranquillo week-end di paura”) di John Boorman ha mantenuto una solida popolarità e ottenuto l’universale consacrazione tra i cult-movies. Fama meritata, perché la pellicola è davvero molto equilibrata e l’adattamento dal romanzo di Dickey ha conservato le atmosfere tetre e oscure di confronto-scontro tra umanità e natura.

Sintetizziamo rapidamente la trama: il brutale e fanatico Lewis (Burt Reynolds) organizza assieme a tre compagni una gita in canoa su un fiume, destinato a trasformarsi in un laghetto per via di drastiche trasformazioni paesaggistiche legate a logiche industriali.

Così, i quattro si preparano a vivere un fine settimana atipico, a stretto contatto con la natura selvaggia, cullando l’ambizione di ripetere l’esperienza dei primi pionieri: sfidare il fiume, superare le micidiali rapide e arrivare incolumi a riva. L’unico del gruppo che sembra mostrare entusiasmo per l’avventura è appunto l’ideatore dell’esperienza, Lewis: gli altri si sentono fuori posto e davvero non vedono l’ora di tornare a casa.

 

Ed  (Jon Voight), Bobby (Ned Beatty) e Drew (Ronny Cox) subiscono il fascino di Lewis: si adattano come possono ai suoi ritmi, pur non condividendo il catastrofistico estremismo di certe sue affermazioni(Lewis vagheggerà un rovescio delle sorti del sistema, e un ritorno a condizioni pressoché primitive, in più di una circostanza). Del resto, l’idea comune ai “nuovi pionieri” è quella di vivere un’esperienza chiaramente circoscritta e limitata a un paio di giorni.

Selvaggia ed esotica, ma brevissima.

Un incidente modifica i loro programmi: Ed e Bobby cadono nella trappola di due sinistri boscaioli, che violentano Bobby e si apprestano a fare altrettanto con l’amico, fin quando l’improvviso intervento di Lewis rovina i loro piani.

Uno degli aggressori rimane ucciso, l’altro fugge via.

Da questo punto in avanti le vicende dei quattro precipitano: indecisi sul comportamento da tenere, tra chi come Drew vorrebbe denunciare il tutto alle autorità e chi come Lewis preferirebbe seppellire lo stupratore e proseguire come niente fosse, si risolvono a seguire le intenzioni di Lewis, ma procedono nel viaggio sconvolti e angosciati.

Dissolto il gioioso clima della scampagnata in un incubo che non vuole conoscere fine, tra angosce paranoidi di nuove aggressioni, sensi di colpa e obiettive difficoltà legate all’attraversamento delle rapide del fiume, il gruppo vivrà un’esperienza angosciante, estrema e mortale, destinata a cambiare per sempre le tranquille esistenze di ognuno di loro.

 

Non è forse un caso se le ragioni della morte di Drew, nei pressi dell’ennesima rapida, rimangano dubbie: osservando la scena non si ha la sensazione che sia stato ferito da uno sparo, come giurerà Lewis, ma piuttosto che si sia lasciato scivolare in acqua, in un tentativo(riuscito) di suicidio che denuncia l’orribile conflitto interiore che lo stava lacerando, a seguito della morte dell’aggressore dei suoi compagni. Quasi come se Dickey e Boorman avessero voluto lasciare libera l’interpretazione del pubblico: e che dunque sia possibile credere che l’impatto devastante dell’esperienza di “dominio dell’istintualità” abbia corrotto fino a distruggere la razionalità e la forte moralità di un membro del gruppo.

 

L’intero film è permeato dagli splendidi e selvatici paesaggi naturali; da un senso di morte di tutto, perché quel fiume sta per svanire per l’intervento dell’uomo, e dunque un intero microcosmo sta per dissolversi nel nulla.

L’avventura dei quattro cittadini vuole però suggerire, ancora una volta, lo strapotere della natura nei confronti dell’umanità: l’incapacità di controllarla, e la spontaneità anzi nell’esserne controllato e manovrato a piacimento.

L’umanità può incidere sulla natura: ma la natura decide e recide. Vita.

 

Piatta l’interpretazione di Burt Reynolds, assolutamente positiva invece quella di Jon Voight, che si trasforma progressivamente da sereno e pacifico padre di famiglia nell’esasperato e disperato leader dei tre quasi-naufraghi; pur rimanendo, a dar retta alle ultime immagini, intimamente sconvolto dall’esperienza, saprà tornare nel suo ambiente per ricominciare.

 

Simbolicamente, l’incidente che occorre a Lewis è poco motivato: pur essendo stato il fautore e l’ideatore del viaggio, è sempre stato pronto ad ammonire i compagni sulla forza violenta della natura, e sull’impossibilità di dominarla o di vincerla.

Che a essere punito sia il suo coraggio, o la sua tracotanza(nel senso che, pur consapevole di quel che stava per vivere, egualmente ha osato viverlo), o semplicemente che l’incidente abbia ribadito la sua umana fragilità è difficile dirlo. Onestamente, credo che la scelta di far subire un incidente a Lewis sia dovuta a logiche di sceneggiatura: è l’incidente al leader del gruppo a spingere Ed ad assumersi pesanti responsabilità come guida e speranza dei tre; responsabilità che altrimenti non avrebbe mai potuto, né voluto, assumersi.

Lewis è quindi un personaggio che da funzionale va a divenire marginale.

 

La colonna sonora è composta da un ossessivo ritmo di banjos; la fotografia è particolarmente curata e il montaggio accattivante. Un film impressionante e affascinante, diretto da un magistrale John Boorman. Ancora attualissimo, si spera non venga macchiato da aberranti remake. Da vedere e rivedere.


 


Regia: John Boorman.

Sceneggiatura: James Dickey.

Tratto da un romanzo di: James Dickey.

Direttore della fotografia: Vilmos Zsigmond.

Montaggio: Tom Priestley.

Interpreti principali: Jon Voight, Burt Reynolds, Ned Beatty, Ronny Cox, Ed Ramey, Seamon Glass, Randall Deal, Bill McKinney. 

Musica originale: “Dueling Banjos”.

Produzione: John Boorman.

Origine: Usa, 1972.

Durata: 109 minuti.

Info Internet: http://www.geocities.com/Athens/Forum/4488/dweb.html

Titolo edizione italiana: “Un tranquillo week-end di paura”.

 


 

Gianfranco Franchi, Lankelot, agosto del 2003. Prima pubb: Lankelot.com

 

ISBN/EAN: 
7321957154459

Commenti

L?intero film è permeato dagli splendidi e selvatici paesaggi naturali; da un senso di morte di tutto, perché quel fiume sta per svanire per l?intervento dell?uomo, e dunque un intero microcosmo sta per dissolversi nel nulla.

L?avventura dei quattro cittadini vuole però suggerire, ancora una volta, lo strapotere della natura nei confronti dell?umanità: l?incapacità di controllarla, e la spontaneità anzi nell?esserne controllato e manovrato a piacimento.

L?umanità può incidere sulla natura: ma la natura decide e recide. Vita.

(NdR > 471: 2 dic 2006, 00.42)

"L?intero film è permeato dagli splendidi e selvatici paesaggi naturali; da un senso di morte di tutto, perché quel fiume sta per svanire per l?intervento dell?uomo, e dunque un intero microcosmo sta per dissolversi nel nulla.

L?avventura dei quattro cittadini vuole però suggerire, ancora una volta, lo strapotere della natura nei confronti dell?umanità: l?incapacità di controllarla, e la spontaneità anzi nell?esserne controllato e manovrato a piacimento.

L?umanità può incidere sulla natura: ma la natura decide e recide. Vita".
Qui il fulcro, in sostanza. é un film che vidi più di dieci anni fa, non appassionandomi particolarmente. Forse dovrei rivederlo.

ecce locandina

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