“In India non crediamo di essere, sappiamo di essere”
Hundi V. Bakshi, improvvisato attore indiano, si ritrova a fare una comparsata nel remake di Gunga Din. Nonostante il ruolo minimo, riesce in pochi minuti a distruggere un intero set, suscitando le ire del regista prima, e del produttore poi. Il produttore, ricevuta notizia del disastro, si affretta ad appuntarsi il nome dell’incauto e maldestro attore. Così facendo, non si accorge del fatto che segna il nome di Bakshi sulla lista degli invitati ad un party, da lui stesso organizzato per ospitare i protagonisti dello star system hollywoodiano. Bakshi, a tutti sconosciuto, si presenta puntuale la sera della festa, per nulla sorpreso, e incantato dallo sfavillante mondo delle star. Ne combina, ovviamente, di tutti i colori, attraversando imperterrito la serata con fare sognante e stralunato, come un bimbo nel paese delle meraviglie. Il mattino seguente torna a casa, accompagnato da una dolce e splendida ragazza, divertito più che mai e convinto d’aver trovato un’anima affine. La villa del produttore è quasi totalmente distrutta.

Riuscitissima commedia surreale, Hollywood Party è certamente il frutto migliore dell’intensa e complicata collaborazione Edward-Sellers. Purtroppo sottovalutata.
In effetti, il geniale Peter Sellers, con la sua comicità strabordante e ricca di nonsense, costruisce un personaggio apparentemente simile al famoso Clouseau (in Italia il doppiaggio è identico non solo nella voce, ma anche nel tono recitativo), ma più sospeso e imprendibile, meno grossolano. Il ritmo del film è sapientemente graduale, e permette all’emozione dello spettatore di sublimarsi con una modalità circolare - dalla catastrofe iniziale a quella finale. Ciò dà modo ad Edwards di sviscerare il suo talento autoriale, lontano dal sincopato incedere della Pantera rosa, e più vicino alle sue opere più complesse. Risulta evidente che, Hollywood Party, pur essendo una commedia, non nasconde un retrogusto sarcastico nell’approccio al mito hollywoodiano, e pone l’accento, sia pur in forma beffarda, sul problema della diversità. Bakshi, come indiano, è irriso benevolmente dal classico attore tutto azione a stelle e strisce che gli simula costantemente l’uso della pistola - cowboy contro indiano. Anche se qui l’indiano non è un nativo ma un indù, comunque sia realtà al margine per gli yankee - e che lo guarda in modo quasi compassionevole. Bakshi, non solo sta al gioco, ma è egli stesso ad evocarlo ad ogni piè sospinto, dipingendo l’atmosfera di cartapesta con la propria fanciullesca giovialità. In questo senso, insieme all’assurdo personaggio fortemente voluto dall’attore in Oltre il giardino (per chi non l’avesse visto, un adulto mai cresciuto e dal basso Q.I. che arriva a diventare quasi Presidente degli Stati Uniti. Magistrale prova conclusiva del folletto britannico) e al triplice ruolo nel Dottor Stranamore, Bakshi è la maschera sellersiana meglio riuscita e degnamente rappresentativa del suo “essere per l’arte scenica”. Il binomio Edward-Sellers, come è noto, ha partorito l’irresistibile epopea della Pantera Rosa, ma non sono state tutte rose e fiori. Sellers, personalità irrequieta, narcisistica e fanciullesca al contempo, creò non pochi problemi all’autore di Victor Victoria e La grande corsa. Nonostante ciò, il duo si ricompose a più riprese, segno d’una tolleranza - per il profitto e per l’arte - di Edwards nei confronti dell’impareggiabile talento dell’amico-nemico (un po’ come Kinski e Herzog). Per curiosità su tale rapporto e sulla vita di Sellers, consiglierei la visione del recente The life and the death of Peter Sellers di Stephen Hopkins (anche se non un granché, è uscito in Italia col titolo: Tu chiamami Peter), in cui sono riportate in forma biografica le vicende artistiche ed umane dell’attore britannico.

La società dello spettacolo messa alla berlina, una serie di gaffe esilaranti ed una ispirazione registica di notevole spessore, collocano questa pellicola tra le commedie più divertenti del dopoguerra. E poi c’è Sellers, geniale e distruttivo come non mai. Da ricordare la scena dell’elefante con scritte hippy messo al lavaggio mentre la villa cade in rovina. Dal caos emerge la gioia di vivere. Ad avercene, di commedie intelligenti come questa.
Regia: Blake Edwards. Soggetto: Blake Edwards. Sceneggiatura: Blake Edwards, Tom Waldman, Frank Waldman. Direttore della fotografia: Lucine Ballard. Scenografia: Fernando Carrere. Montaggio: Ralph E. Winters. Interpreti principali: Peter Sellers, Claudine Longet, Natalia Borisova, Jean Carson, Marge Champion, Al Checco, Corinne Cole, Janice Kane. Musica originale: Henry Mancini. Titolo originale: “The Party”. Origine: Usa, 1968. Durata: 99 minuti.
EDWARDS IN LANKELOT
Commenti
credo che il commento "sottovalutato" sia reale...l'ho guardato con occhi diversi...dall'asilo a un paio di settimane fa...e ogni volta trovo un colore diverso...un volto nascosto in quella piscina...un'opera multiforme...un incubo da sogno...
Eh, si. é un film da riscoprire: è gioiso e molto meno futile di quel che si potrebbe pensare. Vi invito a vederlo. Poi mi dite.
E dovresti già parlarne con Luca e Patrick. Vado a memoria.
trovata :D
Film MERAVIGLIOSO!!
"Risulta evidente che, Hollywood Party, pur essendo una commedia, non nasconde un retrogusto sarcastico nell?approccio al mito hollywoodiano, e pone l?accento, sia pur in forma beffarda, sul problema della diversità. Bakshi, come indiano, è irriso benevolmente dal classico attore tutto azione a stelle e strisce che gli simula costantemente l?uso della pistola - cowboy contro indiano". Assolutamente vero..
film che.
"La società dello spettacolo messa alla berlina, una serie di gaffe esilaranti ed una ispirazione registica di notevole spessore, collocano questa pellicola tra le commedie più divertenti del dopoguerra. E poi c?è Sellers, geniale e distruttivo come non mai. Da ricordare la scena dell?elefante con scritte hippy messo al lavaggio mentre la villa cade in rovina. Dal caos emerge la gioia di vivere. Ad avercene, di commedie intelligenti come questa". Ti trovo molto a tuo agio e preciso in questa tua "vecchia". Io devo dire che "la pantera rosa", nei primi tre episodi, è davvero un classico di "quel" genere. E credo che Sellers- Edwars, anche con questo film, meritino più di qualche encomio
"Il ritmo del film è sapientemente graduale, e permette all?emozione dello spettatore di sublimarsi con una modalità circolare - dalla catastrofe iniziale a quella finale."
concordo. In qualche modo la continua ripetizione resta divertente. Sono quasi morto dal ridere quando l'ho visto (e purtroppo c'erano testimoni).
8 - C'erano testimoni? Poco male, dai. é un film che suscita risate liberatorie: non mi dire che ridevi solo tu.
Non rideva solo lui; però è l'unico che ha rischiato di strozzarsi.