Dolce e amara la figura di Richard Henry Sellers: uno dei comici più fenomenali del secolo scorso, meglio noto però come Peter, che era il nome del gemello nato morto, con cui i genitori si ostinarono a chiamare il sopravvissuto per preservare la memoria dell’altro. Curioso che una sorta di cortocircuito fra copia e originale, fin dall’esordio, segni l’esistenza dell’attore dalle identità polimorfe, dal trasformismo parossistico del “Dottor Stranamore” e di “Lolita”. Perché già dalla culla Richard ha dovuto fare i conti col suo doppio. È stato Peter per mamma Agnes e papà Bill, e poi lo è diventato per tutto il mondo.
Da questa pagina bizzarra della sua biografia, da questa scissione originaria avrà preso le mosse il talento dello pseudo-Peter per le immersioni negli abissi dell’altro da sé. Ideologi nazisti, psichiatri luciferini, attori depravati, militari impacciati: sembrano poche le maschere che non siano finite inghiottite nel gorgo del suo genio istrionico. Ciò che era caricaturabile Sellers l’ha davvero caricaturato. Eppure la sua carriera è proceduta ad alti e bassi. All’attore in grado di sostenere a suo piacimento i ruoli più disparati, paradossalmente non ne sono stati offerti molti, e soprattutto non molti di qualità. Nessuna consacrazione gli è stata mai tributata in vita: scarsi i premi, e minori; certo tanti, ma pure non tantissimi, i fan. Fino a che punto la sua ispirazione si situasse al di fuori di ogni norma, si può dire che se ne sia accorto Kubrick; e appena alcuni altri insieme con lui.
A Blake Edwards va riconosciuto il merito di collocarsi fra questi ultimi. Ha creduto in Sellers. Di più: come Kubrick, ne è rimasto folgorato. Entrambi hanno cercato di sfruttarlo al limite, addirittura di inventarsi le soluzioni adatte a declinarne l’ingegno nel maggior numero possibile di vie. Kubrick: utilizzandolo in due film, e non solo, raddoppiandolo in uno e triplicandolo nell’altro. Edwards: costruendovi un personaggio, e poi un’intera serie intorno.
E dire che nel loro caso l’incontro è stato dei più fortuiti. La parte dell’ispettore Clouseau era stata pensata per Peter Ustinov. Costui però piantò in asso Edwards a cose pronte, dopo aver saputo che Ava Gardner non sarebbe stata sua moglie sul set. Senza due nomi forti quali Gardner e Ustinov, allora, a Edwards non restò che enfatizzare la presenza di David Niven, unica star ancora disponibile al progetto, e mettere una pezza sui ruoli lasciati vacanti. Per Clouseau fu giocata la carta Sellers, per sua moglie la modella Capucine.
Quel che si dice una splendida sorpresa: in un caso e nell’altro. Capucine, deliziosa e inquieta modella francese, finita suicida nel 1990, aveva sì notevoli esperienze di recitazione alle spalle, ma era al suo primo ruolo leggero: eppure dimostrò di possedere, o di saper simulare bene, una frizzante dimestichezza con il ritmo della commedia. Da parte sua, Sellers iniziò con il suggerire una interpretazione del personaggio di Clouseau profondamente distante da quella implicita nella sceneggiatura originale: e così, da pignolo e compunto che era, attraverso un irresistibile processo di improvvisazione tramutò il celebre ispettore in un completo inetto. E poi, con la sua comicità, fedele ai canoni dello slapstick più genuino, ma allo stesso tempo come sorpresa in un’aura di ingenuità trasognata, Sellers proseguì rubando la scena al resto del cast, relegando a margine perfino l’elegante statura di Niven, e persuadendo infine Edwards ad elevare Clouseau a protagonista assoluto dei quattro sequel di là a venire.
Qui, nel primo capitolo della saga, l’indefinibile ispettore parigino è costretto nei panni del comprimario. Motore della storia, infatti, è ancora Sir Charles Lytton (Niven), suadente ladro gentiluomo, specializzato nella confisca di gioielli di valore, noto a tutti come “Il Fantasma”. Lytton viene a conoscenza che la principessa Dala (Cardinale), fortunata proprietaria di una gemma pregiatissima, la Pantera Rosa, è in procinto di trascorrere le vacanze invernali presso un lussuoso rifugio alpino, dalle parti di Cortina D’Ampezzo. Tanto la principessa quanto la Pantera Rosa fanno molto gola a un ladro-esteta come lo è Lytton, il quale, recatosi a Cortina, fa la corte a una, organizzando intanto il furto dell’altra.
Da decenni sulle sue tracce è l’ispettore Clouseau, che non sa farsi una ragione di come il Fantasma continui a sfuggirgli, e che, ricevuta una soffiata, irrompe anche lui a Cortina in tutta la sua minacciosa goffaggine. Con lui c’è la moglie Simone (Capucine), che guarda caso è la decennale amante di Lytton, e che, puntualmente, da decenni tiene informato quest’ultimo di ogni singola mossa del marito. Sarà forse questo il dettaglio che manca a Clouseau?
A movimentare le acque, George: il nipote di Lytton (Wagner), fresco di laurea, deciso a mettersi sulla scia dello zio imitandone la carriera. A questo punto, sono troppe le trame e troppe le volontà criminali per l’idiozia innocente di Clouseau. L’abilità del Fantasma nel sottrarsi alla sua cattura gli resterà inspiegata, al punto che sarà lui accusato del furto, alla fine, e la coppia Lytton-Simone la farà franca ancora una volta.
Al contrario di quanto combina Clouseau, la sceneggiatura di Edwards e Richlin tiene salda la direzione dei personaggi e costruisce uno schema narrativo perfino più coerente di quanto la demenzialità del soggetto avrebbe richiesto. L’effetto spassoso è cercato mediante il ricorso ad un umorismo tenue, sempre incolume alle tentazioni della risata smargiassa o volgare. Sellers lo integra con le trovate geniali del suo repertorio, frutto di un istinto comico che risplende nel bisticcio verbale quanto nell’esasperazione del gesto.
A monte del successo della “Pantera rosa” c’è insomma il lavoro accurato di più intelligenze, e la rara intesa instauratasi fra di esse nel corso delle riprese è evidente nel risultato finale. Claudia Cardinale, occhi languidi ed eccellente pronuncia inglese, non sfigura nella parte della principessa Dala. Il personaggio della pantera rosa che compare nei titoli di testa, disegnato da Fritz Freeling, è stato oggetto di una serie di cartoni animati espressamente dedicati; mentre Henry Mancini ha dato vita certamente a una delle colonne sonore più fortunate della storia del cinema.
Regia: Blake Edwards.
Soggetto e sceneggiatura: Blake Edwards, Maurice Richlin.
Direttore della fotografia: Philip H. Lathrop.
Montaggio: Marshall M. Borden, Ralph Winters, David Zinnemann.
Interpreti principali: David Niven, Peter Sellers, Capucine, Robert Wagner, Claudia Cardinale.
Musica originale: Henry Mancini.
Produzione: Mirish Company/United Artists.
Origine: Uk/Usa, 1964.
Durata: 113 minuti.
Approfondimento: Blake Edwards Site / Inspector Clouseau / Pink Panther.com
pk-. dicembre 2003
EDWARDS in LANKELOT
Commenti
Il primo della serie!
"Peter, che era il nome del gemello nato morto, con cui i genitori si ostinarono a chiamare il sopravvissuto per preservare la memoria dell?altro"
> Sellers è una figura seriamente contrastata. Ricordo una grottesca biografia tradotta in un film di qualche anno fa. E' difficile immaginare sia così distante dai suoi personaggi, ferito dalla vita così a fondo...
"A Blake Edwards va riconosciuto il merito di collocarsi fra questi ultimi. Ha creduto in Sellers. Di più: come Kubrick, ne è rimasto folgorato. Entrambi hanno cercato di sfruttarlo al limite, addirittura di inventarsi le soluzioni adatte a declinarne l?ingegno nel maggior numero possibile di vie. Kubrick: utilizzandolo in due film, e non solo, raddoppiandolo in uno e triplicandolo nell?altro. Edwards: costruendovi un personaggio, e poi un?intera serie intorno."
> splendido passo, da vero cinefilo.
2. C'hai preso, Buccia.
"A monte del successo della ?Pantera rosa? c?è insomma il lavoro accurato di più intelligenze, e la rara intesa instauratasi fra di esse nel corso delle riprese è evidente nel risultato finale".
Sottoscrivo, sono stati più i momenti di tensione che quelli di accordo nell'incontro artistico tra Edwards e Sellers. Sellers lo considero un grandissimo attore, da non legare solo a questa nota serie. (hollywood party, Il dottor Stranamore, Oltre il giardino...)
Esatto, Fede. Sellers è geniale.
Dicci qualcosa del cofanetto. Mi sembra degno oggetto del desiderio...contenuti speciali, cose del genere?
Ovviamente una marea di contenuti speciali. Intervistone a Sellers, sul quale è proposto un intero documentario. Prezzo accessibile, trovato a 29 euri.
"Quel che si dice una splendida sorpresa: in un caso e nell?altro. Capucine, deliziosa e inquieta modella francese, finita suicida nel 1990, aveva sì notevoli esperienze di recitazione alle spalle, ma era al suo primo ruolo leggero: eppure dimostrò di possedere, o di saper simulare bene, una frizzante dimestichezza con il ritmo della commedia" qui e dopo ottima notizia. Non ne sapevo nulla (non che la cosa faccia notizia)
" L?effetto spassoso è cercato mediante il ricorso ad un umorismo tenue, sempre incolume alle tentazioni della risata smargiassa o volgare". secondo me fino al terzo episodio (che non so se girato dallo stesso) la serie è geniale. Poi giocoforza la vicenda si perde e. Non so se "l'acclamato" Fantozzi italiano ne abbia addirittura copiato qualcosa. ( in uno dei tre c'è al scena del biliardo che sospetto)