Cosa succede quando Alien incontra Star Wars e, tutti assieme, si fanno una romantica passeggiata con i Men in Black? E' presto detto, dal bel ménage à trois viene partorito un nuovo film sugli alieni formato “gamberoni transgenici”! Gli amanti della fantascienza di certo non se lo sono perso, ma anche quelli che, come me, non sono patiti di ufologia e simili hanno ben deciso di andarlo a vedere, perché film del genere sono solitamente ricchi di effetti speciali, che, si sa, piacciono come e più delle belle donne!
La pellicola mutua il proprio nome dal “Distretto 9”, un immaginario campo profughi allestito nella Repubblica Sudafricana per una colonia di alieni che, per ragioni sconosciute, sono giunti sulla terra a bordo di un'enorme astronave che ha smesso di funzionare proprio sull'area dove poi è sorta la baraccopoli.
Wikus, giovane neo-promosso della MNU (Multi-National United), compagnia multinazionale che studia il modo di sfruttare l'avanzata tecnologia (bellica) aliena, è il direttore dell'unità che ha avuto il compito di spostare gli abitanti del Distretto 9 in un nuovo luogo-ghetto, più lontano dalla città di Johannesburg, con i cui abitanti gli extraterresti sono spesso in contrasto per le continue razzie che i non-umani fanno nella periferia della città.
Per una serie di complicazioni incorse nello svolgimento delle proprie mansioni, Wikus si ritroverà, suo malgrado, a condividere il destino degli alieni, a doverli comprendere e non più solamente tollerare per scoprire infine, sotto il loro aspetto da molluschi, un “animo umano” che palpita e sogna la libertà.

Ma cos'è, in verità, il Distretto 9?
Il titolo, secondo gli autori, è ispirato al “Discrict 6” un'area residenziale di Città del Capo in cui si sono svolti episodi di xenofobia legati all'Apartheid che vigeva nel ricco stato del Continente Nero. Ed in effetti questo film non è solo l'ennesima pellicola sugli alieni, come in incipit l'avevo sarcasticamente definita, ma anzi, soprattutto, una parabola sul razzismo e sulla ghettizzazione delle minoranze, sul ruolo di aguzzini che I Molti – consapevoli o meno – possono ricoprire nei confronti di Pochi, vessati, costretti a nascondersi ed a sopravvivere armati unicamente del proprio spirito di autoconservazione.
Wikus, sostenitore a suo modo di metodi pacifici per trattare con i non-umani, non può mancare di incarnare, volente o nolente, il retaggio della sua società, che vede i clandestini provenienti dallo spazio come feccia che non dovrebbe esistere ma che, per cavilli legali/umanitari, non può essere rispedita al mittente. Non solo il tema dell'immigrazione, dunque, viene toccato – ricordando i numerosi 'distretti 9' che in tutto il mondo accolgono i sopravvissuti dei lunghi viaggi della speranza, ma anche – in un certo senso – l'aborto, quando il protagonista non ha alcuna remora a distruggere un'intera nidiata di alieni, che non possono né devono riprodursi, perché esseri inferiori che non devono perpetrare il loro male.
Costretto a mangiare mangime per gatti come gli alieni e a sentire sulla propria pelle il peso dell'odio e della paura degli umani, Wikus riuscirà a comprendere quanto il termine “umanità”, nel suo mondo che è poi il nostro, non sia poi così strettamente connesso alle origini biologiche, ma sia piuttosto una parola con cui troppi si riempiono la bocca per dare forza alle loro idee xenofobe ributtanti.
Non vi è altro da scrivere in merito a questo film-documentario sulla possibile deriva del nostro pianeta, troppo spesso farcito con ideologie che minano il fulcro stesso di quella “civiltà” di cui tanto ci vantiamo; è un film che va visto, perché la sua forza sta, appunto, nella metafora visiva. Disctrict 9, per concludere, è un film pieno e ricco, fecondo direi, per chi ha la forza e la voglia di andare oltre l'apparenza e la lunghezza eccessiva della pellicola.
Una storia raccontata per interviste, riprese di telecamere portatili, testimonianze dirette e indirette, dialetti interstellari impronunciabili, sguardi di bambini che sono i medesimi di quelli che conosciamo tutti, anche se a regalarceli è un non-umano. In sintesi: una parabola che piace e fa riflettere, non mancando di unire ad un tema di fondo lo scenario surreale di una fantascienza che è immanente e non trascendente la nostra storia e la nostra società.
Andrea Betti – 17 Ottobre 2009
Regia: Neill Blomkamp
Soggetto: Neill Blomkamp(cortometraggio “Alive in Joburg”)
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Terri Tatchell
Direttore della fotografia: Trent Opaloch
Montaggio: Julian Clarke
Interpreti principali: Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt
Produzione: Key Creatives, QED International, WingNut Films
Origine: USA/Nuova Zelanda, 2009
Durata: 112 minuti
Titolo originale: “District 9"
Commenti
nuovo pezzo di Andrea
"District 9"
buona lettura!
(personalmente me lo papperò in dvd, più in là, e saprò dirti;) )
"Una storia raccontata per interviste, riprese di telecamere portatili, testimonianze dirette e indirette, dialetti interstellari impronunciabili, sguardi di bambini che sono i medesimi di quelli che conosciamo tutti, anche se a regalarceli è un non-umano. In sintesi: una parabola che piace e fa riflettere, non mancando di unire ad un tema di fondo lo scenario surreale di una fantascienza che è immanente e non trascendente la nostra storia e la nostra società".
Suggestiva clausola e ottimo pezzo. Lo vedrò sicuramente.
Se avevo voglia di vederlo, dopo questa recensione cercherà assolutamente di cercarlo in qualche sala. Forse mi sbaglio ma credo che sia un film da vedere assolutamente al cinema e non sul piccolo schermo.
[disctrict 9] "Non vi è altro
[disctrict 9] "Non vi è altro da scrivere in merito a questo film-documentario sulla possibile deriva del nostro pianeta, troppo spesso farcito con ideologie che minano il fulcro stesso di quella “civiltà” di cui tanto ci vantiamo; è un film che va visto, perché la sua forza sta, appunto, nella metafora visiva. Disctrict 9, per concludere, è un film pieno e ricco, fecondo direi, per chi ha la forza e la voglia di andare oltre l'apparenza e la lunghezza eccessiva della pellicola".
Ottima considerazione, Andrea. Visto ieri sera, davvero un film ben fatto e non banale. Ne consiglio anch'io la vsione. Quel geniaccio di Peter Jackson - che lo ha prodotto - c'ha avuto la vista lunga, dato che il film è nel lotto dei candidati all'Oscar.
[district 9] Francamente
[district 9] Francamente avevo trovato interessante l'inizio - diciamo il primo tempo - e tragicomicamente americano e pacchiano e superificiale e stupido il finale.
(district 9) Un finale di
(district 9) Un finale di maniera, forse, ma affatto stupido. E comunque l'idea del film è interessante, e l'estetica proposta suggestiva. Non il solito film, insomma.
[district] Mi ha infastidito
[district] Mi ha infastidito quell'ostentato insistere sul ralenty, lo sparacchiare a destra e a manca, la ricerca del sensazionale e dell'azione violenta. Ricorda troppo matrix revolution
[district 9] concordo con
[district 9] concordo con Thomas-Michele, la prima parte ha ben diverso respiro - politico, satirico, allegorico: creativo, in genere - mentre la seconda è abbastanza disastrosa. La notizia che ci riferisce Andrea, in merito al titolo del film ("Il titolo, secondo gli autori, è ispirato al “Discrict 6” un'area residenziale di Città del Capo in cui si sono svolti episodi di xenofobia legati all'Apartheid che vigeva nel ricco stato del Continente Nero. Ed in effetti questo film [...] è una parabola sul razzismo e sulla ghettizzazione delle minoranze") è decisamente rilevante. E spiega praticamente tutto quel (poco) che in Italia non potevamo cogliere direttamente.
E quando gli alieni scompaiono, a un tratto, per far posto ai neri - il cui capo vuole essere alieno - tutto diventa, come dire, "didascalico", da questo punto di vista...
[sempre su "district 9"]
[sempre su "district 9"] Ottimo questo passo, Andrea:
"Una storia raccontata per interviste, riprese di telecamere portatili, testimonianze dirette e indirette, dialetti interstellari impronunciabili, sguardi di bambini che sono i medesimi di quelli che conosciamo tutti, anche se a regalarceli è un non-umano"
> In effetti, però: le interviste, le riprese a mano, il finto documentario, i dialetti interstellari impronunciabili, sono tutti concentrati nella prima, promettentissima parte del film. Per me, dalla metamorfosi in avanti, si sbraca e non si riprende, diventando da grottesco che era un po' ridicolo, e finendo in pratica per trasformarsi in un b-movie, quando non sembrava proprio potesse rovinarsi così. Mi viene da aggiungere che in ogni caso ho voglia di vedere il prossimo film del regista. Ho l'impressione che non abbia detto tutto.